“LA PAROLA E L’iMMAGINE… di Lia, Maria e Rosaria”

IL FORO ROMANO E IL PALATINO   di  LIA  JONESCU

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LA CURIA E L’ ARCO DI SETTIMIO SEVERO

Dall’ ingresso su via dei Fori Imperiali scendiamo lungo una rampa che costeggia a sinistra il fianco del tempio di Antonino e Faustina e a destra i resti della Basilica Aemilia fondata dai censori Marco Emilio Lepido e Marco Fulvio Nobiliare. Questa basilica fu distrutta da un incendio e le rovine risalgono all’ epoca di Augusto che la ricostruì. Ma la basilica non trovò pace e fu di nuovo incendiata durante il sacco di Alarico. Una curiosità : in alcuni lastroni pavimentali si possono ancora vedere delle monete fuse dal calore dell’ incendio incastonate nel marmo.
Poco più avanti andando verso l’ Arco di Settimio Severo ,di fronte alla Curia, incontriamo un’ edicola a base rotonda dedicata a Venere Cloacidia, esattamente come dice il nome Cloacidia da Cloaca, infatti qui la Cloaca Massima entrava nel Foro in linea retta con il Tevere a poca distanza.
Proseguendo sempre dalla parte “corta” del Foro ci troviamo a camminare sull’ Argilentum ovvero la strada che portava fuori dal Foro lastricata il travertino ed ancora ben visibile.
Sulla destra si innalza la Curia. La facciata di questo edificio solenne, alto 21 metri e lungo 28 si deve a Diocleziano.
Originariamente il suo nome era Curia Hostilia in quanto fondata da Tullio Ostilio, è sempre doveroso dire si suppone. Intorno all’ 80 ac fu riedificata da Silla ( Curia Cornelia) e quindi da Giulio Cesare ( Curia Iulia). Dopo l’ incendio del 52 fu restaurata e riedificata da Diocleziano tale come la vediamo.
L’ interno della Curia è caratterizzato da un pavimento in parte ricostruito in Opus Sectile ( lastre di marmo di colore diverso usate come un mosaico a formare figure geometriche). Sui due lati corrono tre ripiani sui quali poggiavano i seggi dei senatori considerati in 300.
Come al solito nell’ edificio della Curia fu insediata una chiesa dedicata a S. Adriano da Onorio I.
I battenti della Curia, stupendo portale, sono una copia di quelli che ora sono a San Giovanni in Laterano, sono opera raffinata di Francesco Borromini.
Al’ interno della Curia sono stati collocati i Plutei di Traiano, questi sono due parapetti marmorei che sembra decorassero la tribuna dei Rostri ,della quale in seguito parleremo. I plutei erano veri e propri manifesti: su uno di questi furano rappresentati ” Istituito Alimentaria ” Ovvero il resoconto dei pasti gratuiti che venivano distribuiti agli indigenti in genere e ai giovani privi di sostentamento sull’ altra faccia la distruzione dei registri dei debiti dovuta all’ incendio. Sull’ altro pluteo la descrizione di riti sacrificali apotropaici, animali domestici sacrificati agli dei come i toro a Marte e l’ ariete a Quirino.
La credenza popolare vuole che Cesare fosse stato ucciso in questa Curia, ma nella realtà fu ucciso nella Curia che sorgeva accanto al Foro di Pompeo vicinona Campo de Fiori. Shakespeare ambientò la famosa Orazione di Marco Antonio davanti al corpo martoriato di Giulio Cesare proprio di fronte alla Curia nel Foro, esattamente nel piazzale chiamato “Comitium” nel quale si tenevano le assemblee de e per il popolo…da questo la parola Comizio dei nostri imbonitori. Fu lo stesso Cesare a spostare il Comitium dal Foro al Campo Marzio.
La prossima volta vi dirò cosa c’ e sopra e sotto lo spazio davanti alla Curia e all’ Arco di Settimio Severo.

