RECENSIONE al libro “L’ALTARE DELL’ABISSO” di Patrich ANTEGIOVANNI

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Tutti gli strumenti indispensabili per scrittori dell’era digitale

L’Altare dell’Abisso, mystery thriller in adozione

Eccoci con il primo Ebook in Adozione del 2017 a firma di Patrich Antegiovanni, “L’Altare dell’Abisso”, un mystery thriller d’assaporare fino all’ultima sillaba…

Trama
Bevagna, nella tranquillità apparente della piana umbra, dove il Lago Aiso si incastona tra i campi, la vita di Fedro Soli, un trentenne di Parma, proprio non va: il lavoro, l’aspirazione, i litigi con la moglie Amalia e la paternità non voluta. Ma nulla è come crede.
In pochi giorni Fedro passerà attraverso una scomparsa, un omicidio, antichi tomi di alchimia, personaggi coloriti e una mescolanza di religioni fino ad affrontare l’Ordine degli Adepti e il suo scopo finale. Invischiato, senza poter scegliere, in forze oniriche ed ermetiche, nella potenza dell’amore e del fascino esotico. Ma disperazione infonderà coraggio e istintività provocandolo affinché concluda il percorso di metamorfosi e abbia la sua personale, al contempo dolorosa, rivelazione.

L’Altare dell’Abisso è il primo romanzo di una trilogia e con esso spero di aver reso onore al territorio, un contributo di affetto che sento di dover dare al luogo in cui da poco vivo.
Dal 2012, infatti, mi sono fermato nella campagna di Bevagna, in Umbria e il fascino del luogo mi ha ispirato a scrivere.
Come spesso accade, chi nasce in un territorio non sente l’energia o non vede ciò che viene visto e sentito da chi ci vive da poco tempo, ciò che è normalità per l’uno è la novità e una risorsa per l’altro.
Così fu che più mi informavo sulla zona in cui per caso vivo e più montava l’idea del romanzo.

“Ma per scrivere L’Altare dell’Abisso non bastava la ricerca e l’ambientazione che comunque già acquietava la personale passione per la natura, utile è stato il contribuito di un ulteriore elemento. Sono anni che letteralmente vivo tra libri antichi e fuori catalogo, una passione divenuta un lavoro familiare, infatti aiuto mia moglie nella gestione di uno studio bibliografico. Tempo fa, fui attratto dall’alchimia e dopo il trasloco ho trascorso molto tempo nello studiarla. Questa ha pompato benzina nella mia fantasia.
Nonostante gli elementi esposti, non so come siano stati amalgamati in L’Altare dell’Abisso poiché più che un processo voluto lo definirei un’evoluzione naturale di ciò che ho assorbito, di ciò che la mente ha sposato come una sorta di Opera Ermetica.
La prima stesura è stata affinata più volte e riscritta di continuo per arrivare all’essenza della storia come fosse un volto in un blocco di marmo per essere sottoposta al puntiglioso lavoro di un editor esperto. Durante il processo creativo talora mi sono dovuto allontanare dall’opera per non rischiare di essere travolto dagli eventi e dai personaggi quando chiudevo gli occhi o mi affacciavo alla finestra di casa.

“Alla fine, ho deciso di autopubblicarlo in modo che io e lui possiamo essere artefici del nostro cammino nella più completa libertà e indipendenza”.

Estratto – “L’acqua che rende liberi”

Una fune nascosta tra gli alberi giaceva arrotolata lungo la sponda del Lago Aiso, come fosse un cobra incuteva timore e rispetto all’ombra che provava ad afferrarne un capo desistendo subito dopo, dall’altro lato gli stramazzi dell’acqua a loro volta respingevano l’uomo. All’ennesimo tentativo agguantò l’estremità e l’annodò.
Un lampo inseguito da un tuono balenò nell’aria e ne definì i contorni, l’individuo aveva le spalle rivolte alla quiete del lago, armeggiava con la corda intorno a un masso bianco attraversato da venule sature di cristalli rombici di calcite il cui basso indice di rifrazione permise al lampo di oltrepassare la pietra. Faticò a trasportare il macigno dal cofano della Mini Cooper 1.3 Cat Sports Pack del 1998 blu notte con tettuccio apribile, lo resse sospeso a pochi centimetri da terra tra le gambe allargate e con la schiena piegata. Gli scivolò dalle mani più volte e i tendini del polso cedettero anche vicino a una panchina dove si schiacciò due dita. Il dolore fisico era vacuo, surclassato di gran lunga da quello interiore, risollevò la roccia lasciando tra i fili d’erba appiattiti una traccia organica del suo passaggio. Il sangue segnò il percorso come le briciole di Pollicino. Poggiò il blocco di pietra alla base della staccionata, tra i tronchi degli alberi, dove due assi a croce della recinzione erano saltati.
La pioggia lavava via le lacrime dal volto, i fulmini si avvicendavano e i rombi coprivano gli ululati dei cani. Le raffiche di vento spingevano il corpo lontano dall’acqua. L’opera andava compiuta controcorrente, era l’ultima cosa rimastagli, l’ultimo ostacolo dalla meta: il dolce riposo fianco a fianco alla sua amata.

“L’Altare dell’Abisso” è disponibile su Amazon e su tutti i maggiori store online. Inoltre, potete seguire Patrich Antegiovanni sulla pagina Facebook.

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