“La Parola e l’Immagine… Lia, Maria e Romina

ANITA  GARIBALDI  –  di LIA JONESCU
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Venendo dal grande belvedere sul Gianicolo, dove il monumento di Garibaldi svetta sui tetti rossi di Roma, su Palazzo Corsini, sul biondo e placido Tevere e dove è possibile vedere la corona dei molti Tiburtini e Sibillini e il rigoglioso verde dei Parioli e villa Borghese, scendendo verso San Pancrazio e poi a San Pietro, dopo poche centinaia di metri ci appare un po’ appartato un imponente monumento. Questo è il monumento sacrario di Anita Garibaldi : un cavallo imbizzarrito con una donna che lo galoppa stringendo al petto un bimbo: il piccolo Menotti.
Questo monumento lo dobbiamo a Mario Rutelli,  ma non è soltanto un’ opera scultorea ma anche una tomba, infatti, nell’interno del basamento lineare sono conservate le ceneri dell’ eroina dei Due Mondi. Ana Maria de Jesus Ribeiro da Silva brasiliana nata a Morrinhos il 30 Agosto 1821 e morta nella pineta di Ravenna ad Agosto del 1849 a soli 28 anni per le conseguenze probabilmente di un aborto spontaneo . Malgrado fosse incinta, seguì il marito a cavallo e non si risparmiò fatiche e marce. La uccise una febbre maligna probabilmente dovuta ad una setticemia.
La fanciulla Aninha , così era chiamata in famiglia si dimostrò subito essere una indomita e fiera donna. Cavalcava a pelo come un buttero e si faceva il bagno nuda incurante dei commenti e delle critiche….Una volta molestata da un uomo, lo prese a calci e lo denunciò alla gendarmeria , ed ancora non era una donna Anita , così fu chiamata da Garibaldi
Cominciò a prendere atto dei soprusi dell’ Impero, che governava il Brasile, anche per merito dello zio Antonio che la iniziò alla politica. Questo atteggiamento così libero e sfacciato costrinse la madre, mettendo in questo modo a tacere le malelingue, a darla in moglie a Manuel Duarte; Anita aveva solo 14 anni. Di questo matrimonio esiste un documento ma fu praticamente inesistente.
L’ incontro con Garibaldi fu eclatante e tra i più romantici e passionali della storia. In Brasile per quattro anni dal 1834 al 1839 era scoppiata una rivolta per tutelare i diritti della povera gente. Anita con il suo carattere si schierò con il popolo e nutrì una vera e propria adorazione per i ribelli, dei quali si sentiva parte integrante.Nel 1839 i ribelli uscirono vincitori dalla battaglia finale e nella Cattedrale di Laguna fu indetto un Te Deum di ringraziamento. Tra i ribelli c’ era Giuseppe Garibaldi che incrociò gli occhi neri e appassionati della bella Anita, che contraccambiò il suo sguardo con la stessa intensità. Questo ci racconta Garibaldi nelle sue memorie : il giorno dopo si rividero e dopo essere stati per un lungo periodo a guardarsi senza parlare Garibaldi le disse – Devi essere mia – e da quel momento vissero insieme fino alla morte di Anita.
Anita viene prese prigioniera nel 1840.
Durante una battaglia con le truppe imperiali brasiliane e facendo credere di cercare il corpo del marito, prenderà un cavallo al volo e fuggirà raggiungendo il suo Garibaldi. Avrà il primo figlio il 16 Settembre 1840 il cui nome sarà Domenico, ma che sarà sempre chiamato Menotti. Le guardie imperiali cercheranno di catturarla di nuovo ma l’ indomita Anita con il bimbo in braccio cavalcherà lontano salvando la sua vita e quella del piccolo. È così che Rutelli la ritrae.
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Anita sempre attiva accanto a Garibaldi, avrà altri quattro figli ,una delle due femmine morirà molto piccola, l’ ultimo sarà un maschio di nome Ricciotti.
Il 9 Febbraio del 1849 viene proclamata la Repubblica Romana e Anita raggiungerà Garibaldi a Roma dove con un manipolo di soldati cerca di sedare le ultime resistenze.
L’ esercito francese, riposato e ben munito, crea grossi problemi ai garibaldini ormai attestatisi sul Gianicolo, che resistono a fatica.
Garibaldi decide di ritirarsi e approntare al nord un nuovo esercito e al galoppo attraversa l’ Italia per arrivare a Venezia…Anita incinta per la quinta volta, febbricitante e indebolita, lo segue cavalcando accanto a lui..Arrivati in Romagna, nelle paludi di Comacchio,  Anita perde i sensi e viene portata in una fattoria dove il medico non poté fare altro che constatarne la morte
Finiva così la vita di una grande donna, grande madre, grande amante ,grande guerriera. Ma sul Gianicolo all’uscita verso Villa Sciarra c’è un piccolo monumento che nessuno nota, dedicato ad un altro martire di quei giorni, al Gianicolo Ciceruacchio e suo figlio….ma la cosa che mi commuove ancora è la dedica al centro della corona d’ alloro, costituita da una semplice frase: A Ciceruacchio Il popolo.
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Jacques de Molay  –  L’ultimo dei Templari  – di Romina GOTTI
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E’ ultimo Gran Maestro dell’ordine più ricco e più potente del medioevo: i Templari. Jacques de Molay.è nato in Francia nel 1243/44… non è precisi la data .La famiglia era di origine germanica nobile.
Molay è non un cognome,  ma un paese .
Nato a Besancon, entra giovanissimo nell’Ordine.  Nel 1265. Poco più che ventenne,  nella Borgogna. Non si sa molto della sua vita, di cui si conoscono  solo piccoli particolari leggendari.
Si trovava in terrasanta,  nel 1285. Ad Acri,  roccaforte templare a guardia della cristianità contro i mamalucchi,  ma non è presente durante il loro assalto a s Giovanni d.Acri.  Dal 1290, infatti, Molay si reca a Cipro con altri compagni d’ Armi per organizzare il ritiro e la resistenza dei templare sull’Isola di Cipro.
Divenne Gran maestro dal 1294 fino alla morte ..in genere il gran maestro rimaneva in carica fino alla morte o, come il papa, poteva rinunciare e abdicare.
Gran maestro è la massima autorità dell’Ordine, le sue prerogative sono quelle di  guidare l’Ordine  sotto l’aspetto sociale ed economico ed è in prima linea nella battaglia.
 
