“LA PAROLA E L’ IMMAGINE … di Lia, Maria e Romina”

12935226_1023657081034291_1633799079_nPAOLINA BORGHESE –  LA VENERE VINCITRICE di Antonio Canova   … di LIA JONESCU
La famiglia di Napoleone aveva origini abbastanza nobili, nobiltà diluita nei secoli, ma comunque piuttosto nota ad Ajaccio dove nascono tutti i Bonaparte.   Il nome originariamente era Buonaparte e fu cambiato proprio da Napoleone.
La famiglia del futuro imperatore si trovò nel 1793 in mezzo ai moti che contrapponevano realisti ed autonomisti; incendiarono la loro casa e sentendosi minacciati, Carlo Maria Bonaparte e Letizia Ramolino, con i loro 8 figli si trasferirono a Marsiglia.
Paolina aveva 13 anni , bellissima e aggraziata nei movimenti e nelle parole ed essendo la piccola della famiglia, divenne la preferita dell’ illustre fratello. Questo atteggiamento di predilezione si diffuse anche nel resto della famiglia che non le lesinò privilegi… Paolina crebbe un po’ capricciosa e viziata.
Ancora molto giovane, la fanciulla si innamorò per la prima volta, perdutamente, di un ufficiale un certo Stanilas Freron che, però, era sposato e aveva 3 figli.
Napoleone che in fondo era un perbenista, ma in questo caso a ragione, impose alla sorella un matrimonio per allontanare le male lingue e riportare ordine nella vita della famiglia sconvolta da quella giovane ribelle e troppo emancipata.
Paolina sposò il generale Le Clerc, fidato ufficiale di suo fratello. Le Clerc era un uomo ancora giovane e anche abbastanza affascinante, per cui Paolina ben presto gli si affezionò, tanto da seguirlo in ogni campagna;  ebbe da lui anche un figlio, Dermeide. Con Leclerc andò a Milano e a Parigi, ma fatale fu il viaggio a Santo Domingo dove l’ uomo contrasse il colera e morì.
Paolina doveva portare il lutto stretto per un anno, ma questo ruolo di vedova inconsolabile non le si confaceva e, pur amandola profondamente e soddisfacendo ogni suo volere, il suo atteggiamento destava le ire del suo illustre fratello.
Paolina, insieme ad altri ” cortigiani”, incontrò e ammaliò il principe Camillo Borghese . Napoleone non avrebbe mai dato il suo consenso ad un matrimonio durante il periodo del lutto, per cui Paolina lo sposò di nascosto. Il fratello davanti al fatto compiuto, soprattutto con il principe Borghese ed essendo la sorella diventata una principessa romana, chiuse un occhio.
Paolina si rese immediatamente conto che l’alta borghesia romana conduceva una vita monotona e bigotta, che neanche lontanamente poteva darle quello che lei voleva. Si diede, dunque alla pazza gioia, non negandosi nulla, più volte redarguita dal fratello ma in fine sempre perdonata.
Forse, l’ unico uomo che Paolina davvero aveva amato, era proprio il suo Napoleone che mai  abbandonò, neanche nei momenti più bui della vita dell’Imperatore e che seguì fino all’ Elba.
,Paolina si ammalò e chiese aiuto al marito che ormai non aveva più rapporti con lei e che viveva a Roma a Villa Sciarra o Villa Paolina; a Roma aveva anche deciso di vivere madama Letizia, sua madre,  a Piazza Venezia, all’inizio di via del Corso.
Nel frattempo Camillo Borghese aveva ottenuto l’ annullamento del matrimonio ma, o per carità cristiana o perché noblesse oblige, assistette Paolina fino all’ ultimo, mettendola a villa Fabriciotti, a Firenze, dove venne assistita fino alla sua morte, avvenuta il 5 Giugno 1825….aveva 44 anni.
Ma non è la vita quasi romanzata di questa donna che la rese famosa ed immortale, bensì la mano di Antonio Canova che la volle ritrarre nella stupenda Venere. Questa opera non è soltanto tra i più esaltanti e preziosi esempi del Classicismo, ma anche una meraviglia della tecnica , realizzata con il marmo bianco di Carrara ed uno più rosato per trasmettere l’ effetto carnale del corpo che vibra nel suo splendore….Davanti a quest’ opera, le parole si tacciono e si rimane in rispettoso attonito silenzio e non si può non pensare, oltre alla maestria indiscutibile di Canova, alla soave bellezza di una donna che aveva profondamente amato la vita.
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Che cosa lega Torino ai Templari? di  ROMINA  GOTTI
La sindone è la prima cosa che mi viene in mente …
 Lasciamo stare le teorie , ma la sindone è come il dito del Giovan Battista, reliquie templari.  
La Sindone è il lenzuolo di sepoltura di Gesù ,secondo la tradizione cristiana, da Costantinopoli alla Grecia e poi in Francia, proprietà di Goffredo di Charny che era un templare e che fece costruire una cappella a Lirey in Francia nel 1353.
La sede templare a Torino era sul Monte dei Cappuccinie , dove c’era un fortino templare per il controllo  del traffico fluviale sul Po;successivamente venne costruito un monastero dopo il 1500 .
Vercell e Torino hanno stretti legami, a Vercelli c’è S Maria di Isana,  una chiesa templare che dipendeva dal Priorato di S Giacomo e si trovava sulla Via Liburnasca che collegava Vercelli a Torino fino a Livorno, dove si congiungeva con la via Francigena che proveniva dalla Val d’Aosta.
La Via francigena era un itinerario seguito dai pellegrini che dall’Inghilterra e dalla Francia si recavano in pellegrinaggio a Roma e per chi voleva proseguire lungo la francigena del sud fino ai porti della Puglia, per poi imbarcarsi sulel navi fino alla Terrasanta.
 I Templari disseminati in tutta l’europa nacquero a protezione dei pellegrini sopratutto in Terrasanta ma anche sulle vie di pellegrinaggio.
Furono i primi banchieri, perche’ i viaggiatori non intraprenevano il viaggio con denaro. Troppo pericoloso.  Lo affidavano ai templari e lo riprendevano al punto di arrivo.
Lungo il tragitto sorgevano edifici monasteri con foresterie ,cappelle e scuderie dove i pellegrini dopo una giornata di cammino potevano riposare.. quindi erano distribuiti in una rete capillare .
A Chieri c’era S. Leonardo, altra chiesa templare.  A Torino c’era anche  la Magione S. Margherita del Tempio, fuori le mura cittadine.
A Torino soggiornarono Paracelso, Nostradamus e Cagliostro. c
Sempre a Torino, c’era anche S.Giacomo di Stura Abbazia, un  complesso templare.Nel 1146 Pietro Padisio donò all’abate del monastero di S. Benedetto di Piacenza, il terreno per costruire un ospedale per i pellegrini,.
 Ad Ivrea c’era il complesso di S:Nazario.
Altro particolare: Lione, Torino e Praga, costituiscono geometricamente un triangolo di magia bianca.
 Le strade del piemonte erano percorse da passi alpini e dalla val d’Aosta;  Torino si trovava sulla via Francigena. Si arrivava dal passo del Moncenisio fino ad Alessandria Asti, Chieri e Torino. Qui sorgevano le case templari, mentre ad  Asti c’era la Sede della Regione,
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TEODORA la BASILISSA   –   di  MARIA PACE
TEODORA  La Basilissa