È incredibile come gli archi romani siano ben conservati e sono un grande esempio di solidità.
Accanto alla Curia quasi a delimitare il Foro il bellissimo arco di Settimio Severo, questo, in particolare, deve la sua conservazione anche al fatto che fu nel Medioevo inglobato nei palazzi e quindi nascosto.
L’ Arco ha tre fornici ( archi ) comunicanti con quattro colonne composite, sul frontone sono riportate le vittorie sui Parti e sugli Arabi ottenute dall’ imperatore e dai suoi figli Caracalla e Geta. Caracalla fece uccidere Geta e sostituì sull’ Arco il nome del fratello……una normale ( per l’ epoca) damnatio memoriae.
L’ arco veniva edificato come voto e come simulacro purificatorio , gli eserciti con i loro capi sfilavano sotto i fornici lavando la coscienza dei nemici uccisi ed eventualmente da altre brutture. Con il tempo a sfilare trionfalmente sotto l’ arco furono solo gli imperatori senza aver mai partecipato alla guerra.
Sotto il fornice centrale dell’ arco di Settimio Severo è ancora visibile e molto ben conservata la pavimentazione voluta da Diocleziano…Ora riprendiamo fiato e nei giorni a venire continueremo il nostro giro.

chi volesse approfondire può richiedere all’autrice i seguenti libri con dedica personalizzata:

  • I tesori di Roma
  • L’odore della muffa

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Riflessione di oggi: (a cura di Rosaria Andrisani)

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Cari amici del gruppo, pian piano ci stiamo conoscendo; voi apprezzate i nostri scritti e noi gradiamo i vostri commenti, sempre all’altezza delle tematiche presentate. Oggi vorrei porre un quesito sulla scrittura e vorrei la vostra attenzione e collaborazione; quanto è importante per voi che un libro (pubblicato) sia corretto, dal punto di vista grammaticale e sintattico? Leggereste un libro che sia coinvolgente, ma che presenti errori? Per farla breve, per voi conta ancora la forma della scrittura? Come autrice e correttrice di testi, io credo che un testo perfetto sia fondamentale e essenziale per il successo di un’opera, anche se oggi, purtroppo, la correzione di bozze viene sottovalutata o, addirittura non eseguita..


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MATERA…  Capitale Europea della Cultura 2019

Meritatissimo riconoscimento. Ma un pò anche merito del cinema italiano e soprattutto di Hollywood che l’ha scoperta, inducendo… forse…  il Cristo ad attraversare i confini di Eboli e percorrere anche il territorio lucano.
In realtà, meritatissimo riconoscimento ad una città antichissima, ricca di storia e cultura, che affonda le sue radici nella preistoria ed i cui primi insediamenti si fanno risalire addirittura al Paleolitico, per poi  svilupparsi in epoca preistorica e successivamente ai tempi della Magna Grecia.
Mateola: questo il suo nome ai tempi in cui i superstiti di Metaponto e di Eraclea ripararono dentro le sue mura. Occupata da Annibale e da Pirro, Matera fu devastata dai Goti. Ma risorse con i Longobardi, prima di passare sotto il dominio dei Saraceni prima e dei Bizantini, poi.
Ancora una volta fu devastata e distrutta;  questa volta dai Saraceni che tornarno e sconfissero i Bizantini. Seguirono i Normanni.

Matera.  Matera Vecchia, dalla straordinaria, inquietante bellezza:  il centro storico più suggestivo d’Italia.
Matera Vecchia, quella che sorge su una zona geologicamente assai interessante. Quella conosciuta come:  Sassi di Matera, le cui grotte  cotituirono il primo insediamento umano di genti quasi certamente provenienti da Oriente, in tempi passati e difficilmente databili,  che dovettero ritenere quelle grotte adatte per adorare le loro Divinità. Grotte trasformate in seguito in  pittoresche Chiese Rupestri.
Matera Vecchia. Quella scavata nella pietra calcarea murgiana, che si affaccia sull’orlo di una rupe  lungo la quale si arrampicano strade a gradinata di dantesca memoria; quella dalle abitazioni ad unica facciata in muratura, le une addossate alle altre, con i pittoreschi comoignoli delle case sottostanti, svettanti verso l’alto.

