LE OASI

I

 

 

arabian-nights-village-0002“Tratto di terra fertile e verdeggiante in mezzo al deserto.”  Così recita il dizionario.

In realtà, il paesaggio di un’oasi é sempre o quasi sempre artificiale, opera, cioé, della mano dell’uomo.

La sua esistenza dipende dalla presenza di acqua necessaria ad alimentare una vegetazione costituita prevalentemente dalla palma da dattero, pianta  indispensabile a favorire l’insediamento umano ed a farne un luogo adatto alle tappe delle carovane in transito nel deserto.

A nutrire un’oasi può essere l’acqua di un fiume o di una sorgente, ma anche quella presente nel sottosuolo;

in questo caso a riportarla in superficie sono i pozzi artesiani

L’oasi si può definire, dunque,  un mondo rigoglioso circondato dal deserto. Tale rigoglio, però, é soprattutto opera dell’uomo. Del fellahin, come viene chiamato il contadino delle oasi.

Il fellahin  conduce con il deserto una lotta strenua e continua per conservare lo spazio di cui già dispone e per tentare di sottrargliene dell’altro.  I fellahin, infatti, usano piantare palme giovani  nella   sabbia  ai  bordi dell’oasi. Le irrigano anche due o tre volte  la settimana, fino a quando non metteranno radici che  si spingeranno nel sottosuolo alla ricerca della falda freatica  acquifera che permetterà loro di sopravvivere.

Il fellahin, dunque, deve lottare strenamente e continuamente con il deserto per sottrargli spazio e soprattuto per non lasciarselo portar via , poiché il deserto tende  a riprendersi ciò che gli appartiene.

In questa lotta con la natura e non contro la natura,  il contadino ha un  altro avversario, alleato del  deserto: il vento.  Il vento, infatti, tende a sommergere di sabbia le piante, soprattutto quelle più giovani e delicate, sabbia che deve essere continuamente rimossa.

Fra tutti i  deserti quello di  Rub-al-Kali é, forse,  il più desolato del nostra pianeta.  E’ del tutto privo di corsi d’acqua perenni, ma è percorso da widian,  grandiosi corsi d’acqua asciutti, che suggeriscono la presenza in un passato remoto di grandi fiumi.  Oggi le piogge sono  rarissime, brevi e assai violente;  provocano piene effimere, a causa dell’immediata evaporazione delle acque e del loro assorbimento da parte del terreno,  ma riescono a nutrire le numerose falde freatiche del sottosuolo  che  nel territorio sono numerose sia in superficie che in profondità.

Le prime danno vita ad oasi spontanee, le seconde, invece, vengono raggiunte dalla mano dell’uomo attraverso la escavazione di pozzi artesiani. Entrambe, però, sono  frutto  dell’operosità dell’uomo, senza il quale, il deserto tornerebbe a seppellire ogni cosa.

E’ la quantità d’acqia, dunque, a favorire la densità della popolazione di un’oasi. Si tratta di popolazioni sedentarie che non conoscono oppure hanno lasciato il peregrinare attraverso il deserto in cerca di pascoli per i loro armenti e che  molto spesso si dedicano alla coltivazione di altre piante oltre a quella da dattero ed all’allevamento di bestiame e attività inerenti.

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