“L’oro di Childerico: origini e peripezie di un tesoro barbarico” di Marc PEVEN

 

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Tesoro di Childerico (Parigi, Cabinet des Médailles – 2nda metà del V sec. d.C)

482 d.C.

I guerrieri ammutoliscono di fronte alla salma del loro sovrano, bardata per il suo ultimo viaggio. Childerico, primo re merovingio: capostipite di una potente dinastia barbarica.

Barba rossa, elmo calcato sulla fronte; tra muscoli e armi, la stazza é notevole. Nell’atto della sepoltura Clodoveo lo osserva: suo padre fu il solo guerriero che, combattendo e regnando per 25 anni ininterrotti, seppe coalizzare un insieme di tribù bellicose di ceppo germanico sotto il suo comando. La sua capitale fu stabilita a Tournacum, l’antica città belga di Tournai.

Il principe ereditario osserva la tomba: è colma di tesori inestimabili, senza precedenti in quanto a ricchezza e qualità. Fibbie da cintura, da stivale e un borsello da cavaliere contenente centinaia di monete d’oro e d’argento: il conio più recente porta impresso il ritratto dell’imperatore bizantino Zenone; vi é anche uno strano motivo a testa taurina, sempre d’oro, con un disco solare sulla fronte, una sfera di cristallo e un anello-sigillo.

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2) Mappa del regno dei Franchi e parte assegnata dall’impero a re Childerico

Vicino al corpo del re giacciono un’ascia da lancio, una lancia e un bracciale in oro massiccio a forma di torque, emblema di virilità; una spada lunga a due lame e una scramasax, ossia un coltellaccio a lama singola. La presenza d’armi, nella tomba, é emblema di rango; il fasto degli ori e dei granati rossi in castone, bicromia riservata ai più grandi capitribù ispirati dagli usi e costumi delle steppe.
Perfino le armi sono rivestite d’oro e gemme.

Questo gusto decorativo ha lontane origini orientali; l’oro, invece, è stato ricevuto in dono dai romani e ri-fuso da ignote fornaci.
Al soldo dell’imperatore d’Oriente re Childerico ha sbaragliato i Visigoti, i Sassoni e gli Alamanni lungo la Loira, mettendo fine al rischio di un’invasione; insieme agli ori, il sovrano ha ricevuto in dono quelle stesse terre in cui ha seminato i corpi dei suoi consanguinei, col titolo insigne di “foederatus”: alleato militare dell’impero romano, in cambio d’oro, cavalli e terreni.

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3) Tesoro di Childerico (Parigi, Cabinet des Médailles – 2nda metà del V sec. d.C)

Il figlio Clodoveo presiede al sacrificio dei suoi cavalli, altrettanto riccamente bardati. Sangue equino bagna il terreno del sacrificio. I finimenti equestri e le briglie dei destrieri sono decorati secondo il medesimo gusto del tesoro regio

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4) Elementi decorativi visigoti di sella con terminazioni a forma di teste equine

 

Clodoveo si inginocchia ai piedi del tumulo.

“Padre, i tuoi guerrieri più fedeli ti aspettano. Posso già vederti galoppare ne Valhalla, tra i grandi eroi del passato”.”

Clodoveo Non lo vedrà mai più; ha deciso di trasferire la capitale del regno a Parigi. Presto si cristianizzerà, eppure dichiarerà guerra feroce all’impero che suo padre difese. La collocazione della tomba paterna va dimenticata; gli spalatori sono sgozzati, affinché nessuno profani il tesoro regale.

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5) Tesoro di Childerico (Parigi, Cabinet des Médailles – 2nda metà del V sec. d.C)

1655

Mille e cento anni dopo, nel corso di un lavoro di sterramento presso la chiesa di saint Brice a Tournai, la zappa di un operaio sordomuto solleva d’improvviso insieme alla terra una manciata di monete d’oro; la convocazione del capocantiere mette in moto una serie di accertamenti su un ritrovamento che ha dell’eccezionale. In particolare, il proverbiale indizio che permette di identificare nella tomba il sepolcro regio di Childerico é proprio l’anello: un ritratto firmato, d’età barbarica. Sulla cima del castone é stampigliato il busto stilizzato di un uomo dai lunghi capelli, con indosso un “paludamentum”: un mantello drappeggiato, fissato a una spalla, tipico dei condottieri e degli imperatori romani e una lancia stretta nella mano destra. Attorno alla testa, l’iscrizione “CHILDERICI REGIS” (di re Childerico).

