“IERI e OGGI – Il Libano … Simonetta & Maria”

VII – Il mio Libano   di Simonetta Angelo-Comneno

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“Papà, oggi andiamo a vedere Baalbek!”. Era una splendida giornata di luglio, un po’ calda forse, ed io ero felice perché i miei genitori erano venuti a trovarmi a Beirut. Avevo voglia di far conoscere loro il paese in cui avevo scelto di vivere e volevo che anche loro lo amassero come me e non avevo dovuto faticare tanto perché ne erano entusiasti.

Così eravamo saliti in macchina e avevamo preso la strada della  montagna. Mentre ammiravamo quel panorama così vario, tra picchi di montagne e verdi declivi, scambiavamo chiacchiere e commenti che rimbalzavano tra di  noi come un inno  gioioso , dolce contorno al nostro stare insieme. Arrivati a Dahr- el- Baydar, da dove si inizia la discesa verso l’altipiano della Bekaa, mio padre aveva voluto che sostassimo un attimo, così, giusto per godere un po’ quella vista così dolce e confortante dove i verdi pascoli si alternano all’oro dei campi di grano e al verde più intenso degli alberi da frutto e delle vigne: un quadro degno del pennello dei più grandi pittori. Tutto intorno si innalzano le montagne nude che si sovrappongono come le scaglie dei pesci.  Ma il tempo stringe e bisogna rimettersi in cammino se vogliamo visitare con calma le rovine di Baalbek, la città dedicata al dio Baal, che  sorge ai confini della Bekaa, ai piedi dell’Antilibano. Da lontano scorgiamo le sei maestose colonne del tempio di Giove quasi volessero indicarci la strada. Ci avviciniamo con riverente ammirazione. Benché le origini di questa città risalgano a insediamenti cananei dell’età del bronzo tra il 2900 e il 1600 a.C.,  Baalbek è famosa per  le monumentali rovine di alcuni templi romani del II e II secolo quando con il nome di Heliopolis ospitava un importante santuario dedicato a Giove Eliopolitano.

La prima volta che avevo visitato questo sito, mio marito mi aveva parlato delle origine di questa città, mi aveva mostrato tutti quei monumenti che testimoniavano il passaggio di varie civiltà, la greca, la romana, la paleocristiana e bizantina e quella arabo-islamica ma la mia mente aveva solo immagazzinato la bellezza e la grandiosità di quel luogo. Mi ero anche ammutolita di stupore davanti ai tre giganteschi monoliti alla base del tempio di Giove e avevo sorriso alla fantasiosa spiegazione della guida che spiegava come i jiin, spiriti celesti o degli inferi, all’epoca di Salomone, avessero trasportato e sovrapposto questi blocchi dal peso di 800 tonnellate ciascuno e misuranti rispettivamente 19,60m., 19,30m. e 19,10 m.di lunghezza per 4,34 m di altezza e 3,65 m di profondità, affinché formassero appunto la base del tempio.  

E ancora una volta, qui insieme ai miei, mi sentivo affascinata ed avvolta dalla maestosità e dalla magia del luogo.  

Quanti anni sono passati da quel giorno eppure è ancora vivido il ricordo della visita alle rovine, del sontuoso pasto consumato in un ristorante sulle sponde dell’impetuoso fiume Oronte e  della cena consumata sulla strada del ritorno in uno dei tanti ristoranti di Zahlé. Momenti magici che dubito potranno mai ritornare. Forse perché è finita l’era dell’innocenza; questa valle, quasi sempre teatro di conflitti  e   di battaglie di difesa contro i tentativi di invasione, mi suggerisce, almeno per ora, solo un senso di precarietà e insicurezza. Verranno tempi migliori? Lo spero veramente.

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“ANAT ,  LA BELLICOSA…   Le Dee di Fenicia””    di  Maria PACE

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Anat era la bellissima figlia del vecchio El, Dio Supremo e sorella amatissima di Baal, Re degli Dei della “Terra dei Cedri”.

Docile e bella, Anat era, però, capace di mutare repentinamente d’umore e lasciarsi prendere da sacro furore, appena qualcuno osava contrariarla. Non aveva proprio un bel carattere: ed a ben ragione: Anat era la Dea della Caccia e della Guerra e la sua natura, sotto questa funzione, era altera e minacciosa.   Armata del suo Arco Invincibile, se ne andava tutti i giorni per boschi e foreste.

Quell’arco lo aveva fabbricato apposta per lei, l’architetto egiziano Destrezza-e-Astuzia, il Fabbro degli Dei; quell’arco, però, e le sue frecce, erano stati fonte di un grande dolore per la Dea, a causa di una serie di malaugurate circostanze. Il fabbro divino, che si era messo in viaggio verso la sua divina dimora per consegnare le armi direttamente nelle sue mani, le aveva dimenticate, durante una sosta, nella casa di   Re Daniele e queste erano finite nelle mani di suo figlio Aqhat.

