Il Prestito Uxorio di ANCO MARZIO

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La politica di conquista della nascente potenza romana si fa sempre più aggressiva: dopo la quasi  inattività vissuta ai tempi di Numa Pompilio, i cittadini della giovane Roma sembrano tutti felici di menare le mani…    Sì! Perché non si pensi all’esercito di Roma come ad una Armata militarmente ben organizzata ed equipaggiata, così come siamo abituati a vederla a cinema.
I soldati romani del primo periodo della Monarchia erano contadini che lasciavano la vanga ed imbracciavano bastoni, pugnali e rozze spade, (quando ne avevano) ed ogni altro tipo di arnese capace di trasformarsi in oggetto da offesa. Raggruppati in decurie e centurie, partivano con indosso perfino la tunica che usavano nei campi.
Possedevano,  però, un altissimo senso dell’onore, dell’appartenenza e  dell’amor  patrio e di conseguenza, una predisposizione all’obbedienza verso il capo, il quale era sempre qualcuno che si era distinto per valore e coraggio, che,  però,  non portava alcuna insegna di grado.

Roma, dunque, si stava avviando a diventare il nemico comune di molte popolazioni e le molte campagne militari intraprese da questi Re bellicosi, concorrevano a produrre ricchezza e ad attirare sempre più gente, ma con essa anche maggiore delinquenza.
Il risultato?
Il risultato fu che, mentre il Re non aveva ancora un Palazzo Reale e continuava a vivere nella sua casa come ogni altro cittadino, si avvertì l’esigenza di creare un luogo di  detenzione. Nacque la prima prigione di Roma: il Carcere Tulliano.
Deve il nome prosumibilmente ad un Tullus, o Cisterna, su cui il Re lo fece costruire.
Era diviso  in due ambienti. In quello superiore, detto Carcer, erano tenuti in custodia  i prigionieri in attesa di giudizio. I i condannati, invece, venivano gettati nella cisterna sottostante dove erano anche eseguite le pene capitali; i cadaveri, poi, attraverso un corridoio laterale  venivano gettati nella Cloaca Massima che passava lì accanto.
Se il nome del Tulliano non fosse associato a quello di Anco Marzio, di questo Re non ci sarebbe granché da riferire: nessuna leggenda, nessuno scontro epico e perfino una morte tranquilla.
Ma sarebbe un errore dare di lui un giudizio affrettto, come qualche storico ha già fatto, solo perché la sua figura appare un po’ grigia ed opaca rispetto a quella dei predecessori circondati di aloni di leggende.

Nipote di Numa Pompilio, Anco Marzio, ad un  esame più attento si rivela grande stratega politico… di quelli che senza troppi strepiti e colpi di scena portano a casa i risultati.
Anco Marzio é soprattutto un innovatore. Guarda in avanti ed alle innovazioni etrusche e riesce perfino a stipulare un Trattato d’Alleanza con la città di Tarquinia contro l’eterna rivale, Veio. Si  serve anche della cavalleria di Tarquinio il Tirreno per domare le rivolte delle città latine che non hanno ancora perdonato a Roma la distruzione di Albalonga.
E qui brilla l’acume politico di questo uomo dall’apparenza scialba: egli non vuole il massacro dei vinti, ma il loro trasferimento a Roma per “risanare” un po’ il malandato tessuto umano della città e accarezza l’antico progetto del fondatore di Roma, Romolo, che era quello  di dare alla nuova città una “multietnia”.
Esplose, perciò, proprio durante il suo regno, ci informa lo storico Plutarco, una assai particolare usanza che non era, però,  del tutto nuova. La grande pestilenza ai tempi di Tullo Ostilio e le continue guerre avevano assottigliato la popolazione, soprattutto   femminile ed infantile. Nemmeno il numerodelle donne forzatamente condotte via da Albalonga riuscì  a risolvere il problema.
Donne… Donne… A Roma mancavano sempre donne.
Plutarco ci parla del prestito “uxorio”.
“… il marito con prole sufficiente – scrive – poteva cedere la moglie ad un altro cittadino privo di discendenza, rimanendo, però, padrone di lasciarvela o di riprenderla dopo un certpo tempo…”
Consuetudine che oggi farebbe inorridire, ma che i romani consideravano quasi atto di patriottismo.

Non si sono create leggende, dunque, intorno alla figura di questo Re, ma fatti.
Con lui si bonificarono i terreni, si intensificò  l’agricoltura, si introdussero alberi, soprattutto ulivi, si scavarono canali.
Un grande innovatore, Anco Marzio e le innovazioni, si sa, non sono mai indolori.
Ne fecero le spese pastori ed allevatori che si videro assottigliare sempre più i terreni destinati ai pascoli.  Una popolazione in particolare se ne sentì danneggiata: i Volsci, grandi allevatori i quali cominciarono ad arrivare a valle per aprirsi nuove vie per nuovi pascoli, ma… qui comincia un’altra storia che ha per protagonisti altre persone.

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Maggiori informazioni http://storia-e-mito.webnode.it/products/anco-marzio-e-il-prestito-uxorio/

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