Mitologia nordica – Sigfrido

Canto_dei_Nibelunghi_-_Hagen_colpisce_Sigfrido_che_beve

 

E’ l’eroe per eccellenza della mitologia germanica e “La Canzone dei Nibelunghi”, di cui è protagonista, é il più ricco e il più bello dei  poemi epici germanici. Ispirato da forti sentimenti, quali la vendetta, la ferocia, il coraggio, fu scritto nel duecento, ma si perse nel  sedicesimo secolo, fino a giungere a noi in diversi manoscritti che presentano, però, numerose varianti, delle quali .gli studiosi non sono ancora riusciti a stabilire  quella che si avvicini maggiormente all’originale.  Si può, però, dividere il poema in due parti: nella prima  sono narrate le vicende dell’eroe fino alla sua morte e nella seconda, invece, quelle riguardanti la sua sposa e la sua spietata vendetta.

Figlio  dell’eroe Sigmund,  morto nella battaglia contro Odino,  Padre degli dèi, e della bellissima Hjordis, Sigfrido  ebbe in eredità dal padre la spada che Odino gli aveva ridotto in frantumi;  morendo, Sigmund preannunciò alla sposa che avrebbero avuto un figlio.

La bella Hjördís, rimasta vedova, sposa Re Álfr  e il piccolo Sigfrido viene affidato  a Reggin,  fabbro di corte del re  Hjalprek ed appartenente ad una stirpe di semi-immortali.

Nel giovane, Sigfrido, diventato forte e coraggioso, Reginn, vede soprattutto la possibilità di attuare una vendetta personale, ma anche di  venire in  possesso del tesoro dei Nibelunghi, il mitico popolo dei Nani. di cui faceva parte un giorno egli stesso.
Questo tesoro era appartenuto a Hreidhmar, padre di Raggin, che Fafner, l’altro figlio, aveva ucciso per impadronirsene e dividerlo con il fratello. Al momento della spartizione, però, Fafner si era rifiutato di consegnare al fratello la sua parte ed  era andato a vivere in una grotta, ponendosi a guardia del tesoro, nelle sembianze di drago. Sul tesoro, però, pesava una grande maledizione: quella scagliata da  Hreidhmar contro i  suoi due figli.

 

Ignaro dei propositi di Raggin, il giovane Sigfrido, sollecitato dal suo maestro,   va a procurarsi un cavallo;  sul cammino si imbatte in un vecchio  verso cui dimostra grande generosità e disponibilità…. Ignorando che sotto quelle spoglie si cela Odino in persona, Sigfrido  si fa indicare un cavallo nobile e generoso, un cavallo di nome Grano, discendente del destriero dello  stesso Odino.Quando l’eroe torna da Reggin, montando un cavallo  così  nobile e fiero, questi gli parla di un grande tesoro custodito da un drago e lo spinge ad affrontare il drago ed impadronirsi del tesoro.

L’eroe  accetta e il fabbro reale forgia  per lui una spada per affrontare il drago. Al momento di provarne la resistenza, colpendo sull’incudine, l’arma si frantuma in mille pezzi. Così Reginn gliene fabbrica  un’altra, ma anche questa si rompe all’urto con l’incudine. Sigfrido, a questo punto, chiede a Reggin di fabbricargliene una  con i frammenti di quella avuta in eredità dal padre ,Sigmundr, la celeberrima Noatung. Sottoposta alla prova dell’incudine, la spada taglia l’incudine a metà.

Questa  magica spada era stata conficcata da Odino in un ceppo e nessuno era riuscito mai ad estrarla , fino a quando non era giunto Voldung, padre di Sigmund,  il quale la ricevette da lui, ma se la vide, in seguito, ridurre in frammenti dallo stesso Odino.  Reggin la rese imbattibile e Sigfrido non se ne separò fino alla fine dei suoi giorni.

Convincendolo con l’inganno, che da quella impresa, cioè,  sarebbe diventato un eroe immortale  e nella speranza che nella lotta Sigfrido rimanesse ucciso, Reginn,  sollecitò l’eroe ad affrontare il drago; quando, però, lo vide tornare  vincitore, il nano progettò di ucciderlo per impadronirsi del tesoro e prese ad indagare per scoprire se davvero l’eroe ne fosse in possesso.

Uccidere Sigfrdo, però, era  impresa quasi impossibile. Dopo aver  ucciso il drago, infatti, l’eroe si era reso invulnerabile  bagnandosi nel suo sangue. Una foglia, però, gli si era posata sulla spalla sinistra, facendone il punto vulnerabile di tutto  il corpo. Inoltre, .bruciando il cuore del drago, Sigfrido, si scottò due dita che si mise in bocca, acquisendo così  anche altri poteri del drago, tra cui la conoscenza dei linguaggi degli uccelli. Fu proprio ascoltando le cince sui rami di un alberto che  venne a conoscenza delle intenzioni di Reginn. Per cui sarà lui ad uccidere Reginn  e non viceversa.

L’eroe nascose il tesoro in un posto sicuro lungo il corso del Reno, poi si pose in cammino per affrontare un’altra impresa. Da un falco, aveva appreso che Brunilde, una delle più belle Valchirie, era stata relegata da Odino, sulla vetta di un monte circondato di fiamme.

Sigfrido riuscì a liberarla e si innamorò perdutamente di lei, ma anche Brunilde s’era profondamente innamorata del bellissimo eroe.

Per la bella Valchiria, però, ardeva d’amore anche Gunther, Re dei Burgundi, un popolo guerriero di stirpe Vichinga, il quale invitò l’eroe a corte per una partita di caccia.
Gunther, però, mirava anche ad impadronirsi del tesoro e chiese al mago Hagen
di aiutarlo nell’impresa.
Il mago preparò un filtro magico che fece accendere d’amore il cuore di Sigfrido per la bella Crimildde, sorella di Gunther e Sigfrido abbandonò Brunilde che convinse a sposare Gunther, poi convolò a nozze con Crimilde.
La bella Valchiria, però, umiliata e tradita, mise ben presto in atto la sua vendetta: rivelò al mago Hagen il punto vulnerabile dell’eroe e questi durante una partita di caccia lo colpì a morte.

Venuta a conoscenza della verità, Brunilde, sopraffatta dal dolore e dal rimorso, si gettò sulla pira che Crimilde aveva fatto preparare per Sigfrido.

Spietata, invece, fu la vendetta di Crimilde nei confronti degli assassini dell’amatissimo marito.Diventata la sposa di Attila, re degli Unni, Crimilde invitò ad un banchetto suo fratello e il suo seguito e anche il mago Hagen poi chiese ad Attila, il quale non aspettava altro, di farne strage.

 

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