“I Racconti del Martedì e del Venerdì… di Anna e Maria”

“VIAGGIO A SORPRESA”  di Maria PACE    (ultima puntata)

IMG_1079 - Copia

 

Franco, che Leo aveva chiamato principe Sethos, scosse il capo, ma senza alcuno stupore nello sguardo, anzi, guardò l’amico con un sorriso.

“E’ solo una provvisoria salvezza. – rispose – Ram-Seth, il mio implacabile nemico, non ci darà tregua.”

“Ne sono consapevole, mio signore, ma noi potremo trovare rifugio per qualche ora tra queste gole.. Il fianco di questa montagna offre molti anfratti e screpolature e la potente Nefty ci proteggerà.”

“Sì, mio fedele Amosis. Una di queste gole profonde ci permetterà qualche ora di riposo e la Dea Nefty, nostra Protettrice, veglierà su noi.”

Passarono attraverso una delle tante fenditure che screpolavano la superficie della montagna che nascondeva caverne, gole e bui corridoi.

“Qui non ci raggiungerà nessuno, principe Sethos.” disse Leo-Amosis.

“La generosa Nefty ha convinto il dio Ammon ad anticipare il suo viaggio attraverso la Dua, il Mondo-di-Sotto.”

“La tua vita, mio signore, è preziosa a tutti gli Dei.”

I due cercarono un posto per riposare qualche ora poi lasciarono l’anfratto e il fianco della montagna e ripresero il cammino.

Camminarono per un tratto senza parlare, poi Franco-Sethos esordì:

“… se avessimo un cammello o un cavallo…”

“Purtroppo i nostri nemici hanno cammelli veloci.   Ma non importa. Siamo ormai vicini: l’Amentit, la TerraNascosta, è dietro quei monti.”

Era già notte, ma la luna rischiarava ogni cosa.

Percorsero ancora qualche miglio poi raggiunsero la cima di una collina.

“Ecco la Città-dei-Morti. – disse Sethos tendendo il braccio verso il basso e la grande vallata disseminata di fosse, tumuli e tremolanti lumicini – Noi andremo laggiù.”

“Ma io non posso varcare quei sacri confini e profanarli con la mia presenza.” replicò titubante Leo-Amosis, facendo un passo indietro.

“Lì saremo al sicuro, proprio perché a nessuno è permesso varcare quei confini.” spiegò il principe.

“Ogni disgrazia cadrà sulla persona di Amosis, se oserà profanare quel luogo sacro, principe Sethos. Solo tu puoi farlo, perché presto sarai Faraone del Basso ed Alto Egitto.”

“Non temere, Amosis. Io sarò con te.” lo incoraggiò il principe e Leo-Amosis tacque e lo seguì, ma quando furono in vista dei primi tumuli di terra smossa, Amosis fu nuovamente preso dal panico.

“Io non posso violare la legge di Osiride o la sua collera mi perseguiterà per sempre.”

Amosis pareva davvero terrorizzato e irremovibile; l’altro lo interruppe:

“Taci… Non senti delle voci?”

“Sì, le sento. Chi può essere? Forse i nostri inseguitori?”

“Ascolta questa voce…”

Amosis tese l’orecchio.

“E’ la voce della principessa Nefer.” esclamò.

“E’ con i suoi rapitori. Mia sorella, la principessa Nefer è con i suoi rapitori… possiamo ascoltare le loro voci.”

Ascoltarono.

“Per il vostro bene, lasciatemi. – stava dicendo una voce femminile – La collera di Iside e Osiride, i Signori di questo Luogo Sacro, vi perseguiterà in eterno se non mi lasciate andare.”

“Se non ti portiamo indietro, principessa Nefer, il Gran Visir, Ram-seth, ci metterà a morte.”replicò una voce maschile.

“Temete più un mortale che la collera degli Dei? Se avete ancora un po’ di rispetto per la vostra principessa e di devozione per i vostri Dei, lasciatemi stare e io placherò l’ira degli Dei.”

“E’ inutile implorare né minacciare: la collera di Ram-seth è più vicina e reale di quella di Iside ed Osiride.” udirono la voce di un altro uomo; erano almeno una mezza dozzina.

“Se sei davvero la figlia di Iside ed Osiride – fece una terza voce – ebbene, perché non arrivano in tuo soccorso?”

“Sciocchi… invocherò la collera di Iside, che sarà implacabile con voi.”

“Chiama pure i tuoi Dei, ma sappi che nessuno potrà aiutarti.”

“Oh, Isis ed Usir – prese ad invocare, a questo punto la principessa Nefer – squarciate le tenebre e punite gli empi. Tu, Anubi, prima di guidare la mia anima verso la Duat, prendi con te questa gente sacrilega e torturali lungo il cammino…”

Ghigni e risate accompagnavano le parole della principessa, ma un lampo, improvviso e inatteso, squarciò la tenebra e spezzò le parole sulle sue labbra. Il serpente di fuoco e illuminò la scena e si abbatté sul gruppo. Caddero tutti a terra, spinti dallo spostamento d’aria.

