Intervista rilasciata dallo scrittore Marco Parisi a Maria Pace

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  • Raccontaci qualcosa di te. Chi è…

Salve a tutti…o meglio salve omnes…così esordisco con la mia prima pubblicazione Hiperionidi, una tetralogia sui miti greci. Nasco ad Avellino il 5 settembre del 1984, mi diplomo all’istituto tecnico per ragionieri programmatori “Giustino Fortunato” di Avellino e mi laureo in Economia aziendale a Salerno. Attualmente collaboro con una nota commercialista di Avellino.

 

  • Quella della scrittura è una passione che hai sempre avuto oppure la stai coltivando solo da qualche tempo?

Ho sempre avuto la passione per la scrittura, sin da bambino desideravo sempre mettere nero su bianco i miei pensieri più profondi ed inquieti. Essendo un ragazzo molto introverso, immaginavo (ed immagino tuttora) di comunicare con un interlocutore invisibile che mi potesse accompagnare nel mio vivere quotidiano, e quindi penso e pensavo di trascrivere su carta tutte le nostre conversazioni: poesie, racconti, romanzi e soprattutto testi teatrali dove si intensificano sempre di più i nostri fantastici dialoghi.

 

  • Cosa rappresenta per te la scrittura?

E’ la mia àncora di salvezza! Scrivere mi dà la forza di combattere contro una realtà che fatico ad accettare. La mancanza di un lavoro stabile e giustamente retribuito al giorno d’oggi è un qualcosa che la nostra generazione fatica molto ad accettare, anch’io purtroppo vivo questa situazione e la scrittura mi fa immaginare di vivere in un mondo dove la realtà la puoi plasmare a tuo piacimento.

 

  • Come nasce l’idea di un libro? Da dove prendi ispirazione? Cosa ti ha indotto a scrivere questo libro?

L’idea del libro, e quindi di questa tetralogia, è nata attraverso l’analisi di molte variabili: proporre al lettore qualcosa di nuovo, una sorta di “ponte” tra il passato ed il presente, dargli la possibilità di riflettere su alcuni questioni sociali (omosessualità, aborto, discriminazione, famiglia ecc.) attualmente discusse attraverso i media in un’atmosfera da “pollaio”, e dare la giusta visibilità alle divinità greche quasi (o totalmente) sconosciute. In questa tetralogia, rendo protagonisti i figli del titano Hiperione, gli dei del giorno, Aurora, Elio e Selene, facendo così “retrocedere” a divinità di secondo livello i vari Zeus, Poseidone, Atena, ecc.

 

  • Quali sono secondo te i requisiti necessari per un buon libro?

Da laureato in Economia Aziendale, io dico la novità! Oggigiorno le case editrici producono una miriade di libri dove, bene o male, le trame, a seconda del genere, girano tutte su una medesima argomentazione creando così nei lettori ridondanze nei contenuti dove cambiano solo ambiente, nomi di protagonisti ed azione. Secondo me, questo è uno dei motivi per il quale non si legge più, perché i lettori non trovano più nei testi degli scrittori il “gusto” dell’opera, ovvero non assaporano più la bellezza di un libro per via delle argomentazioni ripetitive ed anche prive di morale.

 

  • Parlaci dei tuoi libri

Il libro Hiperionidi è edito dalla MonteCovello Edizioni e racconta le traversie di alcune divinità classiche al tempo della Grecia antica. Come già detto è una tetralogia (o quadrilogia), il primo libro è l’alba degli dei e racconta la traversata di queste divinità con una piccola schiera corinzia nel Mar Mediterraneo per arrivare al “Meridiano Zero” dove i genitori dei protagonisti sono tenuti prigionieri da Crono, il capo della titani. L’ambiente si svolge nell’ultimo “Grande Anno” della Titanomachia. Faranno molti naufragi, scopriranno nuove terre e civiltà con cui stringeranno rapporti molti spesso tumultuosi. Il secondo libro “alla conquista dei troni perduti – amore, destino e nemesis –” è in stesura.

