S.O.S. dalla TERRA

 

IMG_1079 - Copia

 

INTRODUZIONE

L’obiettivo principale che ha indotto l’autore a scrivere questo libro è il desiderio di suscitare nel lettore  una sensibilizzazione verso le problematiche ambientali quali  l’inquinamento, l’eccessivo sfruttamento  delle risorse ambientali del pianeta, ecc… Si tratta di un romanzo avventuroso  e ricco di colpi di scena: una spy-story ambientata nel periodo seguito alla guerra fredda,  che racconta le vicende di un giovane fisico impegnato come agente speciale per la sicurezza del suo Paese. Convinto  sostenitore  della necessità di mettere al bando  e armi e di salvaguardare il pianeta da coloro che ne sfruttano le risorse  fino a metterne in pericolo l’equilibrio ecologico,  è inviato in Amazzonia  da una società a partecipazione statale con l’incarico di accompagnare  una ragazza la quale è  alla ricerca del fratello che lavora  in una missione e di cui non si hanno più notizie. Le avventure che affronterà, lo indurranno più  volte a  far uso  delle sue conoscenze scientifiche;  avventure che avranno un  felice epilogo e che offriranno al lettore l’occasione per riflettere sulle problematiche più importanti del pianeta.

 

CAPITOLO  I°

L’aereo proveniente da Budapest atterrò all’aeroporto Kennedy  di New York alle diciotto; sbrigate le formalità di sbarco, Richard raggiunse la zona parcheggio. Era sfasato dal fuso orario, stanco e con un solo desiderio: fare una doccia e una buona dormita. Trovò la jeep dove l’aveva parcheggiata; cercò le chiavi e dalle tasche del giaccone trapuntato uscirono numerosi altri oggetti.

Richard era un tipo sicuramente interessante, alto, atletico, sportivo; i contorni energici del volto,  lo sguardo  scuro deciso e profondo, il mento volitivo, gli offrivano nel loro insieme una certa somiglianza con gli eroi di certi cartoons, ma non era di sicuro un tipo ricercato nel vestire: solo magliette, jeans e giubbotti che, oltre a prendere poco posto nella borsa da viaggio, non richiedevano particolari cure. Si mise al volante della vettura, avviò il motore e partì lasciandosi alle spalle l’aeroporto, il suo caos vigilato e tipico e il tranquillo  quartiere del Queens.


Per molta gente il sabato è giorno di festa, ma per il  Direttore della  Haudson Faundation for Recherche era un giorno lavorativo come un altro.  Brian Colton  arrivò in ufficio,  al 240 della  53 West Street,  intorno alle dieci. Sul tavolo della segretaria trovò il dispaccio  che aspettava. C’erano tante carte sparse su quella scrivania  e prima ancora che una pratica fosse sbrigata, un’altra era pronta a prenderne il posto.

Anne Mille, la segretaria, occupava un posto di responsabilità presso la Fondazione; dietro le spesse lenti nascondeva uno sguardo miope ed intelligente e un sorriso  in grado di fermare chiunque avesse voluto  oltrepassare la soglia dell’ufficio  del  suo capo.  In realtà,  fino a quella porta erano davvero in pochi ad arrivarci:  i segreti custoditi  in quella parte dell’edificio ne giustificano i severi controlli.

La Houdson Foundation era una società privata che offriva assistenza scientifica a numerose organizzazioni governative  e militari sulle emergenze ambientali del  pianeta. Il primo frutto di quella collaborazione era stata “L’Operazione – Macumba”,  sulla quale si stava ancora lavorando e che si proponeva di stroncare un traffico di armi e stupefacenti, attraverso una dozzina di Paesi nel mondo. Tra i candidati a quella missione c’era Richard, l’uomo migliore di cui disponeva la Fondazione.

Richard Dennehy, laureato in Fisica  delle Particelle alla Columbia University  di New York, una brillante  tesi sulle applicazioni del laser  nel campo dell’Aeronautica, lavorava  da anni per la sicurezza del suo Paese. L’affascinante ed atletico giovanotto, però, non rispondeva per nulla all’immagine  dell’agente al servizio di  un qualunque organismo di Stato  preposto alla Sicurezza Nazionale: lui era un agente speciale, ossia, un battitore libero e senza regole. Refrattario ad ogni forma di disciplina, se ne infischiava allegramente di codici ed altre cose del genere. Non faceva rapporti scritti, ma riferiva a voce; non seguiva regole fisse, ma si affidava all’intuito ed all’improvvisazione. Soprattutto, però, possedeva qualità che facevano di un uomo comune un agente speciale. Era stato mandato a Budapest  dai servizi segreti americani preoccupati della situazione su Balcani. La guerra delle spie era tutt’altro che finita: gli americani spiavano per ottenere informazioni sulla situazione interna sovietica e i russi spiavano per prevedere le intenzioni degli americani. (continua)

 

 

 

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