“LE DEE del MIELE” di Emma Fenu – INCIPIT

 

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Incipit d mio romanzo: “Le dee del Miele”.

Santa Ausanna è la mamma di Sant’Anna, Sant’Anna è la mamma di nostra Signora…

Profumo di pomodori e salsedine, linguaggio di una terra talvolta generosa, dea dal grembo fecondo e gravido di sole, che sfama i suoi figli.
Seduta su una sedia impagliata, sotto il porticato di canne antistante alla casupola, Caterina si accarezzava la rotondità del ventre, agitando, con l’altra mano, un ventaglio di broccato logoro, mentre disegnava nel nulla piccoli cerchi invisibili con la punta dell’alluce. Aveva diciassette anni, un viso tondo dalle gote infantili e due seni gonfi da donna con una bambina ancora da svezzare e un primogenito di cui ricordare solo il primo, flebile, vagito.
Ma questo, che ora scalciava deciso, sarebbe vissuto. Sarebbe nato e cresciuto forte, bello e onesto. E maschio: lei lo sapeva.
[…]

Santa Ausanna è la mamma di Sant’Anna, Sant’Anna è la mamma di nostra Signora…

Il sole cedeva al tramonto tingendo di rosso i contorni delle piante. Rosso sangue. Suo marito non era ancora rientrato a casa dopo il faticoso lavoro e, nell’aria densa di echi misteriosi, Caterina ripeteva la formula arcana, cercando un segno che potesse fugare la propria paura.

Santa Ausanna è la mamma di Sant’Anna, Sant’Anna è la mamma di nostra Signora…

Ed eccole, le figlie di Nosoccunudda , camminare a passo veloce, come rane saltellanti, per raggiungere la dimora in cui erano nate e non volevano morire, portando in equilibrio, sulle rispettive teste more, due cesti contenenti i panni lavati alla fontana comune.
«Mi chiede in sposa, Nuccia, me lo ha detto ieri, quando gli ho portato l’acqua, solo a lui, passando come un’ape regina fra gli altri braccianti assetati an-che di corpi femminili.»
Ora Caterina sapeva. Le Madri eterne, se pur donne come lei, le avevano concesso una ennesima carezza: secondo una tradizione tramandata per secoli, se si restava ad ascoltare, dopo aver formulato il sacro rituale, si sarebbe avuta risposta al proprio quesito direttamente dalle parole, inconsapevoli, del primo passante.
Suo marito, dunque, sarebbe riapparso incolume, nonostante le minacce di morte ricevute, nei giorni precedenti, dal proprietario del podere confinante.
Anche stasera avrebbero cenato occhi negli occhi, sorbendo un minestrone sempre diverso, che seguiva il ciclo delle stagioni e degli umori, e sarebbero, infine, sprofondati nel sonno tenendosi per mano, dopo essersi amati teneramente.
«Eccomi, ho fatto tardi oggi» disse Pietro, varcando con incedere fiero l’ingresso privo di ostacoli: la porta, per far circolare aria e mitigare la calura, era già aperta.
«So tutto» replicò Caterina, e versò nel piatto due mestolate odorose di fatica e speranza.

Tratto da Emma Fenu, “Le dee del miele”, Milena Edizioni, 2016
Illustrazione: Nicoletta Ceccoli
Foto di copertina: Francesca Guerrini

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