LO SAPEVATE CHE… una pesante ipoteca fu messa sulle ricerche di F. Champollion dai suoi sponsor?

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Soprattutto dal reazionario ma assai bigotto  Carlo X  di Francia . Conosciamo tutti il grande … forse il più grande di tutti i tempi…  egittologo Francois Champollion e sappiamo della sua decifrazione dell’antica  lingua   egizia e della stele di Rosetta.  Quello che probabilmente in molti ignorano, sono  le pesanti  ipoteche  messe  alle sue ricerche  dagli sponsor  fin dai tempi di Saqqara.

Quali erano queste ipoteche  e perchè?  Gli fu imposto di non  far conoscere  alcune delle sue scopete  poichè potevano far vacillare la  “tesi” , da tutti accettata,  delle vicende del popolo ebraico  e della loro  cronologia; in particolare la creazione  dell’uomo,  fissata  nel 3000  a.C…   Questa  prevaricazione  costrinse il grande   ricercatore ad occuparsi  di   siti   che non mettessero in crisi  la “fede”.

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ANTICO EGITTO e SACRA BIBBIA

 

 

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ANTICO EGITTO e SACRA BIBBIA

Da almeno due millenni la Bibbia è il Libro Sacro per eccellenza. Vi si narrano le vicende storiche e il percorso religioso del popolo ebraico: gli Ibrihim, (figli di Abramo).
Tutto ha inizio, dunque, con la figura del grande Patriarca: non ebreo, ma fondatore dell’Ebraismo e del popolo ebraico. Egli era, infatti, babilonese (irakeno, diremmo oggi) originario di Ur dei Caldei.

I testi biblici non sempre corrispondono con le testimonianze archeologiche egizie, ma è innegabile il legame fra le due culture.

Il nome Israele comparve per la prima volta nelle vicende storiche dell’Antico Egitto, intorno al 1.250 circa a. C. (le date, però, sono spesso controverse) su una stele rinvenuta a Tebe, in cui il faraone Meremptha, figlio del più celebre Ramesse II, (XX Dinastia) cita le popolazioni e le città assoggettate in una delle sue campagne militari.

Facendo un po’ di conti, il più grande Patriarca della storia, Abramo, dev’essere vissuto un paio di secoli prima. (sempre tenendo conto della controversia delle date, che alcuni studiosi anticipano di altri due secoli) e cioè, ai tempi del faraone Thutmosis III, (XVIII Dinastia).
Proprio in questa epoca, Maria PACE, autrice del libro “AGAR”, colloca le vicende narrate nel suo ultimo lavoro.

L’egiziana AGAR, protagonista principale di questa storia, è la Sposa Secondaria di Abramo, madre di Ismaele, fondatore del popolo Ismaelita.

Israele, l’altro figlio del Patriarca, meglio conosciuto con il nome di Isacco , fu, invece, il fondatore del popolo israelita, cui dette il nome.

Per chi volesse approfondire le vicende che portarono alla formazione di questi due grandi popoli ( e conseguentemente alle moderne credenze religiose) può richiedere il libro:
” A G A R” di Maria Maria Pace
potete richiederlo con DEDICA PERSONALIZZATA direttamente all’autrice oppure su AMAZON

ANTICO EGITTO – La Triade di Abidos: Iside-Osiride-Horo… Horo, il Salvatore

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HORO….  il Salvatore  –  immagine tratta  dal web

