“SCUOLA & RAGAZZI – Professione Insegnante” di Sabrina Granotti

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“La Buona Scuola”: un titoletto confortante per un processo disastroso, che ha ormai assunto un significato beffardo. Mai, come quest’anno, l’avvio dell’anno scolastico è risultato faticoso, pieno zeppo di falle, problemi, contraddizioni. Completare un orario è in molte scuole non scienza, ma fantascienza. Al di là delle carenze strutturali, mancano gli Insegnanti. In primis quelli di sostegno, in palese violazione del diritto allo studio degli studenti meno fortunati. Vi sono casi in cui, proprio a causa del mancato reperimento del sostegno, i bambini o ragazzi con svantaggi più gravi non hanno ancora potuto iniziare la regolare frequenza. Come sarebbe, vi chiederete, ma gli Insegnanti non hanno sempre avuto difficoltà a trovare una cattedra? Il fatto è che, pur essendoci possibilità di assumere, è sempre risultato più conveniente per i vari Provveditorati (e quindi per il Miur o, nel passato, per il Ministero della Pubblica Istruzione) mantenere i docenti il più a lungo possibile nella condizione di “precari”. Uno dei fallimenti della “Buona scuola” concerne proprio la mancata eliminazione del precariato. Torniamo tuttavia al nocciolo della questione: la carenza di maestri e professori. Per decenni i giovani hanno assistito alla vita grama dei loro Insegnanti; hanno avuto più volte il dispiacere di veder scomparire un prof a loro gradito perché “non era di ruolo”. Hanno sentito dire che gli insegnanti guadagnano poco. Tutto ciò ha giocoforza scoraggiato molti tra quanti avrebbero avuto il desiderio di intraprendere la carriera dell’insegnamento. Negli ultimi anni la situazione è degenerata: si sono susseguite una riforma dopo l’altra, fatte da Governi diversi ma tutti concordi nell’operare una sistematica distruzione della Scuola pubblica italiana, che nel passato (ormai remoto) fu un’eccellenza del nostro Paese. Si aggiunga l’aumento esponenziale delle tasse universitarie: come si può pensare che una famiglia paghi fior di quattrini e affronti pesanti sacrifici per assicurare al figlio o alla figlia una bella “laurea in precariato o in disoccupazione”? I figli delle classi benestanti, considerando il magro stipendio dei Docenti, scelgono per li più ben altre vie. La situazione attuale vede numerose chiamate dalle graduatorie (che una volta si credevano interminabili, ma che oggi, anche in conseguenza delle riforme di cui sopra, protese ad eliminarle, si stanno esaurendo), che riguardano persone che vinsero (mi sembra opportuno, in questo caso, l’uso di cotal tempo verbale) un concorso pubblico per titoli e cattedre: si parla del 2000 o addirittura del 1990. Dopo una lunga e inutile attesa, non pochi tra questi aspiranti Insegnanti (che in realtà erano già tali di diritto, avendo superato il concorso) si sono dati ad altra professione. Ne consegue o una rinuncia o l’inserimento di quaranta – cinquantenni praticamente privi di esperienza, entrati in classe solo poche volte (o addirittura nessuna) nella loro vita. Risultato: gli Insegnanti stanno scomparendo. Se ne vedono già adesso segni tangibili nelle aree periferiche, dove le cattedre restano vuote. In breve sarà lo stesso anche nelle grandi città. Le ultime geniali trovate della Legge 107 (la “Buona Scuola”, appunto) non sono destinate a migliorare la situazione, considerando che si è assistito a fenomeni come la “deportazione” di docenti a centinaia di chilometri da casa (quindi dalla famiglia), una campagna di denigrazione di cui sono corresponsabili i mezzi di informazione, che sottolineano a gran voce quando un Insegnante si comporta male (e questo è giusto, intendiamoci), per poi tacere, in quanto prive di interesse mediatico, tutti le numerose circostanze nelle quali i Docenti si impegnano ben al di là del loro dovere (e della loro scarna retribuzione). Si pensa che gli Insegnanti lavorino solo poche ore e godano di un sacco di vacanze. La verità è che ad essere esigue sono le ore di lavoro che vengono pagate. Ogni Docente è impegnato nel proprio lavoro per un numero imprecisato di ore fantasma, che non risultano da nessuna parte ma che vengono effettuate (preparazione e correzione di lezioni, compiti e verifiche o organizzazione di uscite didattiche e viaggi di istruzione, tanto per fare qualche esempio). Si aggiunga che l’ultima riforma ha conferito poteri quasi illimitati ai Dirigenti Scolastici, riducendo i docenti in una condizione subordinata che implica, di fatto, anche la possibilità di venir limitati nel più sacro dei diritti: la libertà di insegnamento. Alla luce di questi fatti, che non sono fantasie, bensì realtà oggettivamente comprovabili, risulterà più agevole comprendere perché l’Anno Scolastico 2016-2017 sia partito con difficoltà ancor maggiori rispetto al passato. E il futuro si prospetta tutt’altro che roseo, se non si verificherà una radicale “inversione di rotta”.

  • Sabrina Granotti

 

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