INTERVISTA rilasciata a “Fior di Libri” dalla scrittrice Margherita Benati

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Margherita Benati, Fiocchi Fantasma e altre Meraviglie, Panda Edizioni

Perché si è accostata alla scrittura e cosa rappresenta per Lei?

Ho difficoltà a raccontare la meraviglia e l’incanto di quei mesi in cui ho iniziato, piano piano, a scrivere. E’ stato come se una voce interiore mi avesse parlato oppure come se lo avesse sempre fatto ma solo in quel momento avessi deciso di ascoltarla. Ero molto lontana dall’idea del “raccontare” che è anche ascoltare sé stessi, farsi dono dei nostri sogni per poi regalarli a qualcun altro. Era come se le fiabe volessero “vivere con me” ma io continuavo a chiedermi che cosa avrei scritto, come avrei potuto costruire una storia dall’inizio alla fine. A volte, però, nella vita capita che si accenda una luce abbagliante, simile a quella dell’innamoramento, e anche se ne sei abbacinato e non puoi vedere oltre, sai già che non potrai fare a meno di seguirla e che, da quel momento, la tua vita cambierà. Ed è stato così che a trentasette anni, con una famiglia e due bambini, tra emozione, gioia e speranza, frase dopo frase, una correzione dopo l’altra, è nata una fiaba, la mia prima fiaba. E fiaba dopo fiaba, ho potuto trasporre la mia fervente immaginazione nelle mie storie, inserendovi le mie intuizioni migliori ed i sogni che non ho vissuto, a volte prendendo spunto dalla realtà ma trasferendola nel sogno, a volte dalla tradizione ma con originalità, semplicità ed un mio stile personale. Per me scrivere fiabe ha significato, in primo luogo, elaborare sensazioni avvincenti ma non solo, soprattutto volevo coniugare la grandiosità e l’unicità del sogno trasposto nella fiaba, con l’accessibilità, da parte del lettore, attraverso le parole del narratore e la sua intensità descrittiva fantastica. In questo modo è nata la raccolta “Fiocchi Fantasma e altre Meraviglie”.

  • Qual è il libro che più ha amato o a cui si è ispirata?

Ho amato molto i libri per ragazzi, soprattutto Jack London e, in particolare, “Il richiamo della foresta”. Ma il mio immaginario è legato anche ai romanzi di Dickens e Stevenson, alla città di Londra in cui si svolge la fiaba “La ciliegina”, ed all’Inghilterra, la terra di tante avventure meravigliose, sui cui mari imperversavano corsari e pirati, intrepidi e temprati alle avversità, alla conquista di tesori nascosti. Tuttavia, nessun libro mi ha ispirata perché di proposito ho voluto fermamente non ispirarmi. Ho preferito trovare idee originali, come quella del paese delle case curiose mentre pedalano su delle biciclette, che, non a caso, è illustrato in copertina. Ho cercato sentieri narrativi nuovi e nuovi personaggi, che ho voluto regalare a me stessa ed al lettore, proprio per rivoluzionare il mondo delle fiabe, ed in questo sta il valore del mio lavoro o almeno così credo. Il senso principale di Fiocchi Fantasma è proprio il valore del nuovo e dell’innovazione nei libri per bambini dai sette anni in su.

  • Che cosa ha rappresentato e rappresenta per lei il mondo delle fiabe? E’ possibile mantenere la capacità di sognare?

E’ quel senso del meraviglioso, dell’inaspettato e del misterioso che ciascuno può ritrovare nella propria vita, che poi è lo stesso che pervade la letteratura per l’infanzia nelle sue espressioni più alte, in cui sembra quasi che le due, la vita e la fiaba, abbiano scelto di essere una cosa sola. A me è capitato d’incontrare la magia dell’imprevedibile, senza speranza alcuna di potermi sottrarre a quanto mi stava capitando, e nulla è stato più oscuro e affascinante del mio studio interiore, rivolto a decifrare quel mondo incantato che stava lì, ad aspettarmi dentro, dolce e fantastico, silenzioso e muto fino a quando non ho voluto starlo a sentire. Davanti a quelle pagine di quaderno scarabocchiate ero tanto sorpresa quanto inconsapevole e avrei voluto gridare a tutti la mia felicità ma mi sorrideva anche l’idea di avere questo segreto con me, mentre solo io e la mia fiaba sapevamo. Dopo la prima, era stato come se avessi smarrito il sentiero e sono riuscita ad uscire da una situazione di blocco solo comprendendo come fosse stato decisivo, nella stesura del mio lavoro, il cielo delle mie emozioni e, quindi, che era indispensabile mantenere la mia capacità di sognare un mondo interiore vivo e pulsante.  In che modo? Ricercando la magia che esiste nel quotidiano, come quando mio figlio, a Natale, mi chiese di scrivere una fiaba sui fantasmi ed io pensai agli spettri benevoli che popolavano il suo mondo di bambino… ed ecco i Fiocchi Fantasma!

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