Salvatore di Osiride e Salvatore dell’umanità.
Se Osiride è considerato  il Dio della gente comune poiché al contrario di Ra, Ptha o Ammon non fornì mai una base al potere politico, suo figlio Horo dell’umanità fu considerato il Salvatore.
Ad Horo è affidata la missione di riportare  Ordine e Giustizia in un mondo caduto nel Disordine e nella Confusione,  compromesso  e stravolto da Seth il Perturbatore. Suo padre Osiride  è morto e giace inerte e completamente passivo e questo stato di cose durerà fino a quando il suo erede non vincerà sui nemici.
I nemici di Horo sono Seth e i suoi sostenitori.
La lotta sarà lunga e terribile, poiché Seth è la personificazione della Morte e del disfacimento fisico e le  battaglie saranno durissime ed a tratti tragicomiche:  Horo strapperà i testicoli a Seth e Seth caverà un occhio, quello sinistrao, ad Horo.
Una lotta senza quartiere che si trascinerà per lungo tempo senza vinti né vincitori, ma che sconvolgerà “l’età d’oro” istaurata da Osiride e spingerà La Divina Compagnia ad intervenire perché vi si ponga fine; Thot, Personificazione dell’Ordine,  avrà il delicato incarico della pacificazione.
“Oh, Thot! Che cosa sta succedendo fra i figli di Nut? – dice Atum il Supremo –
Essi han creato la lotta; hanno eccitato la confusione.
Hanno agito male, hanno suscitato la rivolta…”
Seth e Horo, i due  Contendenti, sono chiamati a interrompere le ostilità ed a presentarsi al cospetto della Divina Compagnia, che deciderà a chi dei due assegnare la palma della vittoria e il diritto ad occupare il trono d’Egitto.

Il Giudizio divino favorisce Horo: Ordine e Ragione prevalgono su Disordine e Violenza.

Horo è riconosciuto erede di suo padre e può finalmente prendere il potere e sedere sul trono come Nuovo Re e subito dopo partire per il Mondo Sotterraneo per portare al padre, sempre inanimato ed immobile, la Buona Novella.

Osiride giace nel Mondo di Sotto, ma non è morto, bensì trasformato in forza “inerte” della Natura che aspetta di “mettersi in movimento”
“Il mio corpo alla Terra
La mia anima al Cielo.”
farà dire, in un testo risalente all’epoca del faraone Zoser.
Sarà suo figlio Horo, il Nuovo Signore dell’Universo che, rendendolo consapevole della Buona Novella del ricostituito Ordine Cosmico,  “metterà in movimento” il suo corpo inerte e lo scuoterà dallo stato di incosciente torpore:
“Sorgi, Tu che fosti buttato giù a Nedit!
Respira felicemente in Pe!”
e ancora:
” Questi é Horus che parla.
Egli ha allestito un processo per suo padre
Si è rivelato padrone della Tempesta (Seth)
Si è opposto alle tonanti minacce di Seth…”
Osiride è riportato in vita. Osiride si scuote. Rinasce. Rivive, ma non nella vecchia forma, bensì come Spirito della Vegetazione, poiché egli è la Natura. La Natura così come era intesa all’epoca: con la desolazione estiva e lo spirito della vita che poteva addormentarsi e morire, ma che poi si svegliava per tornare a vivere.
“Se ne andò, si addormentò, morì.”
“Tornò, si svegliò, vive di nuovo!”
L’intervallo, però,  tra queste due fasi, la Morte e la Resurrezione,  è un momento critico  e delicato. Pieno di pathos. Il pericolo di disfacimento e corruzione fisica è altissimo. E’ questo l’acme dell’intero dramma.
Vulnerabile ed inerme, esposto ad ogni insidia,  Osiride ha bisogno di protezione, come anche lo Spirito della  Natura che simboleggia e il corpo del defunto che in Lui si identifica.
Questa “vigilia di passione”, questo periodo di “transizione”, nelle vicenda di Osiride era colmata dalla “veglia” e dal pianto di Iside e Nefty  in attesa che Horo svolgesse la sua missione.
Nelle vicende umane, invece, erano familiari, amici e prefiche ad assistere e piangere il defunto. Lo facevano nel corso delle numerose cerimonie funebri, come quella, fondamentale, della “Apertura della Bocca”,  un momento di grande tensione emotiva, in cui il sacerdote esorcista funerario fingeva di dormire e di svegliarsi al richiamo della voce  che lo “chiamava in soccorso”.

“Riemerso” dalle  tenebre, rinato e risorto,  Osiride può finalmente liberare la propria Anima. Ma é solo  al comparire del Disco Solare che Egli  mostrerà i  primi  segni  di rianimazione: Il Disco Solare sta attraversando gli Inferi nel suo percorso notturno e nel vederlo dice:
“Oh, Osiride,  Possa la mia Luce illuminare la tua Caverna…
… Sorgi dalla Terra.”
E’ il momento più elevato del dramma. E’ il momento della vittoria e del trionfo: é l’apice della Rinascita e della Trasformazione di Osiride.
L’opera di Horo è terminata; come terminata è l’assistenza di Iside.

