INTERVISTA di Maria Pace allo scrittore Adriano Perrone

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1) Innanzitutto ci dica qualcosa di lei. Chi é…

Questa è davvero una domanda difficile…

2) Quella della scrittura è una passione che ha sempre avuto o che sta coltivando solo da qualche tempo?

Ho 43 anni. Scrivo da quando ne avevo 14. Iniziando con qualche poesia… poi qualche racconto breve… con alti e bassi. Alternando periodi di alta creatività con altri di “nulla assoluto”. Con questo intendo dire che a volte ho scritto anche cinque libri in dodici mesi… altre volte non ho scritto nulla per anni.

3) Come nasce l’idea di un libro?

Spontaneamente. Neppure ci pensi, subito. Mentre svolgi una qualsiasi attività. Vedi un’immagine o senti un suono. Cammini per strada. Vedi un soprabito, osservi la pioggia… Qualsiasi cosa. Ad un certo punto ti arriva un flash. E’ qualcosa di più di un semplice collegamento di idee. Immagini che la strada che stai percorrendo per la millesima volta abbia qualcosa di diverso. Che svolti dove non dovrebbe svoltare. Cos’era quel suono? Chi è quell’uomo con il soprabito? Quali sono i suoi pensieri? Ecco… è nata la traccia per il prossimo libro.

4) Ci parli un po’ del suo libro

Parla di un guerriero solitario.
Alla tenera età di dieci anni assiste alla morte dei suoi genitori e alla distruzione del suo villaggio per mano di una setta di fanatici: i servitori di Muruk (Muruk è un dio con quattro braccia dallle sembianze scimmiesche).
Da quel giorno sarà perseguitato da incubi atroci ma lui non perderà la sua lucidità mentale e questo non gli impedirà di organizzare la propria vendetta.
Vivrà solo ed esclusivamente per attuare la sua vendetta ma essendo solo, affinché il suo proposito possa avere qualche possibilità di successo, dovrà diventare uno di loro…

5) attribuiti al sui libro?

Credo che le migliori caratteristiche del mio libro siano gli ambienti e l’originalità della trattazione di un tema non proprio originale. Un mondo con popoli e regole proprie. Una religione inquietante e surreale e soprattutto la persobnalità non banale del personaggio principale.

6) A quale genere letterario appartiene il suo libro?

Direi fantasy classica… con sfumature noir.

7) Quali sono i generi letterari che lei preferisce?

Nella scrittura, il fantasy classico anche se poi, in realtà, ho scritto anche libri di fantascienza, racconti d’avventura, manuali sulle tecniche di memoria, saggi di fantapolitica e altro. Nella lettura, preferisco decisamente i manuali, i saggi di astrofisica e qualche volta di matematica. Amo molto l’universo e sono pieno di documentari a casa. Uno dei libri più belli che ho letto è stato “L’enigma dei numeri primi” di Marcus Du Sautoy

8) Quali sono secondo lei gli ingredienti necessari per un buon libro? Vuole gentilmente offrirci un brano del suo libro?

Se parliamo di un libro d’avventura… la personalità non banale dei personaggi è fondamentale. Odio le battute scontate e i vari stereotipi dei “duri”. Quindi i colpi di scena… qualcosa che il lettore non deve aspettarsi. Gli scenari inquietanti o rilassanti… qualcosa che immerga il lettore in quel determinato mondo senza fare l’errore di spiegare tutto. Ho letto molti libri con una traccia davvero eccellente perdersi poi in una prolissa spiegazione dei particolari. Troppi. Non condivido questo modo di scrivere pur riconoscendo che esistano eccezioni in tutto e la “regola” può variare moltissimo in base alla categoria di appartenenza del libro. Ritengo che un romanzo debba spiegare quel tanto che basta da far immergere il lettore. Quel tanto che basta da farlo sognare. Una parte deve farla il lettore per forza di cose. Ognuno di noi, nella vita, ogni minuto, si concentra soltanto su alcuni particolari e non su tutto. E’ il modo di relazionarsi con quelle cose o persone che farà la differenza. Se, invece, il romanzo è d’altro genere, scritto magari con l’io narrante, allora saranno i pensieri del personaggio, le proprie turbe, i propri combattimenti interni, ad avere la priorità. Gli ambienti ci sono sempre… ma non sono mai come appaiono nella realtà bensì come vengono interpretati dal personaggio.

