“ARDUINO D’ IVREA” di Marco Gugliemino

14237623_253944025000678_7772011109703537551_n

FORSE LA FIGURA STORICA PIU’ RAPPRESENTATIVA DEL CANAVESE. POCO STUDIATO E DECISAMENTE SOTTOVALUTATO: RE ARDUINO D’IVREA
Foto 1: Arduino. Foto 2 La sua rocca di Sparone. Foto 3 Il castello di Masino.
Arduino d’Ivrea fu una delle figure storiche più controverse del suo periodo. Utilizzato spesso dalla propaganda a posteriori come precursore dell’unità d’Italia fu parimenti osteggiato a lungo dalla Chiesa per le sue persecuzioni ai danni dei vescovi di Ivrea e Vercelli.
Personaggio complesso, tipico del medioevo, le sue vicende si inseriscono nel contesto politico e sociale dell’epoca, la lotta per le investiture, che non era affatto lineare e semplice.
Nato a Pombia nel 955 con il nome di Arduino di Dadone o Arduino da Pombia fu scelto da Corrado Conone (suo cugino), marchese d’Ivrea, quale suo successore con il beneplacito dell’imperatore Ottone II.
Nel 989 o 990 Arduino d’Ivrea fu eletto signore della Marca di Ivrea e nel 991 conte del Sacro Palazzo. Di fatto il suo dominio si estendeva sui territori di Ivrea, Vercelli, Pombia, Novara, Burgaria, Vigevano e sulla Lomellina pavese.
Nell’ambito della Lotta per le investiture Arduino d’Ivrea si ritrovò in aperto contrasto con i vescovi di Ivrea e di Vercelli tanto che proprio in quest’ultima città nel 997 incendiò il duomo procurando anche la morte del vescovo stesso.
La reazione fu immediata e sia il vescovo d’Ivrea, Warmondo, sia il neo papa Silvestro II, lo scomunicarono (quest’ultimo lo fece in modo plateale, di fronte al Sinodo a all’Imperatore Ottone II).
Ritornato a Ivrea investì il figlio Arduino II d’Ivrea della carica di marchese e decretò l’espulsione dalle loro rispettive sedi i vescovi di Ivrea e vercelli,ma l’imperatore, reagì, sollevò dall’incarico Arduino II d’Ivrea e conferì la reggenza della marca d’Ivrea al cugino Olderico Manfredi.
Si scatenò dunque una guerra che vide Arduino d’Ivrea sconfitto rifugiarsi in Borgogna. Alla morte di Ottone II, avvenuta nel 1002, i vassali ostili al potere imperiale elessero Arduino d’Ivrea re d’Italia nella Basilica si san Michele Maggiore a Pavia.
L’opposizione dei vescovi fu immediata tanto da chiamare in causa il nuovo imperatore, Enrico II, succeduto a Ottone II. Dopo alcune prime vittorie da parte di Arduino d’Ivrea, l’imperatore scese in campo peronalmente, con una poderosa armata e costrinse il re d’Italia a ripiegare nella sua marca. Così fu il turno dell’imperatore Enrico II di farsi proclamare re d’Italia a Pavia nel 1004. Ma l’opposizione dei cittadini pavesi costrinse l’imperatore a una precipitosa fuga dalla città.
Si aprì dunque un decennio di lotte fra Arduino d’Ivrea e l’imperatore Enrico II dove il primo tentò dal 1004 al 1014 di riconquistare la corona di re d’Italia mentre il secondo fece di tutto per impedirglielo, aiutato soprattutto dal vescovo di Milano, Arnolfo, e dai nobili fedeli all’impero, in primis del marchese Bonifacio di Toscana.
Nel 1014 Enrico II ridiscese in Italia e si fece proclamare imperatore in modo solenne a Roma da papa Benedetto VIII.
Arduino d’Ivrea però non demorveva e non appena l’imperatore se ne fu tornato in Germania tentò nuovamente la riconquista della corona ma senza successo.
Sia per la forte opposizione riscontrata, sia per una grave infermità fisica sopraggiunta, Arduino d’Ivrea si trovò costretto a rinunciare ai suoi propositi negoziando i possedimenti della contea di Pombia per i suoi eredi.
Trascorse gli ultimi giorni di vita presso l’Abbazia di Fruttuaria, nel comune di San Benigno Canavese, a lui molto cara, dove prese i voti monacali. Lì morì il 14 ottobre del 1014 e vi fu sepolto sotto l’altare maggiore della chiesa abbaziale.
Anche da morto, però, Arduino d’Ivrea continuò a dare fastidio tanto che le sue spoglie, secondo quanto viene tramandato, vennero rimosse nel XVII dall’abbazia di Fruttuaria su ordine del cardinal Ferrero che mal tollerava che i resti mortali di uno scomunicato giacessero sotto l’altare della chiesa e fossero meta di pellegrini e devoti.
Le spoglie di Arduino d’Ivrea vennerò così traslate presso il castello di Aglié (in provincia di Torino) dopo essere state riesumate dalla sepoltura avvenuta in terra sconsacrata da parte del cardinal Ferrero.
Nel 1764 le spoglie vennero nuovamente traslate, si dice per dispetto nei confronti dei Savoia da parte di Cristina di Saluzzo Miolans, moglie del marchese Giuseppe di San Martino, l’ex proprietario del Castello di Aglié poi passato ai Savoia, nonché amante di Francesco Valperga di Masino.
E prorio nel castello di Masino finirono le spoglie mortali di Arduino d’Ivrea, dove tutt’ora sono conservate, in questo suggestivo castello di proprietà del F.A.I.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...