IL SISTEMA SOLARE – Il pianeta MERCURIO di Valeria Beltaime e Romina Gotti

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Meno di cento metri di diametro, una roccia che orbita nei pressi di Mercurio come un guardiano che silenzioso lo sorveglia e veglia nel suo lento e ripetitivo viaggio nel freddo e buio spazio alieno. Poco freddo e poco buio per la verità perché qui il Sole si vede e si sente. Un satellite naturale? Si , scoperto dalla Nasa, Caduceo questo è il suo nome ha dimensioni e la forma di un asteroide. È l’unico corpo celeste che fa compagnia al piccolo Mercurio, fino a poco tempo fa considerato un pianeta senza satelliti naturali. Caduceo, qual’e’ l.origine del nome? Quando la mitologia incrocia l’autonomia. È il bastone alato di Hermes il dio greco, Mercurio per i romani..
Siamo giunti con il nostro viaggio attraverso il sistema solare su Mercurio. Un mondo plasmato da impatti cosmici questo.
E’ il pianeta più vicino al Sole, nostra stella mater, sempre lei, e di conseguenza è caldissimo e immerso nella luce solare. Impossibile osservarlo attentamente per l’uomo e anche per gli strumenti tecnici come il telescopio spaziale.
Il più vicino al Sole, dicevamo, la temperatura arriva a mezzogiorno all’equatore a 430°C. E un’altra particolarità è la devastante escuriosne termica che causa un salto di 600°C alla variazione di temperatura, verso il freddo. Il pianeta è caldo, caldissimo, la superficie è arida e l’atmosfera è così rarefatta da risultare inesistente,,,,,i venti solari aggrediscono violentemente il suolo. Tuttavia esiste anche il ghiaccio su Mercurio. E’ presente ai poli in qualche zona d’ombra dove è riuscito a resistere, lì, portato probabilmente da qualche cometa in tempi primordiali. Mercurio è un pianeta solido, il più denso del sistema solare a quanto pare. E’ composto per il 70% di ferro.
Il nucleo ferroso, che si è solidificato, ha le dimensioni della nostra luna. Attorno a esso un rivestimento roccioso che si presenta frastagliato, spaccato in fessure e crateri più o meno grandi, dei canyon scorticati dal caldo!
Il createre più grande è il cratere “Caloris” grande tra i 1’300 e i 1’600 Km, scavato da un’asteroide 4 milioni di anni fa. Si tratta di un complesso di depressioni, un centinaio, dal fondo uniforme, che viene chiamato “il ragno”.
Un altro cratere rilevante è “Zola”.
In questo puzzle geologico è possibile trovare piattaforme laviche, lava che era fuoriuscita dal sottosuolo, incandescente, sinuosa, e che poi si è solidificata in superficie, ed è diventata roccia lavica.
Ma noi come le sappiamo tutte queste cose?
Le abbiamo apprese grazie alle innumerevoli immagini ricavate dalle poche esplorazioni spaziali rilevanti per la scoperta. Il terreno accidentato e la temperatura elevatissima, insopportabile, non favoriscono l’esplorazione, anzi. Siamo a 58 milioni di Km dal Sole.
La missione più famosa, e più rilevante, è stata quella del 1973; abbiamo mandato una sonda, il Mariner 10, che sfruttando l’orbita di Venere si è lanciata verso Mercurio e nel marzo del 1974 ha cominciato a “spedire” foto della superficie di Mercurio sulla Terra. Canyon, increspature rocciose e bacini. Una mappa degli eventi geologici succeduti nel tempo.
Una curiosità,,,,, qualcuno ha detto, parlando di Mercurio, “anni che sembrano giorni, giorni che sembrano anni”, perché nelle spirali temporali cosmiche esistono questi affascinanti paradossi. Un anno dura 88 giorni, il tempo che Mercurio impiega a circumnavigare il Sole attraverso lo spazio buio e infinito, ma un giorno dura 176 giorni terrestri,,, I conti non tornano penserete, sì appunto. Non tornano neanche a me,,
E il moto non è nemmeno rettilineo, e costante. Perché capita di veder sorgere due volte il Sole in alcuni punti del pianeta! Quel Sole che vediamo dalla Terra e che su Mercurio ci apparirebbe tre volte più grande.
Quando il pianeta si avvicina al Sole, nella sua orbita ellittica molto schiacciata, accellera, e il Sole sembra fermarsi lì in alto nel cielo. Sembra anche che si sposti nella direzione opposta e tramonti, momentaneamente però. Torna poi a sorgere e a seguire il suo cammino eterno da est a ovest.
Il pianeta sembra aver guadagnato il suo nome a causa del suo moto veloce che ha fatto sì che i Romani lo associassero a Hermes, Mercurio, dio alato portatore di messaggi attraverso il cielo. Celere e agile, dinamico, come i messaggi portati dal vento, come un ladro che fa un colpo e si dilegua…….
Tornando da questa escursione siamo già diretti altrove, dove mi chiedo se troveremo anche le venusiane,,,,,
Lasciamo l’orbita di Mercurio e Caduceo a 57.910.000km dal Sole, qui niente anelli a circondarci solo il nulla,ma aspettate c’è un pianeta la’ in lontananza , ci dirigiamo verso un punto laggiù Venere e la mitologia torna prepotente
Fonti:
° Wikipedia
° http://archive.oapd.inaf.it/pianetav/L15_01S.html