Ne approfittò il principe Sethos per calare giù, seguito da Amosis.

“Nefer, sorellina mia. – gridò – Sono qui. Sono qui.”

I due ragazzi raggiunsero la principessa; era stesa a terra, colpita anche lei dal fulmine.

“”Uh, Dei possenti! – gemette il fratello chinandosi su di lei e sollevandola, per stringerla al petto – perché? Perché avete colpito anche lei, Perché non avete ascoltato le sue suppliche? Perché…”

“Sethos… – la voce di lei lo scosse – Gli Dei mi hanno ascoltata.” Disse sorridendo.

I due fratelli stettero a lungo abbracciati; Amosis li guardava muto.

Quando si alzarono, la principessa trasse un oggetto da sotto il mantello.

“E’ per questo che il Gran Visir è disposto ad uccidere. – disse tendendolo al fratello – E’ lo Scettro-del-Comando.del Faraone. Ram-seth lo ha portato via durante la Cerimonia di sepoltura di nostro padre, il Faraone., ma solo tu puoi impugnarlo, perché sei il principe ereditario.”

Sethos prese lo Scettro reale.

“Dimmi, Nefer, – domandò – come sei arrivata alla Terra-Nascosta?”

“E’ stata Iside a proteggere i miei passi. Ho pensato che questo fosse il solo posto che potesse darmi rifugio e salvezza e che anche tu saresti venuto qui, ma gli uomini di Ram-seth mi avevano preceduta… Ora posso tornare a Palazzo.”

“Sì, sorella mia. Io devo raggiungere la guarnigione militare e scoprire se il popolo ama oppure no il suo principe erede.”

Si salutarono; il sorriso della principessa era   dolce e triste insieme.

Presero strade diverse: Nefer con il solo cavallo scampato al fulmine e il principe Sethos, con il fedele Amosis, a piedi.

“Riposiamo, principe Sethos. – propose Amosis appena fuori della Cttà-dei-Morti – La notte è ancora lunga e anche il cammino che ci attende.”

“Sì. Riposiamo.”

Si trovarono un posto sicuro e tranquillo ove trascorrere la notte e la notte scivolò silenziosa sopra le loro figure rannicchiate, fino a lasciarsi fugare dai primi chiarori del nuovo giorno che andava formandosi.

 

Fu Sethos-Franco che si svegliò per primo e si guardò intorno con stupore: le acque del Nilo scorrevano pigre e le prime case della città erano avvolte ancora dalla nebbia dorata del primo mattino; guardò il compagno ancora addormentato.

“Ehi, ma che cosa ci facciamo qui? Perché non siamo in albergo?… Ah! Adesso ricordo. Quei tipi che ci inseguivano, ieri sera… Eravamo talmente sbronzi che ci siamo addormentati per strada. Ehi!… sveglia! Sveglia, dormiglione.”

L’altro si svegliò; si passò una mano sugli occhi.

“Dovevamo essere davvero fatti, ieri sera. – continuò Franco – Sapessi che strano sogno ho fatto… Ero nientemeno che un principe.” spiegò, scoppiando in una sonora risata.

“Sethos, mio signore. – Leo si alzò – Dovevamo svegliarci prima . Il giorno è già fatto e l’accampamento militare è a molte miglia da qui.”

“Ma che cosa stai dicendo?”lo interruppe Franco.

“Il campo è lontano, principe Sethos e il cammino è lungo…”

“Aspetta…aspetta! Come mi hai chiamato, accidenti?”

“Con il tuo nome, mio signore.” Fece l’altro un po’ meravigliato, mentre una certa inquietudine cominciava ad assalire lo spirito già eccitato di Franco, che ripeté:

“Come mi hai chiamato? Chi sarei io?”

“Il principe Sethos, mio signore. – l’amico lo guardava con sempre maggior stupore – Sei il nuovo Faraone, ora che il NabTani, il Signore-delle-Due-Terre, tuo padre è salito tra gli Dei.. Tu sei il nuovo Faraone e lo Scettro-del-Comando, che la principessa Nefer, tua sorella, ha portato via all’usurpatore consegnandolo a te, taciterà i tuoi nemici.”

“Lo Scettro-del-Comando?” balbettò Franco portando lo sguardo sul bastone che giaceva ai suoi piedi e che vedeva per la prima volta.. Sollevò lo sguardo sul volto ossequioso dell’altro e ne rimase atterrito: quello non era il suo amico Leo ed egli stesso era molto confuso.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“ZOMBI”  si  ANNA  CARUSO

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Molti anni prima

 Filomena distolse lo sguardo dal finestrino e guardò Luca. Gli occhi del ragazzo non esprimevano nient’altro che tenerezza mista, forse, ad un po’ di rabbia, rabbia per quella verità scoperta, rabbia per quello che era capitato alla sua famiglia.

