“L’enigma di PORSENNA, re di Chiusi”

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I cambiamenti epocali non sono mai indolori e sono accompagnati spesso da confusione, incertezze e perfino equivoci ed a volte anche da  qualche enigma. L’opinione dei vincitori,  infine, é   sempre quella   corretta e,   se la vittoria arriva dopo una sconfitta,  giustificazioni non mancano mai, né tentativi di manipolazione.
Il passaggio dalla Monarchia alla Repubblica, nella storia dell’Antica Roma,  fu un evento di cambiamento epocale: la Monarchia aveva fissato le fondamenta di quella che sarà una delle più grandi potenze del Mediterraneo, ma  la Repubblica, agli inizi,  faticherà un po’  a costruirvi sopra.
Porsenna, Re di Chiusi, città etrusca, sarà il grande enigma di questo cambiamento.

Di questo leggendario Re conosciamo troppo e troppo poco. Non sappiamo nemmeno se era davvero un etrusco: insigni studiosi ipotizzano che le sue origini fossero umbre.
Etrusco oppure umbro, fu proprio a lui che il deposto Tarquinio il Superbo si  rivolse per riprendersi il trono, invitandolo a prendere le armi contro Roma.
Cambiamento epocale, abbiamo detto: che anche gli Etruschi stavano tentando fi fare.  Fu  proprio durante questo delicato periodo della storia di Roma, infatti, che si verificò  la massima espansione etrusca verso il sud dell’Italia e il regno di Tarquinio il Superbo rappresentò  l’apice dell’egemonia  dell’elemento etrusco sul Lazio.
A spese di Latini e Sabini, precedentemente favoriti, invece, dalla politica di Servio Tullio.
Ecco cosa dice in proposito Dionigi:
“… egli (il Superbo)  volle rimescolare  e distruggere  costumi, leggi  e tutto l’ordinamento   tradizionale   con   cui   i Re precedenti avevano formato lo Stato, trasformando il suo potere in vera e propria tirannide.”
Il Superbo non aveva mai nominato Senatori, aveva assunto mercenari etruschi come Guardia personale e soprattutto, aveva dissanguato i suoi cittadini con numerose tasse “una tantum”, costringendoli,  praticamente, a lavorare gratis ai suoi grandiosi progetti: Circo Massimo, Templi, Fori, ecc… Esistevano, dunque, tutte le premesse per una insurrezione.
Una rivolta sollecitata da un atto di violenza contro una donna… Lucrezia Collatino, hanno cercato di far intendere storici come Dionigi e Livio.  La storia, però, ci ha  informati che quella fu solamente la miccia che innescò l’incendo, ma  che la vera causa era da ricercarsi nell’insofferenza della popolazione nei confronti della dittatura del Superbo.

Ma chi era Porsenna? Quali erano le sue vere intenzioni?
Egli sostenne e finanziò il Superbo sia economicamente che militarmente e lo stesso fecero città nemiche di Roma come Veio, Cere o Tarquinia. Ma davvero a re Porsenna importava rimettere il Superbo sul trono di Roma?  Davvero faceva differenza per lui  combattere contro una Roma monarchica o una Roma Repubblicana? E duque: quali interessi, oltre al fatto di essere un etrusco come il Superbo ( appartenenza in nome   della    quale il Superbo gli si era appellato fin dall’inizio),   potevano sollecitarlo a muovere guerra a Roma?
Quali altri interessi potevano spingere questo enitgmatico Sovrano a partire alla volta  di Roma e ad accamparsi col suo esercito alle Porte del Gianicolo?
Per scoprirlo occorre  conoscere i suoi disegni politici e di conquista oltre che la situazione generale del territorio.
La posizione di Roma era strategica e lo sapevano tutti: lo sapeva Roma, lo sapeva Porsenna e lo sapeva Aristodeo da Cuma, che degli etruschi cercava di ostacolare in tutti i modi  l’avanzata verso il sud.
Qual era la posta in gioco?  Erano tutte le strade di transito che collegavano l’Etruria alla Campania,  spingendosi  fino a Capua; Roma ne era il punto nevralgico e strategico.
E mentre Porsenna faceva guerra  a  Roma, Aristodemo cercava in tutti i modi di aiutarla a resistere.
L’impresa, però, era assai difficile: Roma, assediata, era destinata ad arrendersi per fame.
Fu proprio quello che accadde: Roma si arrese a Porsenna.
Porsenna, però, vincitore di quella battaglia, sappiamo bene,  non sarà il vincitore della guerra. Egli cadrà.
Sarà Roma la vincitrice, alla fine. Sarà Roma a cancellare definitivamente il disegno etrusco di espansione e sarà Roma ad avere l’ultima parola.
E Roma si comporterà come  tutti i vincitori:  esalterà se stessa anche nelle sconfitte. Metterà sotto silenzio le virtù del nemico ed esalterà le proprie virtù anche nelle sconfitte.
Non potrà negare, però, le proprie sconfitte. Sconfitte  pesanti.  Allora  le “infarcirà” di  piccoli   e grandi episodi di eroismo, coraggio ed abnegazione. Piccoli e grandi  eroi enfatizzati e circondati di un’aureola di immortalità,  che tutti abbiamo conosciuto sui banchi di scuola ed imparato ad amare. Eroi ed episodi enfatizzati dagli antichi storici, ma  anche da storici moderni, per coprire una “macchia” che per ben due anni  farà ombra  alla storia di Roma Antica
Due anni, infatti, durò l’occupazione di Porsenna sul territorio romano e  trasformò   valorosi  soldati   in  innocui contadini cui era proibito perfino usare la zappa perché di ferro;  proibito, infatti, l’uso di qualunque strumento di ferro: era questa una delle pesanti condizioni del Re di Chiusi.

