“AL MUSEO” di Maria Pace

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Isabella sedette sul letto e cominciò la lettura dei fogli di Hammad.

Il Libro per uscire alla Vita.

Così Hammad aveva intitolato quella raccolta di formule magiche che avrebbero permesso al Ka della principessa di penetrare nella luce dell’immortalità.

“Santo Cielo! – pensò sottovoce, visibilmente emozionata, sollevando il capo dal foglio – Questo è il Libro dei Morti della principessa Nefer.”

Riprese la lettura partendo dal capitolo introduttivo.

“Gli Scritti delle Parole Divine che sono il Libro di Thot, da pronunciarsi il giorno del funerale, giungendo alla tomba e prima di andar via…”

Isabella fece seguire ancora una pausa, poi cominciò a recitare:

   “O Usir, Toro degli Amenti

Io sono il Dio Grande della Barca Divina  che ha combattuto per te

Io sono Uno degli Dei

Io sono i Giudici che operano…”

Mentre recitava, simile ad un’antica sacerdotessa di una qualche perduta Divinità della Vita, la ragazza metteva enfasi e passione nelle parole e nei gesti; dosava parole e tempi con sapienza e accuratezza e vestiva di mistero e teatralità quelle parole arcane.

S’interruppe nuovamente e sollevò il capo, come folgorata da un improvviso pensiero.

“E’ così che il cherywebb, Sacerdote Lettore, – pensò a voce alta – avrà recitato queste formule davanti alla tomba della principessa Nefer il giorno del funerale?… E’ questa l’intonazione giusta? Solo se pronunciate con la giusta voce, le formule avrebbero difeso il defunto dalla disgregazione e dall’attacco di entità nemiche… Solo una vibrazione corretta della voce avrebbe procurato un giusto impiego della formula… Osor! – il volto della ragazza si distese in un sorriso dolcissimo – Ci saranno state formule per richiamare anche lui? Osor, il Guardiano a difesa della tomba di Nefer… Lei… lei poteva chiamarlo alla vita con delle formule magiche?… E se davvero ci fosse, tra queste, la formula per richiamare Osor alla vita?”

Febbrilmente si pose alla ricerca di un indizio, una parola, una frase indicativa e infine si fermò davanti ad un titolo:

Formula per uscire dalla rete.”

Si trattava di un testo quasi incomprensibile, estremamente corrotto e con parole sconnesse. Lo stesso, la ragazza cominciò a recitare:

“Io sorgo nell’ora di vivere con le interiora degli Dei

Io conosco il ramo che gli appartiene: è il dito di Sokar

Conosco il palo: è l la gamba di Nemu.

Conosco la punta: è la mano di Isis…”

Isabella ebbe un gran sospiro.

“Uhhhhhh!… chissà cosa vorranno dire   queste parole… Chissà se avranno un senso… un significato. Mah! Domani… continuerò a leggere domani. Ho proprio sonno e mi si chiudono gli occhi.”  con uno sbadiglio raccolse i fogli e si preparò per la notte. Indossò un leggero pigiama e si infilò tra le lenzuola; un ritornello, però, continuava a martellarle nella mente e sulle labbra:

“… io sorgo nell’ora di vivere insorgo nell’ora di vivere

con le interiora degli Dei…”

Chiuse gli occhi, ma continuò a bisbigliare:

“Io sorgo nell’ora di vivere… io sorgo…”

Simili ad anelli di fumo di incenso, le magiche parole parevano materializzarsi, appena lasciate le labbra della ragazza; parevano alzarsi e restare in sospensione nell’aria, per poi dilatarsi… più… sempre più… come una nuvola invisibile.

“Io sorgo… io sorgo nell’ora di vivere…”

Parvero allungarsi, infine ed allargarsi; muoversi come onde magnetiche, come energia misteriosa ed inarrestabile… Tutta la stanza ne fu satura e… ancora di più: l’essenza lasciò la stanza e fluì oltre la finestra aperta sulla città. Ogni terrazzo, ogni vetta, ogni   pinnacolo ne fu lambito; palazzi, moschee, musei ne furono investiti… arrivò al Museo delle Antichità. Qui, penetrò l’oscurità delle sale, raggiunse e sfiorò statue e mummie, naos e sarcofagi, ed infine avvolse la statua del Guardiano della tomba della principessa Nefer.

             “Io sorgo nell’ora di vivere…”

Gli occhi di Osor, il simulacro di legno, di colpo si spalancarono. Nel suo sguardo di psta vitrea comparve un lampo: di vita e consapevolezza di esistere. Il legno che imprigionava la forza vita era sempre intorno a lui, come uno scudo protettivo ed incorruttibile, ma la giusta voce era tornata ad attraversarlo per richiamarlo alla vita e lui, magica creatura, era pronto a rispondere al comando contenuto nella formula del Risveglio alla Vita.

“Mia dolce signora, Divina Nefer, sei tu che mi chiami?” le sue labbra si mossero, ma le parole rimasero ancora dentro di lui, prigioniere del legno. Non ebbe alcuna risposta, ma il comando si ripeté, perentorio ed imperioso, dentro di lui. Gli ordinava di liberarsi del legno che lo tratteneva… gli ordinava di sorgere alla vita e di vivere

“Io sorgo nell’ora di vivere.”

Il petto gli si allargò in un profondo respiro cui seguirono echi prolungate di scricchiolii di legno,   poi la voce lasciò la materia inerte e uscì fuori:

         “Io sorgo nell’ora di vivere…”

Seguì un secondo, prolungato respiro: l’incantesimo che lo teneva prigioniero nel legno, infine, s’era rotto.

“Io vivo, mia dolce signora… io vengo… io vengo…” disse, con quella sua voce gutturale e cavernosa che pareva provenire da profondità abissali.

La materia inerte e dura si ammorbidì; ogni atomo, ogni molecola del legno vibrò di vita.  La prodigiosa creatura si erse su tutta la persona, si sgranchì le membra e distese i muscoli ancora appesantiti e tesi: quella magica aureola luminosa che guizzava intorno alla sua figura, come lingue di fuoco, andò lentamente impallidendo. Le proporzioni del fisico erano straordinarie e l’aspetto terribile: alto quasi due metri, erano due metri di potenti muscoli armoniosamente distribuiti e guizzanti sotto una pelle bruno dorata.

Pareva un Titano.

I fianchi erano stretti in un gonnellino di pelle e un cordino della stessa pelle gli tratteneva la folta, scura capigliatura; il volto era di una bellezza straordinaria. Si chinò sul sarcofago della principessa Nefer.

“Mi hai chiamato, mia signora?”

Ma il richiamo non veniva da quella bara ed egli si voltò e le dette le spalle.

“Vengo… vengo, mia signora.” ripeté ed a lunghi passi attraversò la galleria immersa nel buio e si diresse verso l’uscita.

(continua)

 brano tratto da  “OSORKON” di  Maria Pace

si richiedere direttamente a   mariapace2010@gmail.com

 

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