Intervista rilasciata dallo scrittore Marco Parisi a Maria Pace

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  • Raccontaci qualcosa di te. Chi è…

Salve a tutti…o meglio salve omnes…così esordisco con la mia prima pubblicazione Hiperionidi, una tetralogia sui miti greci. Nasco ad Avellino il 5 settembre del 1984, mi diplomo all’istituto tecnico per ragionieri programmatori “Giustino Fortunato” di Avellino e mi laureo in Economia aziendale a Salerno. Attualmente collaboro con una nota commercialista di Avellino.

 

  • Quella della scrittura è una passione che hai sempre avuto oppure la stai coltivando solo da qualche tempo?

Ho sempre avuto la passione per la scrittura, sin da bambino desideravo sempre mettere nero su bianco i miei pensieri più profondi ed inquieti. Essendo un ragazzo molto introverso, immaginavo (ed immagino tuttora) di comunicare con un interlocutore invisibile che mi potesse accompagnare nel mio vivere quotidiano, e quindi penso e pensavo di trascrivere su carta tutte le nostre conversazioni: poesie, racconti, romanzi e soprattutto testi teatrali dove si intensificano sempre di più i nostri fantastici dialoghi.

 

  • Cosa rappresenta per te la scrittura?

E’ la mia àncora di salvezza! Scrivere mi dà la forza di combattere contro una realtà che fatico ad accettare. La mancanza di un lavoro stabile e giustamente retribuito al giorno d’oggi è un qualcosa che la nostra generazione fatica molto ad accettare, anch’io purtroppo vivo questa situazione e la scrittura mi fa immaginare di vivere in un mondo dove la realtà la puoi plasmare a tuo piacimento.

 

  • Come nasce l’idea di un libro? Da dove prendi ispirazione? Cosa ti ha indotto a scrivere questo libro?

L’idea del libro, e quindi di questa tetralogia, è nata attraverso l’analisi di molte variabili: proporre al lettore qualcosa di nuovo, una sorta di “ponte” tra il passato ed il presente, dargli la possibilità di riflettere su alcuni questioni sociali (omosessualità, aborto, discriminazione, famiglia ecc.) attualmente discusse attraverso i media in un’atmosfera da “pollaio”, e dare la giusta visibilità alle divinità greche quasi (o totalmente) sconosciute. In questa tetralogia, rendo protagonisti i figli del titano Hiperione, gli dei del giorno, Aurora, Elio e Selene, facendo così “retrocedere” a divinità di secondo livello i vari Zeus, Poseidone, Atena, ecc.

 

  • Quali sono secondo te i requisiti necessari per un buon libro?

Da laureato in Economia Aziendale, io dico la novità! Oggigiorno le case editrici producono una miriade di libri dove, bene o male, le trame, a seconda del genere, girano tutte su una medesima argomentazione creando così nei lettori ridondanze nei contenuti dove cambiano solo ambiente, nomi di protagonisti ed azione. Secondo me, questo è uno dei motivi per il quale non si legge più, perché i lettori non trovano più nei testi degli scrittori il “gusto” dell’opera, ovvero non assaporano più la bellezza di un libro per via delle argomentazioni ripetitive ed anche prive di morale.

 

  • Parlaci dei tuoi libri

Il libro Hiperionidi è edito dalla MonteCovello Edizioni e racconta le traversie di alcune divinità classiche al tempo della Grecia antica. Come già detto è una tetralogia (o quadrilogia), il primo libro è l’alba degli dei e racconta la traversata di queste divinità con una piccola schiera corinzia nel Mar Mediterraneo per arrivare al “Meridiano Zero” dove i genitori dei protagonisti sono tenuti prigionieri da Crono, il capo della titani. L’ambiente si svolge nell’ultimo “Grande Anno” della Titanomachia. Faranno molti naufragi, scopriranno nuove terre e civiltà con cui stringeranno rapporti molti spesso tumultuosi. Il secondo libro “alla conquista dei troni perduti – amore, destino e nemesis –” è in stesura.

