Piramide di Keope… confronto con le altre piramidi presenti sulla terra

images img_2823

thcab5u8a2

 

Molte scuole archeologiche hanno tentato di mettere a confronto le diverse   strutture piramidali presenti sulla terra, come quella della Mesopotamia, Messico,Yucatan, Perù, India, Indocina, con l’intento di trovare un punto di riferimento comune. Comune soprattutto alla Grande Piramide, ossia la piramide di Keope, in Egitto.Si tratta di una teoria ricca di fascino, ma inutile  e per vari motivi anche fuorviante: i monumenti sorgono in aree geografiche assai distanti tra loro,  la loro erezione risale ad epoche molto diverse e diversa era la loro funzione,  anche  se a volte sembravano  legate da finalità simili

ZIGGURAT è il termine con cui veniva indicata la torre a più piani sovrapposti, tipica dell’area mesopotamica.

La ziggurat di Ur, identificata  con la biblica Torre di Babele, aveva la forma di una piramide a tre gradoni, con un Tempio collocato  sulla terrazza superiore e raggiungibile attraverso tre scale che si congiungevano  al primo gradone e dal quale partiva, fino ad arrivare alla terza terrazza, solo  quella centrale. Con una base di 62 per 43 centimetri, la Torre era  orientata sui quattro punti cardinali  ed era alta 21 metri.

Partendo dal presupposto che fosse una tomba, gli studiosi si convinsero  soltanto dopo ricerche e studi, che si trattava invece solo del basamento del Tempio che sorgeva sulla terrazza più alta.

L’unica somiglianza riscontrabile con  la piramide egizia, la si  può avere con la piramide a gradoni di Djoser. In realtà, la differenza è sostanziale e la si riscontra  anche nella  sua funzione: mentre la piramide egizia doveva servire al Sovrano per  ascendere al cielo e raggiungere Ra e gli altri Dei,  la ziggurat mesopotamica era la dimora del Dio che scendeva dall’alto fra gli uomini.

TEOCALLI è invece il nome della piramide messicana atzeca.  Si tratta di un tempio eretto sulla sommità di una piramide a terrazza; in epoche precedenti, il Tempio era eretto su un terrazzamento di terra battuta.  A Cuicuilco  esiste una torre  costituita da quattro piani su cui è collocato il Tempio, con richiamo ad una collina naturale.

Per le popolazioni messicane, il cielo  non era concepito come una volta, bensì come una montagna su cui il sole saliva  ogni mattino e da cui scendeva ogni sera.  In alcuni casi le terrazze, infatti, sono nove, come nove sono  i gradini del cielo..

Anche la  TIKAL maya, come quella atzeca  e mesopotamica,  costituiva  il basamento collocato sulla sommità.  Da notare la presenza di tombe  sotto la pavimentazione di alcuni Santuari;  dapprincipio ciò creò un equivoco, ma più tardi fu chiaro che  la funzione di quella piramide non era di sepoltura, ma di Tempio o altare sacrificale.

HUACA è il nome della piramide peruviana, sempre a terrazza e  dai muri rivestiti di intonaco dipinto. Circa la funzione, costituiscono un vero enigma su cui si discute ancora.  A pochi chilometri da Lima,  sorgono due piramidi a terrazzamento. Una risale al periodo preincaico e l’altra è successiva all’invasione inca.

Anche in Cambogia si trovano Templi che sorgono su piramidi a terrazzamento e non sono dissimili da quelli del Messico e del Guatemala.  La  loro edificazione risale  al IX -X  secolo dell’era cristiana ed addirittura al XI – XIII secolo, mentre in Mesopotamia ed Egitto si collocano in un’epoca davvero assai lontana nel tempo.

Altre strutture piramidali le troviamo, sia pure in ridotte dimensioni, nel deserto libico, collocate sopra fosse  interrate;  anche in Arabia si trovano strutture simili, ma a base circolare.

L’esistenza di tante piramidi erette in varie epoche  ed a diverse latitudini della terra, h a spinto a cercare collegamenti ed influenze  culturali, anche a  grandi distanze   e perfino attraversando oceani. In realtà, sono troppe le discordanze per poter accettare una origine comune a tutte le piramidi.

Una prima grande discordanza con la piramide  egizia la riscontriamo  proprio nella sua forma geometrica: quella egizia è una vera piramide, con il vertice o Piramidion, le altre sono Tronchi di Piramidi. Il Piramidion,   che gli egizi chiamavano anche Ma’at, raffigurava l’armonia cosmica concentrata nella figura del Faraone: il tramite fra il divino e l’umano. Ecco perchè, anche quando in Egitto non si costruirono più piramidi, si continuarono a dotare le cappelle funerarie di una cuspide di piramide.

