“IERI e OGGI – IL LIBANO … di Simonetta & Maria

III – IL  MIO  LIBANO di  SIMONETTA  ANGELO-COMNENO

225131_111661142252706_1982531_n (1)

Non vuole essere negativa l’immagine che vi do di Beirut o del Libano. E’ solo la nostalgia del piccolo paradiso terrestre della mia giovinezza che mi trasporta nel racconto. E’ vero che oggi Beirut è una città caotica sotto ogni aspetto: ha un traffico intenso a tutte le ore del giorno e della  notte, è rumorosa a causa dei claxon che risuonano da ogni parte, delle voci dei libanesi che parlano quasi sempre a voce un po’ troppo alta e della musica araba che oltrepassa i finestrini delle auto per giungere ovunque alle vostre orecchie,  è disordinata per assenza di un piano regolatore ma è una città giovane, viva e piena di iniziative. E’ sorta e cresciuta su una costa sinuosa e verde, si è sviluppata sul promontorio che si getta nel Mediterraneo e fa l’occhietto ai due faraglioni che spuntano orgogliosi dal mare; il faraglione più grande, chiamato La Grotte aux pigeons, è anche tristemente famoso a causa degli innamorati delusi che, nel passato, vi si sono suicidati gettandosi in mare. Dimentichi del passato  oggi lo si ammira  mentre, comodamente seduti in uno dei tanti locali sparsi sul lungomare di Ras Beirut, si sorseggia un drink o si assapora uno dei gustosi piatti della cucina libanese.

E’ vero che la vita non trascorre più pacata e dolce come una volta, ma è anche vero che il paese ha conosciuto violenza e orrore ;  e che, se la generazione giovane ne ha risentito molto perché è diventata un po’ più prepotente, agguerrita ed egoista,  è anche vero che è diventata più attiva, più  creativa e più aperta a tutte le  novità. Odio e amore il mio? No, è amore e critica come si ha tendenza a criticare tutto ciò che si ama veramente perché lo si vorrebbe migliore.

La razza libanese è bella, lasciatemelo dire, ben diversa dalla siriana,  dalla giordana e dalla irakena. I libanesi proclamano ad alta voce che non sono e non si sentono arabi, che discendono direttamente dai Fenici; e che importa se dopo i Fenici hanno subito le invasioni degli egizi, dei persiani, dei romani, dei crociati provenienti da molti regni europei, dei mameluchi e degli ottomani e, all’inizio del ventesimo secolo, del protettorato francese… finchè nel 1943 il Libano riuscì a proclamare la sua indipendenza. Sarà pure stata questa mescolanza di razze a farli così diversi da tutti gli altri popoli mediorientali, ma non smetto di ammirare tutta questa gioventù che, ovunque nelle città o nei villaggi di montagna, vedo sfilare davanti ai miei occhi. Quasi sempre alti e slanciati – risultato di una sana alimentazione e delle palestre che frequentano – questi giovani, ragazze e ragazzi, ti guardano con i loro bellissimi occhi blu, verdi, grigi e marroni; seguono molto più di noi la moda europea e sfoggiano abiti di Versace, Valentino, Moschino, Dior e tutto il meglio della moda europea presente nelle numerose  boutiques  sparse nelle città. Le ragazze hanno appuntamenti settimanali o bisettimanali con il parrucchiere, l’estetista e la manicurista perché vogliono essere  e sono sempre perfette nell’aspetto. Ma non è solo questo aspetto esteriore che li distingue dagli altri popoli vicinanti: i libanesi curano molto la loro cultura.  Il Libano, che  per millenni  è stato  un punto di incontro tra civiltà differenti e che ai nostri giorni è abitato da diciotto confessioni religiose, ciascuna dotata di identità distinta, offre un panorama culturale straordinariamente ricco e stratificato. Il Libano, non avendo risorse naturali e avendo sempre puntato sulle sue risorse umane,   presenta, con l’80% della popolazione, la più alta percentuale di alfabetizzazione nel mondo arabo e nel vicino Medio Oriente. Benchè il sistema scolastico sia stato basato a lungo sul baccalauréat francese, attualmente è possibile seguire il sistema americano o inglese o tedesco e naturalmente il sistema libanese. Il bambino viene scolarizzato all’età di tre anni con la scuola materna e a cinque anni, all’inizio degli studi elementari, deve imparare a leggere e scrivere la lingua araba e in parallelo la lingua francese o inglese a seconda della scelta che si è fatta; inoltre  al terzo anno di studi imparerà una terza lingua straniera. E’ così bello sentire questi bimbetti passare indifferentemente da una lingua all’altra senza nessun problema o sforzo. Ogni studente libanese, al momento di scegliere a quale Università iscriversi, può optare per il sistema francese ed allora iscriversi ad una delle numerose facoltà umanistiche  o scientifiche della prestigiosa  Université Saint Joseph, fondata dai padri gesuiti nel 1875; oppure all’American University of Beirut, che vanta un’esperienza ultra centenaria perché fondata nel 1866 da missionari protestanti americani o all’Università Libanese, l’unica statale in quanto tutte le altre sono private. Ci sono numerose altre Università in Libano, le più importanti dopo quelle già citate sono l’Université Arabe de Beyrouth, la Lebanese American University, la Notre-Dame University e l’Université Saint Esprit di Kaslik. Del resto anche nell’antichità Berite, l’attuale Beirut, era conosciuta per la sua scuola di diritto.

