“Mini-crociera… nella terra delle Sirene” – seconda tappa

seconda tappa – Sorrento

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Sorrento è una terra di incanti e di splendori. Sorrento  da sempre ha affascinato l’uomo con la grandiosa bellezza della natura,  l’armonia.  E l’uomo si indugia a contemplare le tinte rosee delle sue  Aurore, l’azzurro limpido del suo mare,  le tonde vette dei suoi monti, ma anche la pericolosa potenza degli elementi della natura quando si infuriano. e i poeti si assumono l’incarico di spiegare  la natura del mondo e anche la sua origine. Spiegazioni fantasiose, ma colme di  bellezza poetica. Ed é il dono dell’immaginario  e della fantasia  che ha spinto il poeta ad immaginare  che  in questi mari vivessero le Sirene,  le favolose creature al cui canto era impossibile resistere.

Ed  é ancora  per questa ragione che una  etimologia popolare ne  fa  derivare il nome proprio  dal   termine Sirenide,   anticamente dato alla zona perchè ritenuta la terra delle Sirene

Ma chi erano le Sirene, queste fantastiche creature del mito e della fantasia?

LE  SIRENE

Affatto benevoli e gentili erano queste favolose creature marine: infide ed adescatrici. La loro voce incantata stregava il povero navigante e lo conduceva a morte certa.
Proprio in quell’ora che, come disse il Sommo Poeta, al navigante “intenerisce il cor”, nel silenzio infinito di un mare sterminato si levava una voce. Era un canto dolce e malinconico ed  attirava i marinai stanchi e con il cuore  gonfio di nostalgia.
Era un canto dalla bellezza struggente. Un canto divino.
I marinai non riuscivano a resistere a tale  richiamo e puntavano la prua della nave nella direzione da cui proveniva tanto incanto e tale soave delizia per le orecchie e il cuore: quel canto aveva la voce della sposa lontana, del figlio e della madre lasciati nella patria terra.
Era un canto che inebriava e stordiva e conduceva dritto verso la morte, nelle braccia di splendide fanciulle la cui bellezza era quasi pari all’ingannevole splendore della loro voce.
Ma non erano fanciulle normali. Erano creature dalla forma bizzarra: metà uccello e metà bellissime fanciulle.
Stavano sedute sopra scogliere infiorate dai lussureggianti colori e i marinai, lasciati remi e timoni, stavano ad ascoltare quel canto.Troppo storditi per accorgersi che quella scogliera fiorita non era di roccia, ma di ossa umane ed era troppo tardi per fuggire.
Erano le “Rocce dei Naufraghi”, che ogni navigante conosceva attraverso i racconti di altri naviganti ed in cui sperava di naufragare mai. E quelle donne adescatrici, splendide ed orribili insieme, erano le Sirene e erano belle quanto crudeli.
Quale bizzarro scherzo della Natura le aveva rese così mostruosamente belle? Metà donne e metà uccello. Erano le figlie del dio del fiume  Achelao e della Musa Sterpe, abilissime nel suono e dalla voce dolce e struggente.
I loro nomi erano: Leucasia, Molpe, Imerope, Teles… Erano dodici. Dodici fanciulle piene di grazia e dolcezza, tanto che Demetra, la Dea della Terra, le volle come compagne di sua figlia Persefone.
Fu proprio questa la loro disgrazia.
Erano in compagnia di Persefone (Proserpina) quando Ade (Plutone) la rapì per condurla con sé negli Inferi.
Demetra si infuriò così tanto con loro per non aver impedito il rapimento, che le trasformò nei mostri in cui i naviganti ebbero, da allora, la disgrazia di imbattersi lungo le loro rotte.Le più conosciute tra loro: Telsiope l’Incantatrice, Aglaope la Meravigliosa Voce, Pasinoe la Maliarda, Partenope la Vergine… che si diceva fosse figlia dello stesso Nettuno.

Umiliate e vergognose del proprio mostruoso aspetto, le Sirene si ritirarono su un’isola del Tirreno dove cominciarono ad attirare al naufragio i naviganti che avevano la sfortuna di passare da quelle parti.L’episodio più famoso legato alle Sirene è senza dubbio quello con Ulisse che vuole ascoltare il loro canto ma non vuole farsi catturare.

Sappiamo tutti com’è andata.

E le Sirene? Che fine hanno fatto?  Sono immortali, ma di loro non si è più saputo nulla perché, vinte ed umiliate da Ulisse, sopravvissuto al loro canto, si sono buttate in mare scomparendo per sempre sotto la sua superficie. Successivamente ebbero una parziale riabilitazione: assursero a simbolo della qualità ammaliatrice delle donne, ma senza più quell’alone di morte e crudeltà e oggi, con la completa riabilitazione, Sirena è davvero sinonimo di bellezza e grazia femminile.