Altre discordanze: le piramidi egiziane sono le sole a non essere accessibili attraverso scale o rampe cerimoniali  ed erano  tombe e non luoghi di culto

Nota: il termine  piramide non è di origine egizia, ma greca. Per gli egizi, indicare la Piramide c’era un solo termine:  MER,   ed indicava il  sepolcro reale.

“I Giganti del pianeta Terra – gli Erbivori” di Romina Gotti e Ilaria Messina

foto di Romina Gotti.

 

Continente Pangea, posizione attuale Canada

68 milioni di anni fa, Cretaceo.

Piove sul continente, anzi dovrei dire supercontinente, in un mare di proporzioni gigantesche. Visto l’estensione, sulle coste c’è sufficiente umidità per una vegetazione rigogliosa. Nelle regioni più interne il territorio si presenta arido e desertico.
Siamo nell’attuale America settentrionale, corsi d’acqua, felci sproporzionate, verde intenso ovunque, .palme, foglie e rami nel sottobosco, la pioggia nella primavera primordiale a causa dell’umidità solleva una leggera nebbiolina che viaggia sollevata a pochi centimetri dal suolo come una creatura vivente tra gli alberi per spegnersi assetandosi nell’acqua.
Nuvole alte nel cielo cretacico ,uno pterodattilo che dall’alto ci guarda, meglio allontanarsi è carnivoro e sta cercando un degno pasto per la sua famiglia.
Attraverso il bosco verso quegli alberi laggiù, c’è una creatura che sta mangiando, non è infastidita dalla pioggia e sta masticando rumorosamente le foglie delle felci.
È un triceratopo, anzi sono due, madre e piccolo chissà dov’è il branco, tranquilli sono completamente vegetariani.
Sediamoci su quel tronco per un momento mentre io vi racconto. Appartiene all’ordine degli Ornithischia, il primo scheletro lo troveremo in queste regioni non prima del 1889, uno scheletro ben conservato pensate la fortuna.
Vive in branchi , alleva i piccoli, depone le uova come gli uccelli ma di dimensioni ragguardevoli, hanno una struttura scheletrica che ricorda gli attuali rinoceronti africani. Dimensioni fino a nove metri di lunghezza e circa dieci tonnellate di peso un gigante buono.
A contraddistinguerlo, la presenza di 3 corna , una in sede delle narici, due corna in sede frontale, un cranio circondato da una collana d’osso.
È un quadrupede con denti adatti a tagliare rami, tronchi e foglie, non possiede arti che favorisca una grande elevazione quindi si nutre di ciò che cresce a pochi metri dal suolo.
Ecco il branco, si sta dissetando presso un ruscello ma sempre con occhi vigili scrutando il bosco, i nemici come il carnivori tirannosauri potrebbero attaccare i piccoli, non facili prede protetti dal branco e da un corredo osseo che li renderà come i genitori.
Vi presento un’altra creatura maestosa che qui ha vissuto in ere precedenti, in questi boschi del Canada ,è lo Stegosauro , rimaniamo tra gli erbivori nel Giurassico tra i 150 e i 99 milioni di anni fa.
Potere della penna e della vostra immaginazione, si sta avvicinando un esemplare, trema il suolo sotto i nostri piedi, guardate è lungo nove metri e pesa circa cinque tonnellate. Diffusi ovunque saranno scoperti resti ossei anche in Asia ed in Europa.
Appartiene alla famiglia degli Ornitischi, è un quadrupede come tutti gli erbivori che trovano nelle loro dimensioni e peso la maggiore difesa contro i veloci ed agili carnivori.
È splendido tra la vegetazione la doppia fila di placche ossee che coprono il dorso cambiano colore forse per mimetizzarsi, forse per controllare la temperatura corporea o per mettere in fuga il nemico. Tante ipotesi avanzate da illustri scienziati. La sua coda un’arma , termina come una mazza medioevale o romana, punte ossee a colpire l’assalitore procurando sicuramente gravi danni .
Spostiamoci, ha smesso di piovere e prima che tramonti il sole vi sono altre creature che voglio farvi conoscere…