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6) Fibule a cipolla e anelli-sigillo, doni dell’impero romano ai suoi “foederati) (Bucarest, Parigi. Regio Emilia, Torino)

Scavi più approfonditi portano al dissotterramento di  300 e più spille d’oro a forma d’ape con ali in granato rosso, forse foggiate a ornamento del manto cerimoniale di Childerico.

Al momento della scoperta, il Belgio é ancora parte delle Fiandre spagnole, governate dall’arciduca Leopoldo Guglielmo d’Austria; questi ha la brillante e previdente idea di commissionare al suo medico di corte la riproduzione a incisione di tutti i pezzi del tesoro: i disegni di Chifflet rappresentano la prima pubblicazione archeologico-scientifica della storia.

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7) I disegni seicenteschi del medico Chifflet

Da quel momento, il più importante tesoro barbarico della storia d’Europa inizia a passare di mano in mano: l’arciduca decide di portarlo  con sé a Vienna per lasciarlo in eredità a suo nipote,  l’imperatore asburgico Leopoldo I. Nel 1665 Leopoldo, a sua volta, lo dona in segno di gratitudine a Luigi XIV di Francia per il suo aiuto militare in Ungheria contro l’impero ottomano. Il Re Sole, per nulla interessato ai gioielli di Childerico, li fa depositare al Cabinet des Médailles del Louvre e si scorda della loro esistenza.

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8) modello delle fibbie a cicala della tomba di re Childerico, nuovo simbolo regale sul mantello di Napoleone imperatore

18 maggio 1804

Ormai console a vita, Napoleone è proclamato sovrano assoluto di Francia nella cattedrale di Notre-Dame di Parigi. La cerimonia d’incoronazione è annunciata dalla benedizione delle insegne imperiali da parte di papa Pio VII. Il manto da parata del sovrano assoluto è intessuto di trecento e più insetti alati a immagine e somiglianza del corredo di Childerico.
Le api dorate, antica consuetudine  del corredo unno assimilato dai clan germanici, a distanza di  1322 anni è divenuto l’emblema di una nuova dinastia francese: ovviando all’odiato ricordo dei e dei fiori di giglio dei Borboni, da poco ghigliottinati, Napoleone ha furbescamente riesumato l’iconografia attribuibile al più antico monarca nazionale: per quanto a fini politici e dinastici, il  primo a interessarsi al tesoro è proprio il geniale stratega corso.

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9) Scorcio parigino sulla Senna

5 novembre 1831.

E’ una gelida e nebbiosa notte parigina quando i ladri irrompono nel Cabinet des Médailles, trasferito nel frattempo della Biblioteca Nazionale di Francia, per sottrarvi più di 2000 oggetti d’oro, incluso il tesoro di Childerico, per un totale di 80 kg. Il fatto desta grandissimo scalpore, tanto che la polizia indaga per 8 mesi prima di identificare i colpevoli e quel che è rimasto del tesoro, grazie all’aiuto del leggendario Eugène-François Vidocq, capo della Sûreté: il primo detective in borghese della storia, che ha già risolto numerosi altri casi, riscuoterà anche un certo successo letterario come ispiratore di Victor Hugo per l’invenzione dell’ispettore Javert di “Les Miserables”  ed Edgar Allen Poe per il personaggio di Auguste Dupin in “The Murders in the Rue Morgue”, prima storia di detective.

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10) Visione notturna di città ottocentesca (York, Castle museum – Kirkgate)

Finalmente, otto mesi dopo il furto la polizia acciuffa la banda e ritrova 20 lingotti d’oro nel loro nascondiglio. Sotto interrogatorio, i ladri ammettono di aver fuso in quei lingotti gli oggetti d’oro puro, mentre quelli intarsiati di gemme, più difficoltosi da fondere, sono stati gettati in sacchi di pelle nelle acque della Senna, in attesa di decisioni.
Tra i boulevard e le brumose banlieu parigine inizia una caccia all’antico tesoro. 
Dopo aver setacciato la Senna, infine la polizia ritrova 8 sacche contenenti circa 1500 pezzi dei 2000 rubati. Nel 1833 i tre ladri sono processati:  il primo è condannato a 40 anni di prigione, il secondo a 20, il terzo a 10. Una pena esemplare, di quelle che nel caso della tutela dei Beni Culturali sarebbe forse auspicabile riesumare.
Ciononostante, il tesoro di Childerico risulta quasi interamente devastato…perlomeno, tra tanti donativi perduti, i pezzi più tipicamente “barbarici” sono sopravvissuti. la domanda sorge spontanea: in questo caso, come in tanti altri, chi furono i veri barbari?

