La Donna nella società neolitica

La donna nella società neolitica

                                   

Ci troviamo nell’Europa Proto-storica e vige il Matriarcato.

A quel tempo, al vertice della società non c’era ancora un Re con a fianco una Regina, ma una Regina con a fianco il suo Paredro. (Principe Consorte, diremmo oggi)
Non c’erano Dei, ma solo una Dea: la Grande-Dea, immortale ed onnipotente, il cui simbolo era la Luna, l’astro misterioso, fonte di superstizione e  paure, ma anche apportatrice di piogge benefiche.  Venerata anche in Libia e Siria, era una Dea dai moltiplici aspetti: Selene- Afrodite – Ecate, che,  tutte e tre insieme portavano un solo nome: ERA ossia  GRANDE MADRE

Come la Grande Dea, la Matriarca, custode del Mistero della Maternità, era riverita e rispettata da tutti. Soprattutto dagli uomini, i cui compiti erano quelli di custodire gli armenti, cacciare e difendere la tribù da attacchi nemici. Alla donna,  temuta perché racchiudeva  il grande segreto della maternità, spettava invece il compito di allevare la prole. Si occupava anche della casa e lavorava nei campi: condizioni di vita dure, dunque, ma non di dipendenza dal maschio.
Perfino l’elezione di un capo avveniva per discrezione della Matriarca, rispettata anche per il potere che lei esercitava sul FUOCO SACRO, di cui era la custode e che  manteneva vivo sotto la cenere, all’interno di una grotta o luogo sacro,  che costituì il primo SACRO FOCOLARE. Il cumulo di cenere ammucchiato sopra la brace, divenne il suo primo simbolo: la brace, che si conservava viva e serviva ad accendere il fuoco.

La vita della Matriarca era regolata da fasi o età: Vergine – Ninfa – Vegliarda, così come  nella Natura  c’erano  Primavera- Estate – Inverno… e il numero 3 divenne  sacro. Proprio in qualità di Ninfa…Ninfa Tribale, la Matriarca si sceglieva ogni anno un principe-consorte, ossia un Re, da sacrificare alla fine dell’anno, affinché il suo sangue apportasse fecondità ai campi; lo uccideva, dopo essersi accoppiata con lui, così come, in natura, l’Ape-Regina uccide il maschio. Identificato con il Sole, egli moriva a mezza estate,  quando il suo vigore fisico cominciava a diminuire.

Bisognerà attendere il XVII secolo a.C. e le invasioni Elleniche ed Achee e successivamente quelle in Tessaglia, Peloponneso e Grecia centrale, per assistere al cedimento del matriarcato in favore di un progressivo patriarcato, allorché il maschio non scoprì il ruolo della propria virilità nello stato della gravidanza. femminile. La  discendenza, però,  continuò  ad essere matrilineare almeno fino al XIII secolo avanti cristo, quando la tradizione non andò indebolendosi sempre più in favore di una  discendenza patrilineare.

Maggiori informazioni http://storia-e-mito.webnode.it/products/la-donna-neolitica/

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