MESSINA, l’INDOMITA

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Conosciamo Messina per essere “… la terra dei limoni in fiore, dove le arance d’oro splendono tra le foglie scure ove dal cielo azzurro spira un mite vento…”  come scrisse il Goethe, ma Messina si è anche guadagnato il titolo di Indomita, per le numerose, terribili sventure che la colpirono durante il corso della sua storia.

Su questa città si abbatté un numero incredibile di catastrofi e sciagure in cui rifulsero il valore e il coraggio della sua gente. Ricordiamo l’assedio, nel 1282, dell’esercito di Carlo d’Angiò,  uno degli episodi più aspri  delle guerre dei  Vespri Siciliani.  Ebbe   luogo tra giugno a settembre, per il controllo dello  Stretto di Messina, ma alla fine,  le truppe angioine furono costrette a ritirarsi.  Seguì, nel 1674, un saccheggio, assai  a pesante e disastroso, ad opera delle truppe spagnole. Il popolo messinese,  deciso a rendersi definitivamente indipendenti dalla  dominazione spagnola ed a fare di Messina una sorta di Repubblica Marinara come Venezia e Genova,  si sollevò contro la Spagna. Si decise di chiedere l’intervento francese e il re di Francia Luigi XIV accettò ed inviò le sue truppe sul territorio. Dopo alterne vicende, però, Spagna e Francia finirono per firmare un Trattato di Pace che pose fine alla guerra e i francesi si ritirarono da Messina. Il rientro degli spagnoli fu disastroso per la città la quale cedette sotto  il pesantissimo saccheggio delle truppe spagnole, spinte da sentimento di odio e vendetta e alla fine, Messina venne dichiarata  città civilmente morta.

Quando non era la soldataglia a devastare, ecco abbattersi sulla città catastrofi e calamità naturali, come l’epidemia di peste del 1743 che decimò la popolazione ed arrestò ogni attività, a seguito dell’arrivo in porto di  un naviglio genovese con un cadavere a bordo. Ma anche il terremoto del 1908, che la distrusse quasi completamente, fu una tremenda calamità passata alla storia.

Tornando indietro nel tempo, la città di Messina si rese protagonista di uno degli episodi più  sofferti della sua gloriosa esistenza: la resa alla flotta di Ferdinando II  di Borbone. Era il 1847 e l’Italia era in pieno Risorgimento. Messina, da sempre, fu intollerante al giogo borbonico ed fu una delle prime città siciliane ad insorgere. La risposta di Ferdinando di Borbone  fu durissima e spietata. Per mesi la cinse con un assedio serrato, prodotto dal fuoco di  400 bocche di cannone, fino a quando, nel  settembre del ’48, la città, stremata, si arrese.  Quello, fu uno degli episodi più  glorioso del nostro Risogimento: insurrezione e resistenza a cui partecipò l’intera popolazione: donne, uomini, ragazzi. Perfino suore e monaci  corsero alle armi insieme ai cittadini.

Numerosi gli episodi di eroismo. Come quello dei tanti ragazzi che sfidavamo la morte  strappando le micce accese ai cannoni. Un nome rifulse in tanto ardimento, quello di Rosa Donato, una ragazza del popolo che perse la vita durante un’azione davvero temeraria.. Allo scopo di distruggere un deposito di munizioni, la ragazza si avvicinò con una miccia troppo al deposito e saltò in aria prima di potersi mettere in salvo.

Arresasi alle bombe di Re Ferdinando, la città divenne preda del più devastante saccheggio che la storia di tutti i tempi ricordi e il sovrano borbonico si guadagnò l’ignominioso nome  di “Re Bomba”.

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