A cinquant’anni diventa Gran Maestro: capelli lunghi, barba lunga, mantello bianco ,con croce rossa spada.
Filippo il Bello,  Re di Francia, desideroso di impadronirsi del tesoro dei Templari, che non  riusciva a trovare,   li  fa arrestare tutti.                                                                                 Era il 13 ottobre del 1307.
Molti riescono a fuggire  ed a riparare negli altri stati europei.
Quel 13 ottobre, De Molay viene arrestato, ma sapevano già da tempo di quell’arresto
Alla fine il tesoro non fu mai trovato.  Avevano spie ovunque e sapevano da tempo dell’imminente arresto, Si arresero senza combattere e furono in pochi a morire.  La maggior parte entrò in altri ordini .  E’ probabile che lui abbia sottovalutato la voglia di Filippo di distruggere l’ordine
Viene condannato al rogo insieme all’amico d’armi  Geoffrey de Charney,  dopo  un processo  ed indicibili torture.  Sull’isola della Senna, a Parigi,  davanti Notre Dame,  nel 1314, i due amici salirono sul rogo.
Geoffrey de Charney era un monaco guerriero; aveva fatto voto di castità povertà e obbedienza alla regola.
A scrivere  quella Regola,  era stato   S.Bernardo di Chiaravalle.
Il motto dei templari era:
“Non nobis, domine ,non nobis, sed nomini tua da gloriam”
Non aveva eredi. Il Gran Maestro veniva eletto da un consiglio di 12 templare. Prima di morire lanciò una maledizione all’indirizzo del re Filippi il Bello e papa Clemente N con questa frase
” Vi affido entrambi al tribunale di Dio. Tu, Clemente, nei prossimi quaranta giorni e tu Filippo, prima della fine dell’anno”
E cosi fu. Clemente mori  trentotto giorni dopo e il re cadde da cavallo e mori otto mesi dopo.
Un’altra curiosità:  egli chiese aiuto ai principi europei per  un.altra crociata in Terrasanta prima di tornare in Francia e lasciare la Terrasanta, ma nessuno voleva combattere i mamalucchi.
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la Regina AnksenAmmon… Vedova di ThutankAmmon
di MARIA  PACE
Era la terzogenita delle sei figlie di Nefertiti e del faraone Amenopeth IV, meglio conosciuto come Akhenaton.

