“La Giovane Befana” di Maria Pace

“LA GIOVANE BEFANA”   di MARIA  PACE

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ll sole stava tramontando sulle piccole case innevate  del  paesino di montagna. Era il cinque gennaio, vigilia della Befana ed ovunque c’era aria di festa: alberi, finestre e portoni di tutte le case erano addobbati con festoni, nastri colorati e luci.

Tutte, meno una. Quella in periferia, ai margini del bosco di abeti dai rami bianchi di neve, piccola e  quasi nascosta,  come un cucciolo sorpreso fuori del branco.

In quella casa viveva Fanny,  la nipote del vecchio boscaiolo  del villaggio, morto in un incidente di caccia quando Fanny era poco più che bambina.

Fanny la Rossa, la chiamavano, per via di una capigliatura  fulva come quella di una leonessa, che attirava su di lei i lazzi e i frizzi della gente e che il nonno le aveva fatto tagliare e nascondere sotto un fazzolettone scuro che le copriva anche mezza faccia. Fanny era sempre stata una ragazza strana, che faceva cose strane, come parlare  al suo grosso gatto nero, agli uccelli che il nonno portava a casa e che lei liberava sistematicamente e perfino agli alberi del bosco. Da quando era rimasta sola in quella casa diventata troppo triste e silenziosa, era diventata ancora più strana e da tutti rifuggita.

Una donna si affacciò sull’uscio di una di quelle case e guardò distrattamente in direzione della casa di Fanny; stava per rientrare in casa quando una voce alle spalle la costrinse a voltarsi.

“Gentile signora, vengo da molto, ma molto lontano ed ho bisogno di parlare con  qualcuno… ma davvero bisogno…” stava dicendo.

Era una vecchia vestita in modo un po’ inusuale. Da forestiera. Un fazzolettone in testa, un enorme scialle sopra una lunga giacca dal dubbio colore, una gonna che la copriva fino alle caviglie ed una grossa tracolla che però  sembrava vuota.

La donna le lanciò un’occhiata dubbiosa e frettolosa e con accento sostenuto le rispose, prima di darle le spalle e rientrare in casa.

“Parlare… parlare, buona donna… Non vedi che sono assai indaffarata? E’ la vigilia della Befana e io aspetto ospiti a cena.. Parlare…  Non ho tempo per chiacchierare e spettegolare io…” e con un sospiro, scomparve all’interno della casa richiudendosi la porta alle spalle.

La vecchia fece qualche passo e vide un’altra donna affacciata ad una finestra; mosse in quella direzione, ma appena raggiunta la casa, la finestra si richiuse. Provò a bussare alla porta, ma nessuno le aprì. Provò a bussare alla porta di una’altra casa…di un’altra… di un’altra ancora, ma nessuno le apri.

La vecchia appariva preoccupata e stanca. Da lontano, ai margini del villaggio vide un gruppetto di ragazzi… due o tre, che giocavano a palle di neve. Li raggiunse.

“Voi forse potete aiutarmi, ragazzi.” disse.

“Che cosa vuoi, vecchia? – domandò uno dei tre; un altro la guardava con espressione divertita ed ironica  – Chi sei?… Sei proprio vecchia, sai… e anche brutta..ah.ah.ah” rise, trascinandosi la risata del compagno; il terzo ragazzo taceva.

“Sono la Befana. –  rispose la vecchia. – … e sono davvero stanca perché vengo da molto lontano e sono sulle tracce dei Re Magi che sono  in cammino per raggiungere il Bambin Gesù e…”

“Ah.ah.ah… – risero i due ragazzi; il terzo continuava a tacere e la guardava compassionevole – Ecco qui un’altra pazza come la Rossa…” Il ragazzo accennò alla casetta ai margini del bosco.

“Chi è questa Rossa?” domandò la vecchina.

“Una matta come te, vecchia… ah.ah.ah… La Befana!.. Beh, brutta come la Befana lo sei davvero… E che cosa hai in quella sacca?.. I doni per i bambini buoni e il carbone per quelli cattivi?… Vediamo… vediamo…” e di colpo le strappò la sacca dalle spalle e l’aprì.