 

  • I tuoi libri hanno riscosso successo? Vuoi parlarci dei Premi e dei Riconoscimenti?

Ora è troppo presto per fare un bilancio sull’opera, ma posso soltanto dire che le prime copie vendute stanno riscontrato un ottimo successo di critica. Le persone che stanno dando giudizi positivi sono perlopiù docenti e personalità impegnate nel mondo della cultura, ed alcune di loro mi hanno già fatto delle proposte per presentare il mio libro negli istituti classici della Campania dove la mitologia e la Grecia sono ben studiate dagli alunni. Prima della pubblicazione, la mia opera ha avuto due riconoscimenti importanti: il primo al concorso “Pabulum” tenutosi a Monteforte Irpino, il secondo una menzione speciale in un concorso a Patti in provincia di Messina, nonché ha gareggiato con altre opere al Premio Letterario Rai La Giara nel 2015.

 

  • Quali sono i generi letterari che preferisci?

Avere più di cinquanta libri di mitologia greca a casa, può far capire a chiunque il genere che preferisco J … scherzi a parte, io leggo tutto, però non datemi mai delle riviste di cronache rosa altrimenti le brucio, infatti ogni qual volta che vado o dal medico o da qualche altra parte, porto sempre con me o il libro che sto leggendo oppure delle riviste di cultura, ad esempio Voyager.

 

  • A chi non ha ancora letto il tuo libro, quale consiglio daresti per indurlo a farlo?

Di non giudicare il libro dalla copertina, perché, a primo impatto, questo libro può dare l’impressione che sia rivolto solo ad una nicchia di persone, io dico che non è per nulla vero! Il libro è scritto in maniera tale che tutti, quindi anche chi non conosce il mito classico, possano vivere in prima persona quest’avventura tra mito e modernità.

 

  • Potresti darci un assaggio del tuo libro?

 

Avevo parlato prima dei temi sociali particolarmente discussi ed importanti parlati nel libro, vorrei riprendere il tema della discriminazione:

 

Tutta la ciurma, dei compresi, si ritrovano insieme in un angolo del ponte per raccontare qualche storiella per ammazzare il tempo prima di andare a dormire. All’allegra compagnia mancano ovviamente i rematori, Selene e Pan, i quali restano in disparte a prua.

“Tesoro, perché sei qui tutta sola? Gli altri sono sul ponte che si divertono, perché non andiamo anche noi?” così esordisce Pan, il fidanzato di Selene.

Il dio è un tipo veramente strano, nel senso che non è un uomo normale, ma solo per metà: il tronco è villoso, le spalle, le braccia e la testa sono umane però, al posto delle gambe, ha zampe caprine. I peli coprono buona parte del suo corpo: il busto, le zampe, le parti intime, le braccia e la faccia. Dai lati della testa poi escono due corna caprine arrotondate all’indietro a forma di “C” come quelle di un ariete. Il viso è incavato, gli occhi azzurri, baffi e basette talmente lunghe tali da unirsi sino ai lati del mento.

“Perché noi siamo diversi e non meritiamo di stare in mezzo a gente che discrimina” sentenzia Selene.

Il dio-capro la guarda preoccupato negli occhi e dice: “Sei arrabbiata? È successo qualcosa?”

“Perché la gente è così cattiva? Che male abbiamo fatto? Abbiamo forse mai mancato di rispetto a qualcuno per meritare questo trattamento?” dice Selene affranta.

“No, nessuno, purtroppo siamo giudicati non dalle nostre azioni, ma dal nostro aspetto” dice Pan intuendo quel che la compagna vuole intendere: “Mi sono talmente abituato all’idea di vivere da emarginato che non ci faccio più caso”.

