“A caccia di Reliquie… la VERA CROCE”

IMG_1079 - Copia

LA CROCE

In una delle sue Catecheses,  Cirillo, Vescovo  di Gerusalemm,  sostiene:                                    “Tutta la Terra è piena delle reliquie della Croce di Cristo.”

Il legno su cui il Cristo subì il supplizio, oggi non esiste quasi più. In realtà, sparsi per il mondo vi sono decine e decine di frammenti custoditi in Stauroteche (questo il nome delle teche).

Ma che cosa ne è stato della Croce e come è arrivata in Occidente, da Gerusalemme?
Bisogna tornare indietro di duemila anni, fino al triste giorno della crocifissione e morte del Cristo. Deposto dalla  croce, sappiamo tutti, il Cristo non fu sepolto nel cimitero comune. Per gli Ebrei, seppellire in luogo consacrato un condannato a morte, era considerato un atto di profanazione e per questo un atto proibito.
Anche gli strumenti di morte, croce, spada, pietre…  venivano  sotterrati con il condannato o nei pressi del luogo della sua sepoltura, che era sempre il luogo ove era stato giustiziato.
Lo sapeva bene l’imperatrice Elena, già avanti negli anni, la quale non voleva morire prima di aver visitato i luoghi del martirio di Cristo. Si recò, dunque, circa quattro secoli più tardi, in quei luoghi, nella zona del Golgota, alla ricerca di qualche traccia di quei fatti dolorosi.
A lungo si aggirò fra ruderi e grotte; fece scavare qua e là ed infine trovò in un  anfratto tre croci e su una c’era scritto:  ” Gesù Nazareno Re dei Giudei”.

Era una Reliquia molto preziosa. La più preziosa della Cristianità e tutte le Chiese ambivano possederne almeno un frammento.
La regina Elena cercò di accontentare un po’ tutti: lasciò a Gerusalemme il palo verticale, inviò a Costantinopoli al figlio, l’imperatore Costantino, un secondo pezzo ed un terzo lo portò con sé a Roma. Molti altri piccoli frammenti, infine, presero altre vie.                        Oggi sono gli unici rimasti e tutti insieme costituiscono soltanto il dieci per cento di tutta la Croce. In realtà, sono  in molti a dubitare che la croce ritrovata dalla madre di Costantino sia proprio la croce di Cristo, per il fatto che il suo ritrovamento è avvenuto  ben quattro secoli dopo la crocifissione. Inoltre,  nella sua Vita di Costantino, Eusebio di Cesarea racconta del ritrovamento della tomba di Gesù da parte di Costantino, ma non fa cenno alcuno alla Croce.

 

Ma come si giunse a stabilire quale fosse la Vera Croce?                                                                        Ecco che cosa racconta Socrate Scolastico nella sua Storia ecclesiastica.  Racconta che la madre di Costantino fece distruggere il tempio pagano eretto sopra al Sepolcro, trovandovi all’interno tre croci e dei chiodi: quelle del Cristo e dei due ladroni.  Per scoprire quale fosse quella del Cristo, il vescovo  le accostò ad una donna  gravemente malata la quale guarì  miracolosamente al tocco di una di esse. Questa, dunque, divenne la versione comune sul ritrovamento della Vera Croce, avallata da numerose altre versioni simili. Quanto ai chiodi,  Elena li inviò a Costantinopoli dove l’imperatore li fece incastonare nel proprio elmo, meno uno, che trasformò nel morso del suo cavallo.                                                                  Ecco cosa sta scritto:                                                                                                                       «[Elena] fece trasportare parte della croce di nostro Signore a palazzo. Il resto fu chiuso in un rivestimento d’argento e affidato al vescovo della città, che fu da lei esortato a conservarlo con cura, affinché potesse essere tramandato intatto ai posteri».

Un reliquiario.Ecco il modo per tramandare intatto ai posteri le reliquie. Era gelossmente custodito dal vescovo nella Chiesa di Gerusalemme, ma periodicamente esposto per essere venerato dai fedeli i quali potevano baciare le reliquie, senza, però,   toccarle.

Ma che cosa ne è stato della Vera Croce (il palo verticale), quella rimasta a Gerusalemme?Attraversò indenne più di un millennio, ma non superò la “valanga” Crociate.                     Nel 614 il re persiano,Cosroe II dopo aver espugnato Gerusalemme,  la trafugò e la portò nella sua capitale, a Cresifonte.  Nel 628, l’imperatore d’Oriente Erclio,  sconfitto Cosroe, la portò prima a Costantinopoli e poi a Gerusalemme. Qui rimase, indenne ed al sicuro. Fino a quando, nel  1009,  Arnolfo Malecorne, Patriarca di Gerusalemme, per risollevare il morale dei soldati crociati, non decise di esporla. Lostesso fece, nella primavera del  1.119, re Ruggero, che la fece arrivare da Gerusalemme e  innalzare su una collinetta; anche questa volta per sollevare il morale dell’esercito crociato.  Soprattutto Baldovino, però,  re di Gerusalemme, praticava il culto della Croce e prima della battaglia la innalzava per mostrarla ai combattenti affinché infondesse in loro coraggio e ardimento.