All’interno non c’era nulla, all’infuori di un fazzolettino su cui la vecchia si precipitò con in sospettata energia per recuperarlo e che fece sparire sotto la larga giacca scolorita.

“Questa qui è proprio pazza…”

Due dei ragazzi si allontanarono, ma il resto restò; pareva sinceramente preoccupato e dispiaciuto dall’atteggiamento dei compagni; si chinò a raccogliere la sacca che le consegnò con un sorriso.

“Povera vecchia! – bisbigliò a fil di labbra – Vieni. Solo Fanny la Rossa può darti soccorso in questo paese di persone egoiste, dove forestieri ed emigranti non trovano buona accoglienza… Fanny aiuterà una povera vecchia arrivata qui con chissà quali mezzi a chiedere ospitalità   A Fanny non importa che tu sia la Befana oppure una povera vecchia in fuga da qualche guerra o…”

“Io sono proprio la Befana .- insistette la vecchia e tirò fuori il fazzolettino che spiegò sotto gli occhi dubbiosi del ragazzo – Vedi questi due grossi granelli di terra?  Questo fazzoletto ne conteneva tanti e tanti e tanti ancora.. un tempo lontano: sono i giorni che mi restano da vivere… ”

“Ma qui ce ne sono soltanto due?” replicò il ragazzo

“Per questo ho tanta fretta… ” rispose la vecchina con un sorriso, un sorriso un po’ preoccupato, ma calmo e sereno. Le mani le tremavano, però, nelle convulsioni della vecchiaia ed ecco uno dei due granelli finire giù nella neve. Si chinarono entrambi, il ragazzo e la vecchia, per recuperarlo, ma la neve lo aveva già sciolto.

“Uno… resta solo un giorno prima che io porti a termine la mia missione e sono davvero stanca… molto, molto stanca ed ho tanto bisogno di riposare.”

“Fanny… ” disse semplicemente il ragazzo e la vecchia andò a bussare alla porta dell’ultima casa del villaggio e nel vano dell’uscio, comparve una figura abbastanza inquietante che spinse il ragazzo ad allontanarsi e la vecchia a fare un passo in avanti.

“Sono stanca e…”

L’inquietante figura non la lasciò terminare, la invitò ad entrare  poi  le offrì un posto accanto al fuoco per riscaldarsi ed una ciotola di latte caldo con biscotti per rifocillarsi.

“Puoi fermarti qui tutto il tempo che vuoi, vecchina.- una voce squillante ed argentina provenne da quel fagotto informe che era la testa nascosta dall’enorme fazzolettone dal colore indefinibile – In questa casa non manca mai un giaciglio per un viandante.”

La vecchia si girò e si soffermò  a guardarla.

Fanny la Rossa era davvero una creatura particolare e il gatto nero, che continuava a strusciarsi contro le sue gambe, rendeva il suo aspetto ancora più inquietante.  Indossava  un grosso, informe

maglione che ne avvolgeva la figura, inghiottendola.

“Non mi fermerò molto. – esordì la vecchia; dissetata e rifocillata,    allungò per qualche minuto le mani verso le fiamme del camino, poi tirò da sotto l’enorme scialle il fazzoletto e mostrò l’ultimo granello di terra – Il mio tempo è finito.” spiegò, poi lo accostò alle labbra, vi soffiò sopra e tutta la polvere nera che lo copriva ricadde giù, mostrando un piccola sfera, luccicante di una luce abbagliante.

“Oh!” riuscì soltanto ad esclamare Fanny, abbagliata da quella luce e attonita dalla sorpresa.

“Questo non è un granello qualunque. – spiegò la vecchia – L’ho ricevuto… quando?… Oh… un tempo così lontano che proprio non riesco a ricordare… L’ho ricevuto da una vecchia come me… quando ero una ragazza giovane come te e con i capelli rossi fiammanti come i tuoi… perché tu hai i capelli rossi fiammanti come tutte le Giovani Befane, Fanny…”

“Come fai a sapere che i miei capelli sono rossi?… Te lo hanno detto i ragzzi?… Quelli sono cattivi e…”

“Non tutti, Fanny… Non tutti… Ci sono ragazzi buoni e ragazzi cattivi e c’è la Vecchia Befana e la Befana Giovane…  Il mio tempo è finito e sta per cominciare il tuo…”

“Io non capisco.”

