– I SIMBOLI del NATALE… Alberi e Piante – di Maria Pace

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La tradizione natalizia è una festa indissolubilmente legata alla Natura  ed ai suoi cicli, ricca di simbologie sacre e profane, tramandate da usanze e tradizioni. Le piante, in primo piano,  si trasformano in addobbi casalinghi,  omaggi e doni che caricano l’atmosfera di  magico splendore: vischio, ginepri, agrifogli, stelle di Natale, ecc…  e l’albero, scintillante di luci, nastri e palline colorate.
Guardiamo da vicino ognuno di queste piante, rallegramoci alla vista dei loro  brillanti colori, inebriamoci  dei loro  dolci o penetranti profumi…

VISCHIO
E’ la pianta natalizia per eccellenza. Ne parlava già Virgilio nell’Eneide. Il suo nome è  Viscum album  ed è  una pianta  sempreverde che cresce su tantissime varietà di alberi: pino, melo, biancospino, ecc. Una piacevole tradizione natalizia è quella di appendere il vischio sulla porta e di scambiarsi un bacio  sotto la pianta  come  buon auspicio di fortuna per l’anno nuovo.  Una usanza  che si fa risalire alla mitologia nordica. Il vischio, infatti, era la pianta sacra di Frigg,  la dea dell’amore della tradizione nordica. Alla morte del figlio Balder,  ucciso da una freccia di vischio,  le lacrime della Dea  si trasformarono nelle perle bianche del vischio. Balder tornò in vita e Frigg  ne fu tanto gelice che  prese a baciare  tutte le persone che passavano sotto l’albero sul quale crescevano quelle bacche, augurando gioia e fortuna a quanti si fossero  dati un bacio sotto un ramoscello di vischio. Considerata una pianta magica e miracolosa, solo ai sacerdoti era permesso di raccogliere vischio  e solo utilizzando  un falcetto d’oro e durante un rituale magico appropriato. ischio era consideratoanche Ma anche  magica e misteriosa;  il vischio, a causa   della mancanza di radici, era considerata anche magica e misteriosa: un dono inviato dagli Dei sulla terra attraverso un fulmine.

AGRIFOGLIO

E’ la pianta simbolo del Natale per eccellenza. Il  nome scientifico è Ilex aquifolium.Pianta di piccole dimension, è,  però,  assai bella ed appariscente.  Le  foglie, dall’aspetto difensivo,  pungenti e  costeggiate di spine, da sempre sono ritenute  bene auguranti contro malefici e avversità, così come le  bacche, di un vivido rosso, colore simbolico e vitale.

In passato si credeva che l’agrifoglio avesse il potere di scacciare gli spiriti maligni. Pianta sempreverde e con caratteristica di vita perenne,  era considerata, infatti, talismano di longevità.  simbolo

Già i Romani, durante i Saturnali, coglievano ramoscelli di agrifoglio  da usare come talismano contro gli spiriti maligni. Anche  nel Medioevo l’agrifogio veniva usato per allontanare  maleficio e malocchio e se ne appendevano  ramoscelli nelle case e nelle stalle.  La tradizione  cristiana  lo incluse negli addobbi natalizi  perchè le foglie assomigliavano alla corona di spine di Gesù:  la “Spina Sacra” della leggendaria tradizione di Re Artù,   la siepe di agrifoglio che separa il favoloso universo di Avalon dal resto del mondo.. Ogni foglia è come una corona di spine che ne protegge  la superficie, simbolo di regalità  e ogni bacca, rossa e brillante, è   simbolo  di gioia e letizia, assieme ad una promessa di abbondanza  per il nuovo anno.

STELLA  di  NATALE

Non ha una consolidata tradizione natalizia, questa bellissima pianta dai vivaci colori rosso e verde, che già nel nome si è guadagnata fama di  grazia e bellezza:  Poinsettia Pulcherrima. Proveniente  dal Vecchio Mondo, dove è chiamata Fiore della Notte Santa,  simbolo di felicirà e buon auspicio,  si è già arricchita di   leggende e fantasie. Una tenerissima favola racconta di una  bambina  che era molto triste perhè anche lei, come tutti gli altri del suo villaggio, desiderava fare dei regali per la Vigilia di Natale, ma, essendo molto povera, non  possedeva nulla da regalare.  Decise allora di  andare per strada e raccogliere dell’erba, che  compose in piccoli fasci e che, magicamente si arricchirono di stupefacenti fiori rossi a forma di stella.