Il sole sta calando all’orizzonte ma la temperatura è ancora bollente. L’aria preistorica era diversa dalla nostra: la concentrazione di anidride carbonica quattro volte superiore amplificava l’effetto serra e rendeva il clima molto più caldo.
Ci troviamo in un’ampia pianura, distesa verde con cespugli di felci sparse qua e là e una foresta di altissime araucarie all’orizzonte, in lontananza distinguiamo un branco di dinosauri giganti abbeverarsi ad una pozza d’acqua.
Sono Sauropodi, dell’ordine dei Saurischi, gli enormi cugini erbivori dei feroci carnivori.
A seconda della specie arrivano persino ad una lunghezza di 50 mt, un’altezza di 26 mt e un peso di 60 tonnellate. In base al periodo troviamo un tipo piuttosto che un altro, i più noti quale il brontosauro, il brachiosauro e i diplodochi appartenevano al tardo Giurassico, mentre il Titanosauro fu il loro diretto erede del tardo Cretacico. In comune, oltre all’alimentazione rigorosamente vegetariana, avevano il fatto di essere quadrupedi e possedere un lungo collo flessibile, dotato di sacche d’aria interne per essere più leggero da sollevare, e controbilanciato dalla altrettanto lunga coda a frusta. La testa piccola, labbra prensili per mangiare meglio dai cespugli e i denti a spatola o a matita, non dovevano lacerare ossa e carne viva!
Alcuni di essi, gli Shunosaurus cinesi, come gli amici ornitischi, erano dotati di una cresta ossea lungo la schiena e una placca nella parte terminale della coda, probabilmente per proteggersi dai predatori…qualora la stazza non fosse bastata!
Si muovono in branco, esemplari adulti, anziani e cuccioli, si aiutano a vicenda in caso di pericolo e percorrono infiniti km alla ricerca di una sorgente d’acqua..
Avevano una temperatura corporea basale fra i 38-43°, inoltre per ogni movimento questi giganti producevano un’enorme massa di calore e l’alimentazione vegetale fermentava nello stomaco con un effetto caldaia. Le stesse enormi dimensioni permettevano di conservare il calore ma allo stesso tempo anche di evitare il surriscaldamento, infatti il collo e la coda erano estensioni di superficie corporea con cui cedere il calore in eccesso.
Ovviamente per riempire questi enormi stomaci nonché raggiungere il giusto apporto nutritivo servivano anche 400kg di vegetazione mista: soprattutto felci, ma anche le tenere foglie di equiseto, o le più legnose delle conifere, delle cicadi, delle querce delle magnolie.
Si ritiene che inghiottissero senza masticare, mangiavano anche sassolini o piccole pigne, i gastroliti, che grazie alle contrazioni dello stomaco aiutavano a triturare il pasto fibroso, ed erano espulsi con le feci, proprio come oggi fanno uccelli e ruminanti.
A volte non disdegnavano funghi o fiori colorati anche a rischio di avvelenamento. Proprio come sta facendo quel giovane esemplare di Brachiosauro, solitamente grazie al suo lungo collo osserva il mondo attraverso le fronde degli alberi, proprio come le nostre giraffe! Non ha ancora terminato il suo sviluppo – da grande diventerà uno dei dinosauri più alti del pianeta con i suoi 24 mt – ma per ora si diverte a imparare nuovi odori e sapori nel sottobosco e quei funghi rosso vivo sembrano invitanti. Un adulto del suo branco gli passa accanto ignorando quella delizia, ma altri si stanno avvicinando, per cui il nostro amico inizia a trangugiare i funghi uno dopo l’altro. Nel giro di alcuni minuti la vista si annebbia, i colori si fanno sfocati e iniziano strani tremori agli arti e alla coda. L’andatura si fa lenta e barcollante, non riesce a raggiungere gli altri, così spaventato cerca di attirare la lo attenzione. Nonostante la pesantezza alle zampe, riesce a sollevarsi sulle posteriori, più corte di quelle davanti, e ricade violentemente giù battendo le anteriori. La forte vibrazione richiama alcuni compagni che lo osservano mentre perde i sensi e crolla a terra. Tranquilli! Dopo alcune ore si risveglia, stordito ma sano, l’effetto del fungo velenoso ormai passato, si appresta a raggiungere il branco ormai lontano: ha imparato la lezione, non fidarsi di ciò che non si conosce!

Ma avviciniamoci ancora un po’ al branco, sono Brontosauri o più correttamente Apatosauri, il più famoso nome era stato attribuito erroneamente a causa di una ricostruzione fossile sbagliata nel 1903: abbinando il cranio sbagliato allo scheletro di un Apatosauro, si credeva fosse una specie diversa e quindi era stato ribattezzato… Anche se la diatriba è ancora in corso!
Il Brontosauro non è lungo quanto i Diplodochi ma ha una costituzione imponente e un peso che raggiunge facilmente le 35 tonnellate. Dotato di quattro arti colonnari e più tozzi degli altri Sauropodi e una coda affinata con un piccolo spacco nella punta, la cui vibrazione produceva un suono di richiamo.

Facciamo un riassunto della classificazione dei dinosauri terrestri che abbiamo incontrato ed incontreremo
Saurischi: terapodi carnivori come il T rex e l’Allosauro
Sauropodi erbivori come il Brontosauro
Ornitischi: erbivori come lo Stegosauro ed il Triceratopo.
Una curiosità la maggior concentrazione di resti fossili sono stati rinvenuti in America settentrionale e in Cina, in Europa e Africa Meridionale, in Italia?
Poco qualche impronta , il nostro Paese era sotto le acque.
Un’altra curiosità il Brontosauro gigante erbivoro non deponeva le uova ma partoriva i piccoli.
Ci sono siti che ganno conservato le impronte, in Messico, in Colorado, in Africa. Ci parlano di intere mandrie , che facevano tutti raggruppati?
Probabilmente quello che fanno adesso gli animali , migrano per cercare cibo, e se migrano gli erbivori i carnivori seguono le prede.

