“AGAR” di Maria Pace… brano

 

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Ultimato il carico di legname, la nave salpò dal porto di Ugarit assieme ad uno stormo di gabbiani; le loro ali spiegate vibravano nell’aria per scuotersi di dosso la rugiada notturna.

Appoggiata alla murata guardavo la collina del Capo del Cedro. La guardavo con occhi eccitati dalle prime luci del giorno, ma anche commossi, per averla, mia madre, guardata lei pure un giorno lontano con gli stessi occhi di ragazza, mentre la lasciava per andare in terra straniera. La mia ombra, proiettata indietro dalla luce del primo mattino, strisciava sopra corde, sartie, tavole, remi ed aste e d’un tratto si fuse a quella di un’altra persona, che riconobbi subito, prima ancora che fosse vicina. Nei miei occhi e sul mio volto, fu un muto adunarsi di turba-menti.

“Occhi Radiosi.” salutò il principe Hiram, tendendo la mano. Io gli por-si la mia. Le nostre dita s’intrecciarono e accesero nel mio cuore una sinfonia di sensazioni.

Hiram mi condusse all’ombra del cassone del boccaporto, lontano da sguardi indiscreti. Le sue labbra cercarono le mie e nell’alzare lo sguardo su di lui, mi parve di vedere faville crepitargli negli occhi.

Rimasi incantata a guardare la sensualità stupenda di quello sguardo e quel sorriso che le labbra gli disegnavano sul volto. Trattenni il respiro, per meglio assaporare l’acuta frenesia della mia pelle fusa con la sua.

La diversità del suo corpo rivelava al mio emozioni che ancora non conoscevo, che si affacciavano alla coscienza e raggiungevano le profondità più recondite del mio essere. Era qualcosa di inquieto e frenetico e il mio spirito era ancora intatto per identificarle con il desiderio della carne. Era, però, qualcosa che coinvolgeva il pudore. Era quell’indizio di presa di consapevolezza, quella facoltà dell’animo, che fa scaturire dal più profondo dello spirito la prima percezione della sensualità. Propria di una donna alle sue prime esperienze intime. Restammo abbracciati, aspettando che quello smarrimento andasse dissolvendosi; alti, sopra di noi, due gabbiani si rincorrevano in un gioco simile al nostro e le dune del mare, impetuoso in quel tratto, si muovevano in sintonia.

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