La Triade… ossia Sacra Famiglia

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Era raffigurata con un triangolo isoscele capovolto, con al centro un  Occhio Sacro (quello di Atum: Dio_Creatore). I due vertici superiori rappresentavano il Padre e la Madre e quello inferiore, invece, il Figlio.Tutti i centri e le città più importanti dell’epoca avevano la propria Triade, che cambiava solo di nome, ma non di sostanza.
Le Triade erano diverse ed qui ne citiamo solo alcune, le più conosciute:

A Memfi c’era quella composta da:
Ptha – Sekhmet e il figlio Nefertum

Ad Abidos troviamo:
Osiride – Iside e il figlio Horo

A Tebe, invece, c’erano:
Ammon – Mut e il figlio Konsu

Ed a Dendera:
Hathor – Horo e il figlio Iny
La mitologia egizia assegna ad ognuna di queste Triade vicende in cui si ravvisano vicissitudini umane di quei luoghi di culto, ma anche eventi naturali.
Un esempio: il Diluvio Universale, che incontriamo associato alla Triade di Memfi e soprattutto alla figura di Sekhmet,  oppure il mito del sacrificio  divino: Il Dio morto e risorto, ossia il mito di Osiride, ecc…

 

 

ANTICO EGITTO – La tomba di Thut-ank-Ammon… il più spettacolare ritrovamento del secolo

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La tomba, contrassegnata con la sigla  KV62, secondo la numerazione delle scoperte di Carter,  fu la numero 433 (dal 1915)  e questa la sua planimetria

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–  entrata e scala

– prima porta murata

–  corridoio

– seconda porta murata

–  Anticamera

– porta murata tra l’Anticamera e la camera funeraria

–  camera funeraria

– tesoro

– blocchi della porta murata tra anticamera ed annesso

–  annesso

– Lo svuotamento dell’entrata e della scala fornirono vari oggetti: ostrakon, scatole, sigilli di giare,  fasmmenti di turchese, ecc… e la scala rivelò all’estremità inferiore un’apertura rettangolare con i sigilli della necropoli reale e i sigilli con il nome d’incoronazione del faraone: Nebkheperura.

– Nel Corridoio  vennero invece rinvenuti frammenti di vaso e di scatole, coppe, otri,  pendenti in “fajence”, rasoi in bronzo, la scatola di un collare,  ecc.