.
Calano le tenebre sul bosco , dobbiamo trovare un riparo per la notte domani cercheremo i carnivori ,ci aggregheremo ad un branco di erbivori nei loro quotidiani spostamenti e aspetteremo…

Fonti
www.Wikipedia.org
Dvd il mondo dei dinosauri Discovery Channel
Il pianeta dei dinosauri piero e Alberto Angela
www.parcodellapreistoria.it
Immagine dal web

“I GIGANTI del pianeta TERRA – Introduzione” di Romina GOTTI e Ilaria MESSINA

3482448
UMMAGINE TRATTA DAL WEB
Cretaceo . Penisola dell Yucatan .65 milioni di anni fra foreste di conifere, felci, paludi, angiosperme. Terra di carnivori ed erbivori di gigantesche proporzioni; in cielo Pterosauri( uccelli), in fondo ai ruscelli resti di nautili, sulla terra Teropodi ( rettili).   Verde intenso e umidità, squali preistorici al largo e libellule con aperture alari metriche che sorvolano come elicotteri le paludi.
E noi? Noi, non ci siamo. Non ancora. Arriveremo tra qualche milione di anni.
Foresta, dicevamo. Ma non è deserto il Messico? No, siamo in epoche geologicamente remote: triassico, giurassico, cretaceo.
Il nostro racconto inizia 251 milioni di anni fa e termina in una giornata qualsiasi nel cretaceo 65 milioni di anni fa. Secondo una delle teorie più accreditate, un meteorite proveniente dallo spazio profondo precipita nell’atmosfera primordiale e produce un cratere di qualche chilometro di diametro nella pianura.
Ora il problema non è solo l’impatto cosmico, ma le conseguenze. Ve lo immaginate lo spruzzo sollevato da un sasso nell’acqua? Ecco. Moltiplicatelo milioni di volte e sostituite l’acqua con la terra. Ma non è finita… Perché tutti quei metri cubi di terra più l’esplosione pari a centinaia di bombe atomiche tolgono l’aria e distruggono in pochi secondi migliaia di ettari di foresta.
Una nube di polvere , particelle in sospensione alta chilometri tra l’atmosfera ed il sole, nasconde i suoi raggi facendo gradualmente precipitare il pianeta in un’era glaciale. E quindi direte voi? E quindi senza il sole la vegetazione muore, il deserto sostituisce il verde, se muoiono le piante muoiono gli erbivori , i carnivori che si nutrono di essi e la catena alimentare è distrutta.
Risultato: i dinosauri , creature a sangue freddo, che dominano il pianeta in queste ere geologiche, si estinguono lasciando che i piccoli mammiferi trovino lo spazio per creare un nuovo regno animale.
E gli animali sopravvissuti? Rettili, coccodrilli, iguane, scorpioni, squali e uccelli non si estinguono e continuano in dimensioni più contenute a popolare il nostro pianeta. Discendenti di creature preistoriche. Dei dinosauri rimangono fossili conservati nelle sabbie del deserto e nei ghiacci, ossa ricomposte che fanno bella mostra nei musei.
In un bel pomeriggio di primavera un meteorite entra nell’atmosfera , attraversa come una sfera di fuoco l’orizzonte ed in pochi secondi va ad impattare tra gli alberi. È l’inizio della fine. Torniamo indietro ed iniziamo il nostro racconto.
Siamo nello spazio. Da lontano si vede un pianeta.  Avviciniamoci.  E’ un unico blocco di terra circondato dall’acqua. Guardando più da vicino questo enorme continente solitario, ci accorgiamo che è per la maggior parte arido e desertico, con un clima estremamente secco nelle zone interne, la vegetazione concentrata lungo le coste e gli specchi d’acqua.
In queste oasi lussureggianti, favorite dall’umidità, troviamo distese di felci, cicadine, foreste di conifere giganti: ginko, araucarie anche di 60 mt d’altezza, simili alle attuali sequoie.