Un’altra leggenda, senpre  per protagonista un bimbo povero, racconta chem entrato in chiesa per offrire un dono al  Bambinello del presepe, e non sapendo che cosa donare, egli depose nel presepe un mazzolino di erbe raccolte nei campi; appena depositato ai piedi del Bambinello,  l’erba si trasformò in un ramo di  rigogliose foglie verdi che contornavano un fiore rosso a forma di stella.

ROSA   di  NATALE

Conosciuta anche con il nome di ROSAdelle  NEVI  è un simbolo natalizio  amato soprattutto in Inghilterra. ed intorno alla quale sono sorte numerose leggende.

Si narra che  la notte di Natale, mentre tutta la gente del villaggio offriva doni al Bambinello del  presepe della Chiesa,  una pastorella vagasse in cerca del suo dono. Faceva freddo e la campagna era ricoperta di neve e la piccola vagò a lungo senza però  riuscire a trovare neanche un fiorellino da offrire. Triste e sconsolata,  sedette sul ciglio della strada, col volto rigato di lacrime.

Quand’ecco passare di lì un angioletto che si fermò a chiedere la ragione di tutto quel pianto.
“Non ho nemmeno un fiorellino da donare al Bambn Gwsù!” rispose la piccola ed allora l’angioletto  scavò nella neve davanti a lei ed ecco dalla piccola fossa venir fuori una  bellissima pianta verde con degli splendidi fiori rossi a forma di stelle, che la  piccola raccolse e portò in dono al Bambinello.
ABETE
Albero sempreverde, l’Abete è da sempre  considerato magico e misterioso.  Già nell’antichità era  associato al mistero  della Nascita e della  Resurrezione,  sia  nell’Antico Egitto che in Grecia e nell’Antica Roma,e per tradzione, l sacro a Divinità come l’egizia Hathor e la greca Artemide, Protettrici delle nascite.

Nella cultura celtica  era  il simbolo  della  rinascita della natura nel  giorno della nascita del Fanciullo Divino, che seguiva il solstizio d’inverno.

L’usanza di  addobbarlo con  ghirlande,  dolciumi e nastrini, risale al  Medioevo e ad alcune popolazioni germaniche che  al solstizio d’inverno, per tutta la notte  cantavano e danzavano intorno  all’albero fino almattino, .per festeggiare il ritorno del Sole  e della Luce. Una usanza che fu presto adottata da altre popolazioni,Ai n

Ai nostri giorni l’usanza  si deve  soprattutto alla principessa Elena di Macklenburg   che, secondo tradizione, allestì  in un salone delle Tuileries un enorme albero di abete   decorato con  doni, ghirlande e festoni. Oggi l’albero di Natale è  un simbolo natalizio amato e diffuso in tutto il mondo.

 

BABBO NATALE – di Maria Pace

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Il simbolo del Natale più importante dopo il Presepe è senza dubbio  la figura di Babbo Natale, il vecchio dalla barba bianca e il costume rosso fiammante che porta regali ai bambini alla vigilia del Natale. 

Conrariamente a quel che si crede, questa figuura non  è affato moderna, ma solo una evoluzione di antiche tradizioni. Come quella dei Saturnali, presso i Romani, che si celebravano dal 17 al  23 dicembre, in onore di Saturno, divinità agricoli. Durante le celebrazioni di queste festività, infatti, era usanza scambiarsi doni e ritrovarsi intorno a sontuosi banchetti; successivamente, con il cristianesio, la figura di  Saturno fu sostituita con quella di un  santo cristiano: San Nicola o Santa Claus.

Ma chi era San Nicola? E’ il  IV secolo e san Nicola è il   vescovo di Myra,  città della Lycia, in Turchia, patrono di molte categorie di mestieri, quali: mercanti, farmacisti, avvocati, detenuti, prostitute, ecc… oltre che dei bambini. La tradizione vuole che le reliquie del Santo siano state traslate a Bari da alcuni mercanti che  per ospitarle costruirono una Basilica che ancor oggi è meta di pellegrinaggi da ogni parte; parti delle reloquie rimaste a Myra, furono successivamente  portate a Venezia dove riposano nella abbazia di San Nicola a Lido di Venezia  e altre ancora sono sparse per l’Europa, facendone il Santo protettore di molte città: In questi Paesi, dall’Italia alla Francia,  dalla Russia alla Grecia, dall’Olanda al Belgio, al Lussemburgo, ecc… le festività e le celebrazioni in suo onore, hanno dato origine al mito di Santa Claus e del Babbo Natale ed a tutte le sue varianti, come quella germanica, legata alla figura di Odino o  quella ortodossa ,legata a San Basilio, ecc…

Il nome Santa Claus  sarebbe di origine olandese; egli cavalca un cavallo bianco con il quale vola sui tetti e con  l’aiuto dei suoi folletti  lascia doni ai bambini; la sua trasformazione  in Babbo Natale , però, è di tradizione americana, che ce lo presenta  con barba bianca,  stivali e abito rosso orlato di pelliccia e soprattutto  alla guida di una slitta carica di doni,  trainata da renne, animali provenienti dall’Europa del Nord.

