AVARIZIA – Il secondo dei sette vizi capitali… di Maria Pace

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Dal latino avaritia, ossia, scarsa disponibilità a spendere.

Recita il dizionario:  Eccessivo ritegno nello spendere, a causa di smodato desiderio di possesso di denaro e averi.

“Crepi l’avarizia!”   Quante volte abbiamo pronunciato questa frase. Ogni volta che ci siamo concessi un piccolo lusso. Questo perché l’avarizia è uno dei vizi più spregevoli ed intollerabili.

Non è difficile riconoscere l’avaro, ma è difficile che l’avaro si riconosca tale.  Di certo, però,  è un individuo che non metterà mai mano al portafoglio, non  regalerà mai nulla, non inviterà mai gli amici… se ne ha!

Riconoscere un individuo posseduto da questo vizio  è assai facile: basta guardarlo negli occhi  quando maneggia oro o denaro.  Egli prova un tale immisurabile piacere nel contemplarlo, che i suoi occhi brillano. Negli occhi dell’avaro, il maneggiare dell’oro e del denaro, comunica l’intima irrefrenabile passione per il suo possesso.  Un piacere fisico.

Non solamente accumulare  ed accrescere il possesso di denaro,  più riconducibile al termine  avidità, ma piuttosto  mantenere e conservare con la più grande cura, quello che già si possiede.

L’avaro è abituato a concentrare le proprie azioni e i propri sforzi unicamente nel soddisfare questo bisogno di possesso. Egli ama possedere denaro, accumularlo,  maneggiarlo, contemplarlo, contarlo e ricontarlo. Ama sentirne il contatto.

Possedere denaro e non  spenderlo,  per l’avaro non è per nulla un vizio, ma una virtù: egli considera peccato  non il risparmio, ma l’uso del denaro. La sua aspirazione, infatti, è solamente il profitto ed il vantaggio pecuniario,  ma senza il suo utilizzo.

Se lo stimolo ad agire  è l’amore  per il guadagno,  la forza dell’avaro  è sicuramente  l’amore per se stesso. L’avaro, dunque, è un egoista. Un individuo che nutre soverchio amore per se stesso e per le cose che gli appartengono e che non vuole dividere e non dividerà mai con alcuno.

Sospettoso ed egoista, l’avaro, soprattutto quello patologico,  è anche ansioso. Ansia che gli viene dal timore di perdere quello che possiede, per la qual ragione,  egli vive assai male il suo vizio capitale. Ma, poiché egli non considera l’avarizia un difetto, ritiene che  la generosità e l’altruismo siano  forme di  debolezza propria e di opportunismo  altrui.  Uscire da questa spirale non è facile. Anzi, è impossibile. Non perché l’avaro sia necessariamente una persona cattiva o meschina, ma perché egli non è consapevole del proprio stato non considera affatto l’avarizia come un difetto.

Esistono, però, due tipi di avarizia,  quella misera e gretta, che è  solo un principio di avarizia e che, pur restando un vizio, è meno grave ed esiste un’altra avarizia,  quella sordida  e misera,  spinta all’estremo.  Quest’ultima, soprattutto,  può risultare  amorale e dannosa per  la  società: sottrarre benessere agli altri, L’av crea povertà e disuguaglianze sociali.

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