Benvenuti in Pangea: il precursore dei nostri attuali continenti. Così era la Terra nell’era preistorica. Siamo nel Mesozoico, che a sua volta si risuddivide in tre periodi: il Triassico, dai 248 ai 213 milioni di anni fa; il Giurassico, 213-144 mill., e il Cretacico fino a 65 milioni di anni fa.
Nel Giurassico, a metà Mesozoico, Pangea inizia ad allungarsi fino a separarsi in due blocchi: a nord Laurasia e a sud Gondwana. L’Europa e il Nord America sono ancora in parte coperte dal mare; l’Italia è quasi completamente sommersa, eccetto che le regioni del nord, ed è per questo che non sono stati rinvenuti molti reperti fossili a differenza che in altri paesi.
Il clima inizia a cambiare insieme alle terre, si fa più umido e tropicale, finché nel Cretacico con la continua deriva dei continenti, la Terra inizia ad assomigliare di più all’attuale mappamondo.
I Dinosauri sono i protagonisti di questo mondo primordiale, dotati di forza, potenza e soprattutto di un’enorme stazza, sono i sovrani incontrastati dei regni primitivi. Tre caratteristiche distinguono i dinosauri dagli altri rettili con cui condividono l’habitat: sono vissuti nell’era mesozoica e scomparsi con essa; sono esclusivamente terrestri, i rettili volanti Pterosauri e i marini Pleiosauri sono solo lontani parenti come i coccodrilli e le tartarughe; hanno zampe disposte verticalmente al corpo, così che il ventre non tocchi mai a terra, a differenza delle zampe ad angolo dei rettili. All’inizio i dinosauri erano rari e di piccole dimensioni poi, col passare di milioni di anni, come il clima e la morfologia terrestre, anche loro hanno cominciato a moltiplicarsi e a differenziarsi nell’aspetto e nelle caratteristiche: sono diventati di dimensioni sempre maggiori fino ad essere enormi, quadrupedi o bipedi, con denti o becchi, erbivori o carnivori. Oggi sappiamo che sono esistite centinaia di specie diverse, che si suddividono in due famiglie principali: Saurischi ed Ornitischi. Ebbene sì, è la struttura ossea del bacino a fare la differenza. I Saurischi si suddividono in Teropodi, cioè i carnivori bipedi come il Trex, l’Allosauro, il Velociraptor; e Sauropodi, cioè i grandi erbivori come il Bronto e il Brachiosauro.
Gli Ornitischi, tutti erbivori e principalmente quadrupedi, erano dotati di un becco sulla punta del muso oltre che di denti, e di una colonna vertebrale rinforzata da ossa ulteriori: come gli Stegosauri, con placche ossee sulla schiena; i Ceratopi, dotati di scudo osseo sulla nuca e corna sul capo, gli Anchilosauri, supercorazzati anche sulla coda per difendersi dai carnivori; infine gli Ornitopodi e i Pachicefalosauri, miti erbivori bipedi.
Nonostante siano stati rinvenute ossa di dinosauro un po’ in tutti i continenti, i principali ritrovamenti fossili sono in Nordamerica, Estremo Oriente, SudAfrica, Europa occidentale: Inghilterra, Francia, Spagna, Portogallo, Germania e Svizzera. Erano escluse le zone interne più aride e secche come l’Eurasia, l’Africa Centrale e i Poli.
Sorprendentemente, però, la più recente scoperta fossile è proprio in Antartide, Ribattezzato Crylophosaurus, fu un gigante dei ghiacci. Vi presenteremo le specie e l’ambiente in cui vissero, ci sposteremo dalla costa all’interno, di giorno e di notte, ma facciamo piano, i carnivori hanno un ottimo udito.
12009623_151085048568883_9167200980444267332_n13434251_299380967072623_961490753_n

