“LE LETTURE del Martedì e del Venerdì… Maria & Anna”

“VIAGGIO  a  SORPRESA”  di Maria PACE

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Il Cairo.

Il locale era al completo: luci basse, note di alud e tendir, tavoli strapieni di tazze e bicchieri e una danzatrice del ventre che si muoveva tra i tavoli leggera e piena di grazia.

Era molto giovane, il bel volto incorniciato da capelli neri, ricci e trattenuti da una reticella di perle e dischetti, alla foggia delle beduine arabe; gli occhi brillavano, nerissimi e pungenti come spilli, spostandosi da un tavolo all’altro e senza fermarsi su nessuno. Distaccata ed irraggiungibile.

“Che Dea!”

Chi aveva parlato era un ragazzo. Un europeo; c’erano molti europei nel locale: l’Egitto è pur sempre un Paese in grado di accendere la fantasia del turista.

Alto, bruno, l’aria scanzonata, il ragazzo aveva appena fatto il suo ingresso nel locale e stava seguendo un cameriere, fez rosso in testa, che lo stava accompagnando al suo tavolo. Non era da solo. Con lui c’era un altro ragazzo, un coetaneo, alto esattamente quanto lui, ma un po’ più robusto. Raggiunto il tavolo, i due vi presero posto e ordinarono da bere; il cameriere si allontanò,

“Cos’era quella roba che hai ordinato?” domandò all’altro uno dei due.

“Veramente non me lo ricordo, Leo. Mi è piaciuto il nome.”

“Quale nome?”

“Non lo so, accidenti. Non me lo ricordo.”

“Non sarà aranciata o acqua brillante!”

“Ma insomma… aspetta. E poi, che vuoi che me importi. E’ lei che m’importa.” il ragazzo indicò la danzatrice, da cui non aveva staccato per un attimo lo sguardo.

“Sono sempre così affollati questi locali?” chiese ancora l’amico.

“Credo di sì! Guarda quanti turisti.”

“Ma ci pensi, Franco… siamo in Egitto! Ah! Voglio che questa vacanza sia indimenticabile! Ma… da bere non arriva più?”

“Ti avranno preso per un minorenne – rise Franco – e stanno pensando se portarti gazzosa o acqua brillante, ah.ah.ah… Bella fregatura, sarebbe!”

“Niente paura, Franco. Niente paura. Siamo maggiorenni… freschi maggiorenni con tanta voglia di divertirsi.”

Il cameriere arrivò proprio in quell’attimo; sul vassoio c’erano due bicchieri con del liquido trasparente e dall’apparenza innocua.

“Te lo avevo detto. acqua brillante! Si tratta proprio di acqua brillante.”

Rise ancora Franco prendendo il bicchiere e portandoselo alle labbra. Ne tracannò d’un fiato quasi la metà del contenuto, ma ciò che finì nel suo stomaco gli sembrò davvero esplosivo: il volto divenne rosso, gli occhi strabuzzarono e una mano corse a trattenersi la gola.

Leo lo guardò stupito e divertito, col suo bicchiere trattenuto a mezz’aria.

“Ti è andato di traverso?” scherzò.

“Questa roba è dinamite!” esclamò Franco, invitandolo a bere; anche Leo ne tracannò.

“Porca vacca! – proruppe, passandosi sulla bocca il dorso della mano – Hai ragione… Ehi ! – aggiunse immediatamente dopo – Guarda quell’uomo. Guarda quell’uomo… Ha uno strano atteggiamento.”

“Ma cosa vuoi? – lo sguardo di Franco stava seguendo sempre la bella danzatrice – Lasciami ammirare quello schianto di ragazza.”

“Deve sentirsi male. – insisteva l’amico – Guarda.”

A malincuore, Franco dirottò lo sguardo nella direzione indicata; Leo, intanto, s’era alzato e avvicinato all’uomo che aveva attirato la sua attenzione, un europeo anche lui.

“Si sente bene, signore? – sentì Leo domandargli – Parla italiano?… Do you speak english?”

Nessuna risposta ed a questo punto Franco, che aveva raggiunto il tavolo dello sconosciuto, gli pose una mano sulla spalla.

Al lieve contatto, l’uomo reclinò la testa sul petto.

“Ma questo sta davvero male! – esclamò il ragazzo – Sembra…”

“Sembra un po’ morto! – lo interruppe l’amico con preoccupata ironia, indicando la vistosa ferita alla schiena, inequivocabile segno di una pugnalata – Bisogna chiamare qualcuno. L’assassino potrebbe ancora essere qui intorno.”

Franco fece un gesto per attirare l’attenzione della gente seduta ai tavoli vicini, ma uno dei camerieri lo raggiunse alle spalle e gli bisbigliò all’orecchio qualcosa di assolutamente incomprensibile.

“Che cosa vuole, questo? – anche Leo si girò a guardarlo – Perché non fa qualcosa?”

