ALBERT EINSTEIN di Adriano Perrone

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 Segnalato dall’Amministrazione del CIRCOLO

ALBERT EINSTEIN
Storia di un ragazzino che non riuscì a superare gli esami di ammissione
(prima parte)

“Ti prometto quattro articoli” scrisse all’amico il giovane analista di brevetti.
La lettera era latrice di alcune delle più importanti notizie della storia della scienza e, da quel momento in poi, tutta la scienza ufficiale avrebbe ricevuto pesanti scossoni a partire da quegli articoli.
“Il più grande scienziato della storia” non scriveva quegli articoli da qualche prestigiosa università, come ci si sarebbe aspettati, ma dall’ufficio brevetti di Berna.
Riuscite ad immaginare un genio bussare alla porta di casa vostra per vendervi un aspirapolvere?
Chissà… magari un genio vi è appena passato davanti e non ve ne siete accorti.
In fondo se Einstein avesse tenuto per se quegli articoli o se l’amico non li avesse mai pubblicati… o se non fossero arrivati a chi di dovere… o se non fossero stati tenuti in considerazione da chi di dovere…
Chi può dire se Einsten avrebbe passato il resto dei suoi giorni come l’ultimo degli impiegati all’ufficio brevetti?
E chi può dire quanti Einstein, nella storia, sono rimasti nell’oscurità per mancanza di opportunità o semplicemente un minimo di fortuna?
Chi può dire se nel vostro vicino di casa, l’ultimo a cui dareste dieci centesimi di credito, si nasconde un genio mai venuto alla luce?
Anzi a proposito di luce…
No, no! Di questo ne parleremo più avanti.
Non siate ansiosi.
In merito ad “opportunità” mi vengono in mente persone come Ramanujan o Tesla… ma di questi parleremo magari un’altra volta.
Albert Einstein, come detto, è stato considerato “il più grande scienziato della storia” ma egli non avrebbe accettato questa definizione.
Ci credereste?
Einstein era una persona estramente umile.
Che differenza con molti personaggi dello spettacolo i quali, per meriti quantomeno dubbi, camminano a due metri da terra trattando gli altri come plebaglia puzzolente!
Che differenza con certi uomini politici, opinionisti e altri che credono che il mondo dipenda esclusivamente da una loro opinione o da un loro rutto.
A chi l’avesse chiamato genio lui avrebbe risposto… “Non credo di possedere doti particolari. Sono solo appassionatamente curioso”.

“La cosa importante è non smettere mai di porsi domande. La curiosità ha le sue buone ragioni di esistere. Non si può che restare sgomenti, quando si contemplano i misteri dell’eternità, della vita, della meravigliosa struttura della realtà. E’ sufficiente cercare di capire solo un po’ di questo mistero ogni giorno. Mai perdere il gusto di una sacra curiosità”.

