“INDIANI D’AMERICA… Raccontati da Adriano, Romina e Uliano”

12834992_241484929528894_1995977641_n     CAPO  DUE COLPI          12834516_241485946195459_347410120_n  CAPO NUVOLA ROSSA12825324_241485472862173_396729642_n

CAPO  GIUSEPPE

 

 

12804335_241485572862163_1682172192_n  CAPO  PICCOLO  LUPO12324947_241485676195486_498820052_n   CAPO  CAVALLO PAZZO

 

GRANDI CAPI INDIANI     di Romina  GOTTI

 

 

“Non e’ come nasci ma come muori che rivela a che popolo appartieni” (alce nero)


di ADRIANO PERRONE

TI AUGURO TEMPO PER VIVERE

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Non ti auguro un dono qualsiasi,

Ti auguro soltanto quello che i più non hanno.

Ti auguro tempo, per divertirti e per ridere;

se lo impiegherai bene, potrai ricavarne qualcosa.

Ti auguro tempo, per il tuo Fare e il tuo Pensare,

non solo per te stesso, ma anche per donarlo agli altri.

Ti auguro tempo, non per affrettarti e correre,

ma tempo per essere contento.

Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo,

ti auguro tempo perchè te ne resti: tempo per stupirti

e tempo per fidarti e non soltanto per guardarlo sull’orologio.

Ti auguro tempo per toccare le stelle

e tempo per crescere, per maturare.

Ti auguro tempo, per sperare nuovamente e per amare.

Non ha più senso rimandare.

Ti auguro tempo per trovare te stesso, per vivere ogni tuo giorno,

ogni tua ora come un dono.

Ti auguro tempo anche per perdonare.

Ti auguro di avere tempo, tempo per la vita.

(Poesia Sioux)

 