“Qualcosa la sta facendo, – spiegò l’amico – Mi sta puntando un pugnale nel fianco.”

(continua)

 

 


“ZOMBI”  di  Anna  CARUSO

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Molti anni prima

 

“ Più di una volta mi hai chiesto perché l’abbia sposato e io più di una volta ho tergiversato su questo punto. Tu sicuramente ti sarai domandato perché, molto probabilmente avrai pensato che io l’abbia fatto per soldi o per la sua posizione, ma non è stato così, io non sono mai stata il tipo di ragazza che mira a ciò.

A diciannove anni avevo i miei sogni: frequentare l’università di lettere moderne a Napoli, laurearmi, trovare un lavoro e mettere su famiglia. Noi abitavamo in un paesino in provincia di Salerno, Ascea Marina. Avrei preso in affitto un appartamento città e sarei ritornata dai miei per il fine settimana. Sognavo di trovare l’amore, quello vero, e di sposarmi, di avere dei bambini, più di uno, due o tre almeno. Avevo i sogni di una qualsiasi ragazza della mia età. Ho sempre voluto avere una vita semplice, non ho mai avuto grandi progetti o grandi aspettative, ma la vita alcune volte ti mette davanti delle vie diverse che tu voglia o no e alcune volte devi fare delle scelte che non avresti voluto fare.

Era l’estate della quinta superiore, avevo appena finito la maturità, mi aspettavano tre mesi abbastanza oziosi, per l’università non c’era un test d’ingresso a sbarramento, ma uno di competenze minime, avrei comunque studiato, ma molto di meno rispetto alle estati precedenti. Avrei avuto il tempo per leggere, per andare al mare, per divertirmi un po’, per aiutare un po’ mia madre in casa, ma non fu così.

I miei erano in difficoltà economiche, ma non me l’avevano detto per non darmi preoccupazioni. Rischiavamo di rimanere al buio e si sa quanto sia pericoloso con loro nelle vicinanze. Poi il nostro era un paesino e la percentuale di zombie nei paraggi era ancora più elevata che in città, tanto spazio libero, poco gente. Questo voleva dire, però, che erano anche più affamati ovviamente.

Ascea Marina aveva rischiato lo spopolamento, quando erano comparsi loro, la gente si sentiva più al sicuro nelle grandi città perché erano più popolate.

Scusa sto uscendo fuori dei binari adesso! “ disse Filomena guardando per un istante Luca che sembrava molto interessato dal suo racconto.

“ Non ti preoccupare, parla di tutto ciò che vuoi! “ rispose il ragazzo.

“ Allora riprendo dai problemi economici di famiglia.

I miei un giorno di fine Luglio decisero di recarsi dal sindaco per fargli presente la loro situazione e per cercare aiuto in qualche modo. Non avevamo parenti vicini che ci potessero dare una mano e spostarsi è costoso e pericoloso, soprattutto di notte.

Il sindaco non c’era e gli consigliarono di recarsi dal capo della polizia: Federico. Una volta in paesini così piccoli era tanto se ci fossero i carabinieri, ma con l’avvento degli zombie la regione dovette prendere delle misure precauzionali maggiori.

Federico non era ben visto in paese, non stava simpatico a molti, non perché arrivasse dal Nord, ma perché era palesemente antipatico, altezzoso e arrogante. I miei genitori si recarono mal volentieri da lui, ma non avevano altra scelta. Gli spiegarono la situazione e gli chiesero di andargli incontro, di aspettare che mettessero da parte dei soldi per pagare la bolletta della luce, insomma che almeno non li lasciassero al buio perché avrebbe significato la morte.

Mentre i miei erano a chiedere ” la grazia ” da lui, io ero rientrata in anticipo dalla spiaggia e non vedendo nessuno a casa mi stupii. Non ci volle molto per sapere dov’erano, sai paesino piccolo dove alla fine tutti sapevano tutto.

Così mi recai alla stazione di polizia. Mi dissero che erano stati ricevuti dal capo e che potevo aspettare fuori. Io ovviamente non sapevo nulla ed ero incuriosita da tutto ciò, così decisi di origliare.

Ero arrivata in tempo per sentire la risposta di Federico. Mi ricordo ancora il suo discorso a grandi linee. Assicurò che capiva il problema, ma che non poteva fare eccezioni, eravamo già in ritardo di un mese sul pagamento della bolletta della luce, avevano già aspettato tanto e avrebbero tolto la luce entro fine mese.

“ La prego ci dia ancora un mese! “ lo supplicò mia madre.

“ In verità ci potrebbe essere una soluzione vantaggiosa per entrambe le parti! “ disse ad un certo punto Federico. La sua voce si era fatta ancora più sibillina.

“ Dica! Qualunque cosa! “ rispose mio padre.