Ma Porsenna  viene definitivamente sconfitto ad Aricia e la precedente sconfitta romana diventa esaltazione di  episodi di eroismo. Ed ecco comparire i nomi di Clelia, Orazio Coclite, Caio Muzio, Larcio ed Erminio,  capaci   di far dimenticare l’onta della sconfitta.
Ma vediamoli da vicino questi eroi che abbiamo conosciuto ed imparato ad amare fin dai banchi di scuola e  di cui siamo davvero molto fieri.
Cominciamo con Orazio Coclite.
Porsenna si appresta ad entrare in città attraverso il Ponte Sublicio, ma il  giovane  soldato romano, da solo, respinge l’attacco nemico, consentendo ai compagni, alle  sue spalle, di distruggere il ponte ed impedire al nemico  di avanzare.
La situazione in Roma, però, si fa sempre più pesante ed ecco un altro eroe affacciarsi   alla ribalta.
Il suo nome é Caio Muzio e notte tempo egli penetra nell’accampamento nemico con l’intenzione di uccidere re Porsenna.  Sbaglia persona. Condotto in presenza del Re, egli non aspetta   la punizione.   Si punisce    da sé: pone la mano su un braciere di carboni ardenti.
“Punisco la mano che ha sbagliato il colpo.” dirà e poi aggiungerà che altri 300 giovani sono pronti a prendere il duo posto. Da quel giorno lo conosceremo con il nome di Muzio Scevola.
L’episodio é raccontato sia da Livio che Dionigi, pur con qualche lieve discordanza.
L’esito finale é che Porsenna, impressionato, decide di restituire dei territori e di chiedere l’invio di  ostaggi.
Ed é qui che si inserisce un altro episodio, quello  di Clelia.
Clelia é una delle fanciulle di nobili famiglie che Porsenna ha richiesto come ostaggio.  La ragazza, però, intraprendente e coraggiosa, convince alcune compagne a fuggire con lei ed a  tornare a Roma attraversando  a nuoto il Tevere.  Le ragazze, però,  vengono  rimandate indietro, per tener fede ai patti.
Porsenna è  impressionato da tanta determinazione  e lealtà e  decide di  concedere  la libertà alla ragazza    ed   alle compagne.
Si potrebbe inserire fra questi anche un altro episodio: quello degli ufficiali Larcio ed Erminio,   accaduto   durante l’assedio, quando Roma pativa la fame; i due ufficiali, in una notte senza luna, riescono a far risalire il fiume, partendo dal mare,  ad un certo numero di barche cariche di viveri, sfidando i controlli nemici.

Il passaggio dalla Monarchia alla Repubblica fu, dunque, epocale, ma gli inizi della nuova era furono bui ed oscuri: gli ultimi due secoli di  conquiste  e splendori, testimoniati dai Templi, Fori, Basiliche, Arene… per un breve tempo parvero essere stati cancellati.
Come un’Araba-Fenice, però, Roma era pronta a risorgere da lì a poco.

 

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