“UNIVERSO DONNA – Schiava del sesso” di Sabrina Granotti

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    “Aminata si avvicinò lentamente all’oggetto della sua curiosità. Ad un tratto si riconobbe: quelle ali, che spuntavano dalle sue spalle, ali d’angelo ma anche di fata, erano le più belle di tutte. Ali che potevano condurre in un attimo fino ad Allah, nel più alto dei cieli. Ali con cui avrebbe potuto volare via, tornare in Senegal, cercare quello che restava della sua famiglia… ali magiche, che cambiano il destino di chiunque le possieda, che trasformano il dolore in felicità. Rimase qualche minuto a contemplarle, con gli occhi sgranati e l’aria trasognata. Ma poi si riscosse, tornando alla realtà. – Mi hai fatto bellissima, grazie! Sussurrò. Ma Selene vide perfettamente che stava piangendo. Aminata si asciugò gli occhi con un gesto furtivo. Fece atto di congedarsi, ma Selene la trattenne: – Non ti va di bere qualcosa con me? La giovane senegalese era di nuovo in imbarazzo. – Guarda che sono io ad essere in debito con te! Puntualizzò scherzosamente la padrona di casa. Per la prima volta da quando era apparsa sulla soglia, Aminata sorrise. Sedettero al tavolo di cucina. Selene prese dal frigo una birra per sé ed una coca cola per l’ospite. Senza la parrucca e il trucco del mestiere, sembrava giovanissima. – Quanti anni hai? Le chiese incuriosita. Aminata stese in aria tutte le sua lunghe dita, ma la seconda volta ripiegò il pollice della destra contro il palmo roseo. “Diciannove anni! E, da quanto ne so, è un pezzo che se ne sta a quell’angolo! Io alla sua età mi ero appena iscritta all’università, studiavo di giorno e faceva casino alla sera con gli altri studenti, mi appassionavo a Sartre e a Nietzsche, pranzavo con le amiche al baretto sotto la facoltà di Filosofia, tra folli risate e discorsi intellettuali che ci facevano sentire tanto fighe!” Dopo un paio di sorsi di coca rinfrescante e l’accoglienza gentile ed amichevole della ragazza bianca, Aminata iniziava davvero a sentirsi a proprio agio. Chiacchierarono a lungo del più e del meno, ridendo allegramente. Ad un tratto però l’espressione di Aminata si fece seria; prese una delle piccole mani di Selene tra le sue, sottili ma ben più grandi, dicendole nel suo italiano ancora un po’ stentato: – Sai, sono proprio contenta che io ho visto quel bastardo… Così Abdoullaye ha impedito che ti faceva quello che hanno fatto a me! Selene sentì un brivido correrle lungo la schiena. – Chi ti ha fatto quello, Aminata? – Degli uomini, sulla nave, quando venivo qui. Lo hanno fatto a tutte. – E quanti anni avevi? Aminata stese di nuovo in aria tutte le sue lunghe dita. Ma una volta soltanto. A Selene si gelò il sangue, rischiò di vomitare la birra che aveva appena bevuto. La Senegalese guardò dritto negli occhi azzurri di Selene, che le ricordavano il cielo del suo Paese. – Poi vedi come finisci… Fece un gesto vago ma molto eloquente. – Ora io non sarò mai un angelo davvero, faccio cose che il Profeta dice cattive; grazie per il quadro, almeno lì ho le ali e nessuno può toccarmi. Ma tu hai un uomo che si prende cura di te, che ha gli amici giusti, non ti devi preoccupare!”   (continua)

     

    tratto da    “SELENE”  di  Sabrina  Granotti.

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