“LA SFINGE EGIZIA” di MARIA PACE

La SFINGE egizia

Questo straordinario monumento è assurto a simbolo dei misteri che ancor oggi circondano la civiltà egizia. (misteri che studi ed inarrestabile ricerca, continuano a svelare) .
In realtà non ha nulla di misterioso, né di mitologico; ha, invece, come tutte le statue egizie, una ben precisa funzione: quella di proteggere.
“Proteggo la cappella della tua tomba
sorveglio la tua porta…” sta, infatti, scritto su un esemplare risalente alla XXVI Dinastia.
Corpo leonino e testa umana, sulla fronte l’urex, il cobra reale, la Sfinge simboleggia la natura divina del Faraone.
La Sfinge più famosa si trova a Gizah,  porta il volto del faraone Kafra e risale al 2.570 a.C. – IV Dinastia, Antico Impero.Nella storia dell’arte dell’uomo non c’è nulla che sorprende quanto questo volto, simbolo del più profondo mistero.Sebbene non abbia rilasciato mai  responsi né oracoli, Essa resta il monumento più enigmatico della storia dell’uomo e non soltanto del Paese che lo ospita.
Durante lo scorrere di tutti questi secoli non c’è stata generazione capace di sottrarsi al suo fascino enigmatico.
Per gli Arabi era Abu-el-hol, ossia, “Padre della paura”, a testimonianza dei sentimenti di timore che l’immenso colosso di pietra era capace di suscitare in gente superstiziosa che la credeva una raffigurazione del male; per gli Antichi Egizi, però, era la Shepes-ank, “L’Immagine Vivente”, provvista di Ka e Ren  ossia Spirito e Nome.
Imponente ed enigmatico, fin dall’antichità, questo colossale felino di pietra ha alimentato leggende ed aneddoti. (talvolta anche riprovevoli)

Ricordiamo il faraone Thutmosis IV che, ancora ragazzo, a seguito di un sogno in cui la Sfinge gli prometteva il trono se l’avesse liberata della sabbia che minacciava di seppellirla, le dedicò una stele. I Mamelucchi, qualche millennio dopo, l’aggredirono a cannonate, portandole via il naso e, più recentemente, avventurieri senza scrupoli usarono la dinamite per penetrare al suo interno nella speranza di trovarvi tesori.
Attualmente la sfinge di Gizah non gode di ottima salute.

Non è una novità. Più volte in passato si è tentato di rimetterla in sesto e ogni volta i risultati sono stati disastrosi.
Oggi ci si domanda: chi salverà la Sfinge?
Ma perché la Sfinge è così “malata”, mentre le Piramidi, di cui doveva essere “Il Protettore”, pur spogliate del pregiato rivestimento esterno, godono di buona salute?
A proposito di Piramidi, un detto recita così:
“L’uomo ha paura del Tempo,
ma il Tempo ha paura delle Piramidi!”
Le ragioni sono molteplici: tempo, vento, sabbia e non ultima, l’opera dell’uomo. La vera causa sta, forse, nella sua stessa struttura morfologica.
Originariamente, l’immenso monumento era una collinetta di pietra calcarea da cui furono estratti i blocchi per le prime assise delle Piramidi di Keope e di suo figlio Kafra. All’informe ammasso che ne restò e seguendone la naturale struttura morfologica, fu data la forma di un leone con testa umana che, rivestita di pietra pregiata, divenne la Shepes-ank, la “Immagine Vivente” di Atum-Ra, con il volto del faraone Khafra.
Oggi come ieri, sebbene mutilata e oltraggiata, continua a suscitare stupore e meraviglia ed è meta di milioni di turisti che, di giorno ne subiscono il fascino semplicemente osservandola e di sera vivono le suggestioni di spettacoli come “Suoni e Luci”Fantasiose teorie sono sorte intorno alla Sfinge di Gizah, che si vuole risalente ad epoca assai più remota, attribuendone la costruzione a civiltà sconosciute e misteriose come Atlantide o scomodando addirittura gli extraterrestri.
Accantonando queste improbabili teorie, prive di ogni serio supporto scientifico, quella di Gizah è l’esemplare più famoso di Sfinge egizia, ma ne esistono altre, altrettanto importanti per funzioni e caratteristiche.
Piccola, ma dal fascino particolare è quella della famosa Regina-Faraone Huthsepsut, custodita al Museo Egizio di Torino; androgina ed elegante, invece, è quella del faraone Amenopeth III.
Che dire del “Viale delle Sfingi” a Luxor e del “Viale delle Sfingi Criocefali” (a testa di montone) a Karnak?
Speriamo soltanto che, dopo aver attraversato indenni secoli e secoli, l’uomo moderno sappia custodire e conversare per altri millenni queste meraviglie.

 

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