E disse ancora, per rimarcare l’assoluta piccolezza dell’uomo, di non essere neppure in grado di “far smettere di piovere”.
Ad Einstein non interessavano ricchezza e successo.
Disse d’essere stato illuminato dalla bellezza della natura.
Questi quattro articoli furono tutti pubblicati sulla prestigiosa rivista tedesca «Annalen der Physik». La carriera accademica di Einstein, dopo questo esordio straordinario, procedette spedita, così come rapidamente si affermò la sua reputazione di fisico brillante ed eclettico… ma non pensate che sia tutto stato facile nella sua vita. Tutt’altro.
Nacque ad Ulma il 14 marzo del 1879 da una benestante famiglia ebraica, figlio di Hermann Einstein, proprietario di una piccola azienda che produceva macchinari elettrici, e di Pauline Koch.
A proposito… questo è lo stesso anno in cui viene prodotta la prima lampadina elettrica a filamento incandescente.
Thomas Alva Edison, negli Stati Uniti, riesce a tenere accesa questa lampadina per ben tredici ore e mezzo!
Un vero record perché fino a quel momento le case erano illuminate, poco e male, solo con lampade a gas o lumi a petrolio puzzolenti.
E di nuovo a parlare di luce… ma torniamo a noi.
Einstein frequentò una scuola elementare cattolica e, su insistenza della madre, gli furono impartite lezioni di violino. All’età di cinque anni il padre gli mostrò una bussola tascabile e Einstein si rese conto che qualcosa nello spazio “vuoto” agiva sull’ago spostandolo in direzione del nord; descriverà in seguito quest’esperienza come una delle più rivelatrici della sua vita.
In merito al rendimento scolastico di Einstein Emilio Sagré ebbe a scrivere “« Albert […] per quanto desse ai familiari segni di ingegno precoce, non si distinse a scuola. Giunto alle scuole medie, trovò disgustoso il sistema di insegnamento tedesco e entrò in conflitto coi professori che da parte loro lo maltrattavano. […] Rovesci di fortuna fecero emigrare la famiglia a Milano e Einstein, lasciato a Monaco a finire i suoi studi, si dette per malato e raggiunse i suoi in Italia. […] Poi cercò di essere ammesso al Politecnico di Zurigo, ma non avendo la regolare licenza media fu rifiutato e non riuscì nemmeno a superare gli esami di ammissione, per quanto eccellesse in matematica e fisica. Andò allora per un anno a fare studi di riparazione al Gymnasium di Aarau»
Questo non dovrebbe stupire: nella storia ci sono molti esempi di genii che non brillavano a scuola.
Un genio è prima di tutto un ribelle.
Uno che “non ci sta”.
Un genio è colui che rimette in discussione molte cose e i rigidi canoni delle scuole tedesche devono averlo, in qualche modo, stretto in una terribile morsa di regole e regolette “incontestabili”.
Comunque Einstein cominciò a studiare matematica insieme a un amico di famiglia, Max Talmud,il quale gli procurò testi scientifici come gli Elementi di Euclide ma anche filosofici come la Critica della ragion pura di Kant. All’età di dieci anni iniziò a frequentare il Luitpold Gymnasium ma si rivelò ben presto insofferente al rigido ambiente scolastico, seppur riportando comunque buoni voti sia in matematica che in latino. Suo zio Jakob, inoltre, lo metteva spesso alla prova con problemi matematici che risolveva brillantemente «…provando un profondo senso di felicità».
La sua adolescenza fu tutt’altro che facile perché, a causa di problemi economici, la sua famiglia dovette trasferirsi spesso.
Il fallimento all’esame d’ingresso al Politecnico di Zurigo nel 1895, tentato nonostante non avesse l’età minima richiesta e non superato per insufficienza nelle materie letterarie, fu una dura battuta d’arresto.
Per concludere gli studi superiori fu pertanto mandato dalla famiglia ad Aarau, dove riuscí a conseguire il diploma nel 1896.
Nell’ottobre dello stesso anno ritentò l’esame di ammissione al politecnico, questa volta superandolo. All’età di diciassette anni rinunciò definitivamente alla cittadinanza tedesca.
Nel 1898 incontrò e s’innamorò di Mileva Marić, sua compagna di studi.
E’ degno di nota che Mileva fosse l’unica donna ammessa a frequentare il politecnico federale svizzero.