Alla morte di Akhenaton, avvenuta in circostanze più che sospette, la principessa fu fatta sposare all’unico erede, figlio di una Sposa Secondaria.
Il suo nome era Thut e diventerà poi Thut-ank-Ammon.
Aveva dieci anni e la sposina ne aveva cinque o sei in più.
Il loro regno durò otto anni, attraversato da fermenti religiosi, sociali e politici,  ma la coppia era solida e in perfetta armonia. Lo testimoniano le tante raffigurazioni dei due regali sposi in atteggiamenti affettuosi e confidenziali.

AnksenAmmon - La vedova di Thut-ank-Ammon

Di questa Regina, bella e intelligente si parla più che altro per essere stata la sposa di Thut-ank-Ammon. In realtà, nonostante la giovane età, Ank-sen-Ammon fu una donna di carattere, coraggio e intraprendenza.
Lo testimoniano i fatti davvero straordinari citati nelle tavolette di BOGAZ-KOY, (provenienti dal regno degli Ittiti, nemici storici degli Egizi).
Si trattava di una lettera con cui la Regina faceva una’azzardata quanto inusuale richiesta al Re degli Ittiti attraverso una lettera.
Ma vediamo che cosa c’era scritto.

Innanzi tutto bisogna fare una precisazione. Il diritto di successione al trono, in Egitto, avveniva per via femminile: chi sposava la Regina o la Principessa-ereditaria, diventava Faraone.
Chiunque fosse. In teoria! …La Storia, però, ci fa dei nomi di Sovrani usurpatori.

Alla morte del faraone Thut, all’età di soli diciotto anni e in circostanze sospette, proprio come suo padre Akhenaton, il trono rimase vacante e con all’orizzonte la minaccia di una guerra dinastica.
Il Gran visir Eye, padre naturale della regina Nefertiti, aveva sempre avuto mire sul trono d’Egitto e lo appoggiava in questo progetto il generale Horenreb, spinto dalla stessa aspirazione.

Eye, katy o Gran Visir, che pure non aveva alcuna goccia di sangue reale, costrinse la giovanissima vedova a sposarlo.
Mentre aspettava quelle nozze che tanto aborriva, la Regina oppose estrema resistenza; nel frattempo, si preparava la tomba del morto Faraone, Thut-ank-Ammon, non ancora pronta.
Amksenammon amava l’Egitto e il suo benessere e non voleva per il Paese un sovrano vecchio e malandato… per giunta, anche suo nonno.
Per evitarlo, fece la mossa politica più azzardata, ma astuta: inviò al Re degli Ittiti, con cui l’esercito egiziano era in guerra, il seguente messaggio:
“Mio marito, il Faraone d’Egitto Thut-ank-Ammon mi ha lasciata vedova e senza figli. Mi si dice che avete diversi figli maschi adulti. Mandatemene uno ed io ne farò il Faraone d’Egitto.”
Il Re ittita, che temeva un tranello, ma che da buon diplomatico sperava in una risoluzione pacifica dei contrasti con l’Egitto, prese tempo e la sua risposta arrivò un mese dopo: era cortese e assai diplomatica, ma non decisiva.
Disperata poiché le nozze con Eye si facevano sempre più vicine e non erano state ancora celebrate solo perché la tomba di Thut non era pronta, la Regina inviò una seconda lettera.
Questa volta il Re ittita comprese la grande opportunità che quell’intrepida, piccola donna gli stava offrendo ed accettò.
Ma era troppo tardi.
Il messaggero ittita fu intercettato dalle spie di Eye e arrestato; la Regina fu segregata nei suoi appartamenti in attesa delle nozze che avvennero senza aspettare che la tomba di Thut-ank-Ammon fosse completata, proprio per evitare nuovi imprevisti.
Testimonianze di quelle nozze furono un paio di cartigli reali in cui compare la coppia.
Eye morì meno di un anno dopo e puntualmente il generale Horenreb si fece avanti, scavalcando eventuali (se ce ne fossero stati) pretendenti appartenenti alla famiglia reale.
La regina Anksenammon rifiutò sdegnosamente: aveva già mal sopportato l’atto di usurpazione da parte del Gran Visir ma non tollerava l’ascesa al trono di un uomo dagli oscuri natali.
Di lei, purtroppo, sparì ogni traccia fino a quando, più di tremila anni dopo, il suo sarcofago non fu rinvenuto in una tomba comune assieme ad altri membri di sangue reale.
Il generale dal canto suo divenne Faraone sposando (consenziente oppure no) la principessa Baketammon, sorella di Anksenammon e primogenita di Nefertiti e Akhenaton.
Questo Faraone  può considerarsi a ben ragione l’anello di congiunzione fra la XVIII  e la XIX Dinastia dei Faraoni d’Egitto.

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