“Ti dò una notizia, nessuno ci vede di buon occhio anche su quest’imbarcazione, quindi dato che le cose stanno così, io direi di rinunciare a questa missione. Appena ci fermiamo, ce ne andremo via e vivremo la nostra vita altrove”.

 

  • Quali progetti hai per il futuro?

Non lo dico per scaramanzia, ma spero davvero tante cose belle.

Recensione rilasciata a CaterinaRuggeri dalla scrittrice Maria Pace

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MARIA PACE, SCRITTRICE E STORICA

MARIA PACE, SCRITTRICE E STORICA
Ci spostiamo oggi a Roma per incontrare una scrittrice appassionata di storia antica, Maria Pace. Ricercatrice di Antiche Etnie, Egiziane, Greche e Romane in particolare, ha scritto libri di narrativa-didattica di carattere storico, storico-fantastico, storico-ecologico. Ultimamente si è dedicata a una scrittura per un più vasto pubblico.

Ciao, Maria. Ben trovata. Ti va di dedicarci un po’ di tempo e rispondere a qualche domanda su di te e sui tuoi lavori letterari?

Direi proprio di sì. Innanzitutto grazie per la considerazione e benvenuti nel magico mondo della storia antica. Magico, perché ci riporta alle nostre origini.

Scrittrice, appassionata di storia antica, hai già all’attivo diverse pubblicazioni. Ti va di parlarci un po’ di te e del tuo rapporto con la scrittura? È una passione che hai coltivato fin dall’infanzia o è nata all’improvviso?

È dall’età di 11 anni che coltivo la passione per la scrittura, alimentata da una altrettanto forte passione per la lettura. All’epoca (Prima media) partecipai ad un concorso indetto dalla scuola. In palio c’era una Enciclopedia. Lo vinsi con un elaborato sulla figura della regina Huthsepsut e mi restò la passione per la Storia Antica e la scrittura.

Hai seguito dei corsi di scrittura creativa? Se sì, sono stati utili per la tua formazione di scrittrice?

Sinceramente, non ho mai seguito corsi di scrittura.

Parlaci con parole tue dei lavori che hai finora pubblicati. Il tuo genere, essenzialmente è lo storico; come e perché nasce questa tua passione? Hai intenzione di continuare a lavorare sempre sullo stesso genere o hai in cantiere anche qualcos’altro?

Sicuramente il genere storico è quello che preferisco sia nella lettura che nella scrittura, però, non trattandosi di saggi, (almeno fino ad ora) ma di narrativa, ecco che allo storico può aggiungersi l’avventura, l’azione, il fantastico e perfino il noir. Essenzialmente, però, il mio genere è quello storico e così sarà anche per i lavori in cantiere.

Ho sperimentato personalmente che quando uno prende gusto per la scrittura creativa, non può più fare a meno di scrivere. Condividi questo pensiero? A te accade mai di avere un’idea e aver il desiderio irrefrenabile di buttarla giù per iscritto?

Mi accade in continuazione. Ho l’abitudine di riportare sulla carta, o sul computer, qualunque pensiero, emozione, annotazione mi passi per la mente.

Le case editrici. Tu hai pubblicato con la casa editrice Montecovello. Come definiresti il tuo rapporto con la Casa Editrice: “Idilliaco”, “Do ut des” o “Tanto non se ne può fare a meno”? Sei soddisfatta di quanto faccia per te per la diffusione e promozione dei tuoi libri?

Diciamo che da parte mia non c’è grande partecipazione alle proposte pubblicitarie della editrice Montecovello, che non è la sola Casa editrice con cui pubblico. Ho anche delle pubblicazioni con una Editrice Scolastica e una pubblicazione in lingua straniera. Ultimamente, però, ho fatto una scelta: l’autopubblicazione.

Pensi che vivere in una grande città, come Milano, Roma, Torino o Napoli, favorisca un autore, per quanto riguarda i contatti con le case editrici, e quindi la pubblicazione dei propri scritti, rispetto a chi vive nelle piccole realtà di cittadine di provincia? Se sì, in che modo?