Sulla sua nascita non si sa nulla di preciso, neppure il luogo: la data, fissata nell’anno 500, è del tutto arbitraria.
Qualche storico le ha assegnato come patria l’isola di Cipro, qualcun altro la Siria; di sicuro si sa soltanto che è nata tra i carrozzoni di un circo: il padre, guardiano di orsi e la madre, figurante circense.
Era la secondogenita di tre sorelle.
Una figura leggendaria, questa donna, che ha avuto estimatori e denigratori fra quanti, soprattutto storici e biografi, hanno voluto stendere su di lei una favolosa quanto fantasiosa biografia.
L’essere nata sotto la tenda di un circo, ritenuto a quei tempi luogo di corruzione e vizio, ha finito per marchiarla,  frettolosamente e senza possibilità di appello, come donna viziosa e lussuriosa.
Teodora non era certo una donna virtuosa, ma un più attento studio sulla sua personalità e attitudine, ci restituiscono un ritratto un  po’ meno severo.
Suo maggior denigratore fu senza dubbio lo storico Procopio che, nella sua “Storia Segreta”,  le attribuisce ogni sorta di vizio, perversione e delitto ed è proprio con questo marchio che il ritratto di Teodora è arrivato fino a noi.
Soltanto oggi, dopo attenta riflessione ed approfondito studio degli eventi storici in cui è vissuta, si è scoperto  quanta influenza, quasi sempre positiva,  questa donna abbia avuto sulle sorti dell’Impero d’Oriente.

Di una cosa si è certi: danzatrice o imperatrice, Teodora non fu mai una semplice comparsa.
Perfino nell’esordio, le due “carriere”, furono ugualmente folgoranti.
Morto il padre, la madre la “scaraventò” nella pista di un circo assieme alle sorelle, Comito ed Anastasia, a suscitare la pietà del pubblico; un pubblico diviso in due fazioni: i Verdi e gli Azzurri.
Sostenuta dagli Azzurri e osteggiata dai Verdi, appena ne ebbe l’occasione, Teodora mostrò, nei confronti di costoro, quanto vendicativo fosse il suo carattere.