In verità, la Chiesa di Gerusalemme non approvava la disinvoltura con cui i vari principi e sovrani esponevano la Sacra Reliquia ai pericoli delle battaglie.
E ne aveva ben donde.
Nel 1.187, durante la disastrosa battaglia di Hattin, contro Saladino, la Croce andò perduta e non se ne seppe più nulla  Era certamente caduta nelle mani dei musulmani  e nelle   cronache del tempo sono riportati i numerosi rifiuti di  Saladino  a cederla ai cristiani.         

Del legno impregnato del sangue di Cristo, dunque, oggi non rimangono che frammenti, ma quei frammenti, secondo la leggenda, risalgono addirittura ad Adamo. Narra, infatti,  la leggenda che Adamo, vicino alla morte,  mandò il figlio Set in Paradiso per ottenere l’olio sacro della  morte serena. L’arcangelo Michele, invece, consegnò a Set un ramo dell’Albero della Vita, da mettere, raccomandò,  tra le labbra di Adamo, al momento della sepoltura. Sempre secondo la leggenda, il ramo crebbe e fu notato da Salomone che ne ordinò l’abbattimento  per utilizzarlo nella costruzione del Tempio di Gerusalemme. Essendosi rivelato difficilmente manovrabile, l’albero fu successivamente  utilizzato come passerella sopra le acque di un fiume.

Da  una profezia, però, Salomone apprese che quell’albero sarebbe servito un giorno a crocifiggere il Messia e decise di sotterrarlo. Proprio in occasione della condanna del Cristo, alcuni israeliti lo trovarono e lo consegnarono alle autorità.                                               .Ma ecco che la croce va in sogno a Costantino la notte prima della battaglia contro Massenzio, diventando il simbolo della cristianità.                                                                         Siamo nel 312 d.C.  ed Elena, la madre dell’imperatore, parte alla ricerca della Vera Croce, che troverà la troverà dopo alcune peripezie.

Dove si trova oggi la Vera Croce?

Il più gtande di questi frammenti si trova oggi nel Monastero di Santo Toribio de Liebana, in Spagna, un altro pezzo, fra i maggiori, si trova nel  Museo Diocesano d’Arte Sacra dell’Abbazia di Nonatola (Mo); alcune schegge di questo frammento, furono  donate dal cardinale Barberini al nipote, Monsignor Teutonic0,  il quale le donò ad amici residenti in varie località fra cui  Milano, Rutigliano ed alcune altre città.                                                          Altre reliquie arrivarono a Roma da Gerusalemme, come quella inviata a Papa Leone I dal Patriarca di Gerusalemme,  Giovenale, nel 455,o quella portata a Roma da Papa Sergio U, ma la maggior parte delle reliquie, quelle più piccole, arrivarono in Italia e nel resto d’Europa, da Costantinopoli..                                                                                                                Ecco cosa riporta la cronaca del tempo:                                                                                                 “In quel luogo era tenuta in somma ammirazione. Venne divisa dai presenti vescovi e spartita fra i cavalieri assieme alle altre reliquie preziose; in seguito, al ritorno in patria, fu donata a chiese e monasteri. »

Alla fine del Medioevo erano tante le chiese che sostenevano di possedere un frammento della Vera Croce,  al punto che Calvino ironizzò dicendo che                                                               “… tutte quelle “reliquie “possono riempire una nave.”                                                                    Il lato tragicomico di questa affermazione è che non pochi la presero alla lettera e qualcuno, il patriarca Paolino,  giunse perfino ad  enunciare un “miracolo della reintegrazione della Croce”… un po’ come la”moltiplicazione dei pani” di evangelica memoria, insomma.
E’ chiaro, naturalmente,  che molti di quei frammenti erano decisamente  dei falsi creati da viaggiatori e mercanti provenienti da Oriente.

A questo punto non possiamo non citare  il De Fleury e il suo “Memorie sugli strumenti della Passione”.  Secondo cui i suoi particolarissimi calcoli, la croce  era di pino e pesava  circa  75 chilogrammi e che, all’appello mancava una  piccola quantità di frammenti  probabilmente andati  dispersi.

Supposizioni, naturalmente.In realtà non si conosce nemmeno come fosse versmente  fatta questa croce.Si sa che solitamente che non si  trattava di un pezzo unico, ma di un palo e  di  un’asse Normalmente sul luogo delle crocifissioni c’era già, saldamente piantato per terra, il palo verticale, lo  stipes;  Il  palo verticale, invece , i  patibulum,  era il condannato a portarlo  in spalla fino al luogo della crocifissione.

Di olivo, invece, sono risultati i frammenti delle chiese di Santa Croce in Gerusalemme, Notre Dame di Parigi,  il Duomo di Pisa e Santa Maria del Fiore a Firenze  Altre schegge  si trovano in numerosissime parrocchie  in Italia.

Il più grande dei frammenti della  Vera Croce  si trova a Roma nella Basilica di Santa Croce, fatta edificare da S. Elena, madre dell’imperatore Costantino. Molti altri frammenti, in Italia si trovano: nel Duomo di Vico del Gargano, nella Basilica di Maria Ausiliatrice di Torino, ecc..  e ancora: a Cantabria, in Spagna e così via.

 

 

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