2015

Gli studi dell’archeologo Dieter Quast portano a nuovi sviluppi circa il mistero della tomba di re Childerico, o di ciò che ne è rimasto. Ricordiamo che il sovrano indossava una “fibula”, ossia una fibbia da spalla a forma di cipolla, che insieme all’anello-sigillo provvisto di ritratto con “paludamentum” e all’iscrizione “Childerici regis”  dimostra che il re dei Franchi e fondatore della dinastia merovingia aveva ottenuto le tipiche insegne dell’autorità che l’impero d’Oriente era solito produrre e donare ai suoi federati barbarici, in cambio del sostegno militare. La fibbia da cintura “reniforme” (a forma di rene) di Tournai, magistralmente realizzata con ripartizione in cellette triangolari dalle pareti ondulate e bordi perlinati a “cabochon” (pietre sporgenti dal loro castone), appartiene a un piccolo gruppo che trova il suo miglior confronto nei tesori funerari provenienti dalle tre tombe rumene di Apahida. Circa la guardia della spada, il puntale del fodero e il fodero di sax, in tutti i pezzi ricorre il motivo decorativo a granati tagliati a “S” e a scacchiera, accomodati su foglia d’oro su resti di gesso. La realizzazione dei pezzi mostra una tecnica il montaggio talmente complessa da avere precedenti noti soltanto ad Apahida: la guaina d’oro e la rivettatura di raccordo, due piastre d’oro identiche e traforate a quadretti, appositamente perforate da fori circolari colmati con depositi di gesso sono state sovrapposte e saldate tra loro ad assicurare elementi in granato, vetro, cristallo di rocca e ambra

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11) Il complicato processo di montaggio del fodero della “sax” di Childrico

Con un immagine mostriamo la struttura in scala del fodero, complessivamente composto da circa 440 gemme emisferiche sui bordi e 720 piastrine di granati. La guaina perduta, originariamente in legno o pelle, era rivestita da 51 guarnizioni in oro e granati. 

Il prodotto finale, contraddistinto da un’abilità artigianale unica, fu realizzato da un laboratorio comportante la compresenza di intagliatori e orafi che dovettero lavorare a stretto contatto tra loro: proprio come ad Apahida, anche qui sopravvivono elementi ereditati dai popoli delle steppe, come le guarnizioni e le briglie e un paio di ornamenti a testa di cavallo. La fitta trama a ragnatela di granati rossi e vetri geometrici dai motivi ondulati, ad S e a quadrifogli incasellati entro cellette d’oro, riveste tutti gli oggetti; la frequenza delle teste d’aquila sul puntale di spada e sull’impugnatura, di api e fibbie a racchetta,  a scarpa e reniformi risolve un motivo che si è sviluppato per oltre un secolo, fra Tardoantico e alto Medioevo nella terra degli Unni.

Al fine di creare tali manufatti compositi, costituiti da più lamine d’oro e gioielli incastonati, fu utilizzato un collante di gesso a base di “sepiolite” (fillosilicato idrato di magnesio) proveniente dal mar Nero): forse che il tesoro del re non fosse stato prodotto da barbari, ma da un’officina di provenienza “pontico-danubiana” e comunque d’ambito culturale bizantino, forse su ordinazione e in base ai gusti tradizionali dell’alta aristocrazia germanico-orientale? Io penso che sia così.  Nuove indagini diagnostiche condotte al momento dagli archeologi Marco Aimone, Patrick Perin e Thomas Caligaro sul tesoro di Chlderico a Tournai daranno esiti decisivi al fine di gettar luce sulla reale provenienza delle officine che produssero, con tali esiti eccelsi, un tesoro barbarico che si avvicina molto all’immaginario prototipo, sognato nelle leggende e nelle saghe medievali d’ambito germanico: il tesoro dei Nibelunghi.

Marco Corrias (alias Marc Pevèn)
Foto: 1,3,4,5,8, 11: Materiale di studio, laboratori RGZM / 2: wikipedia / 6-9-11: Marco Corrias

Bibliografia
M.Kazanski, F. Vallet, Patrick Périn, L’Or des princes barbares. Du Caucase à la Gaule, Ve siècle après J.-C., 2001.
M. Kazanski, L’epoque hunnique au nord de la mer Noire, in le Nord de la mer Noir eau Bas-Empire et à l’époque des grandes Migrations, 2006.

  1. Quast (a cura di), Weibliche Eliten in der Frűgeschicht, Female elites in protostoric Europe, in Internationale Tagung vom 13. Bis zum 14. Juni 200 im RGZM im Rahmen des Forschungsschwerpunktes Eliten, 2011.
    D. Quast, Das Grab des Frankenkönigs Childerich, 2015

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