“SCUOLA & RAGAZZI” di Lia Jonescu

“I RAGAZZI,  LA SCUOLA e LA FAMIGLIA”  di  LIA JONESCU
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Mai come in questo periodo, benché ci sia sempre stato, l’argomento imperante è il “bullismo”. Parola , direi , inappropriata per certe manifestazioni delinquenziali soprattutto se chi lo esercita se ne vanta. La cosa che più ci sgomenta è che questo 
malcostume si sviluppa e cresce nella scuola dove tutto si dovrebbe apprendere meno l’ inciviltà.
Ne ho parlato sia con gli insegnanti che con i ragazzi e le relative famiglie. Conosco situazioni nelle quali gli insegnanti sono tenuti in ostaggio dagli allievi.
Noi vediamo il bullismo soprattutto quando ad agire è il branco, ma basta anche un singolo a prendere di mira un ragazzo debole o una ragazza che solo per il fatto di essere femmina è considerata un essere inferiore, ma esiste un altro tipo il bullismo di gruppo, quello che mira a boicottare una lezione e il professore stesso.
Se è il singolo ad esercitare questo ” potere “,   si tratta quasi sempre  di  un portatore di disagio, ma se questo è il caso,  è la struttura scolastica che deve creare una giusta condizione per il benessere del singolo e della classe.
In alcune Scuole,  pochissime scuole, da contare sulle dita, è presente un presidio psicologico …Ottima iniziativa, sicuramente, ma che dovrebbe funzionare. La ragazzina che si è gettata dalla finestra,  ci  é andata dalla psicologa scolastica, ma questa non ha ritenuto necessario avvertire la famiglia.
Soltanto per il fatto che un ragazzino viene a denunciarmi delle paure,  a priori dovrei preoccuparmi e assolutamente coinvolgere i genitori, che a loro volta presi dai problemi quotidiani non riescono a vedere quanto accade intorno a loro? Basterebbe che i ragazzi si rivolgessero agli stessi insegnanti,  che molto spesso, però, non prendono posizioni. Per paura?  Per indifferenza? Chissà! Molto spesso,  dietro questi bulli si celano famiglie particolari o con problemi.  Spesso, anche  esponenti della malavita o molto più semplicemente, persone disattenti dei comportamenti dei figli, se non addirittura compiacenti.
È capitato, nella scuola d’un mio allievo un episodio significativo. Una insegnante ha preso le  difese del più debole, sospendendo l’altro, 13 anni, che aveva tirato per un braccio il compagno.  L’insegnante è stata presa di petto dal genitore del giovane delinquente. Il preside, in tutta la vicenda, si è limitato a fare  da  piacere mentre secondo me, sarebbe  dovuto intervenire in maniera più decisa e forse legale.
Il sentimento che impera nella scuola è la paura… paura di perdere il posto ….paura fisica di subire repressioni… paura di eventuali ritorsioni. E allora: meglio non vedere e non sentire.
Io ricordo che, se combinavo qualche guaio… e sono convinta che molti lo ricorderanno, mio padre mi dava il resto e io mi mortificavo. Qui entra in gioco la famiglia ……Spesso mi rendo conto che anziché coadiuvare gli insegnanti,  i genitori si pongono in piena opposizione. Questo destabilizza il ragazzo ancor più se privo di etica e nel genitore si innesca un’autodifesa nei confronti del problema.
– se do ragione a mio figlio e torto all’ insegnante, scarico tutte le mie colpe su di lui ed io ne ESCO pulito e complice –
Niente di più sbagliato!  Se il genitore fosse più attento nei riguardi del figlio,  forse il ragazzo sbaglierebbe di meno. Ripeto non dobbiamo avere paura di diventare impopolari agli occhi dei nostri ragazzi:  è l’ unico modo di insegnare il RISPETTO che prima ancora dello studio è la base della vita e del rapporto con gli altri .
Come il Rispetto,  allo stesso modo è importante la CONDIVISIONE del problema. Parlarne in classe e fare fronte comune contro quella che, quasi sempre, è una minoranza.  Senza pubblico i ” bulli ” non hanno modo di esistere.  La parola più importante per questi tempi così inquietanti è senz’altro la COLLABORAZIONE tra Scuola e Famiglia
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