“La Donna nella cultura Indiana” di Maria Pace

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Parlando dell’India e della donna, è inevitabile il rferimento alla pratica del”Sati”, il sacrificio delle vedove.
In una società patriarcale che ha privilegiato l’uomo, assegnando alla donna il ruolo di subordinazione e quasi sempre la patente di peccatrice e pericolosità, era inevitabile   giungere a quegli estremi,  per fortuna appartenenti ad un passato e ad un passato prossimo.  La donna, in quella parte del mondo, è, ancor oggi, considerata un peso per la famiglia e la vedova, un peso ancora maggiore.

Eppure, ecco come si esprime un poeta indiano di qualche secolo fa:

“Un frutto selvatico nel bosco, fresco e fragrante. La sua bellezza fa pensare ad un fiore appena sbocciato al tepore del sole.”

La donna indiana è così: una bellezza nobile e dolce, come un fiore cresciuto  nel bosco. Ma questa è la visione del poeta. In realtà, la donna è vista come oggetto e merce di scambio. Nella meravigliosa terra delle giungle, dei templi millenari e della spiritualità, esiste la terribile piaga della violenza e dello stupro impunito.

Nobile e bella, nel suo unico e particolare abito, il “sari”, nonostante l’emanciazione e la europeizzazione, la donna indiana è considerata “proprietà dell’uomo”, padre o marito che sia.   Completamente sottomessa al marito,   ancora oggi, pur istruita  ed economicamente indipendente, la donna deve accettare ogni sua decisione, anche quando queste possono dannggiarla oppure offenderla ed umiliarla. Soprattutto nella società più  abbiente

Un  aspetto dolente è soprattutto la dote, che costituisce  davvero un peso gravoso per la famiglia. Ogni donna deve portarla con sè, pena  la mancanza di una sistemazione matrimoniale e lo scredito per la famiglia.  Aspetto dolente e tragico, a volte, perchè può condurre addirittura alla soppressione  fisica della ragazza.  I matrimoni, per la maggior parte, salvo poche eccezioni,  sono  ancora oggi combinati  da “sensali”.

Schiave del marito, dunque, ma non solo. Schiave  di un sistema  che non esita ad avviare bambine ad una prostituzione gestita addirittura in famiglia e schiave di qualche divinità induù.. ovvero, schiave dei preti  e dei facoltosi patroni di quei templi; una pratica sessuale abolita fin dal 1838, ma che continua a resistere.

E la famiglia in tutto questo?  E’ di stampo maschilista, naturalmente e talvolta il mashio si comporta nella società come in famiglia: in modo violento… come in ogni altra società, d’altronde.  Ma non sempre. Ci sono anche  molti uomini dal comportamento avveduto, responsabile ed accorto, che riconoscono diritti alla donna. Almeno verbalmente. .E  ci sono uomini che aiutano concretamente le donne, soprattutto quelle più povere, nelle campagne. Il loro apporto è fondamentale per l’emancipazione e l’autodeterminazione delle donne. Come la Banca fondata dal premio Nobel  Yunus che con piccoli prestiti, riesce ad assicurare la sopravvivenza a molte di queste donne.

Qualcosa, però, è cambiata negli ultimi tempi e sta cambiando ancora, sia pur tra difficoltà e sospetti. Le donne si riuniscono in Associazioni e si sostengono oppure, come quella, una vera palestra,  in cui si  allenano per  sapersi difendere in caso di aggressione.

Tecnologicamente avanzato, l’India, purtroppo, è rimasto un Paese profondamente maschilista.  Le donne ancor oggi vengono date in moglie in tenera età o addirittura “affittate” per matrimoni  temporanei;  stuprate e violentate, non  trovano tutelate, né  sostegno o comprensione e se il loro cammino verso il riscatto è tuttoin salito, di sicuro hanno già percorso un bel tratto.

Questa la sua collocazione nella società, ma, vista nella sua individualità,  la donna indiana è una creatura  dolce ed affscinante, fasciata nel suo “sari”, una lunga striscia di tessuto dai colori sgargianti, elegantemente  drappeggiata  intorno ai fianchi e con un lembo  riportato sulla spalla e poi sul braccio sinistro.

La donna indiana, con  l’immancabile fiore tra i capelli frizionati con 0lio profumato, per non lasciarli  inaridire dal sole cocente  oppure con un leggero velo, dai colori vivaci, fissato sulla sommità del capo,  appare  come  una creatura misteriosa ed affascinante. Impeccabile e curata, truccata di tutto punto, la donna indiana usava ed usa  la rosa come  base per i suoi cosmetici;  sulla fronte ama, ancor oggi, dipingere il simbolo della fede  cui apparteneva ed appartiene.

I gioielli sono la passione della donna indiana: orecchini, fibule,  bracciali (ai polsi ed alle caiviglie, enelli… un anello anche nella narice sinistra, collane… file di collane  adagiate sul  seno. Non uscirebbe mai senza i suoi gioielli e, nemmeno nei tempi andati, quando dalla vita in sù andava nuda,  sarebbe uscita mai senza i suoi sgargianti monili.

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