“Meridiani & Paralleli – Esplorazioni… Mungo Park” di Romina Gotti

12009623_151085048568883_9167200980444267332_nIl 13084113_274448302899223_408125884_n

Un viaggio inizia nella mente, si sviluppa sulla carta e prende vita dai nostri passi.                 Mi affascina la figura del viaggiatore solitario che è capace di abbandonare tutto perché l’ossessione della conoscenza è più forte dei legami .                                                                         Il viaggio va pianificato nei minimi particolari: tempo,denaro, ma il requisito fondamentale rimane il desiderio della conoscenza. Arrivare là dove nessuno è arrivato prima, vedere ciò che nessuno ha visto. Questo è il senso della vita dell’esploratore. Occorre decidere in numero dei partecipanti alla spedizione, un piccolo gruppo è più gestibile e consuma meno risorse dal punto di vista alimentare, un gruppo più numeroso è più sicuro. Alcuni i più temerari partono senza compagnia.                                                       Occorre un equipaggiamento a secondo del clima e della località, l’abbigliamento (stivali,cappelli, ecc),i medicinali ( malattie tropicali, cadute, ferite, avvelenamenti, congelamenti), le mappe, le guide, la bussola, gli utensili, acqua e viveri. Si deve conoscere dove rifornirsi, si deve pensare a costruire un riparo per la notte, il fuoco, le armi per procurarsi il cibo .                                                                                                                                     Dove trasportare le merci? Carovane, barche, animali, tutto deve rimanere asciutto. Si attraversano giungle, deserti, ghiacciai. Merci di scambio con gli abitanti del luogo, e magari carta e penna per ricordare nomi. luoghi, date, impressioni, incontri. Pianificato tutto sulla carta, moltiplicato per il numero dei partecipanti, si è pronti per imbarcarsi. Nave, piroscafo, treno… con ogni mezzo verso l’avventura, è ora di imbarcarsi. destinazione?                                                                                                                                       Destinazione! Africa …….vi piace?

La nostra guida, il nostro esploratore in questo viaggio ha un none evocativo: Mungo Park. Sangue scozzese, medico,nasce il 20 settembre 1771 in una famiglia numerosa. Abita in campagna. Il suo primo viaggio fuori dal Regno Unito è un paese esotico: Sumatra,dall’altro capo del mondo.Terza isola dell’arcipelago indonesiano. Il nostro medico chirurgo si imbarca su un mercantile e che fa? Svolge la professione sull’isola tra oranghi, tigri e vegetazioni sconosciute e tribù indigene, cataloga,raccoglie campioni e scopre nuovi vegetali. Ritorna in Scozia. Il viaggio è ormai entrato nel sangue del nostro ventenne scozzese.E’ laureato in chirurgia a Londra, è bello, con un futuro brillante e una predisposizione per la geografia.                                                                                                           Non resiste a lungo Mr Park nella sua terra e mette la sua passione per l’avventura a disposizione della neonata African Association, creata a Londra nel 1788 e nel 1795 é inviato in Africa. Naturalmente l’unico modo per raggiungere la regione del Gambia, all’epoca colonia e base commerciale inglese, è imbarcarsi su una nave. Il Gambia è stato possedimento portoghese, poi inglese, l’Africa è una spartizione geografica tra le principali potenze europee: Portogallo, Belgio, Regno Unito, Polonia, Olanda.                       Dove imbarcarsi? Probabilmente dal canale di Bristol o da Portsmouth,. Il viaggio per mare era lungo settimane e mesi. La popolazione del Gambia è di religione islamica. Appena sbarcato nel porto di Banjul, Mungo Park cerca di ambientarsi , Impara usi e costumi e una guida locale lo istruisce sulla lingua: Mandinko e arabo. Lo scopo del viaggio? La scoperta delle sorgenti del Niger, terzo fiume africano dopo il Nilo e il Congo.                                     Siamo nel 1795, in piena estate: caldo e stagione piovosa. Non è da solo, assume delle guide, dei portatori e si procura l’equipaggiamento. E’ un piccolo gruppo che si muove velocemente ed esplora le regioni più interne.                                                                                   Mr Park percorre quasi trecento chilometri prima di accamparsi a karantaba, nel Senegal.Segue il corso del fiume Gambia in canoa ed a piedi. Non c’è ferrovia. Non c’è mai stata. E poi avanti, percorrendo le strade delle regioni più sconosciute del Senegal. Non ci sono strade, solo deserto, con temperature diurne sopra i 40 gradi e vicino allo zero, invece, la notte. Le guide sanno dove trovare acqua. Ci sono altre carovane, ma sono mercanti di schiavi e Park viene catturato. Fugge e da solo, per miglia e miglia, percorre il deserto senza acqua e solo sotto il sole… Solo la volontà lo sorregge quando la resistenza fisica lo abbandona. Riceve l’aiuto di qualche indigeno e finalmente riesce ad avvicinarsi alla meta: è piena estate quando raggiunge Segou nel Mali. Si ammala. Le febbri tropicali e le tribù ostili lo inducono ad arrendersi e torna in patria. Scrive tutto Mungo Park: impressioni, date, calcoli, popoli, animali, e il suo diario diventa un best seller dell’epoca, nel Regno Unito. Molti si erano cimentati nell’impresa prima di lui senza però riuscirci.

Nel 1799 si sposa e torna a fare il medico chirurgo, ma continua a sognare l’Africa.             L’attesa non è lunga. Nel 1803 torna in Africa, imbarcandosi nel porto di Portsmouth. Resosi conto che il fiume scorre verso est, decide di seguire il Niger da dove nasce, tra Guinea e Sierra Leone, fino a Timbuktu ed all’Atlantico. Questa volta non vuole essere impreparato. Sa che dovrà affrontare tribù ostili ed allora organizza una spedizione numerosa con portatori, guide e uomini armati.                                                                             Alla guida della carovana, segue le orme del primo viaggio e arriva a Timbuktu nel 1806, ma prima di avvicinarsi al Niger, ha già perso meta’ degli uomini, febbri malariche rallentano e decimano la carovana. Mentre navigano a bordo di canoe, i pochi sopravvissuti vengono attaccati dalle tribù: frecce, coccodrilli, ippopotami, acque impetuose.

E’ la fine della spedizione. Nigeria. Inverno 1806. Si perdono le tracce del nostro eroe. Nel 1827, il figlio muore nel tentativo di cercare tracce del padre. Nel 1830 una spedizione, inviata per cercare le sue tracce ritrova qualche oggetto e una delle guide. E’ ferito, cade in acqua e la corrente lo trascina via. Il fiume Niger lo ha reclamato.                                             C’è un monumento a ricordo di Mungo Park, nella sua cittadina natale in Scozia, a Selkirk .Uno splendido avventuriero che forse avrebbe avuto più fortuna se fosse stato da solo e senza una carovana da portare in salvo. Se fosse stato da solo, forse non avrebbe difendersi da tribù che si sentivano minacciate; se fosse stato da solo forse avrebbe preso un’altra via e non sarebbe stato rallentato dalle malattie ,forse… O forse era destino di perdersi e far parte per sempre dell’Africa.

(fonti reperite da Enciclopedie)

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