Riscattati e riportati a nuova vita, i Sassi di Matera sono oggi una grande attrazione per il Paese. Appena dopo i moti del Risorgimento, però,  costituirono una vera vergogna per  il Paese e per lo Stato  a causa del degrado totale e delle disumani condizioni di vita di coloro che li abitavano: mancanza di acqua, luce, rete fognaria e soprattutto mancanza di aria… senza contare la  promiscuità con gli animali.
Qui vivevano i “cafoni”: contadini senza terra né altre risorse, se non una miseria estrema. Grande quanto la ricchezza dei loro antagonisti: i “galantuomini”, ricchissimi latifondisti che si sentivano superiori per diritto naturale, ma sopratutto diritto indiscusso.  Due realtà contrapposte, destinate a scontrarsi in una   lotta di classe che conobbe la vergogna di  vedere lo Stato appoggiare la classe già favorita  dalla sorte.
Si dovrà attendere gli anni ’50 per vedere attuata una Legge che stabiliva  lo sgombro di quelle grotte e la costruzione di più dignitose abitazioni

Una città bellissima e particolare, Matera,  semisotterranea  e sovrastata da chiese, torri e castelli; trattenuta da una strada che corre lungo il cornicione di roccia.
I  castelli!
Il castello Normanno, oggi scomparso ma un tempo conteso da diverse Signorie, le cui tracce si possono raccogliere in quel che é  lo stupendo Palazzo GiudiciPietro, che  un tempo ne era l’angolo nord.

Il  Castello Tramontano, datato 1498 e così chiamato dal nome del suo costruttore: il conte Giovanni Carlo Tramontano che lo aveva avuto in assegnazione insieme alla Signoria alla fine del ‘400 da Ferdinando d’Aragona. Costituiva una poderosa fortezza, un baluardo difensivo e d’osservazione, costruito secondo i più validi criteri architettonici e difensivi, ma rimase incompiuto.
Dominavano, come vigili  sentinelle sulla vecchia cittadina seminterrata, le tre torri cilindriche-coniche dalle mura a feritoie, presumibilmente collegate tra loro da una muraglia o da un trinceramento d’ordine rinforzato.
Si dice che da quelle torri, attraverso le feritoie, si facessero segnali di fuoco e fumate per trasmettere messaggi in caso di pericoli.  Un maniero che avrebbe dovuto essere militarmente inaccessibile, secondo le intenzioni del conte Tramontano, ma che così non fu.

Quel popolo, infatti,  oppresso ma fiero, mal tollerava il giogo delle Signorie.
Su quella terra di gente indomita, le basi piantate dalla varie Signorie furono sempre precarie ed instabili.  Ucciso il tirannico Signore, il castello venne in parte smantellato e la cittadina conobbe,  fino al 1663, periodi di autonomia alternati a dominazioni di potenti feudatari, tra cui gli Orsini.

Queste le notizie storiche sul castello Tramontano, ma Matera vanta altri testimoni della propria storia e cultura, di ben più felice cronaca: il Duomo.
Costruito fra il 1268 e il 70, il Duomo è il monumento più notevole della città. Ancora oggi, salvo pochi cambiamenti e rifacimenti, é possibile ammirarne lo stile originario romanico-pugliese.
La facciata é splendidamente  decorata da un portale: un magnifico rosone e  bellissime architetture sostenute da colonnine poggianti su mensole. Stesso motivo sulle fiancate;  su quella destra, prospiciente la Piazza Episcopio, due splendidi portali fanno  mostra di sé, riccamente decorati con mensole e colonne poggianti su leoni. Il fianco sinistro é arricchito da portali chiusi  e parzialmente distrutti.
Vi si erge anche un bel campanile a tre piani e, secondo il più puro stile romanico, sui si affacciano finestre  con due aperture divise da un pilastro.
Un invito, dunque, per chi arriva a Matera per visitare i Sassi, a  passare anche sull’altro versante della città.

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