Einstein concluse gli studi al politecnico nel luglio del 1900, superando gli esami finali del diploma con la votazione di 4,9/6, classificandosi quarto su cinque promossi.
Fra i candidati in matematica e fisica vi era anche Mileva Marić, che conseguì il voto di 4/6 risultando bocciata. Egli fu l’unico dei diplomati a non ottenere un posto come assistente.
Nel 1900 gli venne garantito un diploma da insegnante dall’Eidgenössische Technische Hochschule e nel 1901 fu naturalizzato svizzero.
In quel periodo Einstein discuteva dei suoi interessi scientifici con un ristretto gruppo di amici, inclusa Mileva.
Nel gennaio 1902 Mileva ebbe una figlia, Lieserl, che morì presumibilmente di scarlattina.
A proposito… forse avete trovato in rete la famosa “Lettera alla figlia Lieserel” la quale parla di “una forza che comprende e gestisce tutte le altre” e che sarebbe l’amore.
Ebbene… quella lettera è una bufala e lo si capisce dallo stile della scrittura nonché dal contenuto stesso.
La lettera, infatti, parla della “teoria della relativià” come se fosse stata già proposta da tempo. Espressioni come “pochissimi mi capirono” indica che la lettera sia successiva ma Lieserel morì molto prima che la sua teoria venisse proposta e anche la forzatura secondo cui Einstein avrebbe indirizzato la lettera alla figlia in senso simbolico non ha alcun senso dal momento che la lettera incoraggia Lieserel a divulgare questa verità “all’umanità”.
Chiunque abbia scritto quella lettera, anche credendo nelle buone intenzioni, ha fatto semplicemente degli errori grossolani.
Comunque il parto compromise gli studi della giovane Mileva la quale decise volontariamente di sacrificarsi per la famiglia e la carriera accademica di Albert.
Chissà se la stessa Mileva non sarebbe diventata altrettanto famosa se le cose fossero andate diversamente.
Nel 1903 Albert e Mileva si sposarono in municipio. In seguito Mileva avrebbe dato alla luce altri due figli: Hans Albert (1904), che sarebbe diventato ingegnere, ed Eduard (1910) che, nonostante il talento nella musica e negli studi, fu travolto dalla malattia mentale e trascorse gran parte della sua vita tra la casa materna di Zurigo e l’ospedale psichiatrico Burghölzli.
Dopo il diploma, Einstein trovò lavoro presso l’ufficio brevetti di Berna, come abbiamo visto all’inizio. Insieme all’amico e collega di lavoro Michele Besso fondò un gruppo di discussione chiamato “Accademia Olimpia”, dove si discuteva di scienza e filosofia.
Ma ecco che arriva un anno decisivo, l’Annus Mirabilis: il 1905.
Nel giro di sette mesi, Einstein pubblica sei lavori:
1. un articolo, ultimato il 17 marzo, che spiegava l’effetto fotoelettrico in base alla composizione della radiazione elettromagnetica di quanti discreti di energia (poi denominati fotoni), secondo il concetto di quanto che era stato ipotizzato nel 1900 da Max Planck. Questo studio gli sarebbe valso il Premio Nobel per la fisica per il 1921, contribuendo allo sviluppo della meccanica quantistica (cosa che Einsten combatté fino alla fine).
2. la tesi di dottorato sul tema “Nuova determinazione delle dimensioni molecolari”, pubblicata il 30 aprile. Sarebbe diventato lo scritto di Einstein più citato nella letteratura scientifica degli anni settanta;
3. un articolo, datato 11 maggio, sul moto browniano, che costituiva uno sviluppo della sua tesi di dottorato;
4. una prima memoria, in data 30 giugno, dal titolo “Sull’elettrodinamica dei corpi in movimento” che aveva come oggetto l’interazione fra corpi carichi in movimento e il campo elettromagnetico vista da diversi osservatori in stati di moto differenti. La teoria esposta nell’articolo, nota successivamente con il nome di Relatività ristretta (o speciale), risolveva i contrasti tra teoria meccanica e teoria elettromagnetica della luce, che avevano caratterizzato la fisica dell’Ottocento, con una revisione dei concetti di spazio e di tempo assoluti;
5. un’altra memoria sulla relatività ristretta, datata 27 settembre, che conteneva la nota formula E=mc2;
6. un altro articolo sul moto browniano, pubblicato il 19 dicembre.