Un brano tratto dal libro “Il Cavaliere e la Morte”

“Non ricorderai nulla.
No. Nulla del tuo passato.
Sei una foglia trascinata dal vento…
Non puoi combattere contro il vento.
Non puoi nulla contro le forze della natura o le forze oscure che ti afferrano dentro.
Inutile illudersi.
Non credere di riuscire a farlo.
Non ricorderai nulla della tua giovinezza o della tua famiglia.
Nulla della tua adolescenza.
Sei una foglia trascinata dal vento ed io… adesso… ti trascino con me!
Nell’oscurità.
Nel nulla.
Nel male che ti assimilerà…
Sei una foglia trascinata dal vento e non puoi nulla contro questo potere.
Non resistere… non puoi.
Non puoi nulla contro le forze oscure che ti afferrano da dentro.
Sarebbe doloroso e inutile.
Sarebbe stupido.
Ti si strapperebbero le viscere.
Lasciati trasportare…
Non ricordi già più nulla e adesso sei libero.
Libero dai tuoi ricordi e da tutto ciò che ti opprime.
Sei libero…
Ora devi andare ad uccidere.
Uccidere i maledetti… solo quelli devi ricordare.
Uccidere Efisia.
Uccidere Etothec e i suoi genitori.
Devi uccidere tutti!
Non farti domande.
Sei una foglia trascinata dal vento e non avrai pietà.
Tu farai quello per cui sei portato.
Tu farai quello che sai fare meglio.
Uccidere tutti!
E uccidi tutto ciò che si frappone al tuo cammino…”
Dryax uscì dal portone principale della Cattedrale con passo tranquillo.
Non sembrava avere ferite sul corpo.
Il suo passo era calmo e la sua andatura inquietante.
Sembrava un burattino.
Sembrava muoversi in maniera automatica, per nulla naturale.
Trascinato da un filo invisibile.
Il suo occhi erano incredibilmente rossi… intrisi di sangue.
Il suo sguardo era assente.
Vuoto.
Sembrava non accorgersi di nulla.
Solo camminava…
Quello che rimaneva di Dryax si stava dirigendo al villaggio di Cabrat per uccidere tutti i maledetti.
Uomini, donne, bambini.
Tutti.
Tutti e non solo loro.
E avrebbe ucciso anche tutti coloro che si fossero frapposti tra lui e il suo obiettivo.
Colui che era uscito dalla Cattedrale non era la stessa persona che vi era entrata.
Era solo lo stesso corpo.
Adesso aveva gli occhi rossi, carichi di sangue.
Sembrava sotto l’effetto di una potente droga.
– Uccidere tutti… –
Solo questa parola rimbombava e ritornava continuamente.
Un pesante martellio.
Un martellio che l’avrebbe consumato finché non avesse portato a termine il compito.
Nessuna volontà era più dentro di lui.
Era un involucro adatto ad un lavoro preciso.
Non ricordava la strada e non capiva nulla… ma le sue gambe sapevano dove andare.
Sapevano quale direzione prendere.
Il suo corpo si muoveva mentre la sua mente viaggiava altrove…
Nel nulla e nel buio.
Camminò e camminò… e giunse ai confini di una città.
La città sotto l’autorità del Vescovo.

9) Quali progetti ha per il futuro?

Il mio prossimo libro si intitolerà “Guardami” e sarà il mio primo “horror”. Uscirà alla fine di gennaio. Ho già un elenco di vari libri da scrivere dopo questo. Progetti in altri campi? Ne ho molti… ma la scrittura è stata la mia fedele compagna fin dall’adolescenza. E’ in questo campo che riverso gran parte delle mie energie. Domani, forse, qualcosa attirerà la mia attenzione e aggiungerò un altro libro all’elenco. Il pensiero che qualcuno possa leggere uno dei miei libri e sentire d’avergli lasciato qualcosa… questa è una ricompensa.
Un libro è un’opportunità.

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