GRANDI CAPI INDIANI – CAVALLO PAZZO di Romina GOTTI

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Tashunka witko. Cavallo Pazzo. Così era chiamato o Crasy Horse, ossia Cavallo Sacro, dai bianchi. Tashunka era il nome del padre, che egli volle prendere per sé.
Cavallo Pazzo è il piu enigmatico, ma anche  il più amato  fra  tutti i capi indiani.
Fu capo degli Oglala,  una delle sette tribù della Nazione Sioux, di lingua lakota, quindi era un  Oglala Lakota.  I Sioux li abbiamo già conosciuti. Erano il popolo delle pianure settentrionali e del Canada meridionale; ebbero grandi capi, come  Toro Seduto e Nuvola Rossa.
Nato tra il 1840/44,  la sua non è una  data sicura; per certo si sa, però che  nacque sul fiume Cheyenne.
Cavallo Pazzo  era  un giovane prestante ed atletico, altissimo;  di abitudini semplici e come tutti gli indiani, rubava cavalli ai Crow, nemici dei Sioux. Vestiva sobriamente; aveva capelli lunghi e di colore castano chiaro, caso assai raro  per i nativi del posto, che da giovane erano stati mossi e ricci.
Forte e coraggioso, non tolse mai uno scalp,  ma si distinse  per aver salvato, da giovane, il capo della sua tribù in battaglia, capo Hump,  contro i nemici Gros  Ventres.
Combatté contro gli Shoshioni, i  Crow, i Pawnee e Piedineri. Insieme a Toro Seduto combatté a Little BigHorn contro il generale Custer.  Fu una grande vittoria.
 Si alleò con gli Cheyenne contro Fitterman, in una battaglia prima di Custer.
Si arrese dopo inverni rigidi e mancanza di  cibo, essendo stato, il bufalo, sterminato dall.uomo bianco.
Cavallo Pazzo si sposò tre volte ed ebbe una figlia che mori da piccola. Ebbe una visione, in virtù della quale,  un uomo di medicina gli donò una pietra nera che proteggeva il suo cavallo.
 Schivo  di carattere, non amava farsi fotografare, per cui  non è certo che questa che lo ritrae sia proprio la sua fotografia.
Una frase  che amava ripetere era:
” Seguitemi. Oggi è un buon giorno per morire”
In battaglia usava dipingersi il lato sinistro del viso con un fulmine giallo ed in testa  .non portava nessun copricapo, bensì, una penna rossa di avvoltoio
Morì giovane. Poco piu che trentenne, a Fort Robinson, nel Nebraska, nel 1877.  Con capo Toro Seduto aveva guidato   1200 guerrieri a Little Bighorn, nel 1876, contro il Settimo Reggimento di Custer.   Finì  per arrendersi, nel 1877, con 900 Oglala , stremati dalla fame, consegnandosi,  a Fort Robinson, dove morì. Mori mentre lo arrestavano. Nel tentativo di liberarsi, colpito da un soldato,  uno scouts brule’, in uniforme.
Un’altra  frase che ripeteva spesso era:
” il cane che lecca una mano, non vede il coltello nascosto nell’altra”
Un uomo che piace  perché preferi la morte alla prigione,  perché si lanciava in battaglia con il suo urlo di guerra, come se fosse invincibile e perché ancora oggi è amatissimo dalla sua tribù
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