– L’Anticamera era piena di oggetti accatastati alla rinfusa. Il contenuto di questo ambiente, però, era di un valore davvero inestimabile. Vi si trovavano centinaia di oggetti, dal più modesto utensile al più prezioso dei gioielli. In primo piano vi trovarono i pezzi del carro da battaglia del giovane faraone e poi divani mai visti prima di allora, sostenuti da animali sacri, in oro ed avorio e ancora, sedie, tavoli, casse e altro. Il pezzo più forte, però, era il trono del faraone sulla cui spalliera erano raffigurati il Re e la Regina

– La Camera Funeraria era quasi interamente occupata da un enorme “scrigno” in legno ricoperto d’oro: 5,08 x 3,28 x 2,75; tra la parete della camera e lo scrigno correva un corridoio di 30 e 60 cm per lato, occupato da una quantità svariata di oggetti,  tra cui lampade, contenitori di profumi in alabastro con l’olio per l’illuminazione e perfino 11 remi della barca solare.  Un secondo scrigno,  anche questo in legno dorato, delle  dimensioni di 3,74 x 2,35, ne racchiudeva un terzo, con decorazioni, di  3,40 x 1,92.

L’ultimo scrigno, infine,  il quarto, lungo 2,90 m e largo 1,48 m. era anche’esso decorato con scene funebri ed un soffitto da cui la dea Nut, il cielo, “abbracciava” con le sue ali il sarcofago su cui era appoggiato un coperchio spezzato.

– Camera del Tesoro: una quantità infinita di preziosi oggetti erano accatastati in questa camera, ma spiccavano sugli altri una  statua di Anubi, lo Sciacallo Sacro, in legno ricoperto di resina nera e con decorazioni in oro e argento e  lo scrigno dei vasi canopi. In legno dorato, era sovrastato da una “merlatura”  in oro e smalto nero, rosso e blu. Quattro divinità , quattro Geni ,proteggono lo scrigno: Iside, Nfti, Neith e Selkis. All’interno, un secondo cofano, in alabastro, conteneva i quattro vasi canopi; anche questi in alabastro; i coperchi raffiguravano i 4 figli di Horo: Imset  (che protegge  il fegato), Hapy (polmoni),  Duamutef (stomaco), Qebesnuf ( intestino).                                                                                Tocante fu il ritrovamento di due sarcofagi contenenti due feti

– L’Annesso, un piccolo ambiente contenente, però un grandissima quantità di oggetti di vario genere; fu ttrvato in grande disordine con evidenti segni del passaggio dei ladri.

Quale fu la reazione di Esward Caeter e del mondo intero ?                                                                  Scoperti i sigilli con il nome d’incoronazione del faraone, Carter telegrafò subito a lord Carnarvon che arrivò insieme alla figlia  il 23 novembre di quello stesso mese; nel frattempo, però,  aveva sospeso i lavori con l’emozione, ma anche con il timore che anche questa, come tutte le altre tombe reali, fosse stata già  saccheggiata, poichè erano visibili due aperture che erano state poi  nuovamente chiuse ed intonacate.

Il 25 novembre, nella porta rimasta inviolata per oltre 1300 anni,  venne praticato un foro; il giorno seguente, finalmente, la porta fu abbattuta. Alle spalle si stendeva  un lungo corridoio con inclinazione di circa 18°; era pieno di detriti e conduceva al una seconda porta murata. Anche questa, come la precedente, recava segni di effrazione: era stata aperta, richiusa e risigillata. I sigilli erano quelli della  necropoli di Tebe (il dio-sciacallo Anubi  che sovrastava  nove prigionieri con le braccia legate).  Davanti a questa porta fu rinvenuta una testa scolpita nel legno ed a grandezza naturale, raffigurante il Faraone

Abbattuto il tramezzo che chiudeva il corridoio, Carter si trovò in un vasto locale di circa 30 m², l’ Anticamera, che al momento dell’apertura, come si è già detto, era piena di oggetti accatastati alla rinfusa. L’eccitazione raggiunse il culmine quando  fu scoperta un’altra porta sigillata e dietro un divanetto, nascosto, c’era un foro nella parete. Il fatto che la porta fosse presidiata da due statue in grandezza naturale faceva pensare che all’interno  doveva esserci qualcosa di particolarmente importante. Il foro costituiva l’accesso ad una piccola camera laterale; con cautela, Carter, lo allargò e vi entrò, insieme agli altri, tenendo alta la lampada elettrica.Quando gettò lo sguardo sulla terza porta sigillata,un solo pensiero deve avergli attraversato la mente: dietro quella porta avrebbe trovato la mummia del Faraone?