Molti giovani preferiscono andare a studiare all’estero e non hanno nessuna difficoltà ad iscriversi nelle Università della Francia, della Gran Bretagna, degli Stati Uniti o del Canadà perché è ovunque ben noto l’alto livello culturale e linguistico degli studenti libanesi. Permettetemi di  vantarmi un po’: i miei figli, nati e cresciuti in Libano, parlano correttamente l’italiano, l’arabo, il francese e l’inglese. Lo stesso posso dire dei miei nipoti, la cui età va dai tre ai ventisei anni, e per i più grandi posso aggiungere che oltre alle già precitate lingue parlano anche lo spagnolo e, a quanto mi hanno detto, stanno pensando di imparare il tedesco.  Perché, quando si inizia a parlare fin dall’infanzia almeno due lingue, ogni altra acquisizione linguistica diventa un gioco.

Con il pensiero vado a Nord del paese perché vorrei parlare di Becharre, situata sulle montagne a 1500 metri di altitudine foresta dei cedri del Libano., in prossimità della millenaria foresta dei cedri del Libano. Questa bella cittadina ha dato i natali a Gebran Khalil Gebran; è piacevole passeggiare nelle sue vie tortuose e in salita ammirando le case costruite nel puro stile tradizionale libanese per poi finire ad ammirare i dipinti e le opere manoscritte del poeta Gebran nel Museo a lui dedicato. E se si è capitati nella stagione giusta si può praticare lo sci alpino e di fondo sulle bellissime piste dei cedri.

Parlo e parlo del mio Libano, di quello in cui ho vissuto e che, nel corso degli anni , ho visitato in lungo e in largo. E ciò che mi ha sempre meravigliato è come un piccolo Paese come questo possa racchiudere tante vestigie antiche, anzi antichissime.

