“HIPERIONIDI – L’ALBA DEGLI DEI” di Marco PARISI

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CAPITOLO ZERO
La ribellione di Hiperione
Quando Urano fu spodestato da Crono, il più piccolo
dei suoi figli, i
titani, ovvero tutta la prole del primo, furono pre
posti come divinità
preminenti del pianeta, col secondo capo supremo. B
en presto però
costoro non furono ritenuti all’altezza dei loro in
carichi perché
imposero delle regole non conformi a quanto imparti
to da Fato, il
sovrano di tutti i destini degli esseri viventi e q
uindi superiore agli
stessi titani da cui hanno avuto anche l’investitur
a. I titani quindi
comandavano sul pianeta secondo le loro necessità f
isiologiche, ad
esempio il sole non sorgeva quasi mai allo stesso o
rario, il pelago
non era navigabile e le continue glaciazioni sgreto
lavano e
frammentavano interi continenti. Tutto questo di ce
rto non rendeva il
pianeta un posto vivibile per tutte le creature viv
enti, in modo
particolare per gli umani, degli esseri creati con
l’argilla di Giapeto,
uno dei titani. Costui creò gli uomini a sua immagi
ne e somiglianza
affinché adorassero lui e tutta la sua razza per l’
eternità solo per puro
piacere di essere adorati. Gli esseri umani d’altro
canto furono
decisamente insoddisfatti delle loro divinità per v
ia delle pessime
condizioni ambientali in cui erano costretti a vive
re: i terreni agricoli
erano talmente sottoposti a frequenti e continui sb
alzi di temperatura
che divennero sterili, quindi incapaci di produrre
i frutti necessari per
la loro alimentazione e molti di loro, se non periv
ano di fame,
morivano d’ipotermia. Per questo motivo, gli esseri
umani
invocarono clemenza alle loro divinità affinché ren
dessero il mondo
un posto meno freddo e più abitabile, alla fine i t
itani esaudirono i
loro desideri facendo eruttare tutti i vulcani del
mondo
contemporaneamente. Secondo la loro opinione, quest
a è la
soluzione ottima per risolvere i problemi di cui so
pra sia per il calore
prodotto delle eruzioni sia per il magma quale prin
cipale fonte di
alimentazione per il terreno. In realtà risultò ess
ere solo una scusa
per i titani per farsi quattro risate a danno degli
uomini per via
dell’ambiguità delle loro richieste.
Fato così infastidito per il loro comportamento dep
lorevole ed
infantile, si presentò in una calda sera alla reggi
a di Crono sul monte
Otri in Tessaglia dove era in corso l’ennesimo simp
osio. Quivi
spalancò le porte con veemenza, puntò l’indice cont
ro Crono ed i
12
suoi fratelli e sentenziò a tutti i presenti il lor
o destino.
Tutti i titani risero a quelle parole, di contro in
vece Fato urlò di gioia
per la loro reazione e si congedò alla platea sghig
nazzando e
strusciandosi le mani.
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