“La Parola e l’Immagine – I Sacconi Bianchi e i Sacconi Rossi” di Lia JONESCU

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Siamo nella Roma di fine 700, nelle ore notturne quando nelle antiche cantine si riunivano i carbonari a tramare contro il giogo dello Stato Pontificio e a costruire la Libera Repubblica Romana con l’ aiuto dei dissacranti francesi. Un corteo sfilava salmodiando. I componenti, con lunghe tuniche bianche o rosse e con il viso coperto da sinistri cappucci, si facevano luce con fumose torce che riflettevano sui muri luci spettrali. Percorrevano i vicoli intorno a San Teodoro o le rive del Tevere; i romani che incontravano questa strana processione si accodavano pregando come sapevano o soltanto per scaramanzia.

I Sacconi bianchi, ovvero, L ‘ Arciconfraternita del Sacro Nome di Gesù, avevano la sede accanto alla bellissima e affascinante Chiesa di San Teodoro nella stessa via. Questa Chiesa è sotto al Palatino, proprio sotto le palafitte, tra in reperti più antichi del colle; non si può visitare se non con uno speciale permesso, tranne alcuni giorni nei quali è aperta al pubblico. I Sacconi Bianchi, coperti dalla tunica e dal cappuccio bianco, erano rappresentanti della buona borghesia romana, ma dovevano mantenere l’anonimato per un voto di modestia ed umiltà.                                                                                                                     I Romani, che li chiamavano i ” Fratelloni”, erano abituati a vederli tutti i venerdì girare per la città a piedi scalzi elemosinando per i poveri carcerati, forse non immaginando che dietro quello strano irriconoscibile umile frate, si nascondesse un prefetto o un nobile romano. Infatti, far parte dell’ Arciconfraternita era un privilegio di pochi….molti massoni, si dice, ne facessero parte. A loro era affidato il posto della penitenza per antonomasia ovvero la Scala Santa accanto alla Basilica dAncora oggi esiste questa Arciconfraternita, ma assai ridotta ed il loro rito si limita ad una funzione settimanale assolutamente ristretta..

Quante leggende sui poteri più o meno segreti di questi ” Fratellini”. C’ è chi li crede custodi di segreti e di più…… E chissà…..

Gli altri ” Fratelloni” dei romani sono i Sacconi Rossi, molto più amati dal popolo. La Veneranda Confraternita de’ devoti di Gesù al Calvario e di Maria Santissima Addolorata in sollievo delle anime sante del Purgatorio. Fu costituita nel 1760 da giovani fedeli volenterosi romani aiutati dai frati minori della Chiesa di San Bartolomeo all’ Isola Tiberina per,come ci descrive il titolo, dare sollievo alle anime dei morti di morte violenta senza aver avuto il sollievo del pentimento.Ma ben presto si scopri che questa pratica non poteva bastare, i morti avevano bisogno di sepoltura soprattutto i morti annegati ed in quel tempo il Tevere ne restituiva tanti. Così i Sacconi Rossi fecero di questa opera di carità il loro emblema .I frati acquistarono tre vastissimi ambienti accanto al Convento proprio sull’ isola dove oggi sorge l’ ospedale Israelitico .Il papa Pio VII diede in concessione la cripta sotto a San Bartolomeo con annesso cimitero, ma non si era tenuto in considerazione le frequenti alluvioni del Tevere che passando nel cimitero provocava epidemie come per il colera. Nel 1836 i Sacconi Rossi scomparvero. In concomitanza della Repubblica Romana, i francesi avevano usato la sede come dormitorio per le truppe, depredando, come loro solito.   La chiesa di Santa Maria dell’Orto raccolse quel che rimaneva dell’ eredità della confraternita. Nel 1988 la sede dei Sacconi Rossi divenne la facoltà di Scienze Infermieristiche, dove  si formano gli infermieri professionali dell’ ospedale Fatebenefratelli. Il posto è stato voluto fortemente dal Priore che è anche il rappresentante della rimanente ricostituita confraternita.

Un aneddoto. Da ragazza questo, l’ isola tiberina, era il posto dove venivo spessissimo, ma il volto dell’ isola era diverso. In una parte di quello che era stato il cimitero sotto la chiesa, bonificato, era diventato la sede dei ” fiumaroli”, un corpo di agenti con gommoni, atti al salvataggio nel fiume, ma che  di più in dotazione avevano Tevere e Roma due stupendi immensi bellissimi Terranova pluridecorati per i salvataggi effettuati….Eravamo diventati amici e credo che non li dimenticherò mai.

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