Byblos, l’attuale Jbeil, fondata  nel  7.000 a.C., è una delle più antiche città del mondo di cui si abbiano notizie; occupata dai fenici nel VI secolo a.C., poi dai regni ellenici di Alessandro Magno e infine conquistata dai romani e  più tardi dagli arabi …Passeggio nelle stradine della città vecchia che, attraverso i souk – ah quei bei souk ben restaurati che dietro ai loro portelloni di legno celano le bellezze dell’artigianato libanese, gli squisiti fossili di cui abbonda il paese, le specialità alimentari con i loro profumi invitanti…- , mi portano verso le antiche rovine. Resti fenici affiorano ogni tanto, sarcofagi greci e romani con i loro meravigliosi bassorilievi, le colonne del teatro romano che svettano verso il cielo e al di là delle quali scorgo il blu del mare, tutto ciò mi riempie il cuore e gli occhi, finché scorgo in lontananza la casa dei miei sogni.  Di forma quadrata, costruita con le pietre bianco rosate così frequenti da queste parti, con l’immancabile tetto di tegole rosse, la casa sorge in cima a un piccolo promontorio a strapiombo sul  mare. Che cosa non darei per possedere una casa cosi che domina il mare! Vedere la distesa blu dal mio letto quando mi sveglio la mattina e gettarvi ancora uno sguardo prima di dormire quando la luna illumina l’ acqua la rende si mile all’argento fuso…


DIDONE  – ALISSA… REGINA di CARTAGINE  di  MARIA  PACE

 

DIDONE-ALISSA  Regina di Cartagine

Di questo personaggio, che ondeggia tra storia e leggenda, si sarebbe persa ogni traccia o ricordo, se non avesse avuto un cantore d’eccezione come Virgilio.
Grazie a lui, poeti e scrittori, pittori e musicisti l’hanno resa immortale.
Didone, la mitica fondatrice di Cartagine, che il mito più antico chiama Elissa, è un personaggio epico, energico e quasi virile nel vigore dello spirito e nella risolutezza delle opere.  E’ una donna energica, intelligente ed  astuta.
Virgilio, però, fa di lei l’eroina di un dramma amoroso orchestrato e diretto dal Fato.
Chi era veramente la nostra eroina? La Elissa, cioè  Allizah la Consacrata del mito più antico oppure la Didone, cioè la Virago
del mito virgiliano?

Sia Storia oppure Leggenda, la Elissa-Didone dell’antico mito era una donna dignitosa, forte e astuta.
Primogenita di Belo, re di Tiro, alla morte del padre ne ereditò il trono assieme al fratello Pigmalione.
Per nulla disposto a dividere il trono con la sorella, Pigmalione fece uccidere Sicheo, il ricchissimo ed amatissimo sposo di lei e prese il potere da solo.
Per evitare una guerra civile la Regina decise di  lasciare Tiro ed iniziare un peregrinare nel Mediterraneo in cerca di una nuova patria.

La necessità aguzza l’ingegno, recita un adagio e la bella Elissa dette subito prova di quanto ingegno fosse dotata.
Per lasciare Tiro aveva bisogno di navi e lei non ne disponeva. Allora montò un’efficace quanto astuta messinscena per raggirare il fratello. Gli chiese un incontro per discutere e trovare un accordo e Pigmalione precipitò nella rete con l’intelletto offuscato dalla cupidigia per le di lei ricchezze.
Egli inviò immediatamente uomini e navi a prelevarla, ma la notte stessa in cui le navi approdarono nel porto, Elissa-Didone fece caricare di nascosto a bordo tutte le sue ricchezze, lasciando in bella mostra sul ponte una gran quantità di sacchi contenenti sabbia, facendo credere che l’oro fosse là dentro.
Appena le navi ebbero raggiunto il mare aperto, la Regina ordinò ai suoi uomini di gettare nelle acque l’ingente ricchezza gridando
“… meglio in mare che nelle mani infide ed indegne di Pigmalione.”
In realtà si trattava solo dei sacchi pieni di sabbia.
Timorosi della reazione del loro Re, gli uomini di Pigmalione preferirono mettersi al servizio della Regina piuttosto che tornare al cospetto del Re e puntarono la prua delle navi in direzione della prima isola.
Dopo lungo (o breve) peregrinare, le navi raggiunsero le coste della Libia ed ancora una volta la bella ed astuta Regina pose in atto un piano assai ingegnoso.
Ottenne da Jarba, un principe locale, un terreno su cui edificare la sua casa: “… grande quanto ne poteva contenere una pelle di bue”.
Jarba accettò ed Elissa lo mise elegantemente “nel sacco”.
Fece tagliare in striscioline finissime una pelle di bue e con esse tracciò un perimetro che conteneva tutta la collina e la campagna circostante.
Su quel terreno la Regina edificò la sua città: Cartagine o  Birse, che in greco significa “Pelle di bue” e in fenicio vuol dire “Collina”.