“VIXERUNT… I Congiurati”

catilina4“Vixerunt” ossia Vissero… Vissero ed ora non ci sono più. Sono morti.
Un tragico, drammatico comunicato di avvenuta esecuzione. Tutto finito. Tutto consumato!
E’ il crepuscolo della sera ed a lanciare questo sintetico, lapidario annuncio è il console Marco Tullio Cicerone ad una folla inquieta, eccitata e divisa da contrastanti sentimenti, raccolta davanti al Mamertino, il Carcere della città. E’ l’annuncio di una sentenza di morte appena eseguita e la tensione è alta. Anzi,altissima. Ci sono i favorevoli a quella condanna, ma ci sono gli amici dei condannati e si teme un colpo di mano per liberarli.
Ciò non è avvenuto… Al contrario, la voce tonante del Console, caduta in un silenzio glaciale, è seguita da un fragoroso applauso: il popolo di Roma esprime soddisfazione.
Ma chi erano i condannati? Quali i loro reati?
Erano cinque giovani appartenenti al più bel patriziato romano e il reato era quello di tradimento ed attentato alla Repubblica di Roma. I loro nomi erano Lentulo, Cetego, Statilio, Gabinio e Cepario… Tutti congiurati. Tutti partecipanti alla congiura di Catilina.
La congiura di Catilina!
Correva l’anno 691, il 63 dell’era cristiana; sei di sera del 3 dicembre e tutto è concluso. Si trattava, però, dell’epilogo di una tragedia in atto da giorni e il dibattito finale era in corso fin dall’ora nona di quello stesso giorno. Un dibattito carico di tensione, iniziato con una litania di capi d’accusa:
“Questi uomini – aveva declamato con la consueta maestria il grande oratore – volevano rovesciare la Repubblica, sollevare gli schiavi, sgozzare i Senatori, incendiare la città e consegnare l’Italia intera a Catilina, affinché la devasti e saccheggi”
Ed era terminato con la sentenza di morte:
“Sia data la morte a questi cinque sciagurati che in nome di Catilina hanno tramato contro lo Stato”
E morte fu data.
Ma che cosa aveva spinto quei cinque giovani… e molti altri,ad abbracciare la congiura di Catilina?
Più che una congiura, in realtà, quella di Catilina era una contestazione sociale, una contestazione verso il sistema, diremmo oggi. Una protesta. Una protesta sociale!
Lo afferma chiaramente Caio Manlio, ufficiale dell’esercito di Catilina, nella lettera inviata al Senato
“Gli Dei e gli uomini sono testimoni che noi non abbiamo preso le armi contro la patria per rovinare Roma…” scrive e prosegue:
“…Relegati ai margini della società, a nessuno di noi è stato concesso di beneficiare della legge poiché essa è fatta dalla classe dominante per mantenere i propri privilegi… Ma noi non chiediamo né dominio né averi, ma solo quella libertà che nessun vero uomo sa perdere se non con la vita…”
Ciò che si chiede con quella contestazione,dunque, è libertà e giustizia. Non si tratta di lotta sociale o rancore di classe, ma solo di dignità e giustizia e i cinque accusati, in nome di Catilina, proprio quello rimproverano al Senato: di permettere che pochi “rigurgitino di ricchezze” e che ai molti “manchi perfino il necessario”
I cinque, tutti aristocratici esclusi dal potere, sono spinti da risentimento verso le ingiustizie sociali, che da desiderio di conquista: “Anarchici”,li definiremmo oggi. “Caduti nelle mire di Catilina – afferma il loro grande accusatore – l’uomo che mira ad attentare all’ordine costituito della Repubblica.
Il dibattito è teso e acceso e si conclude con la condanna, condanna da eseguire immediatamente, in un clima, però, di grandissima tensione.
Mentre i triumviri capitalis preparano l’esecuzione, il grande accusatore si reca a prelevare i condannati seguito da una rappresentanza del Senato e protetto da una numerosa schiera di armati: si teme un colpo di mano da parte di sostenitori ed amici dei cinque condannati.
Il mesto corteo attraversa il Foro in mezzo ad una folla contrariata ed inquieta.
I condannati raggiungono il Carcere Mamertino; vengono fatti scendere nel Tulliano, la sinistra zona riservata alle esecuzioni. L’uno dopo l’altro, i cinque sono affidati al boia che esegue la sentenza: morte per strangolamento.
“Vixerunt!”
il console Cicerone si affaccia sulla piazza antistante e fa l’annuncio, poi, lentamente prende la via di casa.
Ma dove si trova Catilina mentre i suoi amici vengono giustiziati?
Il grande contestatore, l’ispiratore di ognuna delle contestazione sociale a venire, preparava le Legioni per marciare su Roma.

“L’ETA’ PERDUTA” di MARIA PACE

41jJ4njCGJL._SX331_BO1,204,203,200_

 

L’UOMO  E  L’AMBIENTE

Una commovente storia di amicizia e rispetto per l’ambiente… un tentativo di sensibilizzare l’uomo alle problematiche del pianeta… attraverso l’ultimo libro di Maria Pace “L’ETA’ PERDUTA” una lettura utile e piacevole, adatta a tutti… ed a tutte le età… e soprattutto ad insegnanti e studenti
E’ la fantastica avventura di Taur, ragazzo della Preistoria, proiettato nell’era tecnologica.
Due civiltà a confronto, in un crescendo di scoperte e suspance: quella dell’homo sapiens sapiens e quella dell’homo tecnologicus.
Un racconto incalzante che terrà il lettore col fiato sospeso dalla prima all’ultima pagina e lo catapulterà in un mondo di magico splendore.
per richiederlo con dedica personalizzata rivolgersi direttamente a
mariapace2010@gmail.com

“LA PAROLA E L’ IMMAGINE – PERICLE” di Lia JONESCU

13342948_1069080786491920_8065275311938107724_n

Ispirata dall’ ottimo articolo della bravissima Sabrina Granotti sui sofisti vorrei parlare di un uomo che purtroppo è spesso dimenticato, parlo di PERICLE lo splendido stratega e riformatore. I primi a doverlo ricordare sono,in assoluto, i nostri governanti che ci hanno gettato in una colossale confusione ( e confusione è un chiaro ufemismo).
Pericle fu un esempio di integrità morale e di onestà…. Allorché fu accusato di aver sperperato i denari dello Stato per il Partenone e per aver favorito Fidia (che non fu soltanto un grande scultore Na anche un ottimo architetto) restituì il denaro di tasca propria….Questa è una cosa oggi impensabile.
Io credo che parlando di Pericle non possiamo esimerci da prendere in considerazione il suo discorso agli Ateniesi che dovrebbe essere affisso sul portale d’ ingresso di tutti mi mparlamenti del mondo e questa resterà sempre un’ utopia.