Nell’ottobre del 1909 prese servizio come professore associato all’Università di Zurigo, pochi mesi dopo aver ricevuto la prima laurea honoris causa dall’Università di Ginevra; nel 1911 fu nominato professore ordinario all’Università Karl-Ferdinand di Praga e l’anno succesivo all’ETH di Zurigo.
In una lettera di raccomandazione alle autorità accademiche dell’ETH il grande Henri Poincaré aveva avuto per lui parole di elogio: «Il signor Einstein è una delle menti più originali che io abbia conosciuto; nonostante la giovane età, occupa già un posto di grande prestigio tra i più eminenti studiosi della nostra epoca». Questo giudizio di Poincaré trova conferma nel fatto che l’anno precedente, il 1910, Einstein era stato proposto come candidato al premio Nobel per la fisica: con l’eccezione del 1911 e del 1915, il suo nome sarà incluso nella lista dei papabili per tutti gli anni successivi, fino al 1922, quando gli verrà assegnato il premio per il 1921.
Fino al 6 novembre 1919 Einstein era soltanto un insigne professore dell’Università di Berlino che godeva di una considerevole reputazione negli ambienti della fisica teorica. Da quel giorno in avanti diventò un mito della scienza, non semplicemente celebrato per le sue scoperte, ma a tutti gli effetti «canonizzato», per usare la significativa espressione del suo più autorevole biografo Abraham Pais. Il 7 novembre il «Times» di Londra, nelle pagine interne, titolava su due colonne Rivoluzione nella scienza | Nuova teoria dell’universo | Le idee di Newton rovesciate. Il 9 novembre il «New York Times» riportava la notizia con un articolo su sei colonne (Storte le luci in cielo) e nei giorni successivi riprendeva varie volte l’argomento con toni sempre più sensazionalistici («[…] dubbi persino sull’affidabilità della tavola pitagorica», «questi signori saranno forse grandi astronomi, ma come logici fanno pena»). Per quanto riguarda la stampa tedesca, il 14 dicembre la rivista «Berliner Illustrirte Zeitung» dedicò la copertina al «nuovo gigante della storia del mondo», Albert Einstein. La fotografia che lo ritrae pensoso, la mano destra a sorreggere il mento, il volto ancora giovane ma già segnato dalle fatiche del lavoro intellettuale, fissa un cliché, una figura iconica che sarà replicata, con varianti non essenziali, centinaia di volte. A partire dal 1920 Einstein iniziò a scrivere articoli divulgativi, a rilasciare interviste, a tenere conferenze un po’ ovunque nel mondo, e la sua popolarità aumentò rapidamente di anno in anno. Durante la sua prima visita negli Stati Uniti, nella primavera del 1921, fu ricevuto dal presidente Harding e accolto in trionfo a New York, a Chicago, a Boston; l’anno seguente, a Parigi, ricorda André Weil, «si rese necessario istituire un sistema di tessere di ingresso» tanto numeroso era il pubblico desideroso di assistere alle sue conferenze al Collège de France; all’arrivo di Einstein a Tokyo, nel gennaio del 1923, la polizia fu impotente ad arginare la folla. Echi della fama di Einstein si diffusero anche nel milieu degli artisti e degli intellettuali. St. Francis Einstein of the Daffodils si intitola, ad esempio, una poesia di William Carlos Williams composta in occasione del viaggio americano, mentre tra il 1919 e il 1921 l’architetto espressionista Erich Mendelsohn realizzò la torre Einstein nell’osservatorio dell’Istituto astrofisico di Potsdam…
E ci sarebbe davvero ancora tanto da scrivere.
Ma cosa aveva scritto, in realtà, questo grandissimo genio?
Come aveva potuto stravolgere fino a quel punto il mondo della fisica?
Una persona “non addetta ai lavori” può arrivare a comorendere le sue intuizioni senza ricorrere a parole troppo difficili o a formule matematiche incomprensibili ai più?
E’ importante saperlo perché a distanza di 100 anni, nell’era del computer quantistico, dei droni, delle stazioni spaziali, dei super satelliti esplorativi e dei giganteschi telescopi elettronici, questo incredibile genio continua a far parlare di se.
Ne parleremo nel prossimo articolo.
Nel frattempo… cavalchiamo un raggio di luce e chiediamoci… “Come mi apparirebbe l’universo?”

Adriano Perrone

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