Il ragazzo le prese la mano.

“ Mi dispiace, non sai quanto! Non è giusto quello che ti è successo, quello che tu hai dovuto passare, quell’uomo ti ha rovinato la vita! “ esclamò passandosi una mano fra i capelli “ L’avevo capito che non l’avevi sposato per tua volontà, ma non avrei mai immaginato tanto…. “

Filomena strinse la mano di Luca e intrecciò le sue dita a quelle del ragazzo. L’ accarezzò: le erano sempre piaciute le sue mani, anche se presentavano più di un callo causato dal lavoro, ma a lei non davano fastidio, erano i segni della fatica di un lavoro umile. Le ricordavano le mani di suo padre.

“ Non ho ancora finito di raccontare tutto! Quella sera ritornammo a casa senza dire una parola, i miei genitori non riuscirono a spiccicare neanche una sillaba e quella notte io nel mio letto piansi calde lacrime. Addio sogni, addio università, addio laurea, addio indipendenza, addio tutto! Non avrei mai incontrato un ragazzo che mi avrebbe amata e con cui mi sarei sposata. La mia vita era ormai segnata da quella scelta! Mi sentivo in un vicolo buio senza via d’uscita, mi mancava il respiro, mi sembrava di soffocare. Mi sembrava di non avere più il controllo sulla mia vita, su niente, sarei stata un burattino nelle sue mani.

Il giorno dopo cercai di essere allegra come sempre, di non far vedere che la mia scelta mi pesava più di quanto già loro pensassero e cercai di ritornare ad una vita normale, di fare le solite cose. Può sembrare stupido, ma nel fare le azioni di ogni giorno trovavo un po’ di tranquillità e per alcuni secondi riuscivo anche a scordarmi di quella promessa fatta.

Federico non fece passare più di qualche giorno e si presentò a casa nostra. Voleva un fidanzamento ben fatto, con relativo corteggiamento e passeggiate sul lungomare in mezzo alla gente. Non lo faceva per farmi innamorare di lui o per conoscermi meglio, ma perché voleva dare alla gente la parvenza di una relazione normale, voleva far credere a tutti che mi aveva conquistato. Annunciare un matrimonio da un giorno all’altro avrebbe dato nell’occhio in un paesino in cui tutti sapevano tutto, o meglio quasi tutto, se ne rendeva conto anche lui.

Io in quelle passeggiate non parlavo quasi, rispondevo alle sue poche domande con monosillabi e in verità, Federico non si sforzava più di tanto di far conversazione.

La gente comunque rimase stupita della nostra relazione. A nessuno stava simpatico e la mia famiglia non aveva mai fatto eccezione, più di una volta avevo espresso in pubblico il mio parere negativo su quell’uomo e quindi a tutti quel fidanzamento parve “ strano”. Alcuni sostenevano che ci fosse qualcosa sotto che non si sapeva, altri si convinsero che l’avessi scelto per i soldi e la sua posizione. I primi mi guardavano con tristezza, i secondi con disprezzo. Alla fine, entrambi i comportamenti mi davano fastidio, così io, che avevo sempre amato stare in mezzo alla gente e ai miei coetanei, incominciai a chiudermi dentro casa o a recarmi in spiaggia nelle ore meno affollate.

Mia madre lo notò e questo la rese ancora più triste, il pensiero che io non potessi neanche “ gustarmi “ gli ultimi mesi di libertà come volevo e in piena felicità la faceva sentire ancora più colpevole. In casa cercavo di essere la figlia sorridente, solare e di buon umore com’ero sempre stata, in privato molte volte mi facevo prendere dallo sconforto. Quell’estate lessi molto, letteralmente mi rifugiai nei libri.

“ Filomena, non sei obbligata a sposarlo! Puoi sempre fare un passo indietro! “ mi disse mia madre una mattina, mentre l’aiutavo con il bucato.

Ci guardammo: sapevamo entrambe che non si poteva.

“ Non ti preoccupare mamma, non è così antipatico come pensi alla fin fine! “ risposi, ma mi accorsi subito che le mie parole non davano sicurezza e non erano convincenti come avrei voluto, non erano sincere, si capiva.

“ Grazie per quello che stai facendo! “ disse mia madre.

“ Figurati, non mi devi ringraziare, è il minimo che io possa fare! “ affermai io.

Mia madre mi guardò con gli occhi lucidi, sapeva che stavo facendo un grande sacrificio. Da quel giorno non ne parlammo più.

Arrivò in fretta il giorno del matrimonio. Erano passati otto mesi ed era una bellissima mattina di Marzo. “

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