Precisamente da dove Babbo Natale si metta alla guida della sua slitta non si sa con esattezza: alcuni sostengono che giunga dalla sua residenza situata al Polo Nord, altri,  invece vogliono che la Casa di Babbo Natale si trovi in Lapponia, altri ancora in Groenlandia, ecc… Sempre, però, in un Pese del Nord, da cui parte per raggiungere tutti i Paesi del, mondo, atteso da bambini che, prima di andare a dormire, lasciano per lui e le renne  un bicchiere di latte e dei biscotti o anche carote e del fieno, secondo  tradizione. Un’altra abitudine dei bambini di oggi è quella di scrivere a Babbo Natale una letterina con la lista dei doni che vorrebbero ricevere e di spedirla alla Casa di Babbo Natale, con tanto di indirizzo e bollo postale…

LA STELLA di NATALE di Lia Jonescu

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Non bastano i bombardamenti gli omicidi i genocidi adesso anche il freddo e la neve su quei poveri bimbi donne vecchi che cercano disperatamente di mettersi in salvo in una irriconoscibile Siria.
In questo periodo amo raccontare una legenda molto tenera e vorrei riproporvela anche per ricordare a Maria Santissima , la Madonna voglio dire, che lei almeno una stalla e diversi doni li ha rimediati , questa povera gente ha solo morte e sofferenza .

LA STELLA DI NATALE

In Paradiso, alla vigilia di Natale c’era un gran trambusto gli angioletti correvano da tutte le parti e preparavano i sacchi con i doni da portare ai bimbi buoni sulla terra anche il più piccolo quello che non voleva nessuno perchè era troppo vivace e combinava sempre qualche guaio. Il piccolo si raccomandava e prometteva  di essere buono ma voleva andare anche lui con gli altri .Maria convinse Gesù a lasciarlo andare e così la vigilia gli angioletti partirono coni loro sacchi pieni.
E fu bellissimo. Il piccolo bravissimo e con zelo lasciava i suoi doni con generosità tanto che fu il primo a finire e si accinse a tornare in cielo
Nel rientro passò accanto ad una casa buia dalla quale arrivava un flebile lamento, all’ interno una vecchia donna cullava un bimbo malato l’angioletto cercò la mamma ma non c’era , c’era solo una nonna un bimbo tanto freddo e fame. Niente cibo niente regali il suo sacco era vuoto i regali erano finiti . I piccolo angelo soffriva poi guardò il cielo ed ebbe un’idea. L’angioletto corse in cielo prese una stella felice la portò nella misera casa. Come la stella fu deposta nel camino la casa si illuminò il tavolo si riempì di cibo sul letto del bimbo comparvero i giocattoli ela nonna in ginocchio ringraziava Dio per quel miracolo di Natale.
Il piccolo angioletto tornò in Paradiso felice ma trovò che tutti si agitavano ed erano nervosi non capiva e chiese ai suoi compagni cosa fosse successo….qualcuno aveva rubato una stella….

L’angioletto scoppiò in lacrime ,ora cosa sarebbe accaduto Gesù lo avrebbe punito e piangeva ,piangeva,piangeva. Maria lo vidde e corse a consolarlo, il piccolo singhiozzando le confessò tutto e Maria si commosse davanti a quel batuffolo rosa di bontà.
– ascolta piccolo non piangere più-si tolse una stella dal manto e gliela porse – Corri rimettila al posto vuoto e tutto tornerà normale nessuno ti dirà nulla-
L’angioletto mise la stella a posto e da allora quella è la prima a sorgere la sera, l’ultima a tramontare e la più luminosa di tutte e noi amiamo chiamarla Sirio.