 PELLEROSSA     di  ULIANO  ANDOLFI
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I Nativi americani, i cosiddetti Indiani o Pellerossa, sono abbastanza simili ai Mongoli che vivono in Asia; questo perchè un tempo l’attuale Stretto di Bering non esisteva e Asia e America, essendo unite fra loro, permettevano alle popolazioni il transito, consentendo cosi agli esseri umani, il popolamento delle Americhe.
I primi contatti dei Pellerossa con il resto del mondo, risalgono a circa 1.100 anni d.C.; furono i Vichinghi che ebbero l’onore di incontrare per primi queste nuove genti. Ma la svolta alla loro esistenza, avviene nel 1492, quando Cristoforo Colombo, sbarca sulle loro spiagge e chiama questi nuovi popoli “indiani”, convinto come era di essere sbarcato in un’isola dell’India, meta del suo viaggio che voleva dimostrare la possibilità della circumnavigazione del globo.
Qualche anno dopo, partono le prime spedizioni europee alla scoperta del nuovo continente, ed inizia la colonizzazione della parte orientale degli Stati Uniti e del Canada con conseguente inizio degli scontri con le tribù insediate in quelle terre.
Nel 1755 gli Inglesi e i Francesi iniziano una guerra per possedere la valle dell’Ohio.
Anche gli Indiani partecipano a questa guerra; gli Irochesi alleati degli Inglesi, mentre gli Algonchini si alleano ai Francesi. La guerra termina nel 1763 (la guerra dei sette anni) con la vittoria degli Inglesi, siglata dal trattato di Parigi. Nel 1763 il Parlamento inglese concede ai Nativi il diritto di rimanere sulle terre non ancora cedute e garantisce tranquillità alle loro popolazioni. Ma intorno al 1770, gli Irochesi sono costretti a firmare il trattato di Stanwick che li obbliga a spostarsi più a ovest e ad abbandonare le terre dove avevano sempre vissuto.
I coloni europei cosi si espandono sui territori dei Nativi e, infrangendo il trattato del 1763, scacciano i Delaware e gli Shawnee, ponendosi contro la volontà ufficiale  del regno inglese che era favorevole ad una alleanza con i Pellerossa.
Negli anni successivi, proseguono le guerre fra Inglesi e coloni europei, ormai diventati “Americani”, alle quali i Nativi prendono parte, ma quando nel 1787 nascono gli Stati Uniti, per tutte le tribù indiane è l’inizio della fine.
Il primo presidente americano, Washington, inizia una guerra contro gli Indiani che porta alla battaglia di Fallen Timbers, dove gli Indiani subiscono una forte sconfitta ad opera dell’esercito americano guidato dal generale Waine, complice il tradimento degli Inglesi che, in un primo tempo, avevano promesso il   loro aiuto.
Nell’agosto del 1795, le tribù Shawnee e Miami, sono costrette a firmare il trattato di Greenville, con il quale perdono circa 60.000 chilometri quadrati del loro territorio. E’ proprio alla luce di questi avvenimenti che Tecumseh, giovane capo della tribù Shawnee, inizia un lungo viaggio in tutto il nord America, con l’intento di convincere gli altri capi a creare uno stato indiano nel quale tutte le tribù risultino unite. Ma intanto l’Uomo Bianco continua a volersi espandere, e si arriva così al 1830 quando il Congresso Americano vota un decreto, l”Indian Removal Act”, con il quale le tribù del sud-est sono costrette a lasciare le loro terre e a trasferirsi ad ovest del Grande Fiume Mississippi.
Fra il 1850 e il 1853 le tribù dell’ ovest, Sioux, Cheyenne, Arapaho, Crow, Apache e Comanche, convinti che l’esercito li proteggerà dai pionieri, firmano trattati per la costruzione di strade e forti nei loro territori.
La risposta è sempre la stessa: esercito e pionieri invadono i territori, relegando le tribù in territori insufficienti alla loro  sopravvivenza. Inizia così un periodo in cui gli Indiani, si segnalano per una serie di attacchi sia contro l’esercito americano che contro i pionieri.
Nel 1858 i Messicani sterminano la famiglia di Geronimo, che   giura  odio eterno nei loro confronti.  Iniziano così gli scontri di uno dei più famosi e terribili capi della storia. Geronimo viene catturato e rinchiuso nella riserva di San Carlos, da cui riesce a fuggire e scatenare l’inferno nel sud-ovest; viene ripreso ma riesce a fuggire ancora dalla riserva; dopo anni di battaglie, stanco di combattere si arrende e chiede una riserva nelle terre d’origine per il suo popolo. Finisce la sua vita come attrazione in uno spettacolo itinerante.
Fra il 1862 e il 1868, nonostante sia in corso la Guerra di Secessione, il generale Carleton e Kit Carson attaccano i Navaho che si rifiutano di trasferirsi in una riserva ad est del New Mexico. Dopo anni di lotte, stremata dalla fame e dalla malattia, la tribù accetta il trasferimento. Lo stesso trattamento  viene riservato agli Apache che, con i loro capi Mangas Colorada e Cochise, prima di arrendersi, per alcuni anni seminano il terrore compiendo massacri passati alla storia.
Nel 1864 i Cheyenne attaccano un treno merci. Il colonnello Chivington come risposta attacca il villaggio di Sand Creek, nonostante gli Indiani espongano la bandiera bianca in segno di resa. Nella strage non si risparmiano nemmeno donne e bambini.
I Sioux guidati da Nuvola Rossa e da Cavallo Pazzo, per vendicare Sand Creek, attirano in un imboscata un reggimento dell’esercito ed uccidono tutti gli uomini. Seguono una serie di scontri con perdite da una parte e dall’altra, ma che mettono in evidenza la strategia, il valore e il coraggio dei due capi Sioux. Nel 1868 i Cheyenne di Pentola Nera, che era sopravvissuto a Sand Creek e si era battuto per la pace fra Bianchi e Indiani, vengono attaccati di sorpresa dal colonnello Custer sul Washita River : è un’altra strage totale.
Nel 1872 sono i Modoc a fuggire da una riserva in cui erano stati confinati assieme ai Klamath con i quali, tradizionalmente, non erano in buoni rapporti. Guidati da Kintpuash (Captain Jack), raggiungono le loro terre sui Lava Beds.
Grazie all’astuzia del loro capo e al territorio impervio, resistono a lungo all’inseguimento degli Americani, costringendoli ad una delle guerre più dure e costose, ma alla fine  Kintpuash viene catturato e impiccato.
Il 1876 è un anno importantissimo nella storia dei Nativi. I Sioux di Toro Seduto e Cavallo Pazzo, si uniscono ai Cheyenne di Due Lune, e tengono una grande cerimonia chiamata “Danza del Sole” sulle rive del fiume Rosebud. Dopo qualche giorno vengono attaccati dalle truppe del generale Crook, ma dopo uno scontro durissimo Cavallo Pazzo e i suoi uomini resistono e hanno la meglio. Viene cosi ordinato al gen. Custer, di andare in avanscoperta per sconfiggere definitivamente le tribù,  ma Custer (Capelli gialli) senza aspettare i rinforzi decide di attaccare, convinto come era di riportare una facile vittoria e conquistarsi fama e prestigio. Toro Seduto fa evacuare l’accampamento, ordinando ai suoi uomini di lasciare accesi i fuochi e di nascondersi sulle colline circostanti pronti per l’attacco. Custer convinto di prendere gli Indiani di sorpresa lancia il suo settimo reggimento di cavalleria contro l’accampamento, ma quando si accorge che è vuoto, i guerrieri indiani escono dalle colline e per lui non c’è speranza. Little Big Horn, fu la vittoria più importante nella storia dei Nativi.
Nel 1877 anche i Nez Percè sono costretti a lasciare la loro terra nella valle di Wallowa, per trasferirsi in una riserva; una parte della tribù non accetta e si dà alla fuga inseguita dall’esercito. Inizia così una lunga marcia da parte dei Nativi guidati da Capo Giuseppe, durante la quale si susseguono gli scontri con l’esercito americano che li porterà a raggiungere l’accampamento di Toro Seduto in Canada.
Nel 1878, dopo la battaglia di Little Big Horn, i Cheyenne e gli Arapaho accettano di andare a vivere nelle riserve, con la promessa del governo americano di poter fare ritorno alle loro terre qualora la riserva non fosse di loro gradimento. Naturalmente la riserva si rivela arida e senza selvaggina da poter cacciare, e i Nativi guidati da Coltello Spuntato e Piccolo Lupo, iniziano una fuga per poter tornare nelle loro terre.  Dopo anni di scontri e numerose perdite di uomini riusciranno ad ottenere una riserva proprio nelle loro terre.
Il 12 dicembre del 1890, l’esercito americano si reca   nella  dimora di Toro Seduto per arrestarlo, soltanto dopo tre giorni i soldati riescono ad entrare nella   capanna  difesa dai guerrieri fedeli al loro capo. Toro Seduto cade ferito mentre Red Tomahawk gli infligge il colpo di grazia. Ancora terribile il 1890 quando il settimo reggimento di cavalleria, raggruppa i Sioux a Wounded Knee Creek con l’intento di trasferirli verso altre riserve. A causa di qualche incomprensione e scontro, i soldati aprono il fuoco e  uccidono tutti .  Più di trecento tra uomini, donne e bambini!
Alla fine fra il 1891 e il 1898 tutti i Nativi vengono relegati per sempre nelle riserve, ad eccezione dei Chippewa che danno origine ad una rivolta terminata nel  bagno di sangue.
 Piccolo Falco Bianco
 Piccolo Falco Bianco, siediti qui con me,
ascoltiamo insieme la voce del Grande Spirito,
la sua voce si  sente nel pigolare degli uccelli,
nel profumo inebriante dei fiori dei campi.
 
