“LABIRINTO GOTICO” – INCIPIT di Pier Francesco

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Nei miei sogni tormentati, rivedo ancora quel posto che io ho visitato spesso senza mai capire dove si trovasse e che cosa fosse in realtà; sapevo solo di essere al sicuro là dentro e che l’unico inquilino di quell’antro era mio amico.

Non so dire come lo sapessi ma era una certezza, poi quando lo vidi meglio, restai ancora più tranquillizzato.

Indossava un costume Spagnolo del 1500, facilmente riconoscibile dalla corazza e dal grosso collare. Se ne stava chinato su di un lungo tavolo di legno e non ho mai visto la sua faccia, ma avevo la certezza che fosse non mi fosse estraneo… anzi.

La grotta era situata all’interno di una scogliera, ed una grossa e robusta porta di legno ne impediva l’accesso; la risacca s’infrangeva contro di essa a ritmo costante, quasi a voler scandire il passare del tempo come incitando ad affrettarmi.

Questa fu la sensazione che mi pervase. Mi guardai intorno in cerca di una risposta ma vidi solo l’oscurità che pervadeva la grotta; notai che pure sul mare regnava il buio ma ciò non mi spaventava… al contrario mi donava un senso di tranquillità come se fossi tornato in un posto a me familiare.

Ero ancora in cerca di quella risposta e dovevo trovarla.

Il mare mi aveva portato lì? O era stata la grotta a chiamarmi?

Incominciavo a capire, quel mare così all’apparenza ostile ed agitato, non era altro che la mia dimensione onirica attraverso la quale mi era possibile accedere ad un posto recondito della mia mente, un luogo dove già ero stato in passato ed ora dovevo tornare, per capire e rammentare. Ricordare che esistono altri luoghi o meglio dire mondi, realtà parallele le quali possono essere visitate quando ridiventiamo consapevoli delle nostre memorie perdute.

Senza esitare mi diressi verso la grande porta di legno, e non mi fu necessario bussare. Il soldato Spagnolo mi disse:

«Bentornato! È molto che t’aspettavo, non tutti riescono a ricordare e quindi ritornano… sono pochi coloro che riattraversano il passaggio».

Tutto mi fu chiaro: i miei ricordi, avvenimenti che non appartenevano a questa vita, i miei sogni tormentati dalla ricerca della verità, la grotta che nascondeva il passaggio vero e proprio, lo Spagnolo, il quale non era altro che il Guardiano della Soglia.

Adesso era come se tante parti di me si fossero riunite definitivamente. Chissà che avrei trovato dall’altra parte?

Non lo sapevo, ma di una cosa ero certo… nulla e nessuno mi avrebbero fermato dall’attraversare il passaggio. Così feci, vidi colori che si fondevano l’uno nell’altro, udii suoni a me sconosciuti o forse dimenticati, provai paura e felicità. Quale dimensione avessi percorso da quando avevo attraversato la soglia, non lo so… improvvisamente ebbi la sensazione di essere alla fine di quel viaggio.

Mi ritrovai all’interno del giardino fatiscente di un’abitazione. Era notte ma potevo distinguere con chiarezza le siepi incolte e le vecchie statue grazie alla luna piena. Sentivo che tutti i miei sensi si fossero acuiti e ciò mi pareva normale e bello, anche se una parte di me cercava di spiegarsi quelle sensazioni. Io però sapevo che ero lì per uno scopo ben preciso, e quando trovai una porta esterna, non persi tempo ad entrare.

Ero finito nelle cucine, o meglio ciò che ne restava, ormai nessuno le aveva più usate da tempo anche se…, e di nuovo quella sensazione! C’era qualcosa…che mi stava attendendo in silenzio negli angoli più tetri e bui di quella casa.

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