IRA – Quarto dei sette vizi capitali.. di Maria Pace

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« Cantami, o Diva, del Pelide Achille
l’ira funesta che infiniti addusse
lutti agli Achei…”
Chi non conosce questi versi? Quelli che seguono, del faraone Akhenaton, XVIII Dinastia, sono meno noti, ma non meno riflessivi
“Come il vortice nella sua furia sradica gli alberi, e deforma il volto della natura, o come il terremoto nelle sue scosse stravolge intere città; così la furia di un uomo arrabbiato getta rancore attorno a lui.”
Che cosa è l’Ira? Ecco come recita il dizionario:
“Movimento disordinato dell’animo onde siamo violentemente eccitati”
Ma che cosa la scatena e quali soggetti particolarmente ne sono affetti? L’iracondo è un individuo chiuso di carattere, in cui la collera costituisce l’emozione predominante, aggressivo, prepotente ed assai suscettibile. A scatenare la sua ira, basta poco: basta anche solo una parola o un gesto di mancanza di rispetto. O che tale egli ritenga.
La collera, infatti, è un violento impulso capace di offuscare la mente e il cuore, rimuovere i freni inibitori e spingere l’individuo verso i più bassi istinti. Un bisogno violento di reagire, dunque, contro chi ci fa torti, violenza ecc… o semplicemente ci contraria o ci umilia, che scatena in noi una forte emozione, un desiderio di rivalsa, vendetta, ecc contro provocazioni volontaria o non volontaria.
Le manifestazioni di collera, però possono essere assai diverse.
Confusa spesso con la rabbia, c’è una collera fredda e calcolata e una collera calda e istintiva. Nella prima, le parole sono urlate, l’atteggiamento è scomposto e violento; nel secondo, invece, le parole sono calcolate e i gesti misurati
Nella prima, chiamata anche ira attiva o aggressiva, l’esplosione arriva improvvisa, sollecitata dall’istinto di conservazione, quando l’individuo si sente minacciato o in pericolo. Ma può essere collegata anche alla percezione di un torto o danno subito o semplicemente per predisposizioni caratteriali, in persone colleriche, aggressive, ecc. Si tratta di un’ira furibonda che si manifesta attraverso atti violenti contro gli altri,ma anche contro se stessi; contro animali ma anche contro le cose. E non raramente contro persone innocenti ed estranei ai fatti, come picchiare mogli e figli come sfogo per un torto subito sul lavoro o altrove.
Nel secondo, chiamata anche ira passiva, si manifesta attraverso un falso atteggiamento che nasconde quello che l’individuo prova realmente: falsa mitezza, falsa accondiscendenza, falsi sorrisi, ecc…
L ira aggressiva è un sentimento irrefrenabile e lo si legge chiaramente sulla faccia dell’individuo: paonazza ed alterata. In realtà, è una passione che fa parte di noi ed è un indicatore di qualcosa di irrisolto che è in noi e ci fa perdere il controllo.
L’ira è uno stato psichico che genera frustrazione e danneggia la nostra stessa salute. Però esiste anche un’ira giusta e legittima, che mira a punire il colpevole con un giusto castigo, adeguato all’offesa arrecata; un’ira pacata, in grado di produrre qualcosa di positivo. Anche gli effetti visivi, sulla faccia dell’individuo sono diversi: non faccia paonazza ed alterata, vene del collo gonfio, sguardo lampeggiante, ma il contrario:l’individuo legittimamente irato è pallido in volto, ha il cuore serrato e la gola chiusa.
E’ errato, però, pensare che, a rispondere a slanci di collera siano solo persone dal temperamento collerico. L’ira può manifestarsi anche nel più pacifico degli individui, soprattutto se giusta e legittima; può manifestarsi perfino nel bambino, in cui non esistono ancora passioni, ma solo istinti.
E allora? Meglio reprimere o assecondare queste nostre intemperanze?
Non è facile controllare tali moti dell’animo. Di certo, l’ira è una pessima emozione da cui tenersi lontano, ma, come tutti i sentimenti anche l’ira può avere qualche lato positivo.
Innanzitutto è sempre consigliabile non reprimere l’ira, ma affrontarne la causa . Se si riesce a mantenere un certo equilibrio, non è detto che un sentimento d’ira sia sempre da condannare. Esprimere la propria contrarietà a certe situazioni o prendere atto delle proprie frustrazioni non è sempre negativo. Occorre, però, farlo nel modo più giusto e pacato. Senza reprimere l’ira, ma tenendola sotto controllo.
Il consiglio di saggi e filosofi aiuta molto. Ecco cosa diceva Socrate:
“Arrabbiarsi con la persona giusta, nel modo giusto e nella misura giusta.”
E ancora, il consiglio dei saggi egizi
Infine il buonsenso: un sorriso ironico aumenta l’ira, mentre un sorriso dolce la smonta.
Sappiamo che gli effetti dell’ira possono essere devastanti e i danni, sia con parole che con atti compiuti in un eccesso d’ira, possono essere irreversibili. Sappiamo anche che in certe situazioni mantenersi calmi è davvero assai difficile:l’atteggiamento aggressivo oppure offensivo di certe persone sono capaci di rimuovere nostri freni inibitori e far precipitare la nostra ira in un atto di intemperanza. Mantenersi calmi, dunque, è la forza dei saggi.