“Ascolta, Fanny… Tanti, ma tanti anni fa, un gruppo di Saggi mossero da Oriente. guidati da una Stella, per portare doni a Gesù Bambino nato in una capanna a Betlemme… Temendo di non arrivare in tempo al loro appuntamento, giunti in un villaggio, chiesero alla donna più saggia di indicare loro la strada più corta… La donna indicò loro la strada e uno dei tre le consegnò un sacchetto contenente granellini di oro, ma all’invito di unirsi a loro, la vecchia rifiutò…”

Fanny non potè esimersi dal riportare lo sguardo sul granello luccicante che la vecchia teneva nel palmo di una mano.

“E’ l’ultimo di quei granelli.” spiegò la vecchia.

“Che cosa accadde?” incalzò la ragazza.

“La vecchia saggia, nella sua saggezza capì d’aver commesso un imperdonabile sbaglio a non seguire i Saggi e così giurò che avrebbe speso tutti i granelli di quell’oro… uno per giorno… alla ricerca dei Saggi per condurli verso Betlemme. Neppure lei, però, aveva un grande senso dell’orientamento e così finì per consumare tutti i granelli e restare con uno soltanto… Questo.”

“Continuo a non capire…” tornò a replicare Fanny

“Avevo la tua età quando anche nella mia casa si presentò una vecchia… – il racconto ebbe inizio – Aveva in mano questo granello e lo ha consegnato nelle mie mani, affinchè io ricominciassi la ricerca… Guarda…”

La vecchia riavvolse la luccicante  piccola sfera nel fazzolettino, lo posò a terra accanto al camino poi con l’attizzatoio colpì ripetutamente; quando aprì il fazzoletto, al posto della sfera d’oro c’era un pugnetto di  terra nera e luccicante.

“Ti è concesso di vivere per tanti giorni quanti sono i granelli contenuti  in questo mucchietto di terra. – riprese la vecchia – Sono tanti… tanti ancora e tu dovrai spenderli nella ricerca dei Saggi e ad ogni bimbo che incontrerai, donerai caramelle e dolcetti… ma solo ai bimbi buoni… ai bimbi  cattivi , invece… darai del carbone e…”

“Ma i bimbi sono tutti buoni..  gli altri sono solo monelli…” replicò Fanny

“Vero! E quel carbone sarà dolce… servirà loro a ricordare di essere più buoni… Solo quello:”

“Ma io non sono una Befana… io sono Fanny la Rossa e…”

“Tu sei la Giovane Befana, Fanny… perché sei bella e generosa come lo sono tutte le donne… qualunque aspetto abbiano…” e con un colpo, la vecchia le tolse il grosso fazzolettone dalla testa, mettendo in mostra una stupefacente capigliatura  bionda tendente al rosso, lunga e setosa e un volto gentile e garbato e due occhi di un azzurro intenso.

“Ma la Befana… provò a replicare la ragazza mentre si liberava anche del grosso maglione che la infagottava – la Befana ha i capelli neri e gli occhi scuri…”

“In ogni donna c’è una Befana… ora Giovane… ora Vecchia. – spiegò l’altra – Qualunque sia il colore dei loro occhi, dei loro capelli e della loro pelle e qualunque sia il loro aspetto. – ripeté – E non lasciarti mai convincere del contrario da nessuno. Come ogni donna tu dovrai affrontare la fatica, la ricerca, la diffidenza… la vecchiaia.”

Fanny ormai non tentava più di replicare; la vecchia concluse.

“E devi liberarti di paure e complessi, senza nasconderti, ma mostrandoti così come sei”

Fanny annuì;  si avvolse in un bianco cappottino, si calò sui lunghi capelli un cappellino  verde come i risvolti del cappotto, prese il fazzolettino con i granelli di terra e  lo mise in tasca. Raccolse da terra la sacca della vecchia, la riempì di frutta secca, carbone  e qualche caramella e uscì per strada.

Al suo ritorno a casa con la sacca vuota, la vecchia non c’era più, era ormai notte, ma anche lei era carica di doni.

 

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