 

  • I tuoi libri hanno riscosso successo? Vuoi parlarci dei Premi e dei Riconoscimenti?

Ora è troppo presto per fare un bilancio sull’opera, ma posso soltanto dire che le prime copie vendute stanno riscontrato un ottimo successo di critica. Le persone che stanno dando giudizi positivi sono perlopiù docenti e personalità impegnate nel mondo della cultura, ed alcune di loro mi hanno già fatto delle proposte per presentare il mio libro negli istituti classici della Campania dove la mitologia e la Grecia sono ben studiate dagli alunni. Prima della pubblicazione, la mia opera ha avuto due riconoscimenti importanti: il primo al concorso “Pabulum” tenutosi a Monteforte Irpino, il secondo una menzione speciale in un concorso a Patti in provincia di Messina, nonché ha gareggiato con altre opere al Premio Letterario Rai La Giara nel 2015.

 

  • Quali sono i generi letterari che preferisci?

Avere più di cinquanta libri di mitologia greca a casa, può far capire a chiunque il genere che preferisco J … scherzi a parte, io leggo tutto, però non datemi mai delle riviste di cronache rosa altrimenti le brucio, infatti ogni qual volta che vado o dal medico o da qualche altra parte, porto sempre con me o il libro che sto leggendo oppure delle riviste di cultura, ad esempio Voyager.

 

  • A chi non ha ancora letto il tuo libro, quale consiglio daresti per indurlo a farlo?

Di non giudicare il libro dalla copertina, perché, a primo impatto, questo libro può dare l’impressione che sia rivolto solo ad una nicchia di persone, io dico che non è per nulla vero! Il libro è scritto in maniera tale che tutti, quindi anche chi non conosce il mito classico, possano vivere in prima persona quest’avventura tra mito e modernità.

 

  • Potresti darci un assaggio del tuo libro?

 

Avevo parlato prima dei temi sociali particolarmente discussi ed importanti parlati nel libro, vorrei riprendere il tema della discriminazione:

 

Tutta la ciurma, dei compresi, si ritrovano insieme in un angolo del ponte per raccontare qualche storiella per ammazzare il tempo prima di andare a dormire. All’allegra compagnia mancano ovviamente i rematori, Selene e Pan, i quali restano in disparte a prua.

“Tesoro, perché sei qui tutta sola? Gli altri sono sul ponte che si divertono, perché non andiamo anche noi?” così esordisce Pan, il fidanzato di Selene.

Il dio è un tipo veramente strano, nel senso che non è un uomo normale, ma solo per metà: il tronco è villoso, le spalle, le braccia e la testa sono umane però, al posto delle gambe, ha zampe caprine. I peli coprono buona parte del suo corpo: il busto, le zampe, le parti intime, le braccia e la faccia. Dai lati della testa poi escono due corna caprine arrotondate all’indietro a forma di “C” come quelle di un ariete. Il viso è incavato, gli occhi azzurri, baffi e basette talmente lunghe tali da unirsi sino ai lati del mento.

“Perché noi siamo diversi e non meritiamo di stare in mezzo a gente che discrimina” sentenzia Selene.

Il dio-capro la guarda preoccupato negli occhi e dice: “Sei arrabbiata? È successo qualcosa?”

“Perché la gente è così cattiva? Che male abbiamo fatto? Abbiamo forse mai mancato di rispetto a qualcuno per meritare questo trattamento?” dice Selene affranta.

“No, nessuno, purtroppo siamo giudicati non dalle nostre azioni, ma dal nostro aspetto” dice Pan intuendo quel che la compagna vuole intendere: “Mi sono talmente abituato all’idea di vivere da emarginato che non ci faccio più caso”.

“Ti dò una notizia, nessuno ci vede di buon occhio anche su quest’imbarcazione, quindi dato che le cose stanno così, io direi di rinunciare a questa missione. Appena ci fermiamo, ce ne andremo via e vivremo la nostra vita altrove”.

 

  • Quali progetti hai per il futuro?

Non lo dico per scaramanzia, ma spero davvero tante cose belle.

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