 

RECENSIONE di Lia Jonescu al libro AGAR di Maria Pace

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Recensione al libro AGAR di Maria Pace .

Cari amici ho finito di leggere il libro AGAR di Maria Pace ed avendo letto gli altri posso affermare con assoluta certezza che questo è uno dei più belli.
Pur rimanendo la storia di una donna con tutti i suoi sogni, le paure e i dubbi, ma al tempo stesso certezze che accompagnano la sua vita è un trattato di Storia passando attraverso i sofisticati meandri della Religione ed affascinanti ,arcani paesaggi.
Maria Pace ci fa trovare all’ interno di templi occulti all’uomo,allora come oggi, a praticare riti esoterici che accompagnano i personaggi, stupendi, del suo libro.
Agar,principessa e schiava, madre e matrigna, padrona e sorella,donna piena di domande e sana curiosità, forte ed emancipata amazzone guerriera eppure delicata e tenera fanciulla tra le braccia del suo re. Forse più semplicemente Agar una donna.
Grazie Maria questo è un libro da rileggere per cogliere ancora passaggi sfuggiti alla prima lettura o anche solo per il piacere di leggerlo di nuovo.

“LUSSURIA… il terzo dei sette Vizi Capitali” di Maria Pace

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Lussuria. Dal latino luxuria, ossia, incontrollato e disordinato desiderio sessuale.

Lussuria: abbandono ai piaceri dei sensi e della carne, dunque. Comunemente la lussuria  è associata all’eros, la componente sessuale dell’amore. Non, però, quando l’individuo si lascia travolgere da smodate passioni. Il lussurioso, infatti, colloca il proprio piacere sessuale al di sopra di ogni altra cosa, avendo come fine unico, la sola soddisfazione personale

Il lussurioso è un individuo profodamente egoista, che pone se stesso e l’appagamento delle proprie pulsazioni sessuali al di sopra ogni esigenza.  Indifferente alle necessità altrui ed alle sofferenze che il suo comportamento può arrecare ad altri, questo individuo persegue il proprio scopo che è solo quello di raggiungere il piacere sessuale.

Un comportamento che è indice di scarsa considerazione nei confronti della persona oggetto delle sue attenzioni ed invece di immensa considerazione di sè. Considerazione così eccessiva, da procurargli scompensi mentali e alterazione della volontà, sì da renderlo incapace di controllare la propria libidine. Disinibito e senza freni, dunque, il lussurioso finisce per abbandonarsi ai piaceri della carne senza rimorsi, né sensi di colpa. L’esigenza ed il bisogno di appagare queste sue irrefrenabili pulsazioni, inibiscono ogni freno morale e sociale: stupratori, pedofili, ecc  sono tutti lussuriosi.

Nessun sentimento, dunque, nessuna intesa affettiva o psicologica; nessuna emozione che non sia la ricerca spasmodica  di soddisfare il piacere della carne; un piacere che finisce per svilire ogni tipo di rapporto con l’altro sesso e lo sprofonda nel degrado: depravazione,  violenza, egoismo, infedeltà,ecc.

Cosa c’è, ci si chiede, alla base di questo vizio?  Innanzitutto insoddisfazione e vuoto interiore, che portano l’individuo alla ricerca di qualcosa che  riesca a colmarlo. Si cerca la felicità e la si cerca nel sesso. Soprattutto in un sesso sfrenato e continuativo.    Ad un’avventura ne segue un’altra e poi un’altra e un’altra ancora e poi si cerca la novità,  l’avventura  trasgressiva.

La sessualità, però, è un istinto naturale. Va vissuto osservando delle regole; uscire da queste regole ha degli effetti disastrosi, capaci di danneggiare la società e in primo luogo la famiglia.
La sessualità è un istinto innato. E’ comune sia nell’uomo che nella donna. Diventa vizio solo in caso di pratica smodata del piacere fisico, poichè, l’appagamento degli istinti più bassi conduce inevitabilmente al degrado umano dell’individuo.

