“LA PAROLA E L’ IMMAGINE – PERICLE” di Lia JONESCU

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Ispirata dall’ ottimo articolo della bravissima Sabrina Granotti sui sofisti vorrei parlare di un uomo che purtroppo è spesso dimenticato, parlo di PERICLE lo splendido stratega e riformatore. I primi a doverlo ricordare sono,in assoluto, i nostri governanti che ci hanno gettato in una colossale confusione ( e confusione è un chiaro ufemismo).
Pericle fu un esempio di integrità morale e di onestà…. Allorché fu accusato di aver sperperato i denari dello Stato per il Partenone e per aver favorito Fidia (che non fu soltanto un grande scultore Na anche un ottimo architetto) restituì il denaro di tasca propria….Questa è una cosa oggi impensabile.
Io credo che parlando di Pericle non possiamo esimerci da prendere in considerazione il suo discorso agli Ateniesi che dovrebbe essere affisso sul portale d’ ingresso di tutti mi mparlamenti del mondo e questa resterà sempre un’ utopia.

Qui ad Atene noi facciamo così

Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: per questo viene chiamato Democrazia

Qui ad Atene noi facciamo così

Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private,
ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’ eccellenza. Quando un cittadino si distingue
esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di
privilegio,ma come preferenza al merito e la povertà non costituisce un impedimento.

Qui ad Atene noi facciamo così.

La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; non siamo sospettosi
l’ uno dell’ altro e non infastidivano mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace
vivere a modo suo.
Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a
fronteggiare qualsiasi pericolo.
Un cittadino ateniese non trascura in pubblici affari quando attende alle sue faccende
private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Ci è stato anche insegnato di rispettare le leggi non scritte che risiedono nell’ universale
di sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile ; e
benché in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo
in grado di giudicarla. Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via
della Democrazia. Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia
solo il frutto del valore.
Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’ Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando
in se una felice versatilità,la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione
ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non facciamo mai uno straniero.

Qui ad Atene noi facciamo cosi.

Pericle nacque a Calargo a pochi chilometri a nord di Atene tra il 495 e il 492 a.C, la data precisa non è sicura, una famiglia ricca e piuttosto conosciuta . Il padre Santippo era un politico che fu per un certo periodo ostracizzato e fu quindi allontanato da Atene dove tornò dopo 5 anni. La madre Svariate, discendente da statisti più o meno amati dal popolo fu una guida importante per questo figlio attento alle cose all’ ambiente e ai personaggi che lo circondavano. Si racconta che pochi giorni prima della nascita Agariste sognò di partorire un leone ce chi attribuiva a questo sogno la fierezza di Pericle chi più malignamente attribuiva la similitudine del leone alla testa più grande del normale ,tanto che la copriva spesso con l’ elmo.
Il suo più grande ed amato precettore fu per lungo tempo Anassagora che probabilmente gli trasferì la virtù dell’ introspezione e la pacatezza del giudizio. Questo uomo, lo stratega e il politico lo leggiamo nel suo discorso. Per oltre trent’ anni guidò il suo popolo avendo sempre un confronto con gli strateghi pur se ,fondamentalmente ,era solo, ma mai cadde nel baratro della tirannide come spesso accade. Il suo fine era quello di consentire alla sua adorata Atene il predominio su tutta la Grecia e in parte ci riuscì.
Ma non solo vittorie costellarono la sua ,anche coscienti sconfitte che però il popolo gli perdonò. La sua imparzialità e la sua capacità di mediare, assoluto uomo moderno , lo mettevano al sicuro davanti agli occhi dei suoi concittadini. Riuscì a non entrare in guerra con Sparta, l’ acerrima e proverbiale nemica di Atene , con la quale stava per scoppiare una guerra proprio mentre stava per scoppiare uno scontro.
Fu proprio in questo periodo che si dedicò alla costruzione del Partenone e degli stupendi propilei usando Fidia che non ebbe però lo stesso perdono riservato a lui.
Contribuì attraverso le sue conquiste e mediazioni a rimpinguare il Tesoro Nazionale il quale veniva usato per una serie di iniziative: incrementò i lavori pubblici creando posti di lavoro per il popolo in più creò “La Giustizia Solidale” attraverso la quale istituì i sussidi per gli invalidi e per gli orfani di guerra, istituì giusti salari per i lavoratori ateniesi. Fu proprio questo, però, a destare il malcontento nei cittadini che non erano ateniesi creando quello che sarà l’ inizio della decadenza di Atene . Si penserà che anche oggi esistono le stesse condizioni, ovvero sussidi pensioni eccetera ( sempre più in pericolo), ma quello che non abbiamo più è il Tesoro Nazionale!
Gli ultimi anni della sua vita Pericle li passò a difendersi e a difendere le persone a lui care Fidia, Anassagora ,Aspasia. Fu attaccato per invidia, per paura o semplicemente perché si cercava un ‘ affermazione che un personaggio così prestigioso offuscava…chissà!?
Pericle fu un uomo leale ed onesto, amò la stessa donna per tutta la vita ovvero l’ etera Aspasia, bella, colta, intelligentissima. Aspasia fu la sua amante, la sua musa, la sua confidente e consigliera, un suo alter ego in sordina. Lei lo amava in silenzio senza mostrarsi e fu proprio lei che gli oppositori di Pericle attaccarono. Aspasia fu accusata di aver indotto al meretricio le giovani spose dei soldati in guerra e di avere approfittato del denaro pubblico.Pericle scese in piazza e la difese strenuamente tanto da riuscire a farla assolvere con formula piena.
Aspasia gli rimase accanto fino alla fine.
Come Plutarco ( biografo di Pericle) ci racconta che mentre Pericle era sul letto di morte dopo aver contratto la peste privo di ogni segnale di vita, intorno a lui gli amici tessevano le sue doti, inaspettatamente, lui che sembrava incosciente disse:

Mi stupisco che voi elogiate e ricordiate di me solo ciò in cui
ha avuto parte anche il caso, come capita ad altri strateghi
quando il mio merito più grande è quello di non avere causato
personalmente la morte di nessun ateniese.

Alla sua morte Atene e la Grecia non furono mai più le stesse.

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