L’apertura di quella porta fu una cerimonia solenne ed  ufficiale cui assistettero una ventina di persone. Era il 16 febbraio de 1923.
Praticato, nel più religioso silenzi  e con grande precauzione un buco nel muro, sufficiente ad introdurvi una lampada,  Carter vi gettò un primo sguardo e quel che vide gli parve una parete d’oro massiccio.  Si trattava della parete di un enorme scrigno in legno laminato d’oro: una cappella che, come successivamente si appurò, ne conteneva altre 3 prima di raggiungere il sarcofago in granito; i sigilli erano intatti e ciò voleva dire che  la cassa più interna doveva contenere ancora la mummia: nel quarto scrigno si trovò un sarcofago di quarzite gialla del peso di oltre 430 chilogrammi
Che cosa c’era al suo interno?
La domanda teneva in ansia tutto il mondo
 Carter  si  accinse ad aprire la bara; una lastra di sei quintali  la ricopriva; quando fu fatta sollevare e furono rimossi i drappi protettivi, apparve un mschera d’oro incrostata di gemme:la prima immagine del faraone.
Una serie di circostanzem però,  impedirono  il proseguimento dei lavori; il 5 aprile lord Carnarvon muore e solo tra il 1925-26,Carter poté accingersi ad aprire la bara.
I sarcofagi erano tre. Tre sarcofagi antropomorfi, che racchiudevano il corpo mummificato di Tutankhamon, nelle spoglie di Osiride, con il capo coperto dalla famosa “Maschera d’oro”; sul torace, il flagello ed il pastorale e sul capo,  una coroncina riproducente Nekhbet ed Uto, la dea Avvoltoio e la dea Cobra.  Nel secondo sarcofago se ne trovò un terzo e una seconda maschera d’oro  su cui posava una collana di perle e fiori.
Il terzo sarcofago era d’oro massiccio ed al suo interno riposava il faraone.  Era  un oggetto  di meravigliosa bellezza, al di là del valore venale dell’oro; lungo 1,88 m. e con uno spessore medio di 27 mm, aveva un peso complessivo di oltre 110 kg.

 

 Il complesso tombale si trova a circa 8 metri di profondità, in quella che originariamente doveva essere stata, forse, una grotta sotterranea e  che gli scalpellini del Faraone sistemarono, dando forma a stanze rettangolari. Una piccola tomba. Molto piccola per gli standard della Valle dei Re; forse a causa della morte prematura del giovane sovrano, che dovette aver colto impreparati i funzionari i quali  si videro costretti ad  utilizzare un’altra tomba.

 Molti degli anni che seguirono, Carter li impiegò nella catalogazione degli oltre 2000 reperti rinvenuti  e nel 1932 completò il suo lavoro di catalogazione e conservazione degli oggetti della tomba e l’anno successivo pubblicò il terzo volume de “La tomba di Tutankhamon” e successivamente  prepaò il “Rapporto sulla Tomba di Tutankhamon”.

La morte lo coglierà  il 2 marzo 1939 a Kensington (in Gran Bretagna)., all’età di 65 anni.

NOTA: per approfondire  la figura del faraone Thut-ank-Ammon,  richiedere il libro

“AMOSIS  e il collare di Thut-ank-Ammon”  di Maria Pace

romanzo storico con una pennellata di fantasy, adatto ad ogni tipo di lettore, ma soprattutto a ragazzi e studenti.

potete richiederlo, scontato e con dedica personalizzata,  direttamente all’autrice…   mariapace2010@gmail.com

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E. CARTER… e la tomba di Thut-ank-Ammon

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“Vedo cose meravigliose!”   Questa l’estasiata esclamazione di Edward Carter al cospetto del favoloso tesoro del faraone Tutankammon.Edward Carter archeologo ed egittologo inglese (Norfolk 1873 – Londra 1939), con un talento particolare per il disegno; figlio di Samuel Paul Carter, pittore ed illustratore di grande talento, da lui imparò a disegnare e sentì giovanissimo il richiamo dell’avventura.