La sessualità è un istinto  indiscutibile.   Come dice Agostino: “Ciò che è il cibo per la conservazione dell’individuo, lo è la copula per la conservazione della specie”.

Ma, quando l’istinto alla sessualità è diventato un vizio? Ogni tipo di inclinazione, se eccessiva e smodata diventa dannosa per l’individuo. Ne risente la salute psichica e fisica e per questo a volte viene in parte represso. Soprattutto in passato. In particolare  questo tipo di inclinazione era condannato senza riserve. Basta citare gli esempi biblici di Sodoma,ecc…

Oggi, rispetto a ieri, la sessualità conosce una più ampia libertà. Soprattutto con l’ingresso della donna in questo scenario e il suo nuovo approccio  e partecipazione. Anche i giovani, oggi godono di maggior libertà nei confronti del sesso. Ci si approccia, oggi,  più con il  gioco della seduzione che con l’inclinazione alla lussuria:non solo fisicità, ma anche emotività psicologica.

 

 

 

 

 

AVARIZIA – Il secondo dei sette vizi capitali… di Maria Pace

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Dal latino avaritia, ossia, scarsa disponibilità a spendere.

Recita il dizionario:  Eccessivo ritegno nello spendere, a causa di smodato desiderio di possesso di denaro e averi.

“Crepi l’avarizia!”   Quante volte abbiamo pronunciato questa frase. Ogni volta che ci siamo concessi un piccolo lusso. Questo perché l’avarizia è uno dei vizi più spregevoli ed intollerabili.

Non è difficile riconoscere l’avaro, ma è difficile che l’avaro si riconosca tale.  Di certo, però,  è un individuo che non metterà mai mano al portafoglio, non  regalerà mai nulla, non inviterà mai gli amici… se ne ha!

Riconoscere un individuo posseduto da questo vizio  è assai facile: basta guardarlo negli occhi  quando maneggia oro o denaro.  Egli prova un tale immisurabile piacere nel contemplarlo, che i suoi occhi brillano. Negli occhi dell’avaro, il maneggiare dell’oro e del denaro, comunica l’intima irrefrenabile passione per il suo possesso.  Un piacere fisico.

Non solamente accumulare  ed accrescere il possesso di denaro,  più riconducibile al termine  avidità, ma piuttosto  mantenere e conservare con la più grande cura, quello che già si possiede.

L’avaro è abituato a concentrare le proprie azioni e i propri sforzi unicamente nel soddisfare questo bisogno di possesso. Egli ama possedere denaro, accumularlo,  maneggiarlo, contemplarlo, contarlo e ricontarlo. Ama sentirne il contatto.

Possedere denaro e non  spenderlo,  per l’avaro non è per nulla un vizio, ma una virtù: egli considera peccato  non il risparmio, ma l’uso del denaro. La sua aspirazione, infatti, è solamente il profitto ed il vantaggio pecuniario,  ma senza il suo utilizzo.

Se lo stimolo ad agire  è l’amore  per il guadagno,  la forza dell’avaro  è sicuramente  l’amore per se stesso. L’avaro, dunque, è un egoista. Un individuo che nutre soverchio amore per se stesso e per le cose che gli appartengono e che non vuole dividere e non dividerà mai con alcuno.

Sospettoso ed egoista, l’avaro, soprattutto quello patologico,  è anche ansioso. Ansia che gli viene dal timore di perdere quello che possiede, per la qual ragione,  egli vive assai male il suo vizio capitale. Ma, poiché egli non considera l’avarizia un difetto, ritiene che  la generosità e l’altruismo siano  forme di  debolezza propria e di opportunismo  altrui.  Uscire da questa spirale non è facile. Anzi, è impossibile. Non perché l’avaro sia necessariamente una persona cattiva o meschina, ma perché egli non è consapevole del proprio stato non considera affatto l’avarizia come un difetto.

Esistono, però, due tipi di avarizia,  quella misera e gretta, che è  solo un principio di avarizia e che, pur restando un vizio, è meno grave ed esiste un’altra avarizia,  quella sordida  e misera,  spinta all’estremo.  Quest’ultima, soprattutto,  può risultare  amorale e dannosa per  la  società: sottrarre benessere agli altri, L’av crea povertà e disuguaglianze sociali.