Quando la Dea si presentò al principe Aqhat per richiederne la restituzione, quegli, non credendo che lei fosse davvero chi diceva di essere, si rifiutò di consegnargliele, suscitando nella Dea ira e sacro furore. Anat, però, aveva finto per innamorarsi del bel principe e, volendo entrare in possesso delle sue armi senza, però fargli del male, incaricò un certo Yatpan di recuperarle.

Questi, però, dall’animo assai perfido e malvagio, ne causò volontariamente la morte e la Dea, afflitta e dispiaciuta, attaccò l’Arco Invincibile al cielo,   giurando di non servirsene più, se non in caso di grave necessità.

Quel caso non tardò a presentarsi. Davvero un caso di grave necessità: il terribile scontro tra il fratello amatissimo Baal, signore del Cielo e Mot, il mostruoso Signore delle Acque e degli Inferi, drago malefico dalle sette teste, subdolo ed astuto.

Dopo aver vagato per anni sulle tracce del mostruoso Mot ed averlo raggiunto e pregato di renderle il corpo dell’amato fratello, attirato e trattenuto negli Inferi con l’inganno, la Bellicosa, ad un ennesimo rifiuto ed in preda ad una collera furente, lo uccise con un colpo di spada. Per timore che nella sua natura, il mostro dalle sette teste potesse tornare in vita, ne squartò il corpo, ne bruciò la carne sul fuoco e ne pestò le ossa in una macina. Dopo aveva seminato quella “materia” nella terra, si allontanò soddisfatta.

 

Trascorsi sette anni, però, ecco un fatto davvero prodigioso: i resti del mostro, seminati con tanta precisione, cominciarono a germogliare e il malefico Mot tornò in vita pronto a riprendere la lotta contro Baal per disputarsi il diritto a portare il titolo di Re degli Dei.

Lo scontro fu terribile, con gravissimi sconvolgimenti sulla superficie della terra. Fu, però anche breve. Brevissimo. A causa dell’intervento di El, il Spremo.

El, che in passato si era pronunciato in favore di Mot, questa volta gli ingiusne di ubbidire alla volontà del legittimo Sovrano degli Dei, che egli proclamava nella persona di Baal. E Baal così si pronunciò: alla Dea-Sole concedeva il potere dei Mondi-di-Sopra quanto del Mondo-di-Sotto e per il mostro dalle sette teste decretava gli abissi più profondi della Terra,

Per festeggiare la Pace tornata nei Cieli, Il Signore degli Dei radunò attorno a sè gli Dei tutti e li rallegrò con cibo, canti e musiche al suono di cembali.

Tornata, dunque, la Pace nei Cieli?

Non proprio! Il sacro furore della Bellicosa ardeva più che mai. Ardeva del desiderio di vendetta contro colore che non avevano mostrato devozione verso l’amatissimo fratello durante la disputa con Mot.

Primi fra tutti, gli uomini.

Giunta la sera, la Dea chiuse i cancelli della sua dimora ed una volta ancora percorse la terra in lungo e in largo, da occidente ad oriente, in cima alle montagne e in fondo alle vallate, seminando morte e distruzione. Era immersa nel sangue fino ai fianchi quando il mattino successivo rientrò nella sua dimora. Ma non era ancora paga né sazia. Ed allora rivolse la sua furia distruttrice contro la sua stessa casa, riducendo in pezzi mobili e suppellettili. Soltanto al comparir del Sole nel cielo, a mattino ormai fatto, ella si placò: si pulì le mani con la rugiada, si cambiò le vesti lorde di sangue con altre pulite e si cosparse il corpo con olii profumati.

Anche Baal salutò il nuovo giorno in arrivo e quando vide la devastazione della casa della sorella, intuendo che cosa era successo, chiamò due messaggeri con l’ordine per la sorella di deporre ogni ostilità e raggiungerla sulla Montagna del Nord, là dove lei, un giorno, aveva trasportato il suo corpo prima che, alla fine del terzo giorno, resuscitasse da morte.

Ma Anat vedendo i messaggeri si allarmò e temendo che il fratello fosse nuovamente in pericolo intonò il suo terribile canto di guerra. I messaggeri, però, risposero con parole di pace e la invitarono a raggiungere il Grande Baal sulla   Sacra Montagna del Nord. Qui, in un’atmosfera di gioia e di pace, Baal le mostrò tutta la sua grandezza e potenza. Una luce abbagliante mai vista prima, inondava il cielo e una voce tonante mai udita prima lo attraversava e Anat capì che il Cielo rendeva gloria al suo Signore e si quietò.

 

 

 

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