No. Non credo che vivere in una grande città sia garanzia di pubblicazione con una Casa Editrice e tanto meno di pubblicità, a meno che non si tratti di una grande casa editrice. Lo so per esperienza personale: la piccola casa editrice, anche quando non chiede denaro per pubblicare, ne chiede per pubblicizzare, al contrario della grande casa editrice. Credo, invece, che negli ultimi tempi, la cittadina di provincia sia diventata culturalmente più attiva della grande città.

Ti è venuto mai in mente o hai mai pensato seriamente di realizzare o far realizzare una sceneggiatura dei tuoi romanzi per una fiction televisiva o cinematografica?

Francamente penso che i miei libri si prestino per queste sceneggiature cinematografiche o televisive, ma non ho mai fatto nulla in questo senso… a scuola, però, con due dei miei libri è stata fatta una riduzione teatrale.

Cosa bolle di nuovo nella tua pentola? Hai in programma qualche nuova pubblicazione?

Direi di sì! Non si tratta però di nuove trame, ma di nuovi volumi. Stanno per uscire sul mercato editoriale i seguenti titoli: DUNE ROSSE vol. IV – AMOSIS vol. II – DJOSER vol. III – LA DECIMA LEGIONE vol. III. Con un po’ di respiro, naturalmente.

Un saluto ai tuoi lettori: vai!

Cari amici lettori, scrivere è bello, ma se c’è qualcuno ben disposto a leggere, è fantastico… E siete soltanto voi che riuscite a trasformare il bello in fantastico! Grazie a quanti vorranno leggere i miei libri.

 

Acquista sul sito della casa editrice

Visita il blog di Maria Pace

In chiusura, con un grande in bocca al lupo per la tua attività, come a tutti i nostri ospiti, chiediamo dove reperire i tuoi libri e come acquistarli.
Il modo migliore è richiedere i libri con dedica personalizzata direttamente amariapace2010@gmail.com

Pubblicato da stefano vignaroli a 01:43

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Etichette: Egitto, Grecia, Maria Pace, Roma antica, Storia antica

” TESORI E SAPORI DELLA MIA SICILIA ” di Tiziana Misseri

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” TESORI E SAPORI DELLA MIA SICILIA ”
Quando a causa del lavoro viviamo in una grande metropoli, lontani dalla propria terra, la nostalgia fa capolino nei nostri cuori, ed
anche le piccole cose diventano ricordi importanti, quelli che io chiamo ricordi del cuore : il profumo, i sapori ,i colori e perfino i rumori !
Quando sono lontana dalla mia Palermo,la cosa che mi manca di piú, é passeggiare al centro storico , all’ora di pranzo tutto sembra rallentare,le voci nei cortili iniziano ad affievolirsi, e arriva la sigla del tgs ,le mamme che sollecitano i bambini a sedere a tavola, il rumore delle stoviglie,e un odore dolcissimo pervade i vicoli : la salsa di pomodoro fresco e melenzane fritte,un profumo che ti ricorda che sei a casa.
Per questa nostalgia, oggi vi propongo ” vicoli e pasta alla norma”.
La pasta alla norma, un delizioso primo piatto, pasta ( di solito maccheroni) con pomodoro fresco,melenzane fritte , ricotta salata e basilico, un tripudio di sapori.
Questo piatto ha origini catanesi, si pensa abbia preso il nome da un’esclamazione fatta da un famoso commediografo ( Nino Martoglio ), che assaggiando questo piatto disse : chista é na vera norma ! Paragonando il piatto alla famosa opera di Bellini. ☀️

