INCIPIT di “DJOSER e i Libri di Thot” di Maria Pace

 

 

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“Dove stiamo andando?” esordì Mosè allungando il passo per mettersi al fianco dell’amico.
“Allo stagno dei cigni.” rispose Djoser.
“Non sarebbe meglio andare a bagnarsi le labbra da qualche parte… alla taverna di Sinap, ad esempio?” propose l’altro, addentando l’ultimo pezzo di ciambella con la bocca ancora piena e pulendosi le labbra sul dorso della mano.
“Uhhh! – Djoser scosse il capo – Bere birra a quest’ora del mattino! Sei proprio un tipo suonato, tu.” aggiunse dandosi una sistemata al pettorale da allievo del Tempio di Ptha; di cuoio sbalzato, recava inciso il geroglifico del Rekh, segno di appartenenza al Clan del “Sapere e della Conoscenza”.
Djoser era cresciuto negli ultimi tempi. Cresciuto in altezza e irrobustito nel fisico. Lo shendit color sabbia, annodato sul fianco sinistro, era diventato più corto e più stretto.
“Mi sembri più suonato tu, dotto allievo di Ptha, che alla tua età ti diletti ancora con gli anatroccoli dello stagno. Non credi di essere un po’ vecchio per quel tipo di passatempi?” rispose l’altro senza scomporsi.
Piccolo e smilzo, ogni tanto faceva un saltello per stare al passo con l’amico, che procedeva con passo rapido e scattante; i grandi, smisurati occhi scuri luccicavano, sul faccino proteso, come i lucernai del Tempio.
“Stai zitto e seguimi.” Djoser gli scompigliò la zazzera arruffata, raccolta dietro la nuca in un ammasso di treccine.
”Non ho capito ancora perché non andiamo a raggiungere l’amico Osorkon e il principe Thaose.”
“Lo faremo.”
“Ero convinto che i lavori di apertura di un nuovo canale fossero di grande interesse per un allievo di Ptha. – continuava ad insistere l’altro, tirando su col naso e lasciando liberare un rutto soddisfatto – Guarda quanta gente c’è in giro.”
In effetti, c’era movimento in giro e l’aria risuonava dell’eco di passi, voci e rumori che si staccavano dagli stretti vicoli e dalle strade acciottolate che si aprivano fra le piccole case di fango.
“Lo faremo”
“Thaose dice che il nuovo canale farà arrivare più velocemente al cantiere della Sfinge il materiale di rivestimento esterno…”
“Lo faremo. Lo faremo.”
“Lo faremo. Lo faremo… Non sai ripetere altro.” il piccolo si fermò, afferrò l’amico per il gonnellino, poi lo squadrò da capo a piedi.
Anch’egli portava un perizoma dello stesso colore, ma più lungo e di una misura più grande. Gliel’avevano consegnato quand’era arrivato al Tempio di Ptha e forse era un indumento che, per la prima volta, il piccolo randagio non aveva sottratto a qualcun altro. Di preferenza, quando ancora viveva al villaggio delle Piramidi, prendeva di mira biancheria appena lavata, stesa a soleggiare sul greto del fiume
(continua)
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