Piccolo Falco Bianco sei venuto al mondo,
per raccogliere le bianche rose selvatiche;
per scuotere dalle spighe  il riso ed il grano,
correre, rotolando nell’erba e nella sabbia.
 
Piccolo Falco Bianco, sei venuto al mondo
per odorare la salvia, il ginepro, il rosmarino,
raccogliere il succo delle  piante di arancio
e vivere con animo coraggioso, eroico, prode.
 
Piccolo Falco Bianco, sei venuto al mondo
per navigare nel mare ristoratore ed amico
mentre la brezza marina ci accarezza il volto.
dall’incresparsi delle acque azzurre del mare.
 
Piccolo Falco Bianco sei venuto al mondo
per cogliere more e fragole; cacciare bisonti,
cavalcare i cavalli, esplorare le montagne,
guardare l’aurora ed il rosso del  tramonto.
 
Piccolo Falco Bianco, riposerai al calar del sole
rispetterai gli anziani ed  amerai i bambini,
seguirai il vento impetuoso e l’azzurro mare.      
vedrai le stelle; lotterai per  vincere  la vita.
 
Piccolo Falco Bianco, siediti qui con me
ed ascoltiamo  la voce del Grande Spirito,
mentre  ora i gabbiani volano verso il mare
e la salsedine accarezza i nostri volti vicini.
 
Piccolo Falco Bianco, sono  vecchio ormai
mentre  in te la forte gioventù, prorompe;
meravigliosamente  bello essere tuo nonno,
adorato, mio carissimo, amato nipotino.
 
Piccolo Falco Bianco; siediti qui con me
ascoltiamo ancora  la voce del Grande Spirito,
e quando sarò, lassù, nei grandi pascoli dei cielo
cavalcherò felice  vedendoti  gioiosamente lottare.
 
Piccolo Falco Bianco,  mi ricorderai allora,
ricorderai Aquila Rossa, nonno che ti ha amato,
e che hai reso felice dandogli la tua mano,
insieme al tuo sorriso, i tuoi caldi abbracci
 
Cacciatore di sogni
 
Io dormo e fuori del Tepee
il mio acchiappasogni attende
d’afferrare una visione per me,
possibilmente grande colorata.
 Nella notte sta fermo, in attesa 
per acchiappare un bel sogno
che vagabondi silente nell’aria.
 Di pelle è la rete, leggere le piume
ed immensa è la magia che emana
mi porterà un amore, una canzone
oppure dei dolorosi incubi scuri?
Ora per me è il tempo di dormire
t’aspetto sogno, bello, fortunato
Aquila rossa attende la tua magia.
Vola  nella notte e trovami ciò
che voglio, catturami un sogno,
grande, magnifico, importante
come un giorno sarà Aquila rossa.
Acchiappasogni, acchiappasogni
tenerezza, ti prego, il mio cuore
è in pace, la mia mente rilassata.

 

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