L’antro della Sibilla a Marsala (antica Lilybeo) di Alberto di Girolamo

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Nel XIV secolo i Gesuiti costruirono appena fuori città, su capo Boeo, la chiesa (foto 1) dedicata a San Giovanni Battista, compatrono della città. La costruirono in quel punto per inglobare una grotta, scavata nella roccia sottostante, che i primi cristiani lilybetani avevano utilizzato come battistero.
La grotta si trova a m.4,80 sotto il pavimento della chiesa e vi si accede tramite gradini scolpiti nel tufo (foto 2). La scalinata porta in un ambiente circolare sormontato da una bassa cupola(foto 3) il cui lucernaio è radente al pavimento della chiesa. Al centro dello spazio circolare c’è una piccola vasca quadrata (foto 4) sempre piena d’acqua perché alimentata, attraverso una canaletta, da una sorgente che si trova in un vano laterale. La fonte è nascosta al visitatore da un altarino in pietra sul quale poggia una statua di alabastro di scuola gaginesca raffigurante S. Giovanni Battista (foto 4). Sul vano centrale circolare, si affaccia anche un secondo ambiente irregolare che presenta una parete absidata e una sorta di gradino (foto 5). Le pareti della grotta erano decorate con pitture, quasi tutte scomparse e il pavimento aveva dei mosaici del III secolo di cui rimangono poche tracce.
Probabilmente l’antro fu, in epoca romana, un ninfeo o “specus aestivus” per la sua frescura, successivamente utilizzato dai primi cristiani come fonte battesimale per la presenza della sorgente. Questa ipotesi è confermata dagli affreschi, appartenenti alla simbologia cristiana, che adornavano le pareti.
Questo è quello che dice la storia, poi ci sono le leggende.
Secondo la tradizione la grotta fu nel periodo precristiano dimora della Sibilla Cumana o Sicula, da qui il nome “Grotta della Sibilla”. Secondo questa leggenda la Sibilla non lasciava mai la grotta e il gradino entro l’incavo orientato a ovest costituiva il suo lettuccio (foto 5). Chi chiedeva il vaticinio alla profetessa calava nel pozzo, attraverso il lucernario, delle offerte assieme alla richiesta del responso.
Un’altra leggenda vuole che Ulisse si sia dissetato alla fonte della Sibilla e che questa gli abbia predetto il futuro.
Altre remote leggende narrano che la Sibilla fosse in realtà una sposa, caduta all’interno del pozzo e lì rimasta imprigionata.
L’antica grotta è segnalata da Diodoro Siculo (90 – 27 a.C.) e poi da Gaio Giulio Solino (III SEC.). Stranamente non ne parla Cicerone che venne a Lilybeo come questore tra il 76 e il 75.
Comunque dell’uso pagano della grotta non si ha alcuna testimonianza archeologica.
NOTA PER IL VISITATORE: la chiesa rimane sempre chiusa eccetto il 24 giugno quando si festeggia la natività di San Giovanni Battista (foto 6). Per visitarla negli altri giorni dell’anno bisogna rivolgersi alla parrocchia della Chiesa Madre.