Qui ad Atene noi facciamo così

Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: per questo viene chiamato Democrazia

Qui ad Atene noi facciamo così

Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private,
ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’ eccellenza. Quando un cittadino si distingue
esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di
privilegio,ma come preferenza al merito e la povertà non costituisce un impedimento.

Qui ad Atene noi facciamo così.

La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; non siamo sospettosi
l’ uno dell’ altro e non infastidivano mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace
vivere a modo suo.
Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a
fronteggiare qualsiasi pericolo.
Un cittadino ateniese non trascura in pubblici affari quando attende alle sue faccende
private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Ci è stato anche insegnato di rispettare le leggi non scritte che risiedono nell’ universale
di sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile ; e
benché in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo
in grado di giudicarla. Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via
della Democrazia. Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia
solo il frutto del valore.
Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’ Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando
in se una felice versatilità,la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione
ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non facciamo mai uno straniero.

Qui ad Atene noi facciamo cosi.

Pericle nacque a Calargo a pochi chilometri a nord di Atene tra il 495 e il 492 a.C, la data precisa non è sicura, una famiglia ricca e piuttosto conosciuta . Il padre Santippo era un politico che fu per un certo periodo ostracizzato e fu quindi allontanato da Atene dove tornò dopo 5 anni. La madre Svariate, discendente da statisti più o meno amati dal popolo fu una guida importante per questo figlio attento alle cose all’ ambiente e ai personaggi che lo circondavano. Si racconta che pochi giorni prima della nascita Agariste sognò di partorire un leone ce chi attribuiva a questo sogno la fierezza di Pericle chi più malignamente attribuiva la similitudine del leone alla testa più grande del normale ,tanto che la copriva spesso con l’ elmo.
Il suo più grande ed amato precettore fu per lungo tempo Anassagora che probabilmente gli trasferì la virtù dell’ introspezione e la pacatezza del giudizio. Questo uomo, lo stratega e il politico lo leggiamo nel suo discorso. Per oltre trent’ anni guidò il suo popolo avendo sempre un confronto con gli strateghi pur se ,fondamentalmente ,era solo, ma mai cadde nel baratro della tirannide come spesso accade. Il suo fine era quello di consentire alla sua adorata Atene il predominio su tutta la Grecia e in parte ci riuscì.
Ma non solo vittorie costellarono la sua ,anche coscienti sconfitte che però il popolo gli perdonò. La sua imparzialità e la sua capacità di mediare, assoluto uomo moderno , lo mettevano al sicuro davanti agli occhi dei suoi concittadini. Riuscì a non entrare in guerra con Sparta, l’ acerrima e proverbiale nemica di Atene , con la quale stava per scoppiare una guerra proprio mentre stava per scoppiare uno scontro.
Fu proprio in questo periodo che si dedicò alla costruzione del Partenone e degli stupendi propilei usando Fidia che non ebbe però lo stesso perdono riservato a lui.
Contribuì attraverso le sue conquiste e mediazioni a rimpinguare il Tesoro Nazionale il quale veniva usato per una serie di iniziative: incrementò i lavori pubblici creando posti di lavoro per il popolo in più creò “La Giustizia Solidale” attraverso la quale istituì i sussidi per gli invalidi e per gli orfani di guerra, istituì giusti salari per i lavoratori ateniesi. Fu proprio questo, però, a destare il malcontento nei cittadini che non erano ateniesi creando quello che sarà l’ inizio della decadenza di Atene . Si penserà che anche oggi esistono le stesse condizioni, ovvero sussidi pensioni eccetera ( sempre più in pericolo), ma quello che non abbiamo più è il Tesoro Nazionale!
Gli ultimi anni della sua vita Pericle li passò a difendersi e a difendere le persone a lui care Fidia, Anassagora ,Aspasia. Fu attaccato per invidia, per paura o semplicemente perché si cercava un ‘ affermazione che un personaggio così prestigioso offuscava…chissà!?
Pericle fu un uomo leale ed onesto, amò la stessa donna per tutta la vita ovvero l’ etera Aspasia, bella, colta, intelligentissima. Aspasia fu la sua amante, la sua musa, la sua confidente e consigliera, un suo alter ego in sordina. Lei lo amava in silenzio senza mostrarsi e fu proprio lei che gli oppositori di Pericle attaccarono. Aspasia fu accusata di aver indotto al meretricio le giovani spose dei soldati in guerra e di avere approfittato del denaro pubblico.Pericle scese in piazza e la difese strenuamente tanto da riuscire a farla assolvere con formula piena.
Aspasia gli rimase accanto fino alla fine.
Come Plutarco ( biografo di Pericle) ci racconta che mentre Pericle era sul letto di morte dopo aver contratto la peste privo di ogni segnale di vita, intorno a lui gli amici tessevano le sue doti, inaspettatamente, lui che sembrava incosciente disse:

