DEI ed EROI – ANTICA GRECIA… ATAMANTE

Atamante_preso_dalle_Furie_0014

 

Il mito di Atamante, Re di Orcomeno, in Beozia, fondatore di Atamantia,  città della selvaggia pianura della Tessaglia, altro non è che un miscuglio di primitivi  miti  e rituali che rispecchiano  i conflitti tra i culti degli abitanti della zona.

Diverse sono le versioni di questo mito,ma noi ne sceglieremo uno soltanto, il più noto.

Convolato a giuste nozze con Nefele,  una creatura che godeva della protezione della potente Era, la sposa di  Zeus,  Atamante era irresistibilmente attratto da Ino, figlia di Cadmo,  e non esitò  a condurla nel suo Palazzo, ai piedi del monte Lafistio e nascondervela in un’ala segreta insieme ai due figli avuti da lei: Learco e Melicete.

Non troppo segreta, in realtà.  Avvertita  di quella incomoda presenza  dalle fedelissime ancelle, Nefele montò su tutte le furie anche perchè  temeva per il prestigio dei propri figli, Frisso, Elle e Leuco. Salita immediatamente  sull’Olimpo, si lamentò con la sua protettrice, Era, che promise di intervenire energicamente.

Le donne di Beozia, però,  erano fedelissime ad   Ino e  si schierarono tutte dalla sua parte, pronta a sostenerla e su suo suggerimento, fecero seccare il grano destinato alla semina, così che non producesse raccolto.

Ino, infatti, sperava che, non vedendo  spuntare il grano durante la stagione della germinazione, Atamante avrebbe inviato messaggeri a consultare l’Oracolo.

E così fu.

E messaggeri tornarono e portarono un verdetto tremendo: la terra sarebbe tornata rigogliosa e fertile e il raccolto sarebbe stato nuovamente abbondante, solo se Frisso, il giovanissimo figlio di Nefele, fosse stato offerto in sacrificio sul monte Lafistio.

Sia pur con il cuore sanguinante, Atamante si dispose ad  eseguire la terribile sentenza, ignorando, però, che i messaggeri erano stati pagati da Ino  per riferire una risposta che non era quella dell’oracolo,  ma che era stata suggerita dalla donna.

Non restava che il consenso della popolazione al sacrifico ed anche per questo la perfida Ino non mancò di  tramare contro il povero ragazzo, inducendo Biadice, moglie di Catreo, ad accusarlo di averle usato violenza. Nell’udire quella che considerava una grande infamia,  il popolo non esitò ad esprimersi per il consenso al sacrificio e il  ragazzo, avvolto nella rituale pelle sacrificale del lupo, fu condotto in cima al monte Lafistio. Proprio mentre il contello sacrificale del sacerdote, chiuso nella sua bianca tunica, stava per affondare nella sua gola, ecco per caso, comparire quasi dal nulla la figura di Eracle, che si trovava a passare da quelle parti e che con acerbi accenti, interruppe  la cruenta cerimonia

“E’  abominio agli occhi del padre mio, il Sommo Giove,  il. sacrificio umano” disse.

L’implacabile Era, però,  mossa da  più vecchi rancori nei confronti di Atamante, ardeva dal desiderio di vendetta e scelse per lui una punizione crudele: chiamò le Furie e lo consegnò nelle  loro mani.

In preda alla più cieca follia,  imbracciato l’arco,  Atamante cominciò a scagliare  le sue infallibili frecce contro i fantasmi delle sue allucinazioni; una di quelle frecce colpì in pieno petto  Learco, il figlio avuto da Ino, che cadde fulminato ai suoi piedi. Non ancora placato, si accanì con inaudita violenza sul corpo del figlioletto ancora palpitante, afferrandolo per un piede e  facendolo a pezzi.

Atterrita, Ino  cercò scampo nella fuga con l’altro figlio, Melicerte e con lui salì fin sulla vetta più alta di una roccia, da cui si gettò in mare annegando.

Mosso a pietà, prima che l’ombra della donna raggiungesse il Tartaro, Zeus la trasportò sull’Olimpo trasformandola nella dea Leucotea e lo stesso fece con Melicerte,  pemettendogli di raggiungere, a dorso di un delfino , l’istmo di Corinto,  dove Sisifo, suo zio,  che regnava laggiù,  istituì in suo onore  i giochi istimici che si  celebravano ogni quattro anni.

Dopo questi fatti sanguinosi, riavutosi dalla follia,  Atamante dovette lasciare la Beozia , bandito per espiare i propri peccati. Prima di partire, decise di consultare l’Oracolo, che così si pronunciò:

“Ti fermerai là dove gli animali predatori ti  inviteranno a mangiare.”

Ebbe inizio, così, per sé e per la sua tribù, un lungo peregrinare senza meta.  Vagando verso il nord, Atamante e i suoi  si imbatterono, un giorno, in  un branco di lupi che  stavano divorando delle pecore e che al loro avvicinarsi, si allontanarono di corsa; lui e i compagni si cibarono di quelle carni.

Era  una regione selvaggia e montuosa, ricoperta di boschi; ricordando le parole dell’oracolo,   Atamante decise di fermarsi  e di fondarvi una città che chiamò “Alo”, a causa del lungo peregrinare e la regione prese il nome di Atamania.  Qui sposò Temisto e con lei formò una nuova famiglia che… ma questa è già un’altra storia.

 

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