“HIPERIONIDI – L’ALBA DEGLI DEI” di Marco PARISI

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CAPITOLO ZERO
La ribellione di Hiperione
Quando Urano fu spodestato da Crono, il più piccolo
dei suoi figli, i
titani, ovvero tutta la prole del primo, furono pre
posti come divinità
preminenti del pianeta, col secondo capo supremo. B
en presto però
costoro non furono ritenuti all’altezza dei loro in
carichi perché
imposero delle regole non conformi a quanto imparti
to da Fato, il
sovrano di tutti i destini degli esseri viventi e q
uindi superiore agli
stessi titani da cui hanno avuto anche l’investitur
a. I titani quindi
comandavano sul pianeta secondo le loro necessità f
isiologiche, ad
esempio il sole non sorgeva quasi mai allo stesso o
rario, il pelago
non era navigabile e le continue glaciazioni sgreto
lavano e
frammentavano interi continenti. Tutto questo di ce
rto non rendeva il
pianeta un posto vivibile per tutte le creature viv
enti, in modo
particolare per gli umani, degli esseri creati con
l’argilla di Giapeto,
uno dei titani. Costui creò gli uomini a sua immagi
ne e somiglianza
affinché adorassero lui e tutta la sua razza per l’
eternità solo per puro
piacere di essere adorati. Gli esseri umani d’altro
canto furono
decisamente insoddisfatti delle loro divinità per v
ia delle pessime
condizioni ambientali in cui erano costretti a vive
re: i terreni agricoli
erano talmente sottoposti a frequenti e continui sb
alzi di temperatura
che divennero sterili, quindi incapaci di produrre
i frutti necessari per
la loro alimentazione e molti di loro, se non periv
ano di fame,
morivano d’ipotermia. Per questo motivo, gli esseri
umani
invocarono clemenza alle loro divinità affinché ren
dessero il mondo
un posto meno freddo e più abitabile, alla fine i t
itani esaudirono i
loro desideri facendo eruttare tutti i vulcani del
mondo
contemporaneamente. Secondo la loro opinione, quest
a è la
soluzione ottima per risolvere i problemi di cui so
pra sia per il calore
prodotto delle eruzioni sia per il magma quale prin
cipale fonte di
alimentazione per il terreno. In realtà risultò ess
ere solo una scusa
per i titani per farsi quattro risate a danno degli
uomini per via
dell’ambiguità delle loro richieste.
Fato così infastidito per il loro comportamento dep
lorevole ed
infantile, si presentò in una calda sera alla reggi
a di Crono sul monte
Otri in Tessaglia dove era in corso l’ennesimo simp
osio. Quivi
spalancò le porte con veemenza, puntò l’indice cont
ro Crono ed i
12
suoi fratelli e sentenziò a tutti i presenti il lor
o destino.
Tutti i titani risero a quelle parole, di contro in
vece Fato urlò di gioia
per la loro reazione e si congedò alla platea sghig
nazzando e
strusciandosi le mani.

TESORI e SAPORI della mia SICILIA – La chiesa di San Cataldo… di Tiziana MISSERI

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Buongiorno amici, una passeggiata tra tesori e sapori della meravigliosa Palermo. Ad un gioiello come la chiesa di ” San Cataldo” accosteremo un maestoso e sublime dolce ” La cassata siciliana”.
Nel cuore di Palermo, in piazza Bellini, sorge la chiesa di San Cataldo (dal 2015 Patrimonio dell’Unesco)eretta nel XII secolo sorge dominante accanto ad un’altra meravigliosa chiesa ( la chiesa della Martorana ) su un terrazzo. Esternamente si presenta con un paramento murario in arenaria,impreziosito da intagli di arcate e ghiere traforate ( di influenza islamica )e tre solenni cupole rosse con calotta liscia.All’interno tre corte navate a sei colonne,la navata centrale costituita da tre campate coperte da cupole,sulle campate tre absidi,un piccolo gioiello che rappresenta la solarità della Sicilia.
Anche un dolce riesce a rappresentare la solarità e la magia della nostra isola, la deliziosa ” Cassata siciliana”
Un dolce tramandato da dieci secoli,che racconta la storia della Sicilia sottomessa a decine di invasioni straniere,cogliendo il meglio di ogni dominazione. Si narra che nasce da una miscela di ricotta fresca di pecora e canne da zucchero o miele,fatta da un contadino arabo che diede al dolce la forma di una scodella, e alla domanda su cosa stesse facendo rispose : ” qas ‘at ovvero scodella.
Successivamente i cuochi della corte dell’emiro di piazza Kalsa, decisero di elaborare il dolce arrotolandolo in un involucro di pasta frolla ( la cassata al forno),anche le monache del convento della Martorana di Palermo contribuirono all’elaborazione della cassata con l’invenzione della martorana ( pasta reale ) a base di farina di mandorle con cui venne decorata la cassata. Da Genova nel 700 arriva il pan di Spagna che prende il posto della pasta frolla, alla ricotta vennero aggiunte scaglie di cioccolata,durante il periodo barocco la cassata viene decorata, si aggiunse anche la frutta candita, ed ecco la cassata siciliana un tripudio di sapori odori, e colori che aprono il nostro cuore con tanta allegria !