Bella, affascinante, ricca e potente, la Regina di Cartagine attirò immediatamente le mire di molti pretendenti. Primo fra tutti, quelle dello stesso principe Jarba il quale giunse a minacciarla di muoverle guerra se non l’avesse accettato come sposo.
Elissa-Didone finse di accondiscendere alle richiese e chiese ed ottenne di aspettare la fine del periodo di vedovanza. Quando giunse il giorno della scelta di uno sposo, la Regina, ancora innamorata del marito e fedele al giuramento di non sostituirlo con un altro uomo (nulla da stupirsi: si era nel periodo matriarcale ed era la donna a scegliersi lo sposo) si trafisse con una spada.
Come un grande Sovrano aveva compiuto la sua impresa e non desiderava altro.

Il tardo mito, però, la vuole identificata con la donna che seguì Enea profugo a Cartagine dopo la fuga da Troia e che, abbandonata, si uccise e si gettò sul rogo lanciando imprecazioni.
Plutarco per primo respinse questa versione dei fatti resi da Virgilio, insostenibile sia per il carattere della donna che per  inesattezza cronologica.
Non si tratta più del personaggio Elissa-Didone, ma piuttosto di Didone-Elissa.
Non solo Virgilio, ma anche Ovidio ne fa un personaggio da tragica-commedia.
La Didone-Elissa di Ovidio non è né epica, né mitica e tantomeno regale.
E’ una “relicta”. E’ una  donna che piange e si dispera; chiede ed implora.
La Didone-Elissa di Ovidio non è l’astuta, battagliera conduttrice, fondatrice di città, che tiene a bada popolazioni avversarie, ma una donna che per amore perde ragione e dignità.
Il personaggio non ci appare eroico come nell’antico mito, ma vinto e un po’ patetico: non è più quello di una Regina gloriosa, ma di una donna fragile sopraffatta dalla passione ed accecata da un dolore senza tregua né espedienti: neppure quello abile, ma inutile, di un presunto figlio in arrivo per trattenere l’amato.
Proprio un piccolo espediente da piccola donna!
Didone-Elissa è, dunque, una donna appassionata, fragilmente femminile e in preda alla passione, che alla fine fa dire al suo poeta:
“il motivo della morte e la spada fornì Enea
ma con la sua stessa mano si tolse la vita Didone.”
Didone-Elissa, infatti, si uccide con la spada che lo stesso Enea le aveva donato.

“Per te solo ho distrutto il pudore e la fama di prima
per la quale solo io salivo al cielo” dirà Virgilio, donandole l’immortalità.
Didone, dunque, diventa immortale solo per essere una donna e soprattutto una donna  fragile dopo essere  stata una Regina gloriosa.
Didone, dunque, è un personaggio che diventa immortale grazie alla propria sconfitta. Ma perché?
Perché Vigilio era romano e Didone, invece,  cartaginese. E perché Roma e Cartagine erano eterne nemiche.
Ma anche perché la morte di questa Regina doveva essere il primo segno della vittoria dei romani sui cartaginesi. E non doveva essere la “storia” dello scontro fra le due Potenze, bensì la “leggenda d’amore” fra due personaggi mitici finita in dramma.
Doveva essere così, perché  l’EPILOGO della “Leggenda” di Didone, doveva costituire il PROLOGO della “Storia” di Roma.

Maggiori informazioni http://storia-e-mito.webnode.it/products/didone-alissa-regina-di-cartagine/

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...