“Per sempre” di Anna Caruso

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“ Allora incominciamo! “ dice Beatrice alzandosi dal sofà e dirigendosi verso la libreria alla sua sinistra per prendere un libro dalla copertina rosa. È il libro dei nomi.

Uno si aspetterebbe che scegliere un nome non sia così difficile, ma in verità è un’impresa da non sottovalutare e di una certa importanza: la bambina lo avrebbe portato per tutta la vita.

“ Che ne dici di Gaia? “ le propongo.

“ No! Per carità bel nome, ma metti che poi diventa una persona triste e io l’ho chiamata Gaia? Dai farebbe ridere! Nomi come Serena ecc li eviterei! “ risponde Bea tutta convinta.

“ Ma che razza di ragionamento è!? “ esclamo io ridendo.

“ Secondo me, ha senso, metti che tuo figlio lo chiami Leonardo e poi scopri che ha un ritardo mentale, non puoi chiamare tuo figlio Leonardo se ha un ritardo mentale, sai quante battute ci farebbe la gente! Quindi, nomi troppo impegnativi no! “

“ Va bene, scartiamo Gaia e company! “ acconsento rassegnata.

 

“ Caterina? È bellissimo secondo me! “ propone Beatrice dopo un’ora che guardiamo quel libro, scoprendo che quello che piace a me non piace a lei e viceversa.

“ Caterina!? Non mi piace per niente! “ dico storcendo il naso.

“ No? – chiede lei un po’ delusa – Va bene scartato anche questo! Credevo fosse più facile francamente! “ sospira Bea chiudendo il libro.

“ Anch’io! “ esclamo .

“ Sì è fatto tardi! – dice lei guardandolo l’orologio che ha al polso- Meglio interrompere qui la ricerca. Domani tu devi andare a lavorare e anch’io! La riprenderemo appena possiamo! “

“ Sì, credo che tu abbia ragione! “ annuisco io guardandolo l’ora dal cellulare: è mezzanotte meno dieci, prima che ritorno a casa, che mi svesto e mi preparo per andare a letto sarà l’una molto probabilmente.

“ Buonanotte Bea! “ dico poco dopo sulla soglia del suo appartamento.

“ Buonanotte Lore! Mandami un messaggio quando arrivi a casa! “ risponde lei guardandomi scendere le scale.

 

La sveglia suona alle nove. È già arrivato un altro venerdì. Il venerdì è il mio “ giorno libero “, non dovrò andare a scuola questa mattina. I programmi della giornata sono: fare la spesa e nel pomeriggio vedere Bea per un caffé o forse per un gelato.

Mentre il latte è sul fuoco, controllo le notifiche sul telefono: c’è qualche messaggio di qualche collega di lavoro, uno o due di vecchi amici, ma francamente li leggerò dopo. La priorità adesso è mangiare.

Nel bel mezzo della collezione, però, squilla il cellulare.

Chi è che rompe a quest’ora! “ penso.

Guardo la schermata del telefonino, ma non è un numero che ho salvato in rubrica: di sicuro è la Tim, ci metto la mano sul fuoco. Riescono sempre a chiamarti negli orari più strani! Sono tentata dal non rispondere, ma poi penso che, forse, può essere qualche scuola che cerca una supplente.

“ Pronto! “ dico.

“ Lorena Giusti ? “ chiede una voce maschile dall’altra parte.

“ Sì, sono io perché? “ rispondo abbastanza seccata.

“ Sono della polizia! “ continua il tipo.

Polizia!? Di solito le multe non arrivano a casa?

Mi sforzo di ricordare se ultimamente sono passata con il rosso a qualche incrocio, ma non mi sembra.

“ Ah! E per cosa chiama? “ domando alla fine.

“ Conosce Beatrice Messina? “ chiede l’altro.

Colpo al cuore.

“ Sì perché? “ sussurro.

“ Potrebbe venire a casa sua? “

“ Certo! Potrei sapere almeno il perché? “

“ La prego venga! “ dice l’uomo riattaccando.

Rimango con il cellulare in mano per qualche minuto, mentre il cuore mi batte forte in petto. Lascio la colazione a metà, mi catapulto in camera mia, metto le prime cose che trovo, prendo la borsa e il cellulare e un quarto d’ora dopo mi chiudo la porta del mio appartamento alle spalle.

(continua)

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