Cominciò proprio in quella pista la carriera di colei che di lì a pochi anni sarebbe diventata la più celebrata stella dello spettacolo. (una Madonna dei nostri giorni.)
A diciotto anni era la Regina indiscussa dell’ Ippodromo di Bisanzio, (l’equivalente del  Colosseo di Roma): uno dei due strumenti che gli Imperatori usavano per soddisfare il popolo; l’altro era il grano. Pane e Circo: Panem et Circenses.
Teodora ne era l’attrazione principale: bellissima, conturbante, intrigante, intelligente ed assolutamente priva di pudore.
La sua fama era quella di donna dissoluta e libertina (anche per i suoi tempi) e non deve stupire che le cosiddette persone per bene evitassero perfino di incontrarla per strada.
Nonostante questo, Teodora si sposò per ben due volte, prima ancora di compiere venti anni.
Il secondo matrimonio  la portò ad Alessandria d’Egitto ed alla scoperta di una Cultura ed una Filosofia che ebbero su di lei una incredibile e straordinaria influenza, tanto da accendere in lei un grande mistico fervore.
Se lo storico Procopio aveva fatto di lei il simbolo del vizio e della perversione, qualcun altro pensò non solo a riabilitarla, ma addirittura ad elevarla spiritualmente: Diehl che parla di lei come di una donna diventata casta e morigerata.
Questo anelito di misticismo, però, non durò a lungo.
Teodora era una donna innamorata della vita e dell’amore. Si era sempre presa cura della propria bellezza, che l’aveva resa musa ispiratrice della sessualità maschile e desiderava continuare a farlo.
Non tardò, dunque, ad avvertire un certo disagio religioso: non poteva esserci molto in comune tra una persona come lei ed una Religione che tuonava contro i piaceri della carne e ne mortificava gli slanci naturali con rinunce e penitenze.
Teodora lasciò Alessandria per Antiochia e strada facendo finì per riprendere (per voglia o per necessità) la vecchia attività.

Fu in quel periodo che avvenne l’incontro con Giustiniano, che all’epoca non era ancora Imperatore.
A presentare i due fu Macedonia, una famosa danzatrice amica di Teodora.
Fu il classico colpo di fulmine.
Il giovane Giustiniano manifestò subito l’intenzione di impalmarla, ma la conturbante Teodora trovò nell’imperatrice Eufemia la più grande oppositrice a quelle nozze.
Eufemia, assai gelosa del suo fascino e della sua bellezza, era anche una donna meschina e non tollerava che la grande fortuna capitata a lei, potesse arridere anche ad un’altra donna.
Sì, perché Eufemia proveniva dal più infimo strato sociale: era solamente una schiava. Era la schiava prediletta di Giustino, l’Imperatore, che aveva finito per invaghirsene e sposarla, elevandola al rango di Imperatrice.

Teodora, però, oltre che bella, intelligente ed intrigante, si rivelò essere anche fortunata: Eufemia morì l’anno successivo.
Correva l’anno 523 dell’era cristiana.
Aggirato ogni ostacolo burocratico con emanazione di Leggi nuove o abrogazione di quelle vecchie, Teodora e Giustiniano riuscirono finalmente a sposarsi.
Associato al trono dallo zio Giustino, Giustiniano divenne Imperatore d’Oriente e Teodora, la sua  Imperatrice.
Le nozze  furono celebrate in pompa magna nella cattedrale di Bisanzio alla presenza di un popolo festante che tributò all’Imperatrice lo stesso entusiasmo riconosciuto alla danzatrice.
Un trionfo totale per Teodora e ancora di  più!
Era la rivincita della donna: Giustiniano, infatti, seguì sempre e comunque i consigli dell’Imperatrice, a cominciare dalle Leggi a favore delle donne: donne maltrattate in famiglia, malate e con pochi mezzi di sussistenza, ma soprattutto, donne dei bassifondi. Nessuno, meglio dell’Imperatrice di Bisanzio, poteva conoscere le miserevoli condizioni di vita delle donne rinchiuse nelle “case di tolleranza” che, naturalmente, furono tutte chiuse.

Politiche sociali, intrighi di corte (assai numerosi), finissimo acume, Teodora mancò solo in una “missione”: dare un erede all’Imperatore.
Di figli ne aveva avuti. Due o forse tre, ma non era di certo un bastardo che Giustiniano voleva far sedere sul trono dell’Impero d’Oriente come suo successore.
Teodora era diventata sterile; forse la vita vissuta nel vizio, forse i numerosi aborti cui si era sottoposta, forse l’età.
Medici  ed ostetrici, fatti arrivare da ogni angolo dell’Impero e anche da più lontano, non riuscirono ad esserle d’aiuto.
Ricorse, a quel punto, alla magia. Sperimentò le più stravaganti quanto inutili pratiche magiche, fece arricchire fattucchiere e maghi, ma non raggiunse lo scopo.
C’era ancora una via. L’ultima. Ed era la Fede: voti e preghiere.
Allo scopo fece innalzare cattedrali, chiese e conventi, ma il Cielo continuò a tacere e restare indifferente.
Il 29 giugno del 548, Teodora la Basilissa moriva con questo unico, grande rimpianto e con un interrogativo per i posteri: fu fedele all’innamoratissimo marito?
Tutti gli storici concordano nel ritenere che prima di diventare Imperatrice, la vita di Teodora sia stata dissoluta e viziosa, ma si dividono sulla sua condotta dopo che ebbe indossato la porpora imperiale.
Possiamo affermare, però, senza dubbio di smentita, che il ritratto di donna dal sesso insaziabile, peccatrice e dissoluta, che ne fece il drammaturgo Sardon, non le rende giustizia.

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