 

Questo il mito.. ma la storia? Controversa, naturalmente, soprattutto riguardo alle origini. Benché siano numerosi,  i dati archeologici  si presentano spesso frammentari e di difficile interpretazione, cosicché,  secondo  alcuni studiosi l’origine é di sicuro greca, mentre altri  prediligono una origine etrusca.

Numerose le leggende. Fin dall’antichità. Come quella risalente allo storico siciliano Timeo,  che trova riscontro   in una racconto riportato dallo storico Diodoro Siculo  il quale attribuiva la fondazione della città a Liparo, figlio di Ausone,  Re degli Ausoni e figlio di Ulisse e della maga Circe.  Si narra che Liparo, figlio di Ausone, cacciato dalla sua terra si rifugiò a Lipari e vi fondò una città. Pochi anni dopo vi approdò Aiolos, che sposò Kjane, la figlia di Aiolos. Divenuto vecchio, Aialos  sentì il desiderio di rivedere la sua terra e, aiutato da Liparos, giunse a Sorrento, divenendone il re. Qui, dopo la morte  ebbe una sepoltura fastosa degna del suo lignaggio.

Un’altra leggenda, legata al saccheggio della città ad opera dei Saraceni, fa derivare il nome della città da quello di una fanciulla del posto. Si chiamava Sirentum  ed era  la figlia di Mirone e Leucosia, due contadini della zona collinare di Casarlano, che  l’avevano avuto in età avanzata ed a seguito di  un voto fatto nel Tempio delle Sirene  a Massa Lubrense.
Dotata di straordinaria bellezza,  la ragazza era anche molto generosa e piena di gioia di vivere e  la sirena Partenope si intratteneva volentieri con lei e un giorno  le predisse un futuro da regina. Qualche tempo dopo infatti Sirentum incontrò il principe Durazzo; i due si innamorarono immediatamente e si sposarono e la giovane si occupò attivamente delle esigenze del popolo.
Quando, nel 1558,  a Sorrento sbarcarono i Saraceni,   dopo aver saccheggiato la città,  questi  si portarono via anche  numerosi ostaggi.  Tra questi c’era  anche la bellissima Sirentum. Quello che seguì,  fu una gara d’amore e generosità: tutta la popolazione di Sorrento, anche le persone meno agiate, contribuirono a pagare il riscatto necessario per il suo  ritornare a casa.

Tante le civiltà che nel corso dei secoli sono passate di qui: i Greci (che diedero alla città l’impronta urbanistica  ancora oggi presente nel centro storico), Gli Etruschi, i Sanniti,   i Romani e poi la sottomissione a Bisanzio, il saccheggio  dei Goti e dei Longobardi,  la conquista dei Normanni e degli Aragonesi…

I Romani, soprattutto,  che sul mare costruirono approdi, peschiere, ninfei, terme e  sontuose ville. E poi, durante il Medio Evo,  le scorribande dei pirati e dei Saraceni. Sorrento dovette difendersi dalle mire dei Longobardi, da quelle di Amalfi, una delle più potenti Repubbliche marinare e dagli attacchi dei Saraceni; nel 1558 fu saccheggiata dai pirati a causa , si dice, del tradimento di uno schiavo che aprì loro le porte della città.  La popolazione, però, non si è mai lasciata intimidire  dal  “Saraceno” e non è mai arretrata verso l’interno, però ha scritto tante leggende e tante storie legate a quelle invasioni, come quella di Sirentum . Il 24 agosto del 79 d.C.  Sorrento subì seri danni a causa del terremoto provocato dall’eruzione del Vesuvio, che distrusse Pompei ed Ercolano

 

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Chi volesse conoscere i due nomi  più  conosciuti di Sorrento, può recarsi nella piazza principale della cittadina; vi troverà due statue. Una è del Santo Patrono della città,  Antonino  da Campagna e l’altra  è del cittadino più illustre: Torquato Tasso, l’autore della “Gerusalemme Liberata”

“Canto l’arme pietose e ‘l capitano
che ‘l gran sepolcro liberò di Cristo.
Molto egli oprò co ‘l senno e con la mano,
molto soffrí nel glorioso acquisto;
e in van l’Inferno vi s’oppose, e in vano
s’armò d’Asia e di Libia il popol misto.
Il Ciel gli diè favore, e sotto a i santi
segni ridusse i suoi compagni erranti.

 

storia-sorrento

PROSSIMA TAPPA… l’isola di  ISCHIA

 

 

 

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