Giorgio, Duca di Clarence

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Veramente insolita e beffarda fu la fine di Giorgio di Clarence, nobile inglese.

Siamo in Inghilterra, negli anni tra il 1455 e il 1485, nel bel mezzo di una dura e sanguinosa guerra dinastica combattuta tra due diversi rami della casa regnante,  i  Lancaster e gli York,  meglio conosciuta come la “Guerra delle Due Rose”, con riferimento agli stemmi delle due famiglie coinvolte: la seconda aveva per stemma una rosa rossa e la prima una rosa bianca.

Il contrasto dinastico, in verità,  si sarebbe anche potuto  ricomporre, ma,  la situazione del Paese in quel momento era assai  particolare e non si prestava  a progetti di pace: la “Guerra dei cento anni”  era appena conclusa… o quasi… e quel che ne seguì, fu una caccia  alle alleanze da parte di entrambe le casate.  Nobili e feudatari, pian  piano,  trasformarono le loro contese in vere militanze a favore di uno dei due  contendenti e ben presto il Regno  si trasformò in due acerrime ed opposte fazioni che, con alterne vicende, lo condussero ad una vera strage, sia sui campi di battaglia  che nelle prigioni di Stato.

All’inizio e per alcuni anni,  il Re, Edoardo IV  e suo fratello Giorgio,  Duca di Clarence, furono alleati. In seguito, però, dopo che Giorgio ebbe sposato Isabelle, figlia del potente conte  di Neville, avversario e nemico storico del Re,  il conte finì per schierarsi contro il fratello e combattere apertamente contro di lui.

Oltre che in campo politico e militare, il Duca attaccò il Re anche sul piano personale, conducendo contro di lui una campagna denigratoria, accusandolo di essere un bastardo e, dunque, di occupare abusivamente il trono.

Cogliendo il  crescente malcontento della nobiltà contro  il potere assoluto che Edoado IV aveva accentrato in sé, il conte  brigò contro di lui con un gruppo di  nobili e simpatizzanti per  entrare in possesso del trono.

La reazione del Re non si fece attendere. Dopo aver attaccato il gruppo di rivoltosi e vinto ogni loro resistenza, re Edoardo riuscì a catturare il fratello e farlo rinchiudere nella famigerata Torre di  Londra che, a quei tempi, voleva dire sicura condanna a morte. E la condanna a morte non tardò ad arrivare. Una morte insolita e crudele: fu fatto annegare in una botte di vino Malvasia.

Oltre al danno, anche la beffA

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