A soli 17 anni  partì per l’ Egitto,  quale  assistente di sir Percy Newberry, noto egittologo, che lo aveva preso in simpatia e lo consigliò come disegnatore  per una spedizione in Egitto finanziata dal British Museum. Sempre con  sir Percy, il giovane  Edward partecipò a una spedizione nella necropoli di Beni Hasan; tra i vari incarichi, quello di ricopiare e catalogare le decorazioni e i geroglifici all’interno delle tombe, lavoro che svolgeva con grande impegno e passione.

Il giovane Edward girò  in lungo e in largo l’Egitto, lavorando anche con altri archeologi; al Cairo, il primo incontrò importante: sir Flinders Petrie, che lo accettò nella  sua spedizione, durata sei  anni, durante i quali  Carter apprese tutte le tecniche  necessarie per uno scavo archeologico qualificato.  Seguirono altri scavi  importanti  in vari siti, tra i quali  Tell el Amarna,  nuovamente con Petrie o il Tempio funerario di Hatshepsut, a Tebe.

A soli 25 anni, nel 1899  venne nominato dal Ministero della Cultura Egiziano, Ispettore del Servizio delle Antichità del sud  e coordinò diversi scavi a Luxor , Karnak, Tebe e nella Valle dei Re. Aprì campi di scavo nei siti di Sethi I e Nefertari, ad Abu Simbel ed Aswan.                    Fu questo il periodo di massima attività.   Ma era ancora molto giovane e forse fu proprio la giovanile inesperienza che lo spinse a prendere le difese  in favore della gente locale, in una controversia contro potenti occidentali; fu licenziato dal suo ‘incarico. e gli fu stroncata la carriera. Era il 1905  e poté restare  in Egitto solo grazie alla vendita dei suoi disegni  e  acquerelli. Ne rimase ferito soprattutto  nell’orgoglio, poichè si ritrovò subito a  eseguire scavi per conto del miliardario americano Davis, più un saccheggiatore di tombe, in realtà, che uno studioso  serio e coscienzioso.                                                                                   Nella speranza di trovare tesori da trafugare e portare con sè in America, Davis aveva praticamente lasciato in un bel disordine  tutta la zona, alla ricerca delle tombe  dei   Faraoni. Fra i tanti nomi,  c’era quello di un certo Thut-ank-Ammon. un faraone quasi sconosciuto, il cui nome era stato cancellato dalla lista dei reali,  la cui tomba egli più volte sfiorò, senza giungere a scoprire.

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Il caso, di lì  a poco,  volle fargli incontrare  George Herbert, quinto conte di Carnarvon.  Lord Carvarvon era un ricco nobile inglese,  che aveva  soggiornato in Egitto  per la prima volta  durante l’invereno del 1903 a causa della sua salute cagionevole. Egli, in verità,  trovava quel soggiorno sul Nilo estremamente noioso, fino a quando non cominciò ad interessarsi alla storia dell’Antico Egitto, senza immaginare che  qualche anno dopo, questa sarebbe diventata la sua grande passione ed avrebbe fatto di lui il grande mecenate che conosciamo.

Il suo primo cantiere di scavi fu il sito di Sheikh’ Abd el-Qurna, che  fece esplodere in lui una vera Egitto-mania  e spinse l’amico lord Cromer, rappresentante della Gran Bretagna in Egitto, a fargli ottenere una importante concessione di scavi , per la quale però era necessario avere sul campo una persona esperta . Carnarvon chiese allora  un parere a  Maspero , Direttore generale delle Antichità, che lo fece incontrare con Carter, nonostante l’episodio del 1905. Tra i due nacque immediatamente una grande amicizia.

Il sogno i Carter era  quello di scavare nella  Valle dei Re alla ricerca delle tombe dei due faraoni della XVIII dinastia non ancora scoperte: Amenofi  IV  e il suo figlio, Tuthankammon , ma la concessione di scavo in quella zona  era ancora in mano a  Davis.

