“Mercoledì Letterario: Nuova idea doc.” di Anna Caruso

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lll CardiganlntetrsssssssssssssssssssssssssssUscii dalla doccia di corsa. Guardai l’ora: 7.30, ero in ritardo, come al solito. Menomale che Beatrice viveva abbastanza vicino a me, se no sarei arrivata mezz’ora dopo, ma ormai la mia amica c’era abituata.

Mi precipitai in camera da letto. Per quella sera scelsi un semplice pantalone nero, una maglietta grigia e nera a fantasia, che avevo preso qualche giorno prima in un negozietto vicino a casa. Ai piedi avrai messo delle semplici paperine nere. Quella sera sarei stata ” total black “. Tanto alla fine saremmo rimaste in casa di Beatrice, sarebbe stata una di quelle piacevoli serate tra donne.

Andai in bagno e accesi le luci. Legai una parte dei miei cappelli in una coda e lascai gli altri ricadere sulle spalle. Li avevo piastrati. Liscia, sembravo più in ordine. Misi un po’ di mascara, un filo di matita e un rossetto rosa tenue.

Guardai il tempo. Era fine Maggio. L’estate sembrava non voler arrivare quell’anno, o meglio si faceva vedere per qualche giorno e poi, intimidita, si nascondeva e ritornava il brutto tempo. C’era aria di pioggia quella sera, ma faceva caldo. Optai per il mio giubbotto di pelle, scelsi la mia solita borsa nera e per maggiore sicurezza v’infilai anche un ombrello. Non si poteva mai sapere.

Scesi in garage per prendere la macchina. Inviai un messaggio a Beatrice annunciandole che ero un po’ in ritardo e che stavo partendo solo ora. Lei mi rispose poco dopo, dicendomi di non preoccuparmi che tanto anche lei non era ancora pronta.

Da quando Beatrice aveva troncato con Emanuele, aveva lasciato la casa in cui avevano convissuto per due anni e ne aveva trovato una in affitto nella stessa zona dove aveva abitato con la madre fino a quattro anni prima. Era solo una sistemazione temporanea, però.

Misi la macchina nel solito parcheggio, non troppo lontano dall’appartamento di Beatrice. Feci un tratto di strada a piedi. L’edificio in cui viveva la mia amica era abbastanza vecchio, ma a me piaceva. Gli scalini erano bassi e nelle rampe delle scale vi erano delle bellissime finestre colorate.

Beatrice mi aspettava sulla porta di casa e appena mi vide, mi salutò con il suo bellissimo sorriso.

“ Lorena! “ esclamò tutta contenta.

Aveva un abito a fiori rosa a giromaniche, con una scollatura a barca che ricadeva quasi fino ai piedi. Il pancione stava crescendo.

Mi piaceva molto la casa di Beatrice, aveva un odore particolare o forse semplicemente perché in ogni angolo sembrava aleggiare la presenza della sua proprietaria. Era riuscita a lasciare in ogni piccolo oggetto l’impronta distintiva della sua personalità.

Dopo che finimmo di cenare, ci spostammo nel salone che Beatrice aveva riempito con una grande libreria che occupava praticamente due pareti intere. Aveva sempre avuto la passione per i libri.

“ Allora hai deciso il nome della bambina? “ chiesi portandomi il bicchiere di vino alle labbra.

“ No, non ancora! “ rispose Beatrice mettendo una mano sulla pancia, che non passava più inosservata ormai, ma fortunatamente non era ingrassata, aveva giusto qualche chilo in più, anche se sosteneva che faceva una fatica sovraumana per contenersi dal mangiare ogni cinque minuti, perché aveva sempre una fame da lupi.

Aveva scoperto che Emanuele la tradiva con una collega, un mese dopo che era rimasta incinta. Non ci aveva pensato due volte: l’aveva lasciato. Se c’era proprio una cosa che non poteva sopportare Beatrice era il tradimento. Lui quando aveva saputo della bambina era stato felicissimo e avevano anche deciso che si sarebbero sposati entro un anno. Non avevano problemi di soldi, né lui, né lei. Io, alla notizia, ero stata felicissima per lei naturalmente. Emanuele sembrava il marito perfetto e io vedevo che Beatrice era felice con lui, si notava dal modo in cui sorrideva e da come brillavano i suoi occhi.

Così quando una mattina, davanti ad un caffé, mi aveva comunicato del tradimento di Emanuele, ero rimasta basita e soprattutto avevo temuto per come avrebbe reagito, invece, lei non si era persa d’animo. Lo aveva lasciato, aveva ceduto a lui l’appartamento che avevano comprato insieme e se n’era andata a vivere da sola. Certo non era felice più come prima, ma sembrava serena e tutte le sue attenzioni si erano rivolte a quella creatura che portava in grembo. Sarebbe stata una mam

 

ma dolce, ne ero sicura.

Vederla così, sdraiata sul sofà blu, con una mano sulla pancia, mentre sorseggiava un tè freddo, mi riempì il cuore.

“ Lo scegliamo insieme? “ mi chiese Beatrice.

Io la guardai stupita: ero onorata da una tale opportunità.

“ Davvero?! Mi farebbe molto piacere Bea, lo sai! “ le dissi felicissima.

“ Le farai da zia! Sarai zia Lorena! “

“ La vizierò come poche! “

“ Grazie Lore! – mi disse ad un certo punto – Grazie per tutto il supporto che mi hai dato in questi mesi! “.

“ Prego! Non ho fatto nulla di speciale! “ risposi io.

“ Invece hai fatto molto! “ affermò lei guardandomi riconoscente.

Beatrice era figlia unica, i suoi si erano separati quando aveva otto anni, aveva sempre sognato di costruire una famiglia unita e numerosa e invece, beffa del destino, si sarebbe ritrovata ad accudire una bambina tutta da sola.

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