“Il Grande-Tuono” di Maria Pace

NARRATIVA  PER  RAGAZZI

“L’ETA’ PERDUTA”   di Maria PACE –  romanzo storico-ambientale  che ha fatto da supporto a LABORATORI  DIDATTICI

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brano tratto da “L’ETA’  PERDUTA”

Il professore non insistette e Taur respirò di sollievo quando lo vide lasciar la fattoria, ma una nuova inquietudine lo stava afferrando, nuovo nervosismo ed un’insofferenza che andavano aumentando e che non sfuggì a Simone.

Stress. Logorio? Il ritmo frenetico – si chiese il giovane – di una vita di cui non avrebbe mai potuto nemmeno supporre l’esistenza ed in cui era stato proiettato e da cui si sentiva minacciato.

Non lo lasciò solo neppure per un attimo, ma, pur intuendo le sue ataviche paure, pur avvertendone tutti gli inquietanti indizi, non poteva immaginare che a spaventarlo fosse il Grande Tuono!

Così, il ragazzo chiamava il temporale.

Taur lo aspettò così come si aspetta il giudizio divino. Il sapore dell’umidità era già nelle narici e la voce irosa di Dio era prossima… la voce di uno di quegli Dei che avevano scolpito il mondo, gli raccontava suo padre, ma che qualche volta lo devastavano e sconvolgevano.

Ricordava bene l’ultima volta che il Grande Tuono aveva scatenato la sua collera sulla tribù delle colline: prima aveva urlato e segnato il cielo con strisce di fuoco, poi l’acqua era scesa fitta ed ininterrotta per giorni e giorni ed aveva invaso campi, riempito solchi appena arati e trasformato il piazzale in fango e il fango aveva trascinato via ogni cosa: capanne, animali e provviste; le donne avevano pianto e gli uomini, offerto sacrifici.

Su e giù per la stanza, Taur pareva un animale in gabbia. Camminava nervosamente e il rumore dei passi giungeva nitido a Simone nella stanza attigua.

Simone era sveglio e di tanto in tanto porgeva orecchio ai rumori; un libro in mano… ma come concentrarsi nella lettura pensando a quello straordinario ragazzo che stava lottando con se stesso per vincere eventi così grandi per lui? Posò il libro sul comodino e si alzò per accendersi una sigaretta. Tese l’orecchio, ma non udì più rumori provenire dalla stanza del ragazzo.

Si accostò alla finestra; in lontananza chiarori abbaglianti guizzavano nell’aria repentini e ad intervalli sempre più brevi, nunzi di un temporale in avvicinamento. Seguì un tuono vicinissimo; la sua lunga eco prolungata. Ebbe appena il tempo di chiudere la finestra, lasciarvi fuori l’aria fresca ed elettrizzata che uno scroscio d’acqua violento venne a battere contro i vetri.

Nel silenzio invaso solo dal fragore della pioggia s’udì un rumore di vetri infranti e una finestra che sbatteva: la finestra della camera di Taur.

Simone si precipitò nella stanza accanto, aprì la porta e guardò dentro: Taur era in ginocchio davanti alla finestra spalancata, prostrato al cospetto della natura infuriata, schiacciato dalle sue paure.

“Taur, ragazzo… – Simone gli si precipitò accanto, si inginocchiò al suo fianco, protese le mani verso le spalle prone di lui; lo sollevò e si angosciò nel leggere nello sguardo di lui – E’ solo un temporale! E’ solo un temporale!” cercò di rassicurarlo.

Il ragazzo sollevò lo sguardo; emersero, dalle sue pupille azzurre, tutte quelle cariche emotive che i secoli e i millenni hanno riposto nell’inconscio umano: paure, inquietudini, angosce, sbigottimenti.

Un gran turbamento assalì Simone al cospetto di quei moti atavici e primordiali. Forse, si disse, proprio lo scatenarsi della natura, proprio la contemplazione della volta celeste, così infinita, così irraggiungibile, avevano segnato l’inizio del formarsi della “coscienza umana” di fronte al soprannaturale ed al divino. Forse, si disse, l’uomo primitivo, sempre ricettivo alla quotidianità del soprannaturale, con un’intensità difficilmente comprensibile per l’uomo moderno, era in quel modo che aveva scoperto di essere immortale.

“E’ il Dominatore… – la voce del ragazzo lo distolse dalle sue riflessioni – Il Dominatore é in collera.”

“E’ solo un temporale. – Simone gli circondò le spalle con un braccio – Vieni. Ti spiegherò…” disse.

“Simone non paura?”

“Simone non paura e neanche Taur deve aver paura… Ascolta. – lo condusse fino al letto, sulla cui sponda sedettero entrambi – Sai che cos’é un tuono?” domandò.

“Collera Grande Dominatore.” rispose il ragazzo.

“Sai che cosa sono le nuvole? – al cenno affermativo di Taur, che faceva grandi sforzi per mantenersi calmo, il temporale, intanto si stava allontanando, – Quando due nuvole si scontrano – cominciò a spiegare – fanno una gran fracasso, mandano luce e trasformano l’energia… No! Non puoi ancora capire – s’interruppe, ma riprese subito – Ti dirò un’altra volta che cos’é una scarica elettrica che si sprigiona da una nuvola, ora ti dirò solamente che un tuono non può far del   male a Taur né a Simone, perché, se si avvicina troppo, sai che cosa faremo?… Lo cattureremo.”

“Catturrare tuono?” il ragazzo gli sgranò in faccia due occhi stupiti.

“Lo faremo prigioniero e lo metteremo dentro un lungo tubo.”

“… dentro un lungo tubo…” di rimando la voce del ragazzo, rassicurato dall’ipotesi di catturare il tuono ma ancora più dal fatto che stesse allontanandosi.

“E pensare che i fulmini sono forze della natura così potenti ed utili per l’uomo! – si disse il giovane – Un tuono da solo è in grado di fornire tanta di quella energia e liberare azoto nell’aria… I fulmini agiscono da fertilizzanti quando la pioggia sparge sul terreno quell’azoto fissato nell’aria. Mah!… Come posso spiegare…”

“Lungo tubo.” chiedeva intanto il ragazzo.

“Si chiama parafulmine ed é capace di far prigioniero il grande tuono. Vieni… Cercherò di spiegarti che cos’é un parafulmine. Vieni. Te lo mostrerò.”

Non fu facile spiegare la funzione del parafulmine e Taur non sembrò molto convinto, ma intanto il temporale era passato e si era portato via anche la sua paura e l’indomani Simone lo sorprese vicino al parafulmine mentre stava parlando al Grande Tuono.

(continua)

si può richiedere il libro con dedica personalizzata direttamente a  mariapace2010@gmail.

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