Mi stupisco che voi elogiate e ricordiate di me solo ciò in cui
ha avuto parte anche il caso, come capita ad altri strateghi
quando il mio merito più grande è quello di non avere causato
personalmente la morte di nessun ateniese.

Alla sua morte Atene e la Grecia non furono mai più le stesse.

L’ABBAZIA di MONTICCHIO in LUCANIA

grotta di S. Michele2 - Monticchio

 

laghi-di-monticchio-abbazia-san-michele

 

 

 

Uno splendido diamante in un serto di smeraldi. Così appare L’Abbazia di Monticchio. Bianca, imponente, elegante, incastonata nella parete del Monte Vulture, sovrasta due stupefacenti laghi, bocche di un antichissimo vulcano .

Immerso in uno scenario spettacolare,  come sospeso sopra un costone di roccia che si affaccia su uno di quei laghetti, il piccolo, ed in una atmosfera di pace ed assoluta tranquillità, questo gioiello di architettura lucano-bizantino-normanna, ha richiamato  da sempre visitatori da ogni parte della penisola. In esso si fondono, con mirabile armonia, elementi religiosi e culturali in cui storia leggenda e tradizioni si amalgamano perfettamente.

Alle vicissitudini indigene si alternarono, e spesso si fusero, quelle dei conquistatori, molti dei quali, come Longobardi, Bizantini, Normanni, vi lasciarono incancellabili impronte, resti di passate civiltà e differenti culture.

Anfratti e grotte, che screpolano la collina e la campagna, furono ricetto per trogloditi ed eremiti, prescritti e perseguitati politici e religiosi, muti testimoni del succedersi di genti e vicende politiche storiche e religiose.

Fra i tanti,  eremiti e fuggiaschi, ne ricordiamo alcuni: San Vitale, tenace assertore  del culto di San Michele Arcangelo, i monaci basiliani, primitivi monaci della chiesa greco-ortodossa, ferocemente perseguitata da papa Leone III,

In principio, grotte e nicchie, e in particolare la nicchia bizantina eretta dai monaci basiliani, ospitarono il culto di San Michele Arcangelo e coloro i quali ve lo avevano introdotto;successivamente, richiamati dalla topografia dei luoghi, che si prestavano ad ospitare eremi e conventi, monaci di altri ordini vi arrivarono per gradi.

I Normanni, più di altri popoli, scrissero in questa regione un capitolo molto importante della loro storia. Artefice fu quel Roberto Guiscardo, riconosciuto  da papa NicolòII, Duca di Puglia, Calabria e Sicilia che scacciò i Bizantini dall’Italia.

Fu proprio di quel periodo la costruzione principale del complesso e la consacrazione ufficiale col nome di Abbazia  di San Michele Arcangelo da parte del pontefice Nicolò II in viaggio a Roma, in occasione del Concilio del 1059.

Risalente  intorno all’VIII secolo d.C.,  la struttura originaria poggia su una grotta scavata nel tufo ed abitata da monaci basiliani, nei pressi della quale sono stati ritrovati ex-voto risalenti al IV-III secolo a.C.;  occupata  prima dai benedettini,  passò intorno al 145o ai monaci cappuccini , che vi fondarono anche  una ben fornita biblioteca, e infine, intorno al 1780, passò all’ordine militare costantiniano.

Benedettini, cappuccini e monaci di ordini minori, ora protetti ora osteggiati, in un carosello di abbandoni e ritorni, trascinarono le vicende fino alla soglia del XVIII secolo. Solo intorno al 1780, per opera e merito dei monaci cappuccini e in particolare del priore, frà Michelangelo d Rionero, l’Abbazia venne ristrutturata ed ampliata così come la conosciamo noi.  A più piani, una chiesa risalente al settecento, la cappella e   la Grotta dell’Angelo, dedicata a S. Michele e con affreschi risalenti alla metà del XI secolo,  il convento  fu prima luogo scelto dai monaci basiliani, come si è già detto, per il cenobio eremitico per poi  diventare rifugio dei monaci benedettini della sottostante Abbazia di Sant’Ippolito a seguito del terremoto del 1456.

 

 

I