“ Come sapete, io sono qui da un po’ di tempo ormai, due anni circa. Ho ventisei anni ormai e incomincio a pensare a mettere su famiglia, non so se mi spiego! “

“ Si, ma non capisco cosa c’entri con il nostro problema francamente! “ lo interuppè mio padre.

“ C’entra, c’entra! Voi non avete una figlia? “

“ Si! Ma…. “

“ Semplice, vostra figlia in cambio di ciò che mi chiedete di fare! “ proferì poco dopo

Io sbiancai a sentire quelle parole: era un ricatto bello e buono.

“ Mai! “ rispose mia madre. “

 

Alle 6.00 Eleonora decise di alzarsi dal letto e di andare in cucina a prepararsi la colazione, tanto non riusciva a chiudere occhio. Poco dopo sentì sua madre alzarsi.

“ Buongiorno! Come mai così mattiniera stamattina? “ chiese sua madre, mentre apriva il frigo e prendeva la bottiglia di latte.

“ Buongiorno! Non riuscivo a dormire! “ rispose la ragazza, mentre stava finendo di mangiare una fetta di torta.

Filomena ed Eleonora per alcuni versi non erano tanto diverse. Per esempio, amavano tutte e due fare colazione con una bella tazza di latte non troppo calda.

“ Come mai? Hai avuto degli incubi? “ chiese la donna.

“ No, ti devo parlare! “ rispose lei.

“ Di cosa? “

“ So la verità! “

“ Su cosa? “ chiese Filomena sedendosi al tavolo con la sua tazza.

“ Sulla notte degli zombie! “

“ In che senso sai la verità? “

“ So che mi hai mentito, che non mi hai detto tutto, per esempio hai dimenticato di dirmi che era coinvolto anche un ragazzo circa della mia età! “ spiegò Eleonora guardando sua madre negli occhi. Dalla sua espressione capì che aveva fatto centro: le aveva nascosto qualcosa, ma perché?

“ Come l’hai saputo? “ chiese sua madre. Non cercò neanche di contraddirla.

“ Ieri mattina è venuto in caffetteria! “

“ E ti ha raccontato tutto? “

“ No! Lui non mi ha detto nulla! Stanotte mi sono semplicemente ricordata tutto! Perché non me ne hai parlato? “

“ Senti Eleonora, io volevo farlo, è stato lui a chiedermi di non dirtelo. Speravo che tu ricordassi qualcosa una volta sveglia, ma nulla, quindi alla fine ho deciso di accontentare la sua unica richiesta. Cosa potevo fare? Quel ragazzo ti ha riportata a casa, non ha chiesto nulla in cambio, sarei stata un’ingrata a non esaudire il suo unico desiderio! “ disse Filomena sostenendo lo sguardo della figlia.

“ Ma perché non voleva che io sapessi? “ chiese la ragazza, senz’altra nota di risentimento nella voce, ma con un po’ di delusione.

“ Non lo so il perché! A me a solo detto che non voleva che tu ti sentissi in debito con lui! “

“ Non l’ho neanche ringraziato! Sai qualcosa su di lui? “

“ Sì, solo il nome: Biagio! “

“ Biagio! Grazie mamma! “ esclamò contenta Eleonora alzandosi dalla sedia e baciando sulla testa la madre “ Sapevo che non mi avresti delusa! “.

Sapeva il suo nome! Quella sera stessa avrebbe fatto una ricerca su Facebook, non doveva essere così difficile trovare, non aveva un nome tanto comune.

Andò a lavorare felice.

 

Quella sera si mise al computer. Aprì Facebook, sorvolò sulle notifiche e digitò il suo nome per la ricerca. Ok, si era aspettata meno persone con il nome Biagio a Torino e provincia, ma a quanto pare Internet riesce sempre a stupirti.

Scartò quelli troppo vecchi e quelli troppo giovani, gli rimasero una decina di contatti da verificare. Lo trovò: era l’ottavo profilo. Dalla foto non sembrava nemmeno lui: indossava una felpa e aveva il cappuccio in testa. Come immagine di copertina, invece, aveva la foto di una metropoli americana, a giudicare dalla quantità di grattacieli. Non essendo sua amica, non poteva vedere altro.

Guardò le informazioni personali e notò con sua grande felicità che aveva indicato la facoltà che frequentava: Informatica. Perfetto, a Torino c’era un’unica facoltà di quel tipo, sarebbe stato facile sapere dove fosse.

Fece un’altra ricerca, ma questa volta sul sito della facoltà, per sapere la via della facoltà e l’orario delle lezioni. Trovare la seconda informazione non fu così facile: dovette aprire varie finestre e cartelle. Se aveva la sua età, doveva frequentare il secondo anno. Guardò la giornata di Venerdì: 9.00-13.00. Domani avrebbe chiesto un giorno di permesso a Rodolfo spiegandogli la situazione.

Annottò tutte le informazioni su un post del telefonino e poi lo guardò con aria soddisfatta: aveva un futuro come stalker professionista.

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