Nella comune convinzione che “Il tempo delle scoperte nella Valle dei Re è Passato”, Davis cedette la sua concessione di scavo.  La rilevò lord  Carnarvon, che iniziò i lavori sotto la direzione di Carter.

Era il giugno del 1914 ed i due amici erano spinti da criteri scientifici e non da avidità di ricchezze.  Che cosa spingeva i due archeologi a scavare in una zona da tutti ritenuta esaurita? La conoscenza della storia egizia e la consapevolezza che  quella   fosse  proprio la zona scelta dai sacerdoti egizi per costruirvi la necropoli reale.                                                 Nella primavera del 1914, infatti, proprio nelle vicinanze della Valle dei Re,  Carter e Carnavon avevano scoperto una tomba che attribuirono ad Amenofi I. Saccheggiata.               Tutte le tombe, era gia noto, venivano saccheggiate fin dall’antichità.  D’altraparte, però,  i due archeologierno dell’opinione che, pur saccheggiata, una tomba poteva essere preziosa per  i rilievi e le iscrizioni e contenere eventuali oggetti sfuggiti ai ladri.                                        Lo stesso Davis, per cui Carter aveva già lavorato, aveva scoperto diverse tombe saccheggiate, di Re e nobili, ma anche, in una valle vicina, una tomba ancora intatta, quella di Yuia  e Tjuiu, i genitori della moglie di Amenofi III.                                                                           Dopo anni e anni di lavoro, Carter aveva acquisito un buon fiuto per  località potenzialmente fruttuose.  Inoltre, nella tomba della regina Inhapi, dove erano state trovate alcune mummie reali, non era stata trovata  quella di questo Faraone, di Thutankammon, ma  non c’era dubbio che le tombe di questi Faraoni, che non erano ancora state trovate, fossero, però,  state saccheggiate.                                                                    Gli indizi che portavano a questa tomba erano tanti; lo stesso Davis si era avvicinato più volte senza riuscire a scoprirla. In uno scavo siglato KV54 (KV sta per King’s Valley, ossia, Valle dei Re), aveva trovato  oggetti con il nome di questo  Faraone, Thutankammon: una tazza in ceramica e frammenti di foglie d’oro con i nomi  del faraone e di sua moglie Amksenammon e altri oggetti  ancora. Davis li ritenuti privi di importanza ,  convinto che quella fosse la tomba di Tuthankammon, dichiarò che la Valle non aveva più nulla da offrire.

Proprio In base a questi elementi, invece, Carter, che accusava Davis di effettuare  gli scavi senza professionalità, giunse alla conclusione che quella non fosse la tomba di Thutankammon  e che  la vera tomba  doveva trovarsi in qualche punto del centro della Valle dei Re  e lì  concentrò i propri lavori. Lì,  nella valle dei Re, l’area vicino Luxor, che per quasi cinque secoli era utilizzata dagli antichi egizi per le sepolture dei loro sovrani        Carter dette inizio ad una operazione di ricerca su vasta scala, in un rettangolo compreso tra le tombe di Ramesse II, Neremptha e Ramesse IV, ma la Prima Guerra Mondiale ritardò l’inizio dei lavori fino al 1917.

Lord Carcarvon tornò in Inghilterra, ma Carter, sia pur lentamente, proseguì le ricerche scoprendo le tombe di Amenofi I e Huthsepsut, che trovò entrambe già depredate.           Nel 1920 il cantiere venne chiuso, ma due anni più tardi, Carter ottenne i finanziamenti per un’ultima campagna di scavi e con il primo novembre i lavori ripresero  nel punto in cui  avevano avuto inizio sei stagioni prima.                                                                                       Rientrato in Egitto il 1º novembre 1922, Carter fece spostare il campo di scavo proprio dinanzi all’ingresso della tomba di Ramesse VI, dove precedentemente erano stati rinvenuti quei resti ritenuti privi di importanza.                                                                              Più di cento operai lavoravano  senza tregua e il 4 novembre,  tre giorni dopo,  un operaio del gruppo portò alla luce il primo gradino della tomba di Thut: il primo dei sedici gradino di una scala intagliata nella roccia.