MESSINA, l’INDOMITA

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Conosciamo Messina per essere “… la terra dei limoni in fiore, dove le arance d’oro splendono tra le foglie scure ove dal cielo azzurro spira un mite vento…”  come scrisse il Goethe, ma Messina si è anche guadagnato il titolo di Indomita, per le numerose, terribili sventure che la colpirono durante il corso della sua storia.

Su questa città si abbatté un numero incredibile di catastrofi e sciagure in cui rifulsero il valore e il coraggio della sua gente. Ricordiamo l’assedio, nel 1282, dell’esercito di Carlo d’Angiò,  uno degli episodi più aspri  delle guerre dei  Vespri Siciliani.  Ebbe   luogo tra giugno a settembre, per il controllo dello  Stretto di Messina, ma alla fine,  le truppe angioine furono costrette a ritirarsi.  Seguì, nel 1674, un saccheggio, assai  a pesante e disastroso, ad opera delle truppe spagnole. Il popolo messinese,  deciso a rendersi definitivamente indipendenti dalla  dominazione spagnola ed a fare di Messina una sorta di Repubblica Marinara come Venezia e Genova,  si sollevò contro la Spagna. Si decise di chiedere l’intervento francese e il re di Francia Luigi XIV accettò ed inviò le sue truppe sul territorio. Dopo alterne vicende, però, Spagna e Francia finirono per firmare un Trattato di Pace che pose fine alla guerra e i francesi si ritirarono da Messina. Il rientro degli spagnoli fu disastroso per la città la quale cedette sotto  il pesantissimo saccheggio delle truppe spagnole, spinte da sentimento di odio e vendetta e alla fine, Messina venne dichiarata  città civilmente morta.

Quando non era la soldataglia a devastare, ecco abbattersi sulla città catastrofi e calamità naturali, come l’epidemia di peste del 1743 che decimò la popolazione ed arrestò ogni attività, a seguito dell’arrivo in porto di  un naviglio genovese con un cadavere a bordo. Ma anche il terremoto del 1908, che la distrusse quasi completamente, fu una tremenda calamità passata alla storia.

Tornando indietro nel tempo, la città di Messina si rese protagonista di uno degli episodi più  sofferti della sua gloriosa esistenza: la resa alla flotta di Ferdinando II  di Borbone. Era il 1847 e l’Italia era in pieno Risorgimento. Messina, da sempre, fu intollerante al giogo borbonico ed fu una delle prime città siciliane ad insorgere. La risposta di Ferdinando di Borbone  fu durissima e spietata. Per mesi la cinse con un assedio serrato, prodotto dal fuoco di  400 bocche di cannone, fino a quando, nel  settembre del ’48, la città, stremata, si arrese.  Quello, fu uno degli episodi più  glorioso del nostro Risogimento: insurrezione e resistenza a cui partecipò l’intera popolazione: donne, uomini, ragazzi. Perfino suore e monaci  corsero alle armi insieme ai cittadini.

Numerosi gli episodi di eroismo. Come quello dei tanti ragazzi che sfidavamo la morte  strappando le micce accese ai cannoni. Un nome rifulse in tanto ardimento, quello di Rosa Donato, una ragazza del popolo che perse la vita durante un’azione davvero temeraria.. Allo scopo di distruggere un deposito di munizioni, la ragazza si avvicinò con una miccia troppo al deposito e saltò in aria prima di potersi mettere in salvo.

Arresasi alle bombe di Re Ferdinando, la città divenne preda del più devastante saccheggio che la storia di tutti i tempi ricordi e il sovrano